Il primo semaforo del mondo esplose dopo un mese

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Il primo semaforo della storia non stava a New York né a Parigi: stava davanti al Parlamento di Londra, e dopo poche settimane di servizio esplose in faccia al poliziotto che lo manovrava. Era il dicembre del 1868, e c’erano solo carrozze e cavalli.

Per rivedere un semaforo per le strade di Londra ci sarebbe voluto più di mezzo secolo.

Perché a Londra serviva un semaforo senza automobili

Pensa a Westminster nell’Ottocento: carrozze, omnibus trainati da cavalli, carretti, gente a piedi che attraversa dove capita. Nessuna regola, nessuna striscia. Secondo la ricostruzione dello Smithsonian Magazine, nel traffico londinese morivano tre o quattro persone ogni settimana. E i deputati, per entrare in Parlamento, dovevano attraversare uno degli incroci peggiori della città.

L’idea venne a un uomo delle ferrovie, John Peake Knight. Sui binari i segnali esistevano già da anni e funzionavano: un braccio meccanico alzato voleva dire fermo, abbassato voleva dire via libera. Knight si chiese perché non fare lo stesso con le carrozze.

Com’era fatto il nonno di tutti i semafori

Non aveva niente dei semafori che conosci. Era una colonna di ghisa verde e dorata, alta come una casa di due piani, con un ananas decorativo in cima, perché nell’Ottocento anche un attrezzo da strada doveva essere elegante. Di giorno parlavano due bracci rossi, come quelli dei treni. Di notte si accendevano due lampade a gas, una rossa e una verde.

Il dettaglio che lo rende diverso da tutto quello che è venuto dopo: non era automatico per niente. Sotto c’era sempre un agente che girava una manovella. Il semaforo, in pratica, era un vigile con un megafono luminoso.

Il giorno in cui saltò in aria

Nel gennaio successivo un tubo del gas sotto il marciapiede cominciò a perdere. La colonna era cava e si riempì lentamente, senza che nessuno se ne accorgesse. Quando il gas incontrò la fiamma della lampada, la colonna esplose e il poliziotto di turno rimase gravemente ustionato al volto. Anche il Science Museum di Londra racconta che l’esplosione mandò in frantumi le luci e fece archiviare il progetto di metterne altri in città.

Su quanto andò male, le cronache non sono d’accordo: alcuni racconti dicono che l’agente morì, altri solo che restò sfigurato. Su questo punto gli storici non hanno ancora messo d’accordo nessuno.

Di sicuro c’è che il semaforo venne smontato e non fu mai rimpiazzato. Londra tornò ai vigili con le braccia alzate, e i semafori ricomparvero solo negli anni Venti del Novecento, elettrici e ormai pensati per le automobili. Altri inventori, come Garrett Morgan negli Stati Uniti, avrebbero aggiunto pezzi alla storia, fino ad arrivare ai tre colori che oggi diamo per scontati.

E in Italia?

Da noi il primo semaforo si accese a Milano nel 1925, all’incrocio fra piazza Duomo e via Torino. Lo azionava un vigile, e siccome entrò in funzione il primo aprile, parecchi milanesi pensarono a uno scherzo. In dialetto il verdetto fu immediato: «dura minga», non durerà.

Il primato londinese, però, ha un dettaglio che nessun altro semaforo potrà mai rubargli: non ha mai visto passare un’automobile, perché le automobili non esistevano ancora. Regolava cavalli.

Knight aveva visto giusto. Gli mancavano solo le auto e l’elettricità.

Fonti

Smithsonian Magazine, When the Street Light First Came to London, Disaster Ensued
Science Museum, Romans to raves: a history of roads and motorways
Avvenire, Ecco a Milano il primo semaforo in Italia

Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2026