Una manta gigante in difficoltà al largo di Procida è tornata in mare grazie a una rete coordinata di cittadini, Guardia Costiera e ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn. È un piccolo successo che dimostra come il dialogo tra scienza, istituzioni e comunità possa fare la differenza per una specie minacciata e simbolica del Mediterraneo.
Una buona notizia dalle acque dei Campi Flegrei
L’episodio è avvenuto pochi giorni fa nello specchio di mare antistante Procida, in pieno Golfo di Napoli. Un esemplare di manta mediterranea (Mobula mobular) è stato avvistato in difficoltà da alcuni pescatori e bagnanti. La segnalazione tempestiva ha attivato una catena di interventi che, in poche ore, ha permesso ai biologi di valutare lo stato dell’animale e di rimetterlo in libertà.
La protagonista della storia è una specie spesso poco conosciuta: l’unica vera manta presente nel Mediterraneo, riconoscibile per la livrea grigio-bluastra e per le «corna» cefaliche che le valgono il soprannome di diavolo di mare. Vive nelle acque aperte, si nutre di plancton e può raggiungere apertura alare di oltre cinque metri.
Cos’è il progetto LIFE ELIFE
Il salvataggio non è arrivato per caso. Da qualche anno il progetto europeo LIFE ELIFE coordina in Italia una rete capillare di pescatori, biologi marini, capitanerie di porto e centri di ricerca, costruita con l’obiettivo di ridurre le catture accidentali di squali e razze nelle acque italiane e migliorare il monitoraggio delle specie più vulnerabili.
Il meccanismo è semplice ma efficace: chiunque incontri uno di questi animali in difficoltà chiama un numero unico, condivide foto e coordinate, e attiva una squadra di esperti che decide se intervenire direttamente o coordinare le operazioni a distanza. È un sistema che cresce di episodio in episodio, e che ha già contribuito a salvare squali volpe, mante e palombi nelle ultime stagioni.

Perché la manta mediterranea è importante
La Mobula mobular è classificata come «in pericolo» dalla Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Le minacce principali sono le catture accidentali nelle reti da posta, l’inquinamento, le collisioni con le imbarcazioni e la perdita di prede a causa della pressione di pesca sul plancton.
È una specie a riproduzione lenta: le femmine partoriscono un solo piccolo ogni due o tre anni, dopo una gestazione lunghissima. Una popolazione del genere si riprende con grande fatica, e ogni esemplare riportato in mare è un investimento concreto per il futuro della specie.
Cosa è successo a Procida
L’animale è stato avvistato la mattina presto. Sembrava in difficoltà, vicino alla costa, dove la profondità è insolita per una manta. La Guardia Costiera ha raggiunto rapidamente la zona insieme ai ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ente che da oltre 150 anni studia la vita marina nel Golfo di Napoli.
I biologi hanno valutato le condizioni fisiche dell’esemplare, lo hanno fotografato per identificarlo nel database della rete LIFE e, una volta accertato che le condizioni erano compatibili con il rilascio, lo hanno accompagnato verso acque più profonde. La manta si è allontanata nuotando con potenza, segno incoraggiante della buona riuscita dell’operazione.
La forza della rete
Il vero protagonista della storia, oltre alla manta, è la rete di persone e competenze che si è messa in moto. Per anni la sorte di un grande pesce in difficoltà dipendeva dalla buona volontà dei singoli e da chiamate improvvisate. Oggi una procedura strutturata permette di rispondere in tempi rapidi, raccogliere dati scientifici utili a tutti e ridurre il rischio di interventi sbagliati.
Ogni evento di questo tipo diventa anche un’occasione per formare gli operatori del mare. I pescatori sono i primi a incrociare animali rari e in difficoltà, e il successo della rete dipende soprattutto dalla loro disponibilità a segnalare. Le formazioni regolari, i numeri verdi e gli incentivi giocano un ruolo decisivo.

