Come fa la lucertola a lasciarti la coda in mano

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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La coda della lucertola non si strappa: si stacca. È l’animale a decidere quando lasciarla andare, e ci riesce in un lampo perché dentro le vertebre della coda ha delle linee di rottura già pronte dalla nascita.

Chi da bambino ha provato ad acchiappare una lucertola su un muretto se lo ricorda bene: in mano resta la coda, la lucertola no. E la coda, per terra, continua a muoversi.

Vertebre costruite per rompersi

Il meccanismo sta in tre pezzi che lavorano insieme, e il primo è quello che sorprende di più. In un tratto della coda ogni vertebra è attraversata da un setto di tessuto connettivo che la divide a metà, come la perforazione di un foglio da staccare. Non è l’osso che si spezza sotto sforzo: è un incastro che si apre quando serve.

Il secondo pezzo sono i muscoli, che in quella zona non sono continui ma divisi in segmenti a coni, fatti per sfilarsi l’uno dall’altro senza lacerarsi.

Il terzo è la parte più elegante. L’arteria principale della coda è circondata da anelli di muscolo liscio che si stringono nell’istante esatto del distacco. I biologi che hanno passato in rassegna decenni di ricerche sulle code descrivono un moncone che si chiude quasi prima di cominciare a sanguinare. Il predatore resta con un pezzo di coda in bocca, e sul muretto non c’è nemmeno una macchia.

Perché continua a ballare per terra

La coda staccata non è un pezzo di carne che si contrae a caso. Dentro ha i suoi nervi e i suoi circuiti, che funzionano benissimo anche senza cervello: i muscoli ricevono ancora ordini, solo che adesso se li danno da soli.

Chi l’ha filmata con telecamere ad alta velocità ha visto cose che nessuno si aspettava. Le code non oscillano a tempo: si flettono, scattano di lato, ogni tanto decollano e saltano in aria alte quanto un dito messo di taglio. E vanno avanti così per quasi mezz’ora.

Il senso sta tutto lì, nell’essere imprevedibili. Se la coda si muovesse con un ritmo regolare, un gatto capirebbe subito dove andrà a finire. Così invece non lo capisce, resta a colpire il pezzo sbagliato, e intanto la lucertola è già sotto il muretto. Non è l’unica ad aver risolto il problema in modo drastico: c’è un geco che si sfila la pelle e scappa via nudo.

Il conto arriva dopo

Il prezzo però esiste, ed è salato. Nella coda la lucertola tiene il grasso, cioè la dispensa. Quando alcuni ricercatori hanno tenuto sotto osservazione delle lucertole campestri (le nostre, finite per caso in California) hanno visto che dopo il distacco l’animale cambia perfino il modo di bruciare energia, nel tentativo di rimettere insieme le scorte perdute. Nelle femmine la coda vale ancora di più: chi la lascia per strada poi depone uova più piccole e meno numerose.

E la coda nuova non è la stessa cosa. La Treccani lo scrive senza giri di parole: non torna mai lunga come prima, e la lucertola diventa più lenta e fa salti più corti. Dentro non ci sono più vertebre, c’è un cono cavo di cartilagine, un tubo unico senza giunture. Il che vuol dire che lì le linee di rottura non ci sono: la prossima volta dovrà spezzarsi più in alto, in quello che resta della coda originale. Rigenerare un pezzo di sé, del resto, riesce molto meglio ad altri: le stelle marine rifanno un corpo intero partendo da un braccio.

Il gioco da fare domani sul muretto

Mettiti a guardare le lucertole che prendono il sole sui muri di casa. Quelle con la coda originale ce l’hanno sottile e affusolata, con le squame allineate in anelli regolari fino alla punta. Quelle che l’hanno già persa hanno un tratto finale più corto e più tozzo, di un colore leggermente diverso, con le squame disordinate: si vede a occhio nudo il punto dove finisce l’originale e comincia il ricambio.

Nei giardini pubblici e nei cortili dove girano molti gatti ne trovi parecchie così, ed è un indizio che vale più di un censimento: dove c’è chi caccia, le code rifatte si moltiplicano. È lo stesso genere di dettaglio che si vede solo sapendo cosa cercare, come la lumaca che striscia sul filo del rasoio senza farsi niente.

Ogni tanto poi capita l’errore. Se la frattura non è netta e il moncone resta in parte attaccato, la coda ricresce due volte: una dal punto di rottura e una dalla ferita di fianco. Il risultato è una lucertola con due code, tutte e due sue.

Fonti

Treccani, Enciclopedia dei ragazzi: lucertole, orbettini e fienarole

Journal of Experimental Biology, Tail regeneration and other phenomena of wound healing and tissue restoration in lizards

Biology Letters, Flip, flop and fly: movement patterns of autotomized gecko tails

Journal of Herpetology, Physiological Effects of Tail Regeneration following Autotomy in Italian Wall Lizards

Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2026