Perché la tenda della doccia ti si appiccica addosso

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Apri l’acqua, entri sotto il getto e la tenda della doccia, puntuale, ti viene incontro e ti si incolla al polpaccio. Non è sfortuna e non è il vapore: dentro la tua doccia, ogni mattina, gira un piccolo uragano sdraiato su un fianco.

La tenda è leggera, la stanza è ferma, eppure lei si muove. E lo fa sempre verso l’interno, mai verso il bagno. Per decenni questa scena quotidiana ha avuto due spiegazioni da bar, tutte e due convincenti, tutte e due sbagliate.

Il colpevole sbagliato numero uno: il vapore

La prima teoria dice: l’aria calda sale, dentro la doccia si crea un vuoto, l’aria fresca del bagno spinge la tenda dentro. Sembra filare. Il problema è che la tenda ti assale anche quando fai la doccia gelata. Se fosse colpa del calore, con l’acqua fredda dovrebbe restare tranquilla, e invece no.

La seconda teoria tira in ballo l’effetto Bernoulli: un fluido che corre veloce ha una pressione più bassa. È lo stesso principio che il fisico reggiano Giovanni Battista Venturi misurò nei tubi d’acqua e descrisse a Parigi nel 1797, quello che oggi porta il suo nome e che ritroviamo ancora oggi dalle ali degli aerei ai canali d’irrigazione. Bello, ma la doccia non è un tubo di aria che corre: è una pioggia di gocce. E le gocce cambiano tutto.

Chi ha fatto la doccia al computer?

Nel 2001 un ingegnere dell’Università del Massachusetts, David Schmidt, decise di togliersi il dubbio. Di mestiere studiava gli spruzzi dei motori, cioè come si comportano milioni di goccioline sparate nell’aria. Nel tempo libero, senza un euro di finanziamento, ricostruì al computer una vasca da bagno vera, con il soffione e il bagno tutto intorno. Il modello era la vasca della suocera.

Il suo computer di casa lavorò per due settimane di sere e weekend per simulare mezzo minuto di doccia. Il risultato, raccontato dallo stesso Schmidt sulle pagine di Scientific American, è un’immagine che non dimentichi più.

Come nasce l’uragano in vasca

Funziona così, in tre passi:

  • le gocce cadono e trascinano con sé l’aria che attraversano, come una folla che si porta dietro chi sta in mezzo;
  • quell’aria, arrivata in fondo alla vasca, deve tornare su da qualche parte, e comincia a girare su se stessa formando un vortice con l’asse orizzontale, una specie di mulinello di polvere coricato;
  • al centro di ogni vortice la pressione è più bassa, e quel centro sta proprio contro la tenda, che viene risucchiata dentro.

La forza è debolissima. Basta una tenda di plastica pesante per non accorgersene, ed è per questo che in alcune case il fenomeno sembra non esistere. Schmidt stesso ha sempre parlato di soluzione «parziale»: una simulazione al computer è una ricostruzione, e nessuno ha mai misurato quel vortice in ogni bagno del mondo. Ma spiega la cosa che le altre teorie non spiegavano, cioè la doccia fredda.

Quel lavoro fatto per divertimento gli valse l’Ig Nobel per la fisica, il premio per le ricerche che prima fanno ridere e poi fanno pensare, consegnato quell’autunno nel teatro Sanders di Harvard. Se ti piacciono i fenomeni di casa con una fisica nascosta, leggi anche perché il latte trabocca e l’acqua no e perché i fiumi scorrono a zig-zag.

Il trucco per vederlo domani

Domattina guarda il fondo della tenda, non il centro. È lì che si gonfia di più, perché in alto è tenuta dagli anelli e in basso è libera. Le soluzioni di Schmidt sono da nonna: qualche peso cucito nell’orlo, oppure una calamita se la vasca è di metallo. C’è anche chi monta un bastone curvo, che allontana la tenda dal vortice.

E se vuoi vederlo davvero, prova con la doccia fredda. La tenda arriva lo stesso.

Fonti

David Schmidt, «Why Does the Shower Curtain Move Toward the Water?», Scientific American, 2001
Harvard Gazette, cerimonia degli Ig Nobel, ottobre 2001
ANSA, «Effetto Venturi, modernità di un intellettuale del ‘700», 2022

Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026