Il lombrico tagliato in due non diventa due lombrichi

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Se tagli un lombrico in due con la vanga non ottieni due lombrichi. Nel migliore dei casi ne resta uno, un po’ più corto, e l’altra metà muore.

Eppure l’idea resiste. Ce l’hanno raccontata da bambini, in giardino, mentre i due pezzi si contorcevano sulla terra come se ciascuno avesse deciso di vivere per conto suo. Quello spettacolo è un inganno.

Perché si muovono tutti e due i pezzi?

Il lombrico ha un sistema nervoso che corre lungo tutto il corpo, come un filo pieno di nodi. Quando lo tagli, i nervi di entrambe le metà continuano a scaricare per un po’. Il pezzo di coda si agita, si arrotola, sembra perfino scappare. Non sta cominciando una nuova vita: sono gli ultimi segnali di un corpo che ha perso il comando.

Il cervello, la bocca e gli organi che contano stanno tutti nella parte davanti. Dietro c’è soprattutto intestino e muscolo. Una coda senza bocca non può mangiare, e senza mangiare non va lontano.

Da che parte ha la testa un lombrico?

Guardalo da vicino. A un certo punto del corpo vedrai un anello più gonfio e più chiaro, come un piccolo manicotto. È il clitello, la “sella” che serve a produrre il bozzolo per le uova. La testa è sempre dalla parte più vicina a quell’anello.

Qui c’è il pezzetto di verità del mito. Se il taglio cade dietro la sella, la metà con la testa spesso sopravvive e si rifà la coda. Di solito è una coda più corta e un po’ stentata, ma funziona. Molti lombrichi ricostruiscono anche qualche anello perso sulla punta davanti. Una testa nuova sulla coda, invece, non cresce: la metà posteriore al massimo aggiunge altri anelli di coda e poi si spegne, come spiegano i naturalisti della riserva naturale della contea di Will, nell’Illinois.

C’è un dubbio onesto. Le specie di lombrichi sono tantissime e non tutte si comportano allo stesso modo. La zoologa Nikki Withers, rispondendo ai lettori di BBC Science Focus, ha ammesso che forse qualche specie riuscirebbe a rinascere da un solo pezzo, ma che nessuno lo sa davvero. E che sarebbe crudele provarci.

L’abate di Scandiano che tagliava lumache

Il primo a fare sul serio queste prove fu un italiano. Lazzaro Spallanzani, sacerdote e naturalista nato a Scandiano, vicino a Reggio Emilia, nel 1768 annunciò i risultati di anni di esperimenti: aveva tagliato lombrichi, girini, salamandre e soprattutto lumache. La scoperta che fece rumore fu quella delle lumache. Tagliata la testa, ne ricresceva una nuova.

La notizia fece il giro d’Europa, e perfino Voltaire si mise a decapitare lumache per vedere con i propri occhi. Spallanzani ne ricavò una regola che regge ancora: più un animale è semplice, più sa ricostruirsi. Per questo l’assolotto rifà intere zampe mentre la lucertola si accontenta della coda. Il lombrico sta nel mezzo. Abbastanza bravo da rifarsi il fondoschiena, non abbastanza da sdoppiarsi.

Vero o falso?

Falso: un lombrico tagliato in due diventa due lombrichi.
Vero: la metà con la testa, se il taglio è dietro la sella, può rifarsi la coda.
Vero: la coda si muove ancora, ma non ha futuro.

Il verme che ci riesce davvero

Il mito, in fondo, ha sbagliato solo animale. Nei ruscelli, sotto i sassi, vive la planaria: un vermetto piatto lungo come un’unghia, con due macchioline sulla testa che sembrano occhi strabici. Tagliala in due e avrai due planarie. Tagliala in tanti pezzi e ne avrai tante.

Nel 1898 il biologo americano Thomas Hunt Morgan si mise a sminuzzarle e vide animali interi ricrescere da frammenti minuscoli, più piccoli di una briciola di pane. Poi lasciò perdere i vermi e passò ai moscerini della frutta. Con quelli vinse il Nobel.

Il vero campione, però, era rimasto nel ruscello.

Fonti

Forest Preserve District of Will County, Nature curiosity: will a worm regenerate if it gets cut in half?
BBC Science Focus, How many times can a worm be split in half and still grow back?
Pikaia, Lazzaro Spallanzani: l’apprendista stregone di Scandiano
The Node, Forgotten classics: T. H. Morgan and planarian regeneration

Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2026