Idrogeno verde: cos’è e perché è importante per l’energia

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Se ne parla sempre più spesso come di una delle chiavi per la transizione energetica: l’idrogeno verde. Ma di cosa si tratta esattamente, e perché viene considerato così promettente? Dietro un’espressione tecnica si nasconde un’idea semplice: produrre un combustibile pulito usando energia rinnovabile. Vediamo come funziona, a cosa serve e quali sono i suoi limiti, con un linguaggio accessibile a tutti.

Che cos’è l’idrogeno verde

L’idrogeno è l’elemento più diffuso nell’universo, ma sulla Terra non si trova quasi mai allo stato puro: è quasi sempre combinato con altri elementi, ad esempio nell’acqua, dove si lega all’ossigeno. Per usarlo come combustibile o come materia prima industriale, bisogna prima separarlo, e qui sta tutta la differenza.

Si parla di “idrogeno verde” quando questa separazione avviene utilizzando elettricità prodotta da fonti rinnovabili, come il sole o il vento. In questo modo l’intero processo non genera emissioni dirette di anidride carbonica, a differenza dei metodi tradizionali.

I “colori” dell’idrogeno

Per distinguere i diversi modi di produrre idrogeno, si usa una convenzione basata sui colori, anche se il gas è sempre incolore. È un modo pratico per capire da dove proviene l’energia usata e quanto è “pulito” il processo.

Grigio, blu e verde

L’idrogeno “grigio” è quello prodotto a partire da combustibili fossili, in genere il gas naturale, con emissioni significative di anidride carbonica. L’idrogeno “blu” usa lo stesso metodo, ma prevede la cattura di parte della CO₂ prodotta. L’idrogeno “verde”, infine, è ottenuto da fonti rinnovabili e rappresenta la versione a minore impatto ambientale. Oggi gran parte dell’idrogeno usato nel mondo è ancora di tipo grigio.

Pale eoliche e pannelli solari per energia pulita
Foto di _brunovisual su Pexels

Come si produce: l’elettrolisi

Il cuore della produzione di idrogeno verde è un processo chiamato elettrolisi. In parole semplici, si fa passare corrente elettrica attraverso l’acqua, separando le molecole nei loro componenti: idrogeno e ossigeno.

L’apparecchiatura che svolge questo compito si chiama elettrolizzatore. Se l’elettricità utilizzata proviene da impianti solari o eolici, l’idrogeno ottenuto è considerato verde. L’ossigeno, sottoprodotto del processo, può essere rilasciato o riutilizzato.

Un modo per “immagazzinare” le rinnovabili

Uno degli aspetti più interessanti è proprio questo: le fonti rinnovabili producono energia in modo variabile, perché dipendono dal sole e dal vento. Trasformare l’elettricità in eccesso in idrogeno permette, in un certo senso, di conservarla sotto forma di combustibile, da usare in un secondo momento o in altri settori.

A cosa serve davvero l’idrogeno verde

Non tutti i settori possono essere alimentati facilmente con l’elettricità. Per molte attività, l’idrogeno verde viene visto come un’alternativa preziosa per ridurre le emissioni dove l’elettrificazione diretta è difficile.

Tra gli ambiti più citati ci sono l’industria pesante, come la produzione di acciaio e di alcuni prodotti chimici, e i trasporti su lunga distanza, ad esempio il trasporto marittimo, quello aereo e i mezzi pesanti. In questi casi l’idrogeno può sostituire i combustibili fossili o le materie prime tradizionali.

Infrastruttura per l'energia da idrogeno
Foto di jason hu su Pexels

Perché è considerato importante per la transizione

L’idrogeno verde è spesso indicato come uno dei tasselli per ridurre le emissioni di gas serra nei settori più difficili da decarbonizzare. Quando viene utilizzato, infatti, libera essenzialmente vapore acqueo, senza produrre anidride carbonica nel punto di utilizzo.

Per questo molti governi e aziende lo includono nelle proprie strategie energetiche di lungo periodo, affiancandolo ad altre soluzioni come l’elettrificazione, l’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili.

I limiti e le sfide

L’idrogeno verde non è una soluzione magica, e presenta ancora diversi ostacoli. Il primo è il costo: produrlo è oggi più caro rispetto all’idrogeno ottenuto da fonti fossili, anche se i prezzi degli elettrolizzatori e delle rinnovabili sono in calo.

Ci sono poi questioni legate all’efficienza, perché ogni trasformazione dell’energia comporta delle perdite, e alle infrastrutture necessarie per trasportarlo e immagazzinarlo in sicurezza. Anche la disponibilità di acqua e di energia rinnovabile in quantità sufficiente è un fattore da considerare.

Una tecnologia in evoluzione

Molti di questi limiti sono oggetto di intensa attività di ricerca e di investimenti. L’idea diffusa tra gli esperti è che l’idrogeno verde non sostituirà tutto, ma potrà avere un ruolo importante in alcuni settori specifici, all’interno di un mix energetico più ampio.

Cosa può cambiare per noi

Per i cittadini, gli effetti dell’idrogeno verde saranno spesso indiretti: acciaio prodotto con meno emissioni, navi e aerei alimentati in modo più pulito, industrie meno dipendenti dai combustibili fossili. Non necessariamente vedremo l’idrogeno nelle nostre case, ma potremmo trovarne le tracce in molti prodotti e servizi.

Per approfondire il tema puoi consultare la voce dedicata all’idrogeno verde su Wikipedia. Se ti interessa il futuro dell’energia, leggi anche il nostro articolo su l’energia da fusione nucleare e a che punto siamo.

Tecnologia per la transizione energetica
Foto di Wolfgang Weiser su Pexels

Domande frequenti sull’idrogeno verde

Che cos’è l’idrogeno verde?

È idrogeno prodotto separando l’acqua tramite elettrolisi, usando elettricità da fonti rinnovabili come sole e vento, senza emissioni dirette di anidride carbonica.

Qual è la differenza tra idrogeno verde, blu e grigio?

L’idrogeno grigio deriva da combustibili fossili; quello blu è simile ma con cattura di parte della CO₂; quello verde è ottenuto da fonti rinnovabili ed è il più pulito.

Come si produce l’idrogeno verde?

Attraverso l’elettrolisi: una corrente elettrica separa l’acqua in idrogeno e ossigeno. Se l’elettricità è rinnovabile, l’idrogeno è considerato verde.

A cosa serve l’idrogeno verde?

Soprattutto nei settori difficili da elettrificare, come l’industria pesante e i trasporti su lunga distanza, dove può sostituire i combustibili fossili.

Perché non è ancora diffuso ovunque?

Principalmente per i costi di produzione ancora elevati, le perdite di efficienza e la necessità di infrastrutture adeguate per trasporto e stoccaggio.

L’idrogeno verde inquina?

Quando viene utilizzato libera essenzialmente vapore acqueo. L’impatto dipende soprattutto da come viene prodotto: se l’energia è rinnovabile, le emissioni dirette sono molto basse.