Perché il parmigiano scricchiola sotto i denti

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Quei granelli bianchi che senti croccare in una scaglia di parmigiano non sono sale. Sono cristalli di tirosina, un pezzo di proteina del latte che durante la stagionatura si è messo in fila da solo, e che in bocca fa quel piccolo rumore che tutti conosciamo.

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano lo spiega con parole sue: i puntini sono cristalli di un amminoacido e crescono di numero e di dimensione man mano che la forma invecchia. Tradotto: quel crac è un calendario che si mangia. Più ne senti, più anni ha il formaggio che hai davanti.

Che cosa succede dentro la forma

Il latte arriva in caldaia pieno di caseina, la proteina che tiene insieme tutto il resto. Dal momento in cui la forma va a riposare sulle scalere, gli enzimi cominciano a tagliare quelle proteine in pezzi sempre più piccoli, fino ai singoli amminoacidi. È lo stesso lavoro lento che rende il parmigiano vecchio più saporito di quello giovane.

Fra gli amminoacidi liberati c’è la tirosina, che ha un difetto prezioso: nell’acqua si scioglie male. Funziona come lo zucchero nel tè freddo, che oltre un certo punto smette di sparire e si posa sul fondo. Quando la tirosina supera quella soglia, si raccoglie in cristalli a forma di aghi, come li descrive la Treccani. Nelle forme molto stagionate diventano così fitti che la pasta sembra spolverata di zucchero.

È anche il motivo per cui una forma di dodici mesi croccola pochissimo e una di trenta si sente subito. Dentro non è entrato niente di nuovo: è solo passato del tempo, lo stesso tempo che ha reso il Parmigiano Reggiano il formaggio che i monaci facevano già nel Medioevo.

Non tutti i puntini bianchi sono uguali

Qui serve una precisazione, perché in cucina l’occhio si fa ingannare facilmente. Sulla crosta e sulla superficie di certi formaggi, il cheddar per esempio, compaiono chiazze biancastre che non sono tirosina ma lattato di calcio, un sale nato dall’acido lattico. Sono più tenere sotto i denti e tendono a stare in superficie, mentre i cristalli della pasta del parmigiano stanno dentro, dove il coltello li scopre.

In tutti e due i casi, comunque, nessuno ha aggiunto niente: è chimica del latte che si organizza da sola, parente stretta di quella che fa del sale un conservante. Per lo stesso motivo la stagionatura lunga porta via anche il lattosio, come raccontano le analisi sui formaggi stagionati.

Il nome arriva dal formaggio

La parte migliore è come si è arrivati a chiamarla tirosina. Nel 1846, nel laboratorio di Giessen, il chimico tedesco Justus von Liebig stava smontando la caseina con l’acido quando vide comparire dei cristalli bianchi che non conosceva. Li isolò, li studiò e per battezzarli andò a prendere la parola greca per formaggio.

Da allora quella molecola ha fatto carriera ben oltre la tavola: il corpo la usa per costruire l’adrenalina, gli ormoni della tiroide e il pigmento che dà colore alla pelle. Tutto da un granello che scricchiola in una scaglia. Il nome di quella molecola, in greco, vuol dire formaggio.

Fonti

Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, le risposte ai dubbi più comuni

Treccani, voce «Tirosina»

Treccani, Vocabolario, etimologia di «tirosina»

American Chemical Society, «L-Tyrosine»

Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2026