Sulle spiagge nere dell’arcipelago indonesiano delle Kei, in passato la stagione di nidificazione coincideva con quella della caccia: la tartaruga liuto veniva prelevata per la carne e le uova come da tradizione secolare. Oggi quelle stesse comunità monitorano i nidi e gli equipaggi delle barche guidano i turisti a osservare le nascite. La buona notizia, confermata da NOAA Fisheries e WWF, è che il numero di tartarughe liuto prelevate è crollato di circa l’85% in meno di dieci anni, grazie a un progetto di conservazione partecipata che parla anche italiano.
Una specie a un passo dall’estinzione
La tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è la più grande tartaruga marina del pianeta: può superare i due metri di lunghezza e i 700 chili di peso, immergersi a oltre 1.200 metri di profondità e migrare per più di 16.000 chilometri all’anno. La sua particolarità è il carapace coriaceo, non rigido come quello delle altre specie, da cui prende il nome.
La popolazione del Pacifico occidentale è in declino da decenni: l’IUCN la considera in pericolo critico di estinzione, con meno di 1.400 femmine nidificanti stimate. Tra le minacce principali ci sono le catture accidentali da parte della pesca a strascico e all’amo, la perdita delle spiagge di nidificazione, la plastica negli oceani e, fino a poco tempo fa, il prelievo diretto in alcune comunità tradizionali.

Le Isole Kei: dove la conservazione è nata in cucina
L’arcipelago delle Kei, nella provincia indonesiana delle Molucche, ospita una delle popolazioni nidificanti più importanti del Pacifico occidentale. Per generazioni la caccia alla tartaruga liuto è stata parte integrante della sasi, l’antica regolamentazione comunitaria delle risorse: si pescava in alcune stagioni, si rispettavano altri periodi, ma il prelievo non veniva mai messo in discussione.
Quando i biologi hanno iniziato a contare i nidi nei primi anni Duemila, il quadro era preoccupante. Da qui è nato, nel 2017, il programma di partenariato tra NOAA Fisheries, WWF Stati Uniti e WWF Indonesia: invece di imporre divieti dall’alto, si è scelto di lavorare villaggio per villaggio insieme ai capi tradizionali.
Una rete di osservatori locali
In ogni comunità delle Kei è stato formato un piccolo gruppo di monitoraggio, composto da pescatori, donne e giovani del villaggio. Il loro compito è registrare ogni emergenza di femmine sulla spiaggia, segnare i nidi, vigilare contro i prelievi non autorizzati e raccogliere dati che vengono condivisi con i ricercatori.
Cosa significa “meno 85%”
Secondo i dati del partenariato, in meno di dieci anni il numero di tartarughe liuto e di uova rimosse per il consumo è sceso di circa l’85% rispetto alla media storica. Non significa che la caccia è finita del tutto: significa che la pressione è ora compatibile con il mantenimento della popolazione. I biologi parlano di una soglia “sostenibile per la conservazione”, entro cui la specie può recuperare.

Il dato è ancora più rilevante se si considera il contesto: nelle Kei non è stato necessario forzare scelte impopolari. Le comunità hanno ricevuto sostegno per attività alternative, come l’eco-turismo educativo e l’allevamento sostenibile, e si sono fatte custodi del cambiamento.
L’area marina protetta delle Kei
Nel 2024 le autorità indonesiane hanno formalizzato l’Area Marina Protetta delle Isole Kei, riconoscendo a livello giuridico le pratiche di tutela già attive sul campo. L’area copre oltre 150.000 ettari e protegge non solo le tartarughe liuto, ma anche barriere coralline poco esplorate, mangrovie e fondali sabbiosi essenziali per altre specie minacciate.
La gestione è co-decisa con i villaggi: le antiche regole della sasi sono state aggiornate e integrate con le indicazioni scientifiche, in un raro esempio di sapere tradizionale e ricerca che dialogano davvero.
Perché conta anche per noi
La tartaruga liuto è un animale migratore che attraversa oceani interi. Le femmine che nascono nelle Kei possono finire ad alimentarsi davanti alla California o alle coste del Cile. Tutelarle in un’unica spiaggia significa proteggerle ovunque, perché ogni anello mancante della rete migratoria pesa sull’intera popolazione del Pacifico.
Cosa cambia per i numeri della specie
I dati del partenariato indicano che il numero di nidi monitorati nelle Kei è stabile, con leggera tendenza all’aumento dopo il 2022. Non è una vittoria definitiva: per una specie longeva come la liuto, capace di vivere oltre 50 anni e di riprodursi solo ogni due o tre stagioni, servono decenni prima di vedere effetti significativi sulla popolazione complessiva.
Tuttavia il segnale è inequivocabile. Là dove la conservazione è stata costruita con le persone, e non contro di loro, la specie ha smesso di scivolare verso il baratro.

