11 maggio 1860: lo sbarco dei Mille a Marsala raccontato

L’11 maggio 1860 i Mille di Giuseppe Garibaldi sbarcano sul porto di Marsala, in Sicilia occidentale. È l’inizio di una spedizione che in pochi mesi cambierà la geografia politica della penisola e renderà possibile la nascita del Regno d’Italia. Ripercorriamo come andò e perché quella data resta fondante per la storia nazionale.

Cosa fu la Spedizione dei Mille

La Spedizione dei Mille è la campagna militare guidata da Giuseppe Garibaldi nel 1860, che portò un piccolo corpo di volontari italiani dal Piemonte fino al Sud, dove si trovava il Regno delle Due Sicilie governato dai Borbone. L’obiettivo dichiarato era unire la penisola sotto il Re di Sardegna Vittorio Emanuele II di Savoia.

Si chiamò «dei Mille» perché i volontari imbarcati a Quarto, vicino Genova, erano circa 1.089. Provenivano da quasi tutte le regioni italiane, ma anche da contesti europei. Erano in maggioranza giovani, borghesi e di formazione liberale o democratica.

La partenza da Quarto e la traversata

I Mille partirono nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto, oggi nel Comune di Genova. Le navi erano il Piemonte e il Lombardo, due piroscafi sottratti più o meno volutamente alla compagnia di navigazione Rubattino. La traversata durò alcuni giorni, con una sosta a Talamone in Toscana per rifornirsi di armi e munizioni.

L’operazione si presentava ufficialmente come «iniziativa privata» di Garibaldi: il governo piemontese di Cavour la tollerava ma poteva sconfessarla in caso di insuccesso. Questa ambiguità è una chiave per capire la diplomazia dell’Unità d’Italia.

Vista panoramica delle saline di Trapani e Marsala in Sicilia
Le saline tra Trapani e Marsala, paesaggio storico del 1860. Foto via Pexels.

Lo sbarco a Marsala dell’11 maggio 1860

L’11 maggio 1860, intorno a mezzogiorno, le due navi entrarono nel porto di Marsala. Lo sbarco fu favorito dalla presenza di due navi da guerra britanniche, l’Argus e l’Intrepid, che si trovavano in rada a tutela delle ditte vinicole inglesi presenti in città. La marina borbonica esitò a bombardare per non colpire bandiere straniere.

Garibaldi e i suoi presero terra senza incontrare grande resistenza. Il giorno dopo, il 12 maggio, occuparono la città di Salemi. Da qui Garibaldi emanò il celebre proclama in cui assumeva la dittatura della Sicilia «in nome di Vittorio Emanuele II, Re d’Italia».

Calatafimi: la prima battaglia

Il 15 maggio, sulle alture vicino Calatafimi, i Mille si scontrarono per la prima volta con un corpo regolare borbonico, circa 3.500 uomini al comando del generale Landi. La battaglia fu durissima e a un certo punto della giornata l’esito sembrò incerto. È in questa fase che la tradizione colloca la frase attribuita a Garibaldi: «Qui si fa l’Italia o si muore».

La vittoria sui borbonici a Calatafimi fu una svolta psicologica. Il prestigio dei Mille crebbe e contadini siciliani in armi iniziarono ad affiancare la colonna garibaldina, alimentando una vera insurrezione popolare contro il vecchio regime.

La presa di Palermo e l’avanzata in Sicilia

Tra fine maggio e inizio giugno Garibaldi entrò in Palermo dopo combattimenti durissimi nelle strade della capitale siciliana. L’esercito borbonico, pur numericamente superiore, fu costretto alla capitolazione e a evacuare la città. Era un colpo decisivo: la più grande città del Mezzogiorno passava al fronte unitario.

Nelle settimane successive i Mille completarono la conquista dell’isola, con scontri come quello di Milazzo del 20 luglio 1860. A inizio agosto i garibaldini erano padroni della Sicilia e pronti ad attraversare lo Stretto di Messina.

Mulino a vento e canale del territorio di Marsala con barche
Il porto canale di Marsala con i mulini a vento. Foto via Pexels.

Lo sbarco in Calabria e la marcia verso Napoli

Il 19 agosto 1860 Garibaldi traversò lo Stretto e sbarcò in Calabria. La resistenza borbonica si dissolse rapidamente, anche per il cedimento di molti reparti dell’esercito di Francesco II. Garibaldi avanzò verso nord con una rapidità sorprendente, accolto in molti centri come liberatore.

Il 7 settembre 1860 entrò a Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie, senza combattere. Il sovrano Francesco II si era ritirato qualche giorno prima con il proprio esercito sulla linea del Volturno e del Garigliano, in attesa dell’inevitabile scontro decisivo.

Il Volturno e l’incontro di Teano

La battaglia del Volturno, dal 1° al 2 ottobre 1860, vide i garibaldini respingere un’offensiva borbonica nei pressi di Capua. Fu lo scontro più sanguinoso della spedizione e sigillò la vittoria militare nel Mezzogiorno continentale.

Il 26 ottobre, nei pressi di Teano in Campania, Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II, sceso dal nord con l’esercito sabaudo. Gli consegnò simbolicamente i territori conquistati: è il momento mitico dell’Unità d’Italia, l’immagine che la storiografia ottocentesca ha consegnato ai libri di scuola.

