Quando il Mediterraneo si prosciugò: la crisi messiniana

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Immagina di affacciarti sulla costa e di vedere, al posto del mare, un immenso deserto salato profondo migliaia di metri. Non è fantascienza: è quello che accadde davvero al Mar Mediterraneo circa sei milioni di anni fa. Gli scienziati la chiamano crisi di salinità del Messiniano, uno degli eventi più straordinari nella storia geologica del nostro pianeta. Ecco come il Mediterraneo si prosciugò e come tornò a riempirsi.

Un mare che scompare

Tra circa 5,96 e 5,33 milioni di anni fa, il Mediterraneo attraversò una fase drammatica: perse gran parte della sua acqua, trasformandosi in un bacino in gran parte prosciugato, punteggiato da laghi ipersalati e da vaste distese di sale. Questo evento è noto come crisi di salinità del Messiniano, dal nome del piano geologico (il Messiniano) a cui appartiene.

Le prove non mancano: sotto i fondali del Mediterraneo si nascondono spessi strati di sale e gesso, depositi che possono formarsi solo quando enormi quantità d’acqua evaporano. In alcuni punti questi strati raggiungono spessori di uno o due chilometri.

Perché il Mediterraneo si prosciugò

La chiave di tutto è lo Stretto di Gibilterra, l’unico vero collegamento tra il Mediterraneo e l’Oceano Atlantico. Il Mediterraneo, infatti, è un mare che evapora più acqua di quanta ne riceva da fiumi e piogge: senza il costante apporto dell’Atlantico, tenderebbe a ridursi.

Circa sei milioni di anni fa, movimenti tettonici e variazioni del livello del mare chiusero o ridussero drasticamente questo collegamento. Privato del rifornimento atlantico, il Mediterraneo iniziò a evaporare senza essere ricompensato. Nel corso di migliaia di anni il livello dell’acqua calò enormemente, lasciando dietro di sé sale, gesso e paesaggi aridi.

Terra secca e screpolata di un deserto
Un deserto salato: così doveva apparire il Mediterraneo prosciugato.

Un gigantesco deposito di sale

Man mano che l’acqua evaporava, i sali disciolti si concentravano fino a precipitare sul fondo. È così che si formarono gli enormi strati di evaporiti che oggi giacciono sepolti sotto i sedimenti del Mediterraneo. Si stima che in quel periodo si sia depositata una quantità di sale pari a una frazione significativa di tutto il sale contenuto negli oceani del mondo: un accumulo semplicemente colossale.

Come si è scoperto tutto questo

La crisi messiniana non fu ipotizzata guardando la superficie, ma scavando. Negli anni Settanta, alcune campagne di perforazione dei fondali marini riportarono in superficie campioni ricchi di sale e gesso, tipici di ambienti evaporitici. Questi ritrovamenti, uniti allo studio delle rocce affioranti sulle coste mediterranee (compresa la Sicilia, ricchissima di depositi di gesso), permisero di ricostruire lo scenario del grande prosciugamento.

Da allora la crisi di salinità del Messiniano è diventata uno dei capitoli più studiati della geologia mediterranea. Puoi approfondirne la definizione scientifica nella voce dedicata alla crisi di salinità del Messiniano dell’enciclopedia Treccani.

Costa del Mar Mediterraneo dall'alto
Il suolo arido racconta l’evaporazione di enormi masse d’acqua.

La rinascita: l’alluvione zancleana

Se la scomparsa del mare fu spettacolare, il suo ritorno lo fu ancora di più. Intorno a 5,33 milioni di anni fa, lo Stretto di Gibilterra si riaprì. L’Atlantico tornò a riversarsi nel bacino prosciugato in quello che gli scienziati chiamano alluvione zancleana (dal piano geologico dello Zancleano, che segue il Messiniano).

Secondo alcune ricostruzioni, questo riempimento fu incredibilmente rapido su scala geologica: una cascata immensa avrebbe fatto risalire il livello del Mediterraneo di parecchi metri al giorno, riportando l’acqua nel giro di pochi millenni, forse addirittura in tempi ancora più brevi. In pochi istanti geologici, il deserto salato tornò a essere il mare che conosciamo.

Cristalli di sale in primo piano
Oggi il Mediterraneo è tornato mare, ma la sua storia è movimentata.

Le tracce visibili in Italia

Non serve scavare in fondo al mare per toccare con mano la crisi messiniana: alcune delle sue tracce più spettacolari affiorano in Italia. La Sicilia, in particolare, conserva imponenti depositi di gesso ed evaporiti risalenti proprio a quel periodo, tanto che il piano geologico del Messiniano prende il nome da Messina. Anche in altre aree del bacino mediterraneo si possono osservare rocce che raccontano l’antico prosciugamento, veri e propri archivi di pietra di quel passato remoto.

Le conseguenze per il clima e la vita

Un evento di questa portata ebbe effetti profondi. Sottrarre così tanto sale agli oceani ne modificò la composizione; il prosciugamento alterò il clima regionale e la circolazione delle acque. Anche la fauna e la flora ne furono influenzate: molte specie marine scomparvero dal bacino, mentre nuovi ambienti si aprirono e richiusero nel giro di poche centinaia di migliaia di anni.

La crisi messiniana ci ricorda quanto la geografia della Terra sia dinamica: continenti, mari e climi non sono fissi, ma cambiano continuamente su tempi lunghissimi. Se ti affascina come piccoli dettagli geologici possano stravolgere interi paesaggi, ti piacerà anche scoprire perché la Groenlandia è ghiacciata e l’Islanda è verde.

Perché questa storia ci stupisce

La crisi di salinità del Messiniano è affascinante perché ribalta la nostra idea di stabilità. Il Mediterraneo, culla di civiltà, crocevia di popoli e simbolo stesso del “mare nostro”, un tempo non c’era: al suo posto si stendeva un paesaggio arido e sconfinato. Sapere che il mare su cui affacciamo le nostre coste è, geologicamente parlando, tornato relativamente da poco, cambia il modo in cui lo guardiamo.

Domande frequenti

Che cos’è la crisi di salinità del Messiniano?

È l’evento geologico, avvenuto tra circa 5,96 e 5,33 milioni di anni fa, durante il quale il Mar Mediterraneo si prosciugò in gran parte, lasciando enormi depositi di sale e gesso.

Perché il Mediterraneo si prosciugò?

Perché lo Stretto di Gibilterra, il collegamento con l’Atlantico, si chiuse o si ridusse. Senza quel rifornimento, il Mediterraneo, che evapora più acqua di quanta ne riceva, iniziò a ridursi.

Come si è riempito di nuovo?

Con la cosiddetta alluvione zancleana: circa 5,33 milioni di anni fa lo Stretto di Gibilterra si riaprì e l’Atlantico tornò a riversarsi nel bacino, riempiendolo in tempi geologicamente brevissimi.

Quali prove abbiamo di questo evento?

Spessi strati di sale e gesso sepolti sotto i fondali mediterranei e affioranti su alcune coste, come in Sicilia. Furono le perforazioni dei fondali degli anni Settanta a confermarlo.

Quanto sale si depositò?

Una quantità enorme, pari a una frazione significativa del sale contenuto in tutti gli oceani, accumulata mentre l’acqua evaporava e i sali precipitavano sul fondo.

Il fenomeno potrebbe ripetersi?

Non nei tempi umani. Fu il risultato di lentissimi movimenti tettonici e variazioni del livello del mare che agiscono su scale di milioni di anni, ben oltre la nostra esperienza.