Il ruolo dell’Italia: ricerca e citizen science
Anche in Italia operano gruppi che collaborano con i progetti sulle tartarughe marine. ISPRA e diverse università italiane partecipano al network internazionale di marcatura satellitare. Lungo le coste mediterranee, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia, la nidificazione della tartaruga comune (Caretta caretta) è in aumento: una buona notizia parallela che racconta come le strategie testate nelle Kei stiano facendo scuola anche da noi.
Cosa possiamo fare
- Sostenere le ONG che lavorano sulle tartarughe marine nel Pacifico e nel Mediterraneo.
- Scegliere prodotti ittici certificati, preferendo i marchi che adottano ami circolari e dispositivi escludi-tartaruga.
- Ridurre il consumo di plastica usa e getta: la tartaruga liuto si nutre di meduse e scambia frequentemente i sacchetti per prede.
- Se si avvista una tartaruga o un nido in spiaggia, contattare subito la Capitaneria di porto o un centro di recupero accreditato, senza toccare l’animale.
Domande frequenti sulla tartaruga liuto e le Isole Kei
Perché la riduzione del prelievo è arrivata così in fretta?
Perché il progetto è partito dal coinvolgimento dei capi tradizionali. Quando le decisioni vengono da dentro la comunità e non da fuori, l’adesione è più rapida e duratura.
Quante tartarughe liuto nidificano oggi nelle Kei?
Le stime parlano di alcune decine di femmine nidificanti per stagione, con un trend in lieve aumento dal 2022. È poco in termini assoluti, ma significativo per una specie con cicli riproduttivi così lenti.
Perché la tartaruga liuto è considerata in pericolo critico?
Per la popolazione del Pacifico occidentale, il declino degli ultimi cinquant’anni è stato superiore al 90%. La specie soffre soprattutto la cattura accidentale negli attrezzi da pesca e l’ingestione di plastica.
La sasi è una legge?
Non in senso moderno. È un sistema consuetudinario delle Molucche che regola l’uso comune delle risorse naturali. Nelle Kei è stato riconosciuto come strumento ufficiale di gestione dell’Area Marina Protetta.
Posso visitare le spiagge di nidificazione?
Sì, ma solo con guide locali accreditate e nel rispetto di regole precise: niente luci, niente flash, distanza minima dai nidi e numero contingentato di visitatori. Il turismo controllato è una delle fonti di reddito alternative al prelievo.
La buona notizia delle Kei è replicabile altrove?
Sì, e in parte sta già accadendo. Modelli simili sono in corso in Papua Nuova Guinea, nelle Salomone e in alcune zone della Costa Rica. Il principio resta lo stesso: integrare scienza e tradizione, e affidare il monitoraggio alle persone che vivono accanto al mare.
Per approfondire la storia del partenariato: Recovering Endangered Indo-Pacific Leatherback Turtles, NOAA Fisheries. Se ti appassionano le imprese migratorie dei rettili marini, leggi anche il nostro viaggio straordinario delle tartarughe marine che ritrovano la spiaggia di nascita.