La salpa: il pesce del Mediterraneo che dà allucinazioni

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Esiste un pesce che vive nei nostri mari, finisce ogni tanto sui banchi delle pescherie e ha una reputazione a dir poco singolare: si dice che chi lo mangia possa avere vere e proprie allucinazioni. Non è una leggenda da bar né una bufala da social: la salpa (Sarpa salpa) è documentata dalla letteratura medica come uno dei pochi pesci al mondo capaci di provocare visioni. Vediamo che cosa c’è di vero, che cosa dice la scienza e perché questo abitante del Mediterraneo si è guadagnato il soprannome di “pesce dei sogni”.

Che cos’è la salpa

La salpa è un pesce osseo appartenente alla famiglia degli Sparidi, la stessa dell’orata e del dentice. Vive lungo le coste dell’Atlantico orientale e in tutto il Mediterraneo, dove è comunissima. La si incontra spesso in banchi numerosi che pascolano vicino alla riva, sui fondali rocciosi e sulle praterie di posidonia.

È lunga in media tra i 20 e i 40 centimetri, ma può superare i 50. Ha un corpo ovale e argenteo, attraversato da una decina di striature dorate orizzontali che la rendono facilmente riconoscibile. A differenza di molti altri sparidi, la salpa è prevalentemente erbivora: si nutre di alghe che bruca dalle rocce e dai fondali. Proprio questa dieta vegetariana è la chiave del suo effetto più sorprendente.

Perché la salpa può dare allucinazioni

Il fenomeno ha persino un nome scientifico: ittioalleinotossismo (in inglese ichthyoallyeinotoxism), cioè l’avvelenamento allucinogeno da pesce. È una forma rara di intossicazione alimentare che, a differenza di altre più note, non provoca danni all’apparato digerente ma colpisce il sistema nervoso centrale, generando disturbi della percezione: allucinazioni visive e uditive, incubi, stati confusionali.

Gli effetti compaiono a distanza di ore dal pasto e possono durare da qualche ora fino a un paio di giorni, per poi svanire senza lasciare conseguenze permanenti. Chi ne fa esperienza spesso non ricorda nulla di ciò che ha vissuto durante la fase acuta.

Pesce simile alla salpa che nuota tra le rocce sottomarine
La salpa vive vicino alla costa e si nutre di alghe. Foto: mysurrogateband / Pexels

I casi documentati nel Mediterraneo

Non parliamo di racconti di fantasia. Uno studio pubblicato nel 2006 sulla rivista scientifica Clinical Toxicology ha descritto due casi avvenuti proprio nel Mediterraneo occidentale, in Francia. Un uomo di 40 anni, dopo aver mangiato salpa al ristorante, accusò lievi disturbi digestivi seguiti da allucinazioni visive e uditive terrificanti: fu ricoverato in ospedale e si riprese circa 36 ore dopo, senza ricordare nulla del periodo delle visioni.

Un secondo caso riguardava un uomo di 90 anni, in buona salute, che iniziò ad avere allucinazioni uditive circa due ore dopo aver consumato lo stesso pesce. Puoi consultare il resoconto scientifico originale nella banca dati PubMed della National Library of Medicine.

Un effetto imprevedibile

La cosa più curiosa è che non tutte le salpe hanno questo potere e non lo hanno sempre. La maggior parte delle persone mangia salpa senza avvertire nulla di strano. L’intossicazione sembra legata a fattori stagionali e geografici, il che rende il fenomeno raro e difficile da prevedere.

Da dove arriva la “droga del mare”

Qui la scienza ammette ancora dei punti interrogativi. La sostanza responsabile delle allucinazioni non è stata identificata con certezza. L’ipotesi più accreditata è che la salpa non produca alcuna tossina propria, ma la accumuli attraverso l’alimentazione: mangiando particolari alghe o il fitoplancton che vi cresce sopra, il pesce concentrerebbe nei propri tessuti composti di origine vegetale dagli effetti psicoattivi.

Si sospetta il coinvolgimento di alghe del genere Caulerpa o di dinoflagellati presenti nella catena alimentare. In pratica, la salpa sarebbe soltanto il “corriere” involontario di molecole prodotte da altri organismi marini. Ciò spiegherebbe perché l’effetto varia tanto da esemplare a esemplare e da stagione a stagione.

