Assassino: l’origine sorprendente della parola

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La usiamo tutti i giorni leggendo cronache e romanzi gialli, ma la parola «assassino» nasconde un’origine molto più esotica e affascinante di quanto si immagini. Ci porta indietro di quasi mille anni, tra le montagne della Persia medievale, una setta segreta e una leggenda che ha attraversato l’Europa grazie ai racconti dei viaggiatori. Ecco l’etimologia sorprendente di una parola comune.

Una parola dal sapore d’Oriente

«Assassino» non ha un’origine latina, come molte parole italiane, ma araba. Deriva quasi certamente dal termine ḥashshāshīn (o ḥashīshiyyīn), con cui nel Medioevo si indicavano i membri di una particolare comunità del Vicino Oriente. Da qui la parola sarebbe passata alle lingue europee assumendo il significato che conosciamo oggi.

È un caso esemplare di come le parole viaggino insieme alla storia, cambiando forma e senso di secolo in secolo, di paese in paese.

La setta degli «Assassini»

Alla radice della parola c’è una setta realmente esistita: i Nizariti, un ramo dell’islam ismailita attivo tra l’XI e il XIII secolo. Il loro leader più celebre fu Ḥasan-i Ṣabbāḥ, che alla fine dell’XI secolo si stabilì nella fortezza di Alamut, arroccata tra le montagne dell’attuale Iran settentrionale.

Da quella roccaforte quasi inespugnabile, la comunità organizzò una resistenza politica e religiosa contro i potenti dell’epoca. Il gruppo divenne temuto per le sue azioni mirate contro figure di spicco, condotte da adepti disposti a tutto pur di colpire il bersaglio designato.

Rovine di una fortezza medievale arroccata sulle montagne
La setta dei Nizariti aveva la sua roccaforte ad Alamut, tra le montagne dell’attuale Iran.

Il misterioso «Vecchio della Montagna»

Il capo della setta veniva chiamato dai cronisti europei «il Vecchio della Montagna». Attorno a lui e ai suoi seguaci fiorì una fitta rete di leggende, alimentata soprattutto dai racconti dei crociati e dei mercanti che tornavano dall’Oriente.

Fu così che una realtà storica complessa, fatta di politica e teologia, si trasformò nell’immaginario occidentale in una storia oscura e romanzesca, popolata di fedeli pronti a tutto e di misteriosi rituali segreti.

Che cosa c’entra l’hashish

Il legame più discusso riguarda proprio la radice della parola. Il termine ḥashīsh in arabo indica l’omonima sostanza. Secondo la versione più celebre della leggenda, gli adepti sarebbero stati chiamati «consumatori di hashish» perché avrebbero assunto la sostanza prima delle loro missioni, o come promessa di un paradiso terrestre voluttuoso a cui accedere.

Molti storici, però, invitano alla prudenza. È possibile che il termine fosse in origine un semplice insulto usato dagli avversari della setta, con il senso di «gentaglia» o «persone senza valore», e che non implicasse affatto un reale uso della sostanza. La leggenda dell’hashish, insomma, potrebbe essere nata più dalla propaganda dei nemici che dalla realtà.

Antico manoscritto medievale con scrittura a mano
La parola arrivò in Europa attraverso le cronache di crociati e mercanti.

Il ruolo di Marco Polo

A diffondere la leggenda in Europa contribuì in modo decisivo il racconto di Marco Polo. Nel Milione, il mercante veneziano descrive il «Vecchio della Montagna» e un fantastico giardino segreto, una sorta di paradiso terrestre in cui gli adepti venivano condotti per essere poi spinti a compiere qualsiasi impresa pur di tornarvi.

Che l’episodio sia storicamente attendibile o frutto di suggestioni raccolte lungo la via della seta, il suo effetto fu enorme: fissò nell’immaginario europeo l’idea di una setta oscura e affascinante, cementando il legame tra il nome e l’idea di un attacco premeditato.

Dal nome proprio al nome comune

Con il tempo, il nome della setta smise di indicare un gruppo specifico e passò a designare, in senso generale, chi uccide un altro essere umano, spesso in modo premeditato o per conto di qualcuno. Le lingue romanze accolsero la parola con lievi variazioni, e l’italiano «assassino» ne è l’erede diretto.

È un esempio affascinante di come un nome proprio, legato a un preciso contesto storico, possa diventare un nome comune di uso quotidiano. Chi ama queste storie nascoste dietro le parole può scoprire anche l’origine curiosa della parola «sabotaggio», altrettanto sorprendente.

Vecchio libro aperto in una biblioteca storica
Nel «Milione» Marco Polo contribuì a diffondere la leggenda del Vecchio della Montagna.

Perché queste storie contano

Conoscere l’etimologia di una parola non è un semplice esercizio di erudizione. Ogni termine è una capsula del tempo che conserva memoria di popoli, conflitti, viaggi e malintesi. Dietro «assassino» si intravede un intero mondo medievale, fatto di fortezze di montagna, leggende di crociati e racconti di mercanti che collegavano Oriente e Occidente. Per un’analisi più approfondita del termine si può consultare la voce dedicata sul vocabolario Treccani.

Domande frequenti

Da dove deriva la parola «assassino»?

Deriva dall’arabo ḥashshāshīn, termine con cui nel Medioevo si indicavano i membri della setta nizarita del Vicino Oriente.

Chi erano gli «Assassini» storici?

Erano i Nizariti, un ramo dell’islam ismailita attivo tra XI e XIII secolo, guidato da Ḥasan-i Ṣabbāḥ dalla fortezza di Alamut, nell’attuale Iran.

La setta usava davvero l’hashish?

Non è certo. Molti storici ritengono che il termine fosse in origine un insulto degli avversari e che il legame con la sostanza sia soprattutto leggendario.

Che ruolo ha avuto Marco Polo?

Nel Milione descrisse il «Vecchio della Montagna» e il suo giardino segreto, contribuendo a diffondere la leggenda della setta in tutta Europa.

Chi era il «Vecchio della Montagna»?

Era il nome con cui i cronisti europei chiamavano il capo della setta, figura avvolta da un fitto alone di leggende.

Come è diventata una parola comune?

Col tempo il nome della setta passò a indicare in generale chi uccide un altro essere umano, entrando così nelle lingue romanze e nell’italiano.