Dopo dieci anni di tracciamento satellitare di oltre settanta squali balena, l’Indonesia si prepara a istituire nel 2026 una nuova area marina protetta nella baia di Saleh, sull’isola di Sumbawa. Una buona notizia per la conservazione del più grande pesce del pianeta, costruita pazientemente da scienziati, comunità di pescatori locali e governi nazionali.
Una decisione che arriva da uno studio decennale
L’iniziativa nasce da uno dei progetti di tracciamento satellitare più vasti mai realizzati al mondo sugli squali balena. Tra il 2015 e il 2025 un team coordinato dalla Conservation International e da partner locali come la Konservasi Indonesia e l’Elasmobranch Institute Indonesia ha applicato dispositivi di tracciamento a più di settanta esemplari, registrando i loro movimenti tra le acque della baia di Cenderawasih in Papua Occidentale, la baia di Kaimana, il golfo di Tomini in Sulawesi e infine la baia di Saleh, a Sumbawa.
Il risultato è una mappa accurata di rotte migratorie, aree di alimentazione e zone di nursery che prima erano del tutto sconosciute. Conoscere dove gli squali si fermano, dove si nutrono e dove i giovani trascorrono i primi anni di vita è il punto di partenza per qualsiasi protezione efficace.

Cosa prevede l’area marina protetta della baia di Saleh
L’area protetta di Saleh sarà progettata con un sistema di zonizzazione articolato. Sono previste zone di divieto totale di prelievo (le cosiddette no-take zones), pensate per coincidere con i punti di alimentazione e con le aree di nursery dove i giovani esemplari crescono. Saranno tutelate anche le foreste di mangrovie circostanti, fondamentali per sostenere la rete trofica che alimenta gli squali balena.
Lo studio ha individuato in particolare alcuni seamount, montagne sottomarine, che gli squali utilizzano come punti di sosta durante le loro lunghe traversate: anche queste strutture rientreranno nel perimetro di tutela. Si tratta di un approccio che tiene insieme protezione della specie, salvaguardia degli habitat e gestione sostenibile della pesca.
Una specie classificata in pericolo di estinzione
Lo squalo balena (Rhincodon typus) è il più grande pesce vivente. Può superare i dodici metri di lunghezza e pesare oltre venti tonnellate. Nonostante la mole, si nutre filtrando plancton, piccoli pesci e uova. La lista rossa internazionale lo classifica come specie in pericolo, soprattutto a causa di catture accidentali, collisioni con grandi navi e perdita di habitat costieri. Ogni nuova area protetta è quindi un tassello concreto in una strategia globale.
Pescatori locali al centro del progetto
Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa è il ruolo riconosciuto alle comunità di pescatori della zona, in particolare ai cosiddetti bagan, i tradizionali pescherecci con piattaforma e rete a bilanciere usati nel Sud-Est asiatico. In molte località della baia di Saleh i pescatori convivono da anni con gli squali balena, che si avvicinano alle reti per nutrirsi del pesce attratto dalle luci notturne.
Il progetto prevede di integrare queste comunità nella gestione dell’area protetta, valorizzando la loro conoscenza diretta dei movimenti degli squali e creando opportunità di turismo responsabile. Il modello mostra come la conservazione possa funzionare meglio quando coinvolge chi vive e lavora nell’ambiente da proteggere.

