Andrea Doria: il naufragio del 26 luglio 1956

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Il 26 luglio 1956, al largo delle coste statunitensi, affondava l’Andrea Doria, il transatlantico più bello e moderno della flotta italiana. A settant’anni di distanza, la sua storia resta uno dei naufragi più studiati del Novecento: un disastro avvenuto nell’era dei radar, che pure non riuscirono a evitarlo.

Il transatlantico orgoglio dell’Italia

Varata nel 1951 ed entrata in servizio nel 1953, l’Andrea Doria era la nave ammiraglia della Italia di Navigazione. Prendeva il nome dal celebre ammiraglio genovese del Cinquecento e rappresentava la rinascita del Paese dopo la guerra: eleganza, arte a bordo e tecnologia. Collegava Genova a New York ed era considerata simbolo del made in Italy sul mare, con opere d’arte, saloni raffinati e piscine per le diverse classi di passeggeri.

Era anche ritenuta una delle navi più sicure del suo tempo, dotata di compartimenti stagni e di sistemi di navigazione all’avanguardia, radar compresi. Proprio per questo il naufragio ebbe un impatto enorme sull’opinione pubblica.

La rotta e la notte della collisione

Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956 l’Andrea Doria era quasi al termine del suo viaggio verso New York. Al largo dell’isola di Nantucket, in Massachusetts, procedeva dentro un banco di fitta nebbia. In direzione opposta viaggiava la Stockholm, una nave passeggeri svedese diretta in Europa, che invece navigava in acque più limpide.

Poco dopo le 23, ora locale, le due navi si avvistarono sui rispettivi radar. Ma qualcosa nell’interpretazione delle rotte andò storto: le manovre compiute per evitarsi, invece di allontanarle, le portarono l’una contro l’altra. La prua rinforzata della Stockholm, costruita per navigare tra i ghiacci, penetrò nella fiancata dell’Andrea Doria.

Nave passeggeri avvolta nella nebbia in mare aperto
La collisione avvenne dentro un fitto banco di nebbia al largo di Nantucket.

Cosa andò storto: nebbia e radar

Il caso divenne subito un classico esempio studiato nelle scuole di navigazione, perché mostrava come la tecnologia da sola non basti se le informazioni vengono lette male.

Il ruolo dei radar

Entrambe le navi avevano il radar e lo stavano usando. Il problema non fu l’assenza di strumenti, ma l’interpretazione dei dati e le decisioni prese in pochi minuti. Le ricostruzioni indicano probabili errori di valutazione sulla posizione e sulla rotta reciproca, aggravati dalla nebbia che impediva il contatto visivo fino all’ultimo istante. Fu, in un certo senso, un incidente da “eccesso di fiducia” negli strumenti.

La velocità in condizioni di scarsa visibilità

Un altro punto discusso fu la velocità mantenuta nella nebbia. Ridurre l’andatura in condizioni di visibilità ridotta è una regola di prudenza marinara, e le inchieste analizzarono a lungo il comportamento di entrambe le navi su questo aspetto.

Il soccorso e il salvataggio

Nonostante la gravità dell’urto, ci fu tempo per organizzare i soccorsi. L’Andrea Doria lanciò l’SOS e diverse navi accorsero. Fondamentale fu l’arrivo del transatlantico francese Ile de France, che tornò indietro e mise a disposizione le proprie scialuppe. Grazie a questa mobilitazione, la grande maggioranza delle oltre 1.700 persone a bordo fu tratta in salvo. L’operazione è ricordata come uno dei più riusciti salvataggi in mare della storia moderna.

Perché la nave non affondò subito

L’Andrea Doria non colò a picco immediatamente. La collisione provocò un forte sbandamento su un fianco, che rese però inutilizzabile metà delle scialuppe di salvataggio, complicando le operazioni. La nave rimase a galla ancora per circa undici ore, un lasso di tempo prezioso che permise l’evacuazione. Solo la mattina del 26 luglio, dopo che gli ultimi soccorritori erano andati via, si inabissò.

Transatlantico inclinato sulle onde dell'oceano Atlantico
L’Andrea Doria restò a galla per circa undici ore, il tempo necessario a salvare quasi tutti.

Le vittime e i sopravvissuti

Il bilancio delle vittime fu molto più contenuto di quanto la portata del disastro potesse far temere: la maggior parte delle persone morì nell’impatto iniziale, quando la prua della Stockholm sfondò le cabine. I sopravvissuti raccontarono scene drammatiche ma anche di grande solidarietà. Tra le storie più note c’è quella di una giovane passeggera sbalzata dall’urto sulla prua della Stockholm e ritrovata viva.

Le inchieste e le responsabilità

Dopo il naufragio si aprì un contenzioso legale tra le compagnie. Il processo, però, si concluse con un accordo extragiudiziale prima di arrivare a una sentenza definitiva sulle responsabilità. Per questo, ancora oggi, alcuni dettagli della dinamica restano oggetto di dibattito tra storici ed esperti di navigazione, che continuano a discutere su manovre e interpretazioni radar di quella notte.

Perché l’Andrea Doria è diventata leggenda

Il disastro colpì profondamente l’immaginario collettivo, in Italia e negli Stati Uniti. Era la prima volta che un naufragio di tali proporzioni veniva documentato ampiamente da fotografie e cinegiornali, comprese le immagini della nave inclinata poco prima di sparire. L’Andrea Doria divenne il simbolo della fine di un’epoca, quella dei grandi transatlantici, destinati di lì a poco a essere soppiantati dagli aerei nei viaggi transoceanici.

Il relitto oggi

Il relitto giace su un fianco a circa 75 metri di profondità nell’Atlantico. È diventato una meta ambita ma pericolosa per i subacquei tecnici, tanto da essere soprannominato “l’Everest delle immersioni”. Le forti correnti, la profondità e la visibilità difficile hanno reso quel luogo teatro di diversi incidenti nel corso dei decenni.

Per approfondire il legame tra l’Italia e il mare puoi leggere anche il nostro articolo sulla Giornata della gente di mare. Una ricostruzione dettagliata della vicenda si trova nella voce Andrea Doria su Wikipedia.

Relitto e immersione subacquea in acque profonde
Il relitto giace a 75 metri di profondità: una delle immersioni più difficili al mondo.

Domande frequenti sull’Andrea Doria

Quando affondò l’Andrea Doria?

La collisione con la Stockholm avvenne la sera del 25 luglio 1956; la nave restò a galla per circa undici ore e si inabissò la mattina del 26 luglio 1956, al largo di Nantucket.

Perché due navi con il radar si scontrarono?

Entrambe usavano il radar, ma le manovre di evitamento furono decise sulla base di una lettura errata delle rispettive rotte, aggravata dalla fitta nebbia. Fu un caso di errore umano nell’interpretazione degli strumenti.

Quante persone morirono nel naufragio?

La grande maggioranza degli oltre 1.700 presenti fu salvata. Le vittime, alcune decine, morirono soprattutto nell’impatto iniziale che distrusse una parte delle cabine.

Chi salvò i passeggeri?

Molte navi accorsero dopo l’SOS, ma un ruolo decisivo lo ebbe il transatlantico francese Ile de France, che tornò indietro e recuperò gran parte dei naufraghi.

Che fine ha fatto la Stockholm?

La Stockholm, con la prua danneggiata, riuscì a rientrare in porto e fu riparata. Continuò a navigare per decenni sotto diversi nomi e proprietari.

Si può visitare il relitto?

Il relitto è a circa 75 metri di profondità ed è raggiungibile solo da subacquei tecnici molto esperti. È un’immersione considerata tra le più difficili e rischiose al mondo.