La vera storia del soldato che trasportava l’asino: soccorse l’animale e lo salvò da morte certa

Da alcune settimane, l’immagine in bianco e nero di un soldato che porta a spalle un asinello sta circolando sui social e viene accompagnata da un’acida critica nei confronti di chi non prende sul serio il coronavirus. Tuttavia, nonostante si potrebbe essere d’accordo con la frase con cui viene accompagnata, la foto deriva da tutt’altro contesto e il gesto del soldato ha un significato molto profondo.

Negli ultimi tempi internet è letteralmente inondato di meme e immagini di ogni tipo che riguardano il covid-19, il nemico invisibile che sta colpendo la maggior parte dei paesi del mondo. Queste immagini possono provocare diversi tipi di reazioni negli utenti del web, però, la realtà è che bisogna prestare molta attenzione, poiché molte di esse riportano delle informazioni false o poco veritiere.

Per questo motivo, dobbiamo cercare di essere persone responsabili, cercando sempre delle fonti sicure prima di condividere un’informaizone, per avere la certezza che siano vere.

Questo è proprio ciò che è accaduto nel caso della vecchia foto in cui compare un soldato che trasporta un asino sulle proprie spalle, il cui significato è stato del tutto travisato.

La foto mostra un soldato che trasporta un asinello sulle proprie spalle, mentre cammina insieme ad altre persone in un campo dall’erba alta. Insieme all’immagine originale, viene riportata una didascalia nella quale si afferma che si tratta di una scena proveniente dalla Seconda Guerra Mondiale e che l’uomo trasporta l’animale sulle proprie spalle per evitare che possa calpestare accidentalmente una delle tante mine nascoste nel terreno.

Di seguito il testo che è stato tradotto in diverse le lingue:

Questo soldato porta sulle spalle un asino; non lo fa perché ama gli asini, ma perché l’area è minata. Se l’asino andasse in giro liberamente, salterebbero tutti quanti in aria. Mantenere gli asini sotto controllo in questo momento è di vitale importanza perché non capiscono il rischio e fanno quello che vogliono“.

Indubbiamente, questa frase è un’allusione diretta a chi non ha ancora capito la gravità della situazione che stiamo vivendo.

Tuttavia, questa foto non è stata scattata durante la Seconda Guerra Mondiale, bensì nel 1958. Il protagonista è un soldato appartenente alla Legione Straniera Francese fotografato durante la Guerra d’Algeria. L’uomo aveva trovato sul proprio cammino un asino denutrito, così lo aveva portato nella propria base per prendersene cura e decise di chiamarlo Bambi.

Lo scrittore Douglas Porch ha raccontato questo episodio in un libro scritto nel 1991, nel quale afferma che Bambi era diventato la mascotte ufficiale del campo base della Legione Straniera:

“Il 1958 si rivelò essere un anno di grande successo per la Legione in un altro ambito: una società di protezione degli animali riconobbe loro un certificato di merito dopo che uno dei legionari salvò un asino e lo portò nel proprio campo base, dove venne trattato come un animale domestico (… ) Fu particolarmente gratificante sapere che Bambi stava “godendo di un destino invidiabile e che condivideva sia la vita dei nostri legionari… sia la loro birra“.

Tratto dal libro di Douglas Porch: “The French Foreign Legion: A Complete History of the Legendary Fighting Force“.

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