Il rondone vola per dieci mesi senza mai posarsi

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Il rondone che a maggio strilla sopra i tetti della tua città, ad agosto parte e non si posa più. Caccia e beve in aria, quasi certamente ci dorme pure, e torna a toccare qualcosa di solido solo quando rientra al nido, quasi dieci mesi dopo.

Lo hanno misurato con dei sensori, e per ora è il più lungo volo continuo conosciuto tra gli uccelli.

Come si scopre che un uccello non atterra mai?

Per secoli lo si è solo sospettato. Il rondone comune, quello scuro a forma di falce che sfreccia nei centri storici da Roma a Torino, non si vede mai su un ramo, su un filo della luce o in un prato. Gli antichi ne erano così colpiti che lo chiamarono Apus, cioè «senza piedi». I piedi in realtà li ha, ma sono minuscoli e servono quasi solo ad aggrapparsi ai muri.

La prova è arrivata dalla Svezia. Un gruppo dell’Università di Lund guidato dal biologo Anders Hedenström ha fissato sul dorso di alcuni rondoni dei sensori più leggeri di una graffetta, capaci di registrare se l’uccello stava volando o era fermo. Recuperati i rondoni l’estate seguente, ha letto i dati: alcuni non si erano posati nemmeno una volta in tutto l’anno passato lontano dal nido. Gli altri si erano fermati pochissimo, qualche minuto, sempre di notte. Il resto lo avevano passato in volo, dall’Europa all’Africa a sud del Sahara e ritorno, come racconta il comunicato dell’Università di Lund. «Dieci mesi di volo sono il periodo più lungo che conosciamo per un uccello: è un record», ha commentato Hedenström.

Un dettaglio rende tutto ancora più strano. Proprio i rondoni che non si erano mai fermati avevano anche cambiato le penne delle ali e della coda. Hanno rifatto il piumaggio in volo, come cambiare le gomme a un’auto che corre in autostrada.

Come si vive senza mai scendere?

Il rondone è costruito per l’aria e quasi per nient’altro. Ha ali lunghe e strette, un corpo affusolato, e a terra è un disastro: se cade su un marciapiede fatica moltissimo a ripartire, perché le zampe corte non gli permettono di spiccare il salto. Per questo chi ne trova uno a terra non dovrebbe mai «lanciarlo» per prova, ma chiamare un centro di recupero.

In compenso in aria trova tutto. Caccia moscerini, afidi e ragnetti trasportati dal vento, quello che gli ornitologi chiamano plancton aereo. Beve le gocce di pioggia al volo. Raccoglie in aria anche i fili d’erba e le piume per il nido. E riesce perfino ad accoppiarsi in volo, come riporta Focus.

E quando dorme?

Qui arriva il dubbio onesto: nessuno lo sa con certezza. I sensori mostrano che al tramonto e all’alba i rondoni salgono molto in alto, ben sopra i tetti e le colline. Hedenström pensa che lassù facciano dei sonnellini mentre planano piano verso il basso, come fa la fregata sopra l’oceano. Per esserne sicuri servirebbe registrare l’attività del cervello in volo, e gli strumenti di oggi sono ancora troppo pesanti per un uccello che sta nel palmo di una mano. Altri uccelli, del resto, sanno dormire con mezzo cervello alla volta: ne abbiamo parlato raccontando come fanno gli uccelli a dormire in volo.

Molto di ciò che si sa dei rondoni lo si deve a una torre. Nel 1948 l’ornitologo David Lack sistemò delle cassette nido nella torre del Museo di storia naturale di Oxford, e da allora la colonia viene osservata ogni estate senza interruzioni: è uno degli studi più lunghi al mondo su una sola specie di uccello. Lo puoi seguire anche tu, perché il museo trasmette online le telecamere nei nidi.

Se ti piacciono i viaggiatori estremi, c’è anche la pittima che attraversa il Pacifico senza scalo, e tutte le altre storie di uccelli migratori.

Ma il fatto più vertiginoso riguarda i giovani. Un rondone appena uscito dal nido parte per l’Africa senza i genitori e, a quanto pare, non ha nessun motivo di posarsi finché non avrà un nido suo. Chi studia i rondoni sospetta che possano passare due o tre anni, anche se nessuno l’ha ancora misurato.

Il primo atterraggio della sua vita sarà sotto un tetto.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026