Perché Marsala fu scelta come punto di sbarco

Marsala non era una piazzaforte difesa. Il suo porto era strategicamente meno controllato di quelli di Trapani o Palermo, e ospitava le aziende inglesi del vino, in particolare la Florio e i Whitaker. La presenza britannica era un fattore di protezione di fatto, anche se non concordato ufficialmente.

Garibaldi calcolò che uno sbarco rapido in un porto secondario avrebbe potuto cogliere di sorpresa la marina borbonica. La scommessa funzionò: l’11 maggio i Mille toccarono terra con perdite minime e poterono organizzare la marcia verso l’interno.

Mulino storico delle saline di Trapani con barche e cielo limpido
Le saline siciliane, scenario dello sbarco dell’11 maggio 1860. Foto via Pexels.

Chi erano davvero i Mille

La composizione sociale dei Mille è stata studiata a fondo dagli storici. La maggioranza era costituita da professionisti, studenti universitari, impiegati, piccoli commercianti, intellettuali e artigiani specializzati. Pochissimi i contadini al momento della partenza. Per regione di provenienza, lombardi, liguri, veneti e siciliani componevano la fetta più consistente.

C’erano anche stranieri: ungheresi, francesi, tedeschi, polacchi, inglesi. Tra loro figure note come il generale ungherese István Türr o l’inglese John Peard, soprannominato «English Garibaldi». La spedizione fu quindi un’impresa internazionale prima ancora che italiana.

Il ruolo dei volontari siciliani

Alla colonna garibaldina si unirono migliaia di siciliani man mano che avanzava nell’isola. Alcuni studiosi parlano di una vera rivoluzione contadina parallela, fatta di rivendicazioni di terra e di lotta antifeudale, che Garibaldi cercò di canalizzare ma che non riuscì a soddisfare pienamente.

Le conseguenze: nasce il Regno d’Italia

I plebisciti dell’ottobre 1860 sancirono l’annessione delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. Il 17 marzo 1861, il primo parlamento italiano riunito a Torino proclamò Vittorio Emanuele II «Re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione». L’impresa partita da Quarto e sbarcata a Marsala aveva raggiunto il suo obiettivo politico.

Non tutto era risolto: mancavano ancora il Veneto, ottenuto nel 1866, e Roma, conquistata nel 1870. Inoltre il Mezzogiorno entrò presto nella stagione del «brigantaggio postunitario», che gli storici considerano una guerra civile a bassa intensità durata anni.

Marsala oggi: memoria e luoghi

A Marsala è ancora possibile vedere lo sbarco rievocato nei luoghi originari. La città custodisce un Museo Garibaldino, il Monumento ai Mille sul lungomare, e ogni anno organizza commemorazioni partecipate. Il porto in cui sbarcò Garibaldi è oggi protetto da un molo moderno, ma è facile riconoscere la geografia dell’11 maggio 1860.

Per approfondire la storia dell’Italia unita, leggi anche il nostro articolo sulla storia, i simboli e la bandiera dell’Italia. Sulla biografia di Garibaldi è disponibile la voce della enciclopedia online di riferimento.

Perché ricordare l’11 maggio

L’11 maggio non è una festa nazionale, ma resta una data centrale per chi vuole capire come si è formato lo Stato italiano. Lo sbarco a Marsala è il momento in cui il progetto unitario passa dalla diplomazia all’azione armata, e raccoglie una mobilitazione popolare prima impensabile.

Ricordare quella data significa anche interrogarsi sulle ambiguità del Risorgimento, sui suoi entusiasmi e sui suoi limiti, in particolare sul rapporto tra nord e sud. È una memoria che continua a generare discussione storica viva, ed è proprio per questo che merita di non essere dimenticata.

Domande frequenti

Quando esattamente arrivarono i Mille a Marsala?

L’11 maggio 1860, intorno a mezzogiorno, dopo essere partiti il 5 maggio dallo scoglio di Quarto vicino a Genova.

Quanti erano davvero i Mille?

Circa 1.089 volontari secondo gli elenchi ufficiali del Ministero della Guerra del Regno d’Italia. Il numero è cresciuto strada facendo con l’arruolamento di siciliani e meridionali.

Chi era al comando dell’esercito borbonico in Sicilia?

Erano vari generali, tra cui Landi a Calatafimi e Lanza a Palermo. Il comando supremo dipendeva dal giovane re Francesco II di Borbone a Napoli.

Perché le navi inglesi erano nel porto di Marsala?

Per proteggere gli interessi delle aziende vinicole britanniche stabilite in città, in particolare i produttori di Marsala wine come la famiglia Whitaker. La loro presenza scoraggiò l’azione della flotta borbonica.

Cosa significò la spedizione per il Sud Italia?

Fu la fine politica del Regno delle Due Sicilie e l’annessione al nuovo Stato italiano. Il processo generò però tensioni economiche, sociali e di sicurezza che alimentarono il brigantaggio postunitario.

Dove sono conservati i cimeli della spedizione?

A Marsala c’è il Museo Garibaldino; a Roma il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano; a Caprera (Sardegna) il Compendio Garibaldino, casa-museo del Generale.

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