La donna che sentiva l’odore del Parkinson

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Joy Milne capì che suo marito stava cambiando dodici anni prima che un medico gli desse un nome. Non lo vide dai movimenti né dalla voce: lo sentì con il naso.

Vivevano a Perth, in Scozia. Les era un medico, un uomo preciso, lo stesso di sempre. A un certo punto, però, Joy cominciò a sentirgli addosso un odore nuovo, muschiato, che non andava via con la doccia. Glielo disse. Lui non capiva di cosa stesse parlando, e la cosa finì come finiscono queste cose in famiglia: con un po’ di irritazione e nessuna spiegazione. Joy ha un olfatto fuori scala, una iperosmia di famiglia, e aveva imparato a non farne un argomento di conversazione.

Poi arrivò la diagnosi: Parkinson. E qualche anno dopo, a una riunione dell’associazione dei malati, Joy aprì la porta di una sala piena di sconosciuti e sentì l’odore di Les moltiplicato per tutta la stanza.

Il test delle magliette

Lo raccontò a un ricercatore dell’Università di Edimburgo, Tilo Kunath, alla fine di una conferenza. Lui ha ammesso che sul momento lasciò perdere: non gli sembrava possibile. Ci ripensò, e organizzò una prova semplice come un gioco di società. Una dozzina di magliette indossate per una notte, metà da persone con il Parkinson e metà da persone sane, infilate in buste identiche e date a Joy da annusare.

Joy indicò tutti i malati, senza sbagliarne uno. Poi disse che anche un’altra maglietta aveva quell’odore. Era di un uomo sano, e sulla carta era l’unico errore del test. Otto mesi dopo quell’uomo ricevette la diagnosi di Parkinson.

Che cosa annusava davvero

La pista non era la pelle in sé, ma quello che la pelle produce: il sebo, il velo grasso che ci copre e che cambia composizione quando qualcosa nel corpo si muove. È la stessa ragione per cui l’odore delle monete non viene dalle monete, ma da noi. A Manchester la chimica Perdita Barran ha preso quel sebo e lo ha passato agli strumenti, trovandoci molecole che nelle persone malate ci sono in quantità diverse. Da lì è nato un test che si fa passando un tampone sulla schiena, dove il sebo abbonda.

Su quanto sia affidabile gli scienziati discutono ancora, e la domanda più scomoda è aperta: altre malattie potrebbero lasciare tracce simili, e nessuno vuole un esame che suoni l’allarme per il motivo sbagliato. Nulla di tutto questo serve a farsi diagnosi in casa: per le questioni personali serve un medico.

In Italia si è cercato nel naso, ma dall’altra parte. Un gruppo dell’Università di Verona guidato da Gianluigi Zanusso ha passato un tampone dentro le narici di persone che non avevano ancora sintomi motori ma dormivano male in un modo molto particolare, e ci ha trovato la proteina che si accumula nel Parkinson.

Perché nessuno le credeva

Il naso umano è uno strumento ridicolmente sensibile per certe sostanze: basta pensare a quanto poco serve perché una bottiglia sappia di tappo. Il problema è che quasi nessuno lo allena, e quasi nessuno si fida. I cani, che di fiuto ne hanno da vendere e hanno perfino un naso unico come un’impronta digitale, vengono addestrati a riconoscere odori di malattia da anni. Una signora scozzese che dice al marito che ha un odore strano, invece, di solito viene mandata a quel paese.

Les è morto nel 2015. Joy continua a fare la volontaria, ad annusare magliette e campioni per i laboratori che glieli chiedono.

Lei quell’odore lo sentiva già mentre lui stava bene.

Fonti

University of Edinburgh, Discovering the smell of Parkinson’s
Scientific American, A Supersmeller Can Detect the Scent of Parkinson’s
Università di Verona, Un tampone nasale per fermare il Parkinson
NPR, Her incredible sense of smell is helping scientists

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2026