Il cioccolatino più romantico d’Italia è nato con il nome di un pugno. Quando Luisa Spagnoli lo inventò a Perugia, nel 1922, lo chiamò Cazzotto, e per un po’ è andato in giro così.
Il nome non era una provocazione. Era una descrizione onesta: guardalo bene, quel cioccolatino. Una cupola irregolare con una nocciola intera che spunta in cima, come la nocca di una mano chiusa. A Luisa sembrava un pugno, e un pugno lo battezzò.
Una cucina piena di briciole
Alla Perugina, nei primi anni Venti, a fine giornata restava sempre la stessa cosa: granella di nocciole e avanzi di cioccolato, i frammenti delle lavorazioni. Roba buonissima che finiva buttata. Luisa Spagnoli, che in fabbrica era molto più di una socia (era lei a inventare i dolci), ebbe l’idea che hanno avuto tutte le nonne davanti al pane raffermo: non si butta niente.
Impastò la granella con il cioccolato fuso, ci appoggiò sopra una nocciola tostata intera e ricoprì tutto di fondente. Il ripieno morbido, la nocciola che fa da tetto, la crosta scura: la ricetta è rimasta quella. Lo racconta la ricostruzione della sua vita pubblicata dal Post, che parte proprio dagli scarti di lavorazione.
Chi ebbe il coraggio di cambiargli nome
A storcere il naso fu Giovanni Buitoni, figlio di uno dei fondatori dell’azienda. Il suo ragionamento era da commerciante puro: immagina una signora elegante che entra in drogheria e chiede al banco «mi dà un cazzotto, per favore». Non avrebbe funzionato. I due si misero d’accordo per un nome più dolce, e il pugno diventò un bacio.
Tra Luisa e Giovanni, intanto, era nato qualcosa. Lei era sposata e parecchio più grande di lui, e a Perugia la cosa si sapeva senza che nessuno la dicesse ad alta voce. Rimasero legati fino alla fine: quando Luisa si ammalò, fu Giovanni a volere che andasse a curarsi a Parigi, e lì lei morì nel 1935.
E i bigliettini d’amore?
Qui la storia vera e la leggenda si intrecciano, e conviene tenerle separate. La versione romantica dice che Luisa e Giovanni si scambiavano messaggi nascosti nella carta dei cioccolatini, e che da lì nacquero i cartigli. È bellissima. Nessun documento la conferma.
Quello che sappiamo per certo riguarda un altro personaggio: Federico Seneca, il grafico che guidava la pubblicità della Perugina. È lui l’autore della scatola blu con la coppia abbracciata sotto le stelle, ridisegnata a partire dal celebre Bacio di Hayez che sta a Brera, e a lui si attribuisce anche l’idea dei biglietti con le frasi d’amore, come ricostruisce un ritratto di Seneca uscito su Doppiozero. Secondo un’altra versione, più prosaica, l’usanza l’avrebbe semplicemente copiata dall’America.
Il resto lo conosci: il Bacio è diventato il regalo da fidanzati per eccellenza, e il cartiglio si legge prima ancora di assaggiare. Un po’ come succede con altri dolci nati dalla necessità, dal gianduiotto inventato per risparmiare cacao alle ricette che Artusi raccoglieva dalle cucine di casa.
Cosa ne resta oggi
Luisa Spagnoli, dopo i cioccolatini, si mise ad allevare conigli d’angora e a farne filato senza ucciderli né tosarli: da lì nacque la casa di moda che porta ancora il suo nome. Una donna che ha lasciato il segno due volte, in due mestieri che non c’entrano niente l’uno con l’altro.
E la prossima volta che scarti un Bacio, guarda la nocciola in cima prima di leggere il bigliettino. È ancora lì, la nocca di quel pugno.
Fonti
Il Post, Luisa Spagnoli, la storia vera
Doppiozero, Seneca e la cartellonistica pubblicitaria
Filodiritto, Perugina: un bacio in un pugno
Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2026