Cosa hanno scoperto i ricercatori
I dati raccolti hanno svelato comportamenti finora poco documentati. Gli squali balena si spostano molto più di quanto si pensasse, attraversando l’arcipelago indonesiano e seguendo correnti specifiche che li portano a fondali profondi. Sono state identificate vere e proprie nursery in cui i giovani esemplari trascorrono i primi anni di vita in acque relativamente sicure, lontano dalle zone di pesca intensiva.
Lo studio è coordinato, tra gli altri, da Mark Erdmann della Conservation International, Mochamad Iqbal Herwata Putra (autore principale, Konservasi Indonesia), Edy Setyawan dell’Elasmobranch Institute Indonesia e Robert Harcourt del Sydney Institute of Marine Science. Una rete internazionale che ha messo insieme dati satellitari, analisi genetica e osservazioni dirette in mare.
Un modello replicabile
La forza di un’area marina protetta non sta solo nel divieto di pesca, ma nella sua progettazione fondata su dati scientifici. Sapere dove si concentrano gli animali, in quali stagioni e per quali motivi, permette di disegnare zone di tutela che funzionano davvero, evitando di proteggere acque vuote e di lasciare scoperte le aree critiche.
Il modello indonesiano sta attirando l’attenzione di altri Paesi che ospitano popolazioni di squalo balena, dalle Filippine al Madagascar fino al Messico, dove esistono già iniziative simili ma spesso senza una base di tracciamento così ampia. Quando funziona la conservazione basata sui dati, i risultati possono diventare un riferimento internazionale.
Indonesia, un Paese chiave per la biodiversità marina
L’arcipelago indonesiano si trova al centro del cosiddetto Triangolo dei Coralli, l’area marina con la più alta biodiversità del pianeta. Ospita oltre seicento specie di coralli e migliaia di specie di pesci, molluschi e mammiferi marini. Una nuova area protetta in questo contesto non è un fatto locale: incide sul cuore stesso della vita oceanica globale.
Negli ultimi anni l’Indonesia ha ampliato in modo significativo la propria rete di aree marine protette, anche grazie alla collaborazione tra ministeri, istituti di ricerca e organizzazioni internazionali. La sfida è ora rendere questi spazi efficaci nella gestione quotidiana, attraverso pattugliamenti, monitoraggio e formazione.
Cosa significa per chi vuole vedere uno squalo balena
L’incontro con uno squalo balena è uno dei sogni di chiunque ami il mare. È un animale tranquillo, completamente innocuo per l’uomo. Le linee guida internazionali, anche per il turismo subacqueo, prevedono però distanze minime, divieto di toccare gli animali e numero massimo di persone in acqua. La zonizzazione di Saleh, una volta operativa, includerà anche regole specifiche per il turismo, in modo da garantire che la sua presenza non disturbi i pattern naturali degli squali.

Una buona notizia che insegna pazienza
Dieci anni di lavoro per arrivare a un’area protetta. È un dato che racconta meglio di tante parole come funziona la conservazione seria: tempi lunghi, dati raccolti con costanza, alleanze tra istituzioni e comunità, decisioni politiche prese sulla base delle evidenze. La buona notizia non è solo l’area in sé, ma il metodo che l’ha resa possibile, e che si può replicare ovunque.
Per approfondire la storia di questa specie e la sua biologia puoi leggere la voce dedicata su Wikipedia in italiano. Se ti interessano altre storie positive sulla protezione del mare, leggi anche il nostro articolo sulle dinamiche degli oceani e gli ecosistemi marini.
Domande frequenti
Quando entrerà in vigore l’area marina protetta della baia di Saleh?
I tempi indicati dal governo indonesiano e dai partner del progetto puntano al 2026 per l’istituzione formale e all’operatività progressiva nei mesi successivi.
Lo squalo balena è pericoloso per gli esseri umani?
No, è un filtratore di plancton che non rappresenta alcun rischio per nuotatori e subacquei. Bisogna però mantenere le distanze raccomandate per non disturbarlo.
Quanti squali balena vivono nelle acque indonesiane?
Le stime parlano di diverse centinaia di esemplari individuati nei vari siti di studio, con possibilità di sovrapposizione tra le aree e movimenti tra l’Indonesia e i Paesi vicini.
Perché un’area protetta è più efficace se basata su dati di tracciamento?
Permette di tutelare i punti realmente critici per la specie, come zone di alimentazione, di riproduzione e i corridoi migratori, evitando di disegnare confini arbitrari che lasciano scoperte le aree chiave.
Le comunità locali rischiano di perdere il loro lavoro?
Il progetto prevede una gestione partecipata, con compensazioni e nuove opportunità legate al turismo responsabile e alla pesca sostenibile fuori dalle no-take zones.
Posso contribuire alla protezione di questi animali?
Sì, sostenendo le organizzazioni che lavorano sul campo, scegliendo prodotti ittici da pesca sostenibile e diffondendo informazioni accurate sulla situazione delle specie marine in pericolo.
