Le impronte dei koala sono quasi indistinguibili da quelle umane

Condividi l'articolo

Immagina un investigatore che, sulla scena di un crimine, raccoglie impronte digitali e le confronta con quelle di un sospetto. Un colpo di scena: il pattern non appartiene a un essere umano, ma a un koala. Sembra una scena uscita da un racconto comico, eppure le impronte dei koala sono così simili alle nostre da poter trarre in inganno persino i database forensi. Un caso curioso di convergenza evolutiva, scoperto nei laboratori dell’Università di Adelaide negli anni Novanta e ancora oggi citato come uno dei fatti più sorprendenti del regno animale.

Un cugino lontanissimo con la nostra firma

Il koala (Phascolarctos cinereus) è un marsupiale, appartiene cioè a un gruppo che si è separato dai mammiferi placentati, come noi, oltre 150 milioni di anni fa. Eppure, sui polpastrelli dei koala, gli scienziati hanno trovato gli stessi disegni a creste epidermiche che caratterizzano le nostre impronte: ad arco, a vortice, a doppia ansa. Le creste sono talmente simili a quelle umane che persino al microscopio elettronico, senza confronti precisi, possono confondere.

Le impronte sono state descritte per la prima volta nel 1996 da Maciej Henneberg e dal suo team dell’Università di Adelaide, in uno studio pubblicato sulla rivista «Natural Science». L’analisi confrontava i pattern di koala con quelli di scimmie e uomini moderni, ottenendo somiglianze che andavano ben oltre la coincidenza.

Cos’è esattamente un’impronta digitale

Un’impronta digitale è la traccia lasciata dai sottili rilievi della pelle, chiamati creste epidermiche, presenti sui polpastrelli. Si tratta di strutture composte da pieghe sviluppate durante la vita embrionale, intorno alla 10ª-15ª settimana di gestazione. Le impronte umane si formano grazie a una combinazione di fattori genetici, biomeccanici e casuali, ed è per questo che restano uniche, persino tra gemelli monozigoti. Sono fondamentali per la presa: permettono attrito, distribuiscono il sudore e migliorano la sensibilità tattile.

Perché un koala ha le stesse impronte di un umano

La risposta è in due parole: convergenza evolutiva. Quando due specie, anche molto distanti tra loro, sviluppano caratteristiche simili in risposta a problemi simili, si parla appunto di convergenza. Gli scienziati ipotizzano che le creste epidermiche dei koala servano allo stesso scopo delle nostre: permettere una presa salda su superfici lisce e instabili. Nel nostro caso, su strumenti, rami e pelliccia degli altri primati. Nel caso del koala, sui rami di eucalipto e sulle foglie cerose di cui si nutre.

Koala addormentato su un ramo di eucalipto
Il koala trascorre fino a 20 ore al giorno aggrappato ai rami: una vita interamente arboricola. Foto: Pexels.

Una coincidenza… arrivata tardi

Una curiosità degna di nota è che il koala sembra aver sviluppato le proprie impronte digitali in tempi evolutivi relativamente recenti. Gli altri marsupiali non hanno strutture simili: né i canguri, né i wombat, né le opossum. Persino i parenti più stretti del koala, gli ormai estinti diprotodonti, non avevano impronte. È come se l’evoluzione, di fronte al problema «come arrampicarsi su un eucalipto facendo presa», avesse offerto una soluzione tutta nuova, identica a quella prodotta nei primati. Un esempio elegantissimo di come ambienti diversi possano spingere verso strumenti simili.

Il caso (vero) della scena del crimine

Negli ambienti forensi australiani la possibilità di confondere impronte umane con quelle di un koala è ormai una battuta classica, ma con un fondo di verità. Maciej Henneberg ha più volte raccontato di aver suggerito agli investigatori di non scartare la possibilità che, in casi rari, un’impronta lasciata su un albero o in un’area boschiva non sia umana. Naturalmente, i koala non frequentano abitualmente le scene del crimine urbano, ma il dettaglio resta uno spunto curioso per articoli e libri di criminologia.

Anche altri animali hanno «firme» simili

Il koala non è l’unico mammifero con creste epidermiche sui polpastrelli. Anche gli scimpanzé, i gorilla, gli oranghi e i gibboni le possiedono, in modi molto simili ai nostri. Anche alcune scimmie del Nuovo Mondo, come i cebi, hanno impronte digitali, e persino i topi mostrano pattern grossolani su zampe ed orecchie. Ma il koala resta un caso speciale, perché è un marsupiale, un gruppo lontanissimo da noi sull’albero evolutivo.

