Il nipote di Galvani che fece aprire un occhio a un morto

Novità · La rivista mensileCuriosando si impara® N. 1 · Ottobre 2026Fantasmi, mostri e misteri svelati! 48 pagine di curiosità e giochi per tutta la famiglia.Scoprila da 1,99 € →
Condividi l'articolo

Un mattino di gennaio del 1803, a Londra, un uomo impiccato da poche ore aprì un occhio davanti a una sala piena di medici. A farglielo aprire era stato un professore bolognese con una pila elettrica e un cognome che in Italia sapevano tutti: era il nipote di Luigi Galvani.

Si chiamava Giovanni Aldini. Sua madre era la sorella di Galvani, e lui aveva passato la giovinezza tra le rane del laboratorio dello zio, quelle zampe che scattavano al contatto con due metalli diversi. Galvani era convinto che dentro i corpi corresse una specie di elettricità animale. Alessandro Volta pensava che fosse tutta colpa dei metalli. Aldini, che a Bologna era diventato professore di fisica, prese la parte dello zio e la portò in giro per l’Europa come un impresario porta in tournée il suo spettacolo migliore.

Che cosa successe in quella sala di Londra?

Il corpo era quello di George Forster, condannato per aver annegato la moglie e la figlia in un canale di Paddington. Dopo l’esecuzione nel carcere di Newgate, il cadavere fu affidato al College of Surgeons, e il suo presidente lo mise a disposizione dell’ospite italiano. Aldini collegò i fili a una pila, la colonna di dischi di metallo inventata proprio dal rivale Volta, e appoggiò gli elettrodi sul viso del morto.

Lo raccontò lui stesso, con una precisione quasi da cronista: la mascella cominciò a tremare, i muscoli intorno si contorsero in modo orribile e l’occhio sinistro si aprì davvero. Poi toccò al resto del corpo. Secondo la cronaca del Newgate Calendar, la mano destra si alzò e si strinse a pugno. A chi guardava senza sapere nulla di fisica, scrisse il cronista, sembrò che Forster stesse per tornare in vita.

Puoi rileggere le sue parole nell’estratto del resoconto originale pubblicato da Lapham’s Quarterly: il tono è quello di un uomo serio, non di un ciarlatano. Aldini non cercava la resurrezione. Sperava di trovare un modo per rianimare chi era appena annegato, perché l’elettricità era la cosa più vicina alla vita che la scienza avesse in mano.

Qualcuno morì davvero di paura?

Qui serve un po’ di prudenza. La stessa cronaca dell’epoca racconta che il signor Pass, il bidello della corporazione dei chirurghi, rimase così sconvolto che morì poco dopo essere tornato a casa. È una storia ripetuta da due secoli, ma nessuno l’ha mai potuta confermare con un documento indipendente. Prendila come la prendevano i londinesi: un dettaglio troppo bello per non essere raccontato.

Quello che è certo è il resto. Aldini pubblicò lo stesso anno un libro in inglese con tutti i suoi esperimenti, e il suo nome finì sui giornali. Non era una follia isolata: in quegli anni l’elettricità sembrava la chiave di tutto e le dimostrazioni sui corpi attiravano medici e curiosi.

Che cosa c’entra Frankenstein?

Quindici anni dopo, nel 1818, una ragazza inglese di nome Mary Shelley pubblicò la storia di uno scienziato che dà la vita a un corpo cucito con pezzi di cadaveri. Nell’introduzione all’edizione del 1831 scrisse che forse un cadavere si sarebbe potuto rianimare, perché il galvanismo ne aveva dato qualche segno.

Non sappiamo se pensasse proprio ad Aldini: lei non lo nomina mai, e gli storici restano divisi. Ma la parola che usa porta il cognome di suo zio. E anche in italiano ce la portiamo dietro ogni giorno: quando dici che una notizia ti ha galvanizzato, stai citando le rane di Bologna. Se ti incuriosisce l’altra metà della nascita del romanzo, c’entra perfino un vulcano che oscurò il sole.

E Aldini? Tornò in Italia, lasciò la cattedra e si trasferì a Milano. Come racconta la sua biografia nel Dizionario Biografico degli Italiani, passò gli anni successivi a studiare i fari per le navi e le lampade di sicurezza dei minatori. Progettò anche una tuta per i pompieri, fatta di amianto e di una rete metallica sottilissima. Alla sua Bologna lasciò un fondo per una scuola che insegnasse fisica e chimica agli artigiani.

Aveva fatto muovere i morti. Passò il resto della vita a proteggere i vivi.

Fonti

Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani: Aldini, Giovanni
Lapham’s Quarterly: estratto del resoconto di Aldini sugli esperimenti di Londra
Capital Punishment UK: George Foster and the Frankenstein connection (con le citazioni del Newgate Calendar)
Project Gutenberg: Mary Shelley, Frankenstein, edizione 1831 con l’introduzione dell’autrice

Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026