Le oche che vedi passare in autunno a forma di V stanno facendo l’autostop sull’aria. Ogni uccello vola un po’ di lato rispetto a quello davanti, nel punto esatto in cui l’aria sale, e lì fa meno fatica.
Che cosa lascia dietro di sé un’ala?
Quando un uccello batte le ali spinge l’aria verso il basso, ed è così che resta su. Alle punte delle ali, però, succede una cosa curiosa: l’aria scivola da sotto a sopra e si arrotola in due piccoli mulinelli, come il ricciolo d’acqua che resta dietro a un remo. Proprio dietro l’uccello l’aria scende. Appena fuori dalle punte, invece, risale.
Chi si infila in quella striscia di aria che sale riceve una piccola spinta gratis. È la scia del ciclista, solo spostata di lato. Metti in fila tanti uccelli, ognuno appoggiato alla punta d’ala di quello davanti, e la figura che viene fuori è proprio una V. Se lo stormo si appoggia da un lato solo esce una linea obliqua, che in cielo vedi quasi altrettanto spesso.
Gli ibis che hanno svelato il trucco
Che la V facesse risparmiare fatica si sospettava da tempo, ma misurarlo era quasi impossibile: uno stormo selvatico non si insegue con il metro da sarta. La risposta è arrivata da uccelli molto speciali. Nell’estate del 2011 quattordici giovani ibis eremita, allevati a mano allo zoo di Vienna dai volontari austriaci del Waldrappteam guidati dal biologo Johannes Fritz, partirono da Salisburgo per la loro prima migrazione. Non avendo genitori da imitare, seguivano un ultraleggero con a bordo le loro “mamme” umane. Destinazione: la laguna di Orbetello, in Toscana.
Ogni ibis portava sulla schiena un registratore leggerissimo che annotava posizione e battiti d’ala. Il gruppo di Steven Portugal, del Royal Veterinary College di Londra, ha scoperto due cose. Gli uccelli si sistemavano proprio dove la teoria dice che l’aria sale, un po’ dietro e un po’ di lato al compagno. E battevano le ali a tempo con lui, così che le punte restassero sempre sulla stessa onda che sale, come due remi che vanno insieme. Quando invece un ibis finiva esattamente dietro a un altro, dove l’aria scende, cambiava ritmo e batteva in controtempo, per non farsi schiacciare verso il basso.
E chi sta davanti, chi lo aiuta?
Nessuno. Il capofila taglia l’aria ferma e fatica più di tutti. Qui arriva la parte più bella. Studiando lo stesso volo verso l’Italia, Bernhard Voelkl dell’Università di Oxford e i suoi colleghi hanno visto che gli ibis si davano il cambio di continuo, quasi sempre a coppie. Uno stava davanti all’amico per un po’, poi i due si scambiavano di posto. E il tempo passato a tirare corrispondeva con grande precisione al tempo passato a farsi tirare.
Un patto tra compagni di strada: a turno si fatica, a turno si riposa. I biologi la chiamano reciprocità diretta, ed è raro vederla così chiaramente negli animali. Funziona anche come sistema antiscrocconi, perché chi provasse a stare sempre in scia verrebbe smascherato dal compagno di coppia. Se ti piacciono questi accordi silenziosi tra uccelli, c’è anche la storia del pettirosso che d’autunno canta per difendere il suo giardino.
Quanto si risparmia davvero?
Qui serve un po’ di onestà. I calcoli teorici promettono risparmi enormi, ma in volo vero nessuno sta mai perfettamente in posizione: c’è vento, ci sono scossoni, c’è chi si distrae. Il dato più solido viene dai pellicani bianchi che il biologo francese Henri Weimerskirch aveva abituato a seguire una barca a motore. In formazione il loro cuore batteva più piano e planavano più spesso che da soli. Un vantaggio reale, ma più piccolo di quello sulla carta. E c’è chi pensa che la V serva anche a vedersi bene, senza che nessuno copra la visuale all’altro.
Del resto per orientarsi gli uccelli hanno tutta una cassetta degli attrezzi, e la vista dei compagni ne fa parte. Una cosa però puoi verificarla da solo, la prossima volta che senti starnazzare sopra la testa. Guarda la punta della V: prima o poi vedrai un uccello arretrare e un altro prendere il suo posto. Gli ibis di Orbetello a volte si scambiavano i ruoli nel giro di un secondo.
Davanti, insomma, nessuno ci resta troppo a lungo.
Fonti
- Portugal S.J. et al., Upwash exploitation and downwash avoidance by flap phasing in ibis formation flight, Nature (2014)
- Voelkl B. et al., Matching times of leading and following suggest cooperation through direct reciprocity during V-formation flight in ibis, PNAS (2015)
- Weimerskirch H. et al., Energy saving in flight formation, Nature (2001)
- Royal Veterinary College, comunicato sullo studio degli ibis in formazione (ScienceDaily, 2014)
Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2026
