Nello spazio la fiamma di una candela diventa una sfera blu

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Accendi una candela in orbita e non vedrai la solita goccia gialla: vedrai una piccola bolla blu, quasi trasparente, ferma attorno allo stoppino. La forma della fiamma che conosci da sempre la decide la gravità.

Ci pensi poco, perché la candela è l’oggetto più tranquillo della casa. Eppure stasera, con le zucche di Halloween accese sui davanzali, hai davanti un piccolo motore che lavora senza sosta. Perfino il nome promette luce: viene dal latino candere, che vuol dire «essere bianco, splendere».

Perché la fiamma punta sempre verso l’alto?

Il meccanismo si capisce in tre passi.

Primo. Il calore scioglie la cera vicino allo stoppino, e la cera liquida risale lungo i fili come il caffè in una zolletta di zucchero. In cima si scalda fino a diventare vapore. Quello che brucia è il vapore: lo stoppino fa solo da cannuccia.

Secondo. I gas della combustione sono caldissimi, quindi più leggeri dell’aria intorno. Salgono, come una mongolfiera. Mentre salgono richiamano aria fresca dal basso, che porta nuovo ossigeno alla base della fiamma. È questa corrente continua a stirare la fiamma verso l’alto e a darle la forma di goccia.

Terzo. La stessa corrente trascina verso la punta minuscoli granelli di carbonio, la fuliggine che non ha fatto in tempo a bruciare. Arroventati, brillano di giallo come le braci di un camino. Il blu che vedi in basso, appena sopra la cera, è la parte dove l’ossigeno arriva in abbondanza e la combustione è più pulita.

È fisica da cucina, la stessa che spiega perché le castagne scoppiano sul fuoco o perché la moka borbotta quando il caffè è finito.

Cosa succede quando l’aria smette di salire?

In orbita niente è più leggero o più pesante di qualcos’altro: tutto fluttua. L’aria calda resta dov’è, quella fresca non arriva dal basso. L’ossigeno raggiunge la fiamma piano piano, da tutte le direzioni allo stesso modo. Risultato: la fiamma diventa una sfera, o mezza sfera, perché sotto c’è la candela.

La NASA lo ha messo alla prova con un esperimento chiamato Candle Flames in Microgravity, prima sullo Space Shuttle e poi sulla stazione russa Mir. Lassù a maneggiare le candele, dentro una scatola chiusa con i guanti incorporati, era l’astronauta americana Shannon Lucid. Le fiamme erano minuscole, più o meno grandi come l’unghia di un pollice, di un azzurro fioco. Senza la corrente che la accumula in punta, la fuliggine quasi non si forma, e con lei sparisce il giallo. Le immagini messe a confronto dalla NASA mostrano proprio questo: una goccia gialla sulla Terra, una perla blu in orbita.

Poi c’è la sorpresa della durata. Candele che a casa si consumano in una decina di minuti, sulla Mir sono rimaste accese fino a 45 minuti. Bevono ossigeno a piccoli sorsi, e quindi bruciano più piano. Va detto con onestà: erano candeline accese in una scatola, in condizioni molto controllate, e non è detto che una candela da salotto si comporterebbe allo stesso modo.

Il trucco di Faraday da provare stasera

Nel 1848 il fisico Michael Faraday dedicò alla candela un ciclo di lezioni di Natale per ragazzi alla Royal Institution di Londra. Il testo, La storia chimica di una candela, si legge ancora oggi ed è pieno di esperimenti da tavolo. Uno lo puoi rifare in un minuto, lontano da tende e decorazioni di carta.

Spegni la candela con un soffio deciso. Dallo stoppino sale un filo di fumo bianco: è cera vaporizzata che non ha fatto in tempo a bruciare. Avvicina un fiammifero acceso a quel filo, a qualche centimetro dallo stoppino. La fiamma scende lungo il fumo come lungo una miccia e riaccende la candela senza toccarla.

È la prova che a bruciare è il vapore. Faraday la descriveva come una scia di fuoco che attraversa l’aria.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026