Crapula: significato e origine di una parola desueta

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C’è una parola antica e quasi dimenticata che descrive alla perfezione una scena tanto comune quanto poco elegante: l’eccesso di cibo e vino di una grande abbuffata e il malessere che ne segue. È «crapula», un termine dal sapore latino che oggi quasi nessuno usa più, ma che meriterebbe di tornare in circolazione. Scopriamone significato, origine e sfumature.

Che cosa significa «crapula»

Nel suo significato principale, «crapula» indica un’ingordigia smodata, uno sfrenato eccesso nel mangiare e soprattutto nel bere. Non si tratta di un semplice pasto abbondante: la parola porta con sé un giudizio, l’idea di una gozzoviglia esagerata, quasi grossolana.

Per estensione, il termine indica anche lo stato di pesantezza, di intontimento e di malessere che segue una simile abbuffata: quel misto di nausea, sonnolenza e testa annebbiata che oggi descriveremmo con parole più spicce. In questo senso «crapula» è vicina a ciò che chiamiamo indigestione o, per la parte alcolica, ai postumi di una bevuta.

L’origine latina della parola

«Crapula» arriva dritta dal latino crapula, che indicava proprio l’ubriachezza e il malessere da eccesso di vino. I latini, a loro volta, avevano preso il termine dal greco kraipálē, con un significato molto simile: la sbornia e il suo strascico spiacevole.

È interessante notare che, fin dall’origine, la parola non descriveva soltanto l’atto dell’esagerare, ma anche le sue conseguenze. In altre parole, «crapula» racchiude in un colpo solo la festa e il conto da pagare il giorno dopo: un piccolo capolavoro di sintesi che le lingue moderne faticano a eguagliare.

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Crapula (foto: Pexels)

Una parola che unisce causa ed effetto

Questa doppia natura è ciò che rende «crapula» così efficace. Molte parole descrivono l’abbuffata; altre il malessere. «Crapula» le tiene insieme, suggerendo che l’uno è la naturale conseguenza dell’altro. È una parola che, in fondo, contiene già una piccola morale.

Come si usa «crapula» in una frase

Trattandosi di un termine ricercato e desueto, «crapula» si presta soprattutto a un uso letterario, ironico o volutamente aulico. Qualche esempio aiuta a coglierne il tono:

«Dopo la crapula del cenone, trascorse l’intera mattinata a smaltire i suoi effetti sul divano.» Oppure: «Non era un buongustaio: era piuttosto un cultore della crapula.» In entrambi i casi la parola aggiunge una sfumatura di eccesso e di leggera disapprovazione che un semplice «abbuffata» non trasmetterebbe.

Usarla oggi ha un effetto quasi comico proprio per il contrasto tra la solennità del suono e la concretezza della scena descritta. È questo che rende tanto piacevole recuperare parole come questa, esattamente come accade con «tracotanza», un’altra parola desueta da riscoprire.

Parole imparentate e derivati

Dalla stessa radice deriva l’aggettivo «crapulone», usato per indicare chi si dà volentieri alla crapula, cioè un mangione e un beone incallito. Esiste anche il verbo «crapulare», ormai rarissimo, che significa darsi a bagordi ed eccessi di cibo e bevande.

Questi derivati ci ricordano che, un tempo, la parola non era affatto isolata: apparteneva a una piccola famiglia lessicale legata al tema dell’eccesso e della dissolutezza. Oggi ne sopravvivono a malapena le tracce, per lo più in testi antichi o in contesti scherzosi.

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Crapula: significato e origine di una parola desueta (foto: Pexels)

Perché è diventata una parola desueta

Come molte parole cadute in disuso, «crapula» è stata soppiantata da termini più immediati e meno connotati. Diciamo «abbuffata», «scorpacciata», «indigestione», «sbornia»: parole concrete, quotidiane, prive di quell’aura letteraria che oggi suona antiquata.

Il destino di «crapula» è quello di tanti vocaboli di origine dotta: nascono nella lingua colta, restano legati a un certo registro elevato e, quando quel registro esce dall’uso comune, scivolano lentamente nell’oblio. Sopravvivono nei dizionari e in qualche pagina d’autore, in attesa che qualcuno le riscopra.

«Crapula» nei testi e nella tradizione

La parola compare con una certa frequenza nella prosa dei secoli passati, spesso in tono morale o satirico, per condannare gli eccessi della tavola. Nei testi antichi la crapula era vista come un vizio da biasimare, sorella della gola e nemica della sobrietà: un giudizio severo che oggi ci fa sorridere, ma che spiega bene la sfumatura negativa che la parola porta ancora con sé.

Non stupisce che il termine sia sopravvissuto soprattutto in ambito colto e letterario. È lì che continua a vivere, pronto a essere ripescato da chi cerca la parola giusta per descrivere, con una punta di ironia, una tavola imbandita oltre ogni ragionevole misura.

Un tesoro da riscoprire

Riportare in vita parole come «crapula» non è solo un esercizio di erudizione. Ogni termine desueto è una piccola finestra sul modo di pensare di chi ci ha preceduto: in questo caso, ci parla di un rapporto con il cibo e il vino fatto di piacere ma anche di consapevolezza delle conseguenze.

Recuperare queste parole significa arricchire la lingua di sfumature che rischiamo di perdere. E significa anche divertirsi: poche cose sono soddisfacenti quanto trovare il termine esatto, magari un po’ desueto, per descrivere una scena che tutti conosciamo. Per una definizione autorevole si può consultare la voce «crapula» sul vocabolario Treccani.

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Approfondimento su crapula significato (foto: Pexels)

Domande frequenti su «crapula»

Che cosa vuol dire «crapula»?

Indica un eccesso sfrenato nel mangiare e soprattutto nel bere, cioè una gozzoviglia, e per estensione il malessere e l’intontimento che seguono a una simile abbuffata.

Da dove deriva la parola «crapula»?

Dal latino crapula, «ubriachezza», a sua volta dal greco kraipálē, che indicava la sbornia e i suoi effetti sgradevoli.

«Crapula» si usa ancora oggi?

È una parola desueta, usata soprattutto in contesti letterari, aulici o ironici. Nel linguaggio comune è stata sostituita da termini come abbuffata, scorpacciata o sbornia.

Qual è la differenza tra «crapula» e «abbuffata»?

«Abbuffata» descrive semplicemente un pasto molto abbondante, mentre «crapula» aggiunge un giudizio di eccesso e include anche il malessere che ne consegue.

Che cosa significa «crapulone»?

È l’aggettivo o sostantivo che indica chi si dedica abitualmente alla crapula, cioè un gran mangione e bevitore.

Come si usa «crapula» in una frase?

Per esempio: «Dopo la crapula del cenone passò la mattinata a smaltirla.» La parola conferisce un tono ricercato e leggermente ironico alla descrizione di un eccesso.