Una lumaca può attraversare il filo di una lametta senza farsi un graffio. Il merito non è della pelle dura: è di quella scia argentata che si lascia dietro, una colla che diventa liquida solo quando le serve.
La bava non è uno scarto. È il pavimento che la lumaca si stende davanti mentre cammina, e ha una proprietà che sembra un trucco da prestigiatore: da ferma è solida, sotto spinta si scioglie, e appena la spinta finisce torna dura.
Una colla che si comporta come il ketchup
Gira una bottiglia di ketchup a testa in giù e non esce niente. Dalle un colpo secco sul fondo e viene giù tutto insieme. La salsa resta ferma finché non le arriva una spinta abbastanza forte, poi cede di colpo e scorre come acqua.
La bava della lumaca fa la stessa identica cosa, solo molto più in fretta. Alla Nottingham Trent University hanno misurato la soglia oltre la quale quella colla smette di essere colla: sotto, tiene l’animale attaccato come se fosse incollato; sopra, diventa un lubrificante.
Il piede però non scivola tutto insieme. Manda onde di contrazione dalla coda verso la testa, e sotto ogni onda la bava si liquefa per una frazione di secondo: quel pezzetto di suola avanza mentre tutto il resto resta ancorato. La lumaca cammina restando sempre incollata. A capirlo per primo fu un biologo americano che nel 1980 spostò l’attenzione dal piede alla bava.
E la lametta?
Fra la suola e il filo della lama c’è sempre uno strato di bava più sottile di un capello. Sembra poco e invece basta, perché la lumaca non preme: si appoggia, e il suo peso è spalmato su tutta la superficie del piede invece che concentrato sul bordo. Una lama taglia se la carichi. Se non la carichi è soltanto un pezzo di metallo stretto.
Così la chiocciola passa sul filo come passerebbe su una piastrella, lasciandosi dietro la solita riga lucida.
E a testa in giù?
La stessa colla spiega la scena che vedi in giardino dopo la pioggia: una lumaca sale lungo un vetro verticale, gira l’angolo e prosegue sotto una foglia, capovolta, senza staccarsi mai. Il piede è attaccato in ogni istante, perché non esiste un momento in cui l’animale salta in avanti. C’è sempre una parte incollata mentre un’altra scorre.
Su quanto conti la chimica della bava e quanto invece il modo in cui il piede si muove, va detto, i ricercatori litigano ancora. È lo stesso tipo di domanda che si fanno davanti alla foglia di loto che non si sporca mai: la natura risolve, poi tocca a noi capire come.
A Cherasco le prendono sul serio
In Piemonte, a Cherasco in provincia di Cuneo, esiste dal 1973 un istituto che studia soltanto l’allevamento delle chiocciole, e intorno a quel paese è cresciuta un’industria intera: dalla tavola alla cosmetica, dove la bava finisce dentro le creme per il viso. Le sue ospiti sono cugine lontane del polpo e parenti strette del drago blu, la lumaca di mare che ruba il veleno alle caravelle portoghesi.
Tutta quella bava, per l’animale, è carissima. Due ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno calcolato che produrla pesa sul bilancio energetico di una lumaca più di venti volte il lavoro meccanico che le serve per spostarsi. Muoversi non le costa quasi nulla. È il tappeto che la rovina.
Fonti
Shirtcliffe, McHale, Newton, PLOS ONE (2012)
Lauga, Hosoi, Physics of Fluids (2006)
Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco
Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2026