Il Mediterraneo silenzioso ha bisogno di noi
Notizie come questa sono importanti anche per un motivo culturale. Per troppi anni siamo stati abituati a immaginare il Mediterraneo come un mare semivuoto, ormai privato della sua grande fauna selvatica. La realtà è più sfumata: squali, mante, tartarughe, capodogli e tonni continuano a frequentare le nostre acque, anche se in numero ridotto rispetto al passato.
Ogni segnalazione che si trasforma in un salvataggio riuscito ricorda a tutti che possiamo ancora intervenire, che il declino non è irreversibile e che la collaborazione paga. È una piccola dose di realismo positivo in un mondo spesso schiacciato da titoli ansiogeni.
Come aiutare le mante mediterranee
Riportare ogni avvistamento
Chi avvista una manta o un esemplare di grande pesce in mare può contattare il numero unico della rete LIFE ELIFE o segnalarlo via app. Anche un avvistamento di routine, senza animale in difficoltà, contribuisce a mappare la distribuzione della specie.
Rispettare la distanza
Avvicinarsi a una manta con barche, jet ski o droni rumorosi può stressare l’animale e farlo allontanare dalle zone di alimentazione. La regola è osservare a distanza, senza inseguire né toccare.
Scegliere prodotti ittici sostenibili
Una parte della pressione che subisce il Mediterraneo passa dalle nostre scelte di consumo. Preferire pesce locale di stagione e prodotti con certificazioni di pesca sostenibile riduce gli incentivi alle pratiche più impattanti.
Una storia che apre molte porte
Il salvataggio della manta di Procida è uno dei tanti episodi che ricordano quanto il mare italiano sia ancora vivo e quanto la cura del territorio resti decisiva. È anche un buon esempio di come la scienza dei cittadini, abbinata alle strutture istituzionali, possa produrre risultati concreti senza grandi clamori.
Continueremo a raccontare buone notizie come questa, in equilibrio con le notizie meno rassicuranti che dominano l’attualità. Ognuna di esse è un mattone in più verso un rapporto migliore con gli ecosistemi che ci circondano. Per approfondire il modo in cui le specie marine restano in contatto a grande distanza, può essere utile leggere come i delfini usano l’ecolocalizzazione e tornare a stupirsi della ricchezza nascosta del Mediterraneo.

Maggiori informazioni
Per approfondire il lavoro della rete sulle specie marine vulnerabili, è disponibile online la pagina ufficiale del progetto LIFE ELIFE, con i contatti dei centri di ricerca coinvolti e le procedure aggiornate per le segnalazioni.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra una manta e una razza?
Le mante sono un genere particolare di razze. Si distinguono per le grandi dimensioni, il nuoto «volante», le corna cefaliche e l’assenza di pungiglione caudale. Sono filtratrici e pacifiche.
La manta mediterranea è pericolosa per l’uomo?
No. La Mobula mobular si nutre esclusivamente di plancton e piccoli organismi. Non ha denti tritatori né pungiglione, e tende a evitare gli umani.
Perché era in difficoltà?
Le cause non sono state ancora chiarite del tutto. Le ipotesi più frequenti sono l’avvicinamento involontario alla costa per inseguire prede, un possibile impatto con un’imbarcazione o un periodo di stress legato alle reti da posta.
Si vedono spesso mante in Italia?
Sì, soprattutto nello stretto di Sicilia, nel Mar Tirreno e nel Mar di Alboran. Gli avvistamenti sono in aumento, anche perché la rete di segnalazione è cresciuta negli ultimi anni.
Cosa fare se ne incontro una?
Mantenere la distanza, non toccare l’animale, ridurre al minimo il rumore del motore e contattare la rete LIFE ELIFE o la Guardia Costiera. Una buona foto e le coordinate aiutano i ricercatori.
Esistono altre specie protette in Mediterraneo?
Sì, molte. Tra le più note ci sono il capodoglio, la tartaruga marina caretta caretta, il delfino comune, la foca monaca e diverse specie di squali. Tutte beneficiano di reti analoghe a quella delle mante.