Nel rilevatore di fumo c’è un pizzico di radioattività

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Il dischetto bianco appeso al soffitto di tanti uffici, alberghi e case contiene un pizzico di materiale radioattivo. Non è un difetto né un ricordo di altri tempi: è proprio quello che gli permette di accorgersi del fumo.

Il materiale si chiama americio, sta su una lamina più piccola di un bottone della camicia ed è sigillato dentro una cameretta di metallo. Sembra una follia da film di fantascienza, eppure è il modo più economico mai trovato per far annusare l’aria a una scatola di plastica.

Perché ti sveglia proprio di notte?

Prima del meccanismo, la stranezza che conosce chiunque ne abbia uno in casa: il trillo singolo della batteria scarica non arriva mai a pranzo. Arriva nel cuore della notte, quando sei in pigiama e la scala è in garage.

Non è cattiveria. Una pila vicina alla fine fa più fatica a dare corrente quando fa freddo, e le case sono più fresche tra le 2 e le 6 del mattino. Lo spiega il servizio clienti di uno dei grandi produttori di allarmi: il rilevatore si accorge che la pila arranca e comincia a lamentarsi. Spesso, quando la casa si riscalda, smette. La pila però va cambiata lo stesso.

Come fa a sentire il fumo

Dentro c’è una piccola camera aperta all’aria della stanza. Succede tutto lì, in tre passi.

  • L’americio lancia di continuo minuscole particelle che strappano pezzetti alle molecole d’aria, trasformandole in briciole cariche di elettricità.
  • Due piastrine, una positiva e una negativa, attirano quelle briciole: nasce una corrente debolissima e regolare, come un ruscello che scorre sempre uguale.
  • Quando entra il fumo, le sue particelle si attaccano alle briciole cariche e le appesantiscono. Il ruscello rallenta, il circuito se ne accorge e parte la sirena.

Il rilevatore, insomma, non vede il fumo: si accorge che manca qualcosa. Come spiega l’autorità nucleare statunitense, le particelle dell’americio si fermano dopo pochi centimetri d’aria: finché l’apparecchio resta intero, il rischio è considerato trascurabile. Un po’ come le banane, anche loro un filo radioattive, senza che nessuno se ne preoccupi. Quindi niente martello e niente esperimenti: un rilevatore vecchio va portato all’isola ecologica, chiedendo al proprio Comune come gestirlo.

C’è anche un’altra famiglia di rilevatori, detti ottici, che funzionano con un raggio di luce e non contengono nulla di radioattivo. Quale dei due sia meglio è una discussione aperta: quelli all’americio sono più svelti con le fiamme vive, quelli ottici con i fuochi lenti che covano, come un divano che fuma.

Lo inventò un fumatore che cercava altro

Negli anni Trenta un giovane fisico svizzero, Walter Jaeger, lavorava in un laboratorio improvvisato nella casa dei genitori a Maienfeld. Voleva costruire un sensore per i gas velenosi, ma i suoi prototipi ai gas non reagivano quasi per niente. Si racconta che a dargli l’idea fu la sigaretta che teneva in mano: Jaeger era un fumatore accanito, e l’apparecchio impazzì per il fumo. È una storia che la stessa azienda nata da quel laboratorio riporta con un prudente «si dice».

Di sicuro c’è il resto. Nel 1941 Jaeger e il compagno di studi Ernst Meili fondarono una piccola società nell’ex Hotel Bristol di Bad Ragaz, e il loro primo rilevatore a ionizzazione fu il primo apparecchio al mondo capace di dare l’allarme automatico all’inizio di un incendio. Oggi quella storia fa parte di Siemens. Del primo modello, però, non si è salvato quasi niente: per le regole di radioprotezione non esiste più nemmeno un esemplare completo, solo qualche guscio vuoto.

Il trucco per accorgertene domani

Stacca il rilevatore dal soffitto e giralo. Se dietro trovi il simbolo a tre petali della radioattività o la scritta «Am-241», hai in casa un pezzetto della scoperta di Jaeger. Se non c’è, il tuo è ottico e lavora con la luce, un po’ come il telecomando che lampeggia senza che tu lo veda.

E il nome dell’azienda di Bad Ragaz? Lo scelsero pensando al guardiano più vigile dei miti greci. Si chiamava Cerberus, come il cane a tre teste degli inferi.

Fonti

U.S. Nuclear Regulatory Commission, Backgrounder on Smoke Detectors

Kidde, Why do smoke alarms chirp in the middle of the night?

Siemens, 85 years of Swiss fire alarm technology

Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2026