Esiste in italiano una parola che serve a descrivere le parole troppo lunghe, ed è essa stessa lunga e un po’ ampollosa: sesquipedale. Un termine elegante e quasi dimenticato, che nasconde una misura romana, un verso di Orazio e una piccola lezione sull’arte di scrivere bene. Andiamo a scoprirla.
Che cosa significa “sesquipedale”
L’aggettivo sesquipedale ha due vite. Nel suo senso più antico e concreto indica qualcosa che misura un piede e mezzo: si parlava, per esempio, di mattoni “sesquipedali”, i laterizi che gli antichi Romani realizzavano con un lato lungo appunto un piede e mezzo.
Ma è il secondo significato, quello figurato, ad averlo reso celebre: si dice “sesquipedale” di una parola lunghissima, esagerata, ampollosa. Per estensione, l’aggettivo finisce per descrivere anche discorsi, frasi e lettere smisuratamente lunghi e pomposi.
Un’etimologia che parla di piedi
La parola viene dal latino sesquipedalis, che significa letteralmente “di un piede e mezzo”. È composta da sesqui-, prefisso che indica “una volta e mezza”, e da pedalis, “relativo al piede”, a sua volta derivato da pes, “piede”. Il piede, qui, è l’antica unità di misura.
L’immagine è efficace: una parola “lunga un piede e mezzo” è una parola che occupa troppo spazio, che si allunga ben oltre il necessario. Per approfondire significato e usi puoi consultare la voce “sesquipedale” sul vocabolario Treccani.

Orazio e i “sesquipedalia verba”
Il salto dal mattone alla parola lo dobbiamo a un poeta latino: Orazio. Nella sua Ars poetica (l’Epistola ai Pisoni), al verso 97, compare l’espressione sesquipedalia verba, cioè “parole lunghe un piede e mezzo”. Orazio la usava in tono critico, per indicare i paroloni che oratori e poeti sfoggiano per fare colpo, salvo poi risultare incomprensibili o ridicoli.
È da quel singolo verso che l’aggettivo ha preso la sua sfumatura ironica e letteraria, arrivando fino a noi. Quando oggi diciamo che un testo è pieno di parole sesquipedali, stiamo, senza saperlo, citando Orazio.
Una parola che critica sé stessa
C’è qualcosa di delizioso nel fatto che “sesquipedale” sia, in fondo, una parola sesquipedale. Lunga, dotta, di sapore antico, sembra fatta apposta per descrivere il vizio che denuncia. È un esempio perfetto di parola che incarna il proprio significato, un po’ come accade quando definiamo “breve” la parola “breve”.

Quando usarla oggi
Sesquipedale è un termine raro, di registro alto, che dà a un testo un tono colto e leggermente ironico. Lo si può usare per commentare uno stile gonfio: “un saggio appesantito da una prosa sesquipedale”, oppure “evitò i termini sesquipedali e scelse parole semplici”. È utile proprio perché condensa in un solo aggettivo un’intera critica allo stile pomposo.
Sinonimi e parole vicine
A seconda del contesto, “sesquipedale” può avvicinarsi ad aggettivi come ampolloso, magniloquente, ridondante, prolisso, roboante. Nessuno di questi, però, conserva l’immagine concreta del “piede e mezzo”, che è la vera firma di questa parola.
Una lezione di scrittura
Dietro questo termine si nasconde un consiglio prezioso, vecchio di duemila anni: scrivere bene non significa usare le parole più lunghe e difficili, ma scegliere quelle giuste. Orazio metteva in guardia dai paroloni proprio perché spesso nascondono il vuoto, o semplicemente complicano ciò che potrebbe essere detto con chiarezza. La parola più impressionante non è quasi mai la più efficace.
Perché vale la pena salvarla
Parole come sesquipedale rischiano di scomparire dall’uso comune, eppure raccontano molto della nostra storia linguistica: una misura romana, un verso latino, un’ironia sopravvissuta ai secoli. Riportarle alla luce, ogni tanto, è un modo per ricordare quanto sia ricca e stratificata la lingua italiana.
Se ami queste parole rare e dimenticate, leggi anche il nostro articolo su garrulo: significato ed etimologia di una parola desueta.

Domande frequenti
Che cosa significa sesquipedale?
In senso letterale significa “lungo un piede e mezzo”. In senso figurato si dice di una parola, o di un discorso, lunghissimo, ampolloso e pomposo.
Da dove deriva la parola?
Dal latino sesquipedalis, composto da sesqui- (“una volta e mezza”) e pedalis (“relativo al piede”). Indicava in origine una misura.
Che c’entra Orazio?
Nell’Ars poetica, al verso 97, Orazio usa l’espressione sesquipedalia verba per criticare i paroloni inutili. Da lì deriva il significato figurato della parola.
È una parola ancora usata?
È molto rara e di registro alto. Si incontra soprattutto in testi letterari o quando si vuole criticare con ironia uno stile pomposo.
Quali sono alcuni sinonimi?
Si può accostare ad aggettivi come ampolloso, magniloquente, ridondante o roboante, anche se nessuno conserva l’immagine concreta del “piede e mezzo”.
Si può usare sesquipedale anche in senso non linguistico?
Sì. Nel suo significato originario indicava oggetti lunghi un piede e mezzo, come certi mattoni romani. Oggi però prevale nettamente l’uso figurato riferito alle parole e ai discorsi.