Primo piano dettagliato di un koala nel suo habitat
Le creste epidermiche sui polpastrelli del koala servono ad afferrare meglio i rami di eucalipto. Foto: Pexels.

Una vita appesa agli eucalipti

Per capire il significato funzionale delle impronte del koala, basta osservare come vive. Il koala trascorre fino a 20 ore al giorno aggrappato ai rami: dorme, mangia, si sposta sempre sugli alberi. Le sue mani hanno due «pollici» opponibili (su cinque dita), un’innovazione anatomica che permette di stringere meglio i rami. Le impronte sui polpastrelli sono il complemento perfetto a questa presa: aumentano l’attrito, riducono lo scivolamento e migliorano la sensibilità su superfici irregolari.

Come si arrampica un koala

I koala usano una tecnica chiamata «presa a pinza»: due dita opposte alle altre tre, per circondare il ramo. Le impronte sui polpastrelli aiutano in particolare quando il koala scende dall’albero, fase più rischiosa, perché il peso si scarica sulle mani anteriori.

Cosa ci insegnano sulla nostra biologia

Studiare le impronte dei koala aiuta a capire meglio anche le nostre. Quando due gruppi così lontani sviluppano la stessa struttura, è probabile che quella struttura risponda a un’esigenza concreta, non a un capriccio dell’evoluzione. Le impronte digitali, in altre parole, non sono solo un dettaglio identificativo: sono il risultato di milioni di anni di pressione selettiva per migliorare la nostra capacità di toccare e afferrare. Se vuoi approfondire perché le impronte umane sono così uniche, leggi il nostro pezzo su perché abbiamo le impronte digitali.

I koala oggi: una specie vulnerabile

Il koala è stato classificato come specie «in pericolo» in alcune regioni dell’Australia orientale dal 2022. Gli incendi catastrofici del 2019-2020 hanno ucciso decine di migliaia di esemplari, e la deforestazione continua a ridurre il loro habitat. Capire la biologia del koala, comprese curiosità apparentemente insolite come le impronte, aiuta a sostenere l’attenzione del pubblico verso un animale tanto amato quanto fragile.

Koala con le zampe ben visibili che si arrampica su un tronco
Le mani del koala hanno due pollici opponibili, una rarità tra i marsupiali. Foto: Pexels.

Una nota di colore: i koala non sono orsetti

Spesso vengono chiamati «koala bear» in inglese o «orsetti koala» in italiano, ma in realtà non hanno nulla a che vedere con gli orsi. Sono marsupiali, parenti più stretti dei wombat e dei canguri che di un grizzly. Il loro nome scientifico, Phascolarctos, deriva dal greco e significa proprio «orso con sacca», un’eco delle prime impressioni dei naturalisti europei.

Una lezione di natura

Il fatto che un marsupiale australiano e un primate africano abbiano costruito, in modo indipendente, lo stesso disegno sui polpastrelli ci ricorda che l’evoluzione è meno «creativa» di quanto pensiamo. Davanti ai problemi pratici, l’ingegneria biologica trova spesso soluzioni simili. Un dettaglio piccolo come l’impronta digitale diventa così una finestra sulla logica profonda della vita.

Per approfondire

Per chi vuole leggere lo studio originale che ha reso famosa la somiglianza tra impronte di koala e umane, una sintesi divulgativa è disponibile sul sito del Natural History Museum di Londra.

Domande frequenti

Le impronte di un koala sono davvero identiche alle nostre?

Sono incredibilmente simili: stesso tipo di creste, stessi pattern (arco, vortice, ansa). Sono distinguibili con analisi avanzate, ma a occhio nudo possono confondere.

Perché hanno le stesse impronte se sono lontani da noi?

Si tratta di convergenza evolutiva: due specie diverse hanno sviluppato la stessa soluzione (creste epidermiche per la presa) in risposta a esigenze simili.

Le impronte dei koala sono mai state confuse con quelle umane in un’indagine?

Non risultano casi giudiziari concreti, ma esperti come Maciej Henneberg hanno suggerito di considerare la possibilità in alcuni contesti rurali australiani.

Altri marsupiali hanno impronte digitali?

No, il koala è l’unico marsupiale a possederle. Wombat, canguri e opossum hanno polpastrelli senza creste epidermiche significative.

A cosa servono le impronte digitali nei koala?

A migliorare la presa sui rami e sulle foglie di eucalipto, riducendo lo scivolamento e aumentando la sensibilità tattile.

Il koala è in pericolo di estinzione?

In alcune regioni dell’Australia orientale è classificato come «in pericolo» dal 2022 a causa di incendi, deforestazione e malattie come la clamidia che colpisce molti esemplari.