Pesci del Mediterraneo che pascolano su un fondale roccioso
L’ittioalleinotossismo colpisce il sistema nervoso, non lo stomaco. Foto: Lexi Lauwers / Pexels

Il pesce dei sogni dell’antica Roma

Le proprietà della salpa erano conosciute già nell’antichità. Alcune fonti riferiscono che nell’Impero romano il pesce venisse talvolta consumato proprio per i suoi effetti inebrianti, quasi come una sostanza ricreativa. In arabo, del resto, uno dei nomi tradizionali della salpa si può tradurre come “il pesce che fa sognare”.

Che sia una testimonianza storica affidabile o una suggestione tramandata, resta il fatto che l’umanità conosce da millenni la fama singolare di questo abitante del mare, molto prima che la tossicologia moderna gli dedicasse uno studio.

Come riconoscere la salpa

Distinguere la salpa è piuttosto semplice grazie ad alcuni tratti inconfondibili:

  • corpo compatto e argenteo, dai riflessi metallici;
  • dieci o undici righe dorate longitudinali sui fianchi;
  • una piccola macchia scura alla base della pinna pettorale;
  • bocca piccola con denti adatti a brucare le alghe.

La si osserva facilmente anche solo facendo snorkeling sotto costa: i suoi banchi argentati sono uno spettacolo comune nelle acque estive del Mediterraneo. Se ti appassionano le stranezze del mondo sottomarino, ti sorprenderà anche il pesce luna (Mola mola), un altro protagonista dei nostri mari dalle abitudini fuori dal comune.

Si può mangiare la salpa?

Sì, la salpa è un pesce commestibile e in diverse zone d’Italia viene cucinata regolarmente, soprattutto arrosto o in umido. Ha però una reputazione culinaria modesta: la carne è considerata poco pregiata e, a causa della dieta erbivora, può avere un sapore che ricorda l’alga o il fango, soprattutto se il pesce non viene eviscerato subito dopo la cattura.

Il rischio di allucinazioni resta molto basso e circoscritto a rare circostanze, ma proprio per la sua imprevedibilità in certe aree i pescatori preferiscono evitarla o consumarla con prudenza. Come sempre, la freschezza e una corretta pulizia del pesce fanno la differenza.

Un consiglio pratico

Se acquisti salpa, sceglila freschissima e falla eviscerare al momento: gran parte dei composti sospetti si concentra nelle interiora e nella testa. È lo stesso accorgimento che vale per molti pesci che si nutrono di alghe.

Gruppo di pesci argentei in acque limpide vicino alla costa
I banchi di salpe sono uno spettacolo comune nelle acque estive. Foto: Amar Preciado / Pexels

Perché questa storia ci affascina

La vicenda della salpa è un promemoria di quanto la natura sappia ancora sorprenderci. Un pesce comune, che nuota a pochi metri dalle nostre spiagge, custodisce un mistero chimico che la scienza non ha del tutto risolto. È la dimostrazione che non serve andare in fondo agli abissi per trovare l’straordinario: a volte basta guardare con occhi nuovi ciò che crediamo di conoscere già.

Domande frequenti sulla salpa

La salpa dà davvero allucinazioni?

In rari casi sì. La letteratura medica documenta episodi di ittioalleinotossismo, cioè allucinazioni visive e uditive dopo aver mangiato salpa, ma si tratta di eventi eccezionali e non della norma.

Quanto durano gli effetti?

Gli effetti compaiono alcune ore dopo il pasto e in genere si esauriscono entro 24-36 ore, senza lasciare conseguenze permanenti.

Qual è la sostanza responsabile?

Non è stata identificata con certezza. Si ritiene che il pesce accumuli composti psicoattivi attraverso le alghe e il plancton di cui si nutre, senza produrli direttamente.

Dove vive la salpa?

Nell’Atlantico orientale e in tutto il Mediterraneo, vicino alla costa, dove forma banchi numerosi sui fondali rocciosi e sulle praterie di posidonia.

Si può mangiare senza rischi?

La salpa è commestibile e il rischio di allucinazioni è molto basso. È consigliabile consumarla freschissima ed eviscerata subito dopo la cattura.

Come si riconosce la salpa?

Dal corpo argenteo percorso da dieci o undici righe dorate orizzontali e da una piccola macchia scura alla base della pinna pettorale.