Su uno scoglio dell’Adriatico l’evoluzione ha corso come quasi mai la si è vista correre. Sono bastate dieci lucertole e trentasei anni perché i loro discendenti avessero la testa più grossa, un morso più forte e un pezzo di pancia che la loro specie non aveva mai avuto.
E non si tratta di un rettile esotico. È la lucertola campestre, quella che vedi sparire in una crepa quando passi accanto a un muretto a secco, dalla Liguria alla Sicilia.
Cinque coppie e un biglietto di sola andata
Nel 1971 un gruppo di biologi guidato da Eviatar Nevo prese cinque maschi e cinque femmine di lucertola campestre dall’isolotto di Pod Kopište, al largo della costa croata, e li portò su Pod Mrčaru, uno scoglio vicino, simile per grandezza e clima, dove questa specie non aveva mai vissuto. L’idea era vedere come se la sarebbero cavata in gara con le lucertole che ci abitavano già. Poi, per più di trent’anni, nessuno tornò a controllare.
Nel 2004 un gruppo di ricercatori belgi, americani e croati sbarcò di nuovo sull’isolotto. Le lucertole campestri c’erano, ed erano tantissime. Le analisi del DNA, fatte su un pezzetto di coda, confermarono che erano proprio le discendenti di quelle dieci pioniere. Solo che non sembravano più le stesse.
Cosa era cambiato in così poco tempo
La prima cosa che saltava all’occhio era la testa: più lunga, più larga, più alta di quella delle cugine rimaste a casa. E il morso era più forte. Il motivo stava nel menù. Sull’isola di partenza le lucertole mangiano quasi solo insetti; su Pod Mrčaru, d’estate, le piante arrivavano a riempire fino a due terzi della dieta. E masticare foglie dure è un lavoro da mascelle robuste.
Il colpo di scena però era dentro. Aprendo l’intestino, i ricercatori trovarono delle piccole valvole, una specie di chiuse che rallentano il passaggio del cibo e creano delle camere dove i batteri possono fermentare le foglie con calma. Un minuscolo barattolo di crauti dentro una lucertola. Nella lucertola campestre nessuno le aveva mai viste, nemmeno sull’isolotto da cui erano partite le dieci fondatrici, e fra i rettili con le squame sono una rarità.
Anche il carattere era cambiato. Con tanto cibo verde a portata di bocca, le lucertole di Pod Mrčaru vivevano molto più fitte e avevano smesso di difendere il proprio territorio. Pace sociale, a base di insalata.
Quanto è veloce, davvero?
Per dare la scala: in trentasei anni le lucertole fanno una trentina di generazioni, forse meno. Per noi, trenta generazioni fa era più o meno l’Italia di Dante. In quel tempo la lucertola si è costruita un pezzo di intestino nuovo. Di solito l’evoluzione la immaginiamo lentissima, roba da ere geologiche, come quella che ha regalato alle lucertole il trucco della coda che si stacca. Duncan Irschick, dell’Università del Massachusetts, uno degli autori, l’ha detta così: strutture nuove possono comparire in tempi estremamente brevi.
C’è però un asterisco, e lo hanno messo gli stessi ricercatori. Una parte di questi cambiamenti potrebbe dipendere dalla dieta e dall’ambiente in cui crescono i piccoli, senza bisogno di nuovi geni: una lucertola che mangia foglie fin da piccola potrebbe crescere diversa anche se ha lo stesso DNA della cugina. Su quanto ci sia di «evoluzione» in senso stretto, i biologi discutono ancora. Resta il fatto che le valvole compaiono già nei piccoli appena nati.
Non è l’unico posto dove la natura ha fatto in fretta: alle Galápagos c’è un uccellino che ha imparato a bere il sangue degli uccelli marini. Ma la lucertola di Pod Mrčaru ha un vantaggio narrativo: sappiamo il giorno in cui la sua storia è cominciata, e sappiamo dove sono le parenti di controllo. Sono ancora su Pod Kopište, a pochi minuti di barca. Mangiano insetti, come sempre.
Fonti
Herrel e altri, Proceedings of the National Academy of Sciences, 2008
University of Massachusetts Amherst via ScienceDaily
Newswise, Lizards undergo rapid evolution after introduction to new island
Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2026
