Metti nel microonde un bicchiere d’acqua e, accanto, un bicchiere con la stessa quantità di cubetti di ghiaccio. Accendi: l’acqua comincia a bollire quando il ghiaccio è ancora lì, quasi intero.
Sembra un controsenso, perché al ghiaccio basterebbe scaldarsi di pochissimo per diventare acqua. Eppure è la stessa ragione per cui la lasagna surgelata della domenica esce con i bordi che sfrigolano e il cuore ancora gelato.
Il momento in cui il microonde fa i capricci
Chiunque abbia provato a scongelare un pollo a piena potenza conosce la scena: una coscia già grigia e cotta, il petto ancora duro come un sasso. Non è il tuo forno che è difettoso. È il ghiaccio che, per un microonde, è quasi invisibile.
Per capire perché, bisogna sapere cosa fa davvero quella scatola. Lo racconta bene la storia della sua nascita: il forno a microonde fu inventato per caso, da un ingegnere che si ritrovò una barretta di cioccolato sciolta in tasca mentre lavorava vicino a un radar.
Il meccanismo in tre passi
Primo: le molecole d’acqua sono piccole calamite. Hanno un lato un po’ positivo e uno un po’ negativo. Le microonde creano dentro il forno un campo elettrico che cambia verso miliardi di volte al secondo, e le molecole d’acqua provano a girarsi per stargli dietro, come aghi di bussola impazziti. Tutto quel ruotare e sfregarsi diventa calore.
Secondo: nel ghiaccio le molecole sono bloccate. Quando l’acqua gela, le molecole si incastrano una all’altra in un reticolo rigido, tenute strette da legami che non le lasciano girare. Il campo elettrico le tira, ma loro restano ferme. Risultato: il ghiaccio assorbe pochissima energia e la maggior parte delle microonde gli passa attraverso. Come spiegano i divulgatori di The Naked Scientists, a questo si aggiunge che per sciogliere il ghiaccio serve comunque un sacco di energia, quanta ne servirebbe per portare la stessa acqua quasi a ebollizione.
Terzo: appena si forma una goccia, si scatena l’effetto valanga. Basta che un angolo del cibo si sciolga perché quella poca acqua liquida cominci a bere energia molto più del ghiaccio intorno. Si scalda, quindi assorbe ancora di più, quindi si scalda ancora. Gli ingegneri lo chiamano proprio così, fuga termica: i punti già sciolti si cuociono mentre il resto rimane un iceberg.
E il mito della cottura «dall’interno»?
Qui il microonde ha una fama che non merita. Molti pensano che scaldi il cibo dal centro verso fuori. Non è così: le microonde penetrano solo per pochi centimetri, più o meno lo spessore di un dito, come conferma il servizio per la sicurezza alimentare del governo americano. In un pezzo spesso, il centro si scalda solo perché il calore ci arriva piano piano dagli strati esterni, come in una padella qualsiasi.
Per questo la lasagna fa il doppio scherzo: i bordi, sottili e già un po’ sciolti, catturano quasi tutta l’energia; il centro, spesso e gelato, la rifiuta e aspetta che il calore arrivi da fuori. Un po’ come il latte che trabocca mentre l’acqua no, è una questione di cosa succede alle molecole, non di quanto è potente l’elettrodomestico.
Il trucco per accorgersene domani
Ascolta il tuo microonde quando lo metti su «scongela». Senti quel ronzio che va e viene, il clic che si accende e si spegne? Non è un guasto. Il forno lavora a intermittenza apposta: scalda un po’, poi si ferma e lascia che i punti già tiepidi passino il calore ai vicini ancora congelati. È un modo per evitare la valanga, dando tempo al ghiaccio di arrendersi.
E se vuoi la prova definitiva, rifai l’esperimento dei due bicchieri. Guarda bene il ghiaccio mentre l’acqua accanto bolle: comincia a cedere quasi solo dove tocca le gocce che ha già perso.
Nel microonde il ghiaccio lo scioglie l’acqua, non le onde.
Fonti
The Naked Scientists – Microwaving ice: why defrosting is so slow
USDA FSIS – Cooking with microwave ovens
Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2026
