Immagina un animale capace di accendere una decina di lampadine con il proprio corpo. L’anguilla elettrica non è un’invenzione da fumetto: è un pesce d’acqua dolce del Sud America che genera scariche fino a 860 volt, sufficienti a stordire una preda o a scoraggiare un predatore. Ecco come funziona questa straordinaria batteria vivente e perché ha affascinato la scienza per oltre due secoli.
Che cos’è davvero l’anguilla elettrica
Nonostante il nome, l’anguilla elettrica non è una vera anguilla. Appartiene al genere Electrophorus ed è imparentata più da vicino con i pesci gatto e le carpe che con le anguille comuni. Vive nelle acque torbide e povere di ossigeno del bacino amazzonico e dell’Orinoco, dove può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza e superare i venti chili di peso.
Il suo corpo allungato è in gran parte occupato dagli organi elettrici: il cuore, lo stomaco e gli altri organi vitali sono compressi in appena un quinto della lunghezza totale, vicino alla testa. Tutto il resto è dedicato a produrre e immagazzinare elettricità.
Come fa un pesce a produrre elettricità
Il segreto sta in cellule specializzate chiamate elettrociti, disposte in pila come le celle di una batteria. L’anguilla elettrica ne possiede diverse migliaia, organizzate in tre organi distinti che corrono lungo i fianchi.
Ogni elettrocita, da solo, genera una differenza di potenziale minima, circa 0,15 volt. Ma quando il sistema nervoso invia il comando, migliaia di queste cellule scaricano contemporaneamente e nella stessa direzione. Le piccole tensioni si sommano, esattamente come accade impilando tante pile in una torcia, e il risultato può raggiungere centinaia di volt.

Il legame con l’invenzione della pila
Non è un caso che si parli di “batteria vivente”. Alla fine del Settecento, lo studio dei pesci elettrici ispirò direttamente Alessandro Volta. Osservando come questi animali accumulassero e scaricassero energia, Volta concepì la sua pila a colonna, il primo generatore stabile di corrente continua. La parola stessa con cui chiamiamo le batterie deve molto a questi pesci.
Tre organi per due funzioni diverse
L’anguilla elettrica dispone di tre organi elettrici: l’organo principale, l’organo di Hunter e l’organo di Sachs. Non servono tutti allo stesso scopo.
L’organo di Sachs produce scariche deboli, di pochi volt, che l’animale emette in continuazione per orientarsi e percepire l’ambiente circostante. In acque fangose, dove la vista conta poco, questo “radar elettrico” gli permette di individuare ostacoli, prede e altri esemplari. L’organo principale e quello di Hunter, invece, sono responsabili delle scariche ad alta tensione usate per cacciare e difendersi.
Quanti volt può davvero generare
Le scariche ad alta tensione di una grande anguilla elettrica si aggirano comunemente intorno ai 600 volt. Nel 2019 i ricercatori hanno descritto una nuova specie, Electrophorus voltai, capace di raggiungere gli 860 volt: la scarica bioelettrica più potente mai registrata in un animale.
L’amperaggio resta basso e le scariche durano frazioni di secondo, quindi raramente sono letali per un essere umano adulto e sano. Tuttavia possono provocare crampi, perdita di equilibrio e, in acqua, il rischio reale è l’annegamento conseguente allo shock.
La caccia: una scossa che teleguida la preda
Il modo in cui l’anguilla elettrica usa la sua arma è sorprendentemente sofisticato. Le sue scariche non si limitano a “friggere” la preda: agiscono direttamente sul sistema nervoso dei pesci vicini.
Gli studi del biologo Kenneth Catania hanno mostrato che brevi raffiche di impulsi provocano contrazioni muscolari involontarie nelle prede nascoste, costringendole a tradire la propria posizione con un sussulto. A quel punto l’anguilla colpisce. Una seconda scarica, più lunga, paralizza la vittima il tempo necessario per inghiottirla.

Il salto fuori dall’acqua
In alcune situazioni l’anguilla elettrica fa qualcosa di ancora più spettacolare: emerge parzialmente dall’acqua e preme il mento contro un animale più grande, scaricando direttamente sul bersaglio. Sollevandosi, concentra la corrente invece di disperderla nell’acqua, rendendo la scossa molto più efficace. È un comportamento difensivo che spiega alcune antiche storie di cavalli colpiti nei fiumi amazzonici.

Come fa a non fulminare sé stessa
Una domanda naturale è perché l’anguilla non resti vittima delle proprie scariche. La risposta non è ancora del tutto chiarita, ma contano diversi fattori: gli organi vitali sono isolati e raccolti in una zona ristretta del corpo, lo strato di grasso e tessuto funziona da schermo e l’animale è semplicemente adattato a sopportare tensioni che ad altri pesci risulterebbero fatali. Può comunque percepire una parte della corrente, soprattutto quando si trova vicino ad altre anguille che scaricano.
Respirare aria per sopravvivere
Le acque in cui vive l’anguilla elettrica sono spesso povere di ossigeno. Per questo l’animale ha sviluppato la capacità di respirare aria: risale in superficie ogni pochi minuti e assorbe ossigeno attraverso la mucosa molto vascolarizzata della bocca. Gran parte dell’ossigeno di cui ha bisogno arriva proprio dall’aria, non dalle branchie.
Un parente elettrico tra gli animali
L’elettricità come strumento di percezione non è esclusiva di questo pesce. Molti animali sfruttano campi elettrici per orientarsi o cacciare. Un esempio curioso fuori dall’acqua è l’ornitorinco, il mammifero che percepisce l’elettricità con il becco per scovare le prede nei fondali fangosi. Segno che la natura ha “scoperto” più volte, in modo indipendente, l’utilità dei segnali bioelettrici.
Domande frequenti
L’anguilla elettrica è davvero un’anguilla?
No. Pur avendo la forma allungata di un’anguilla, appartiene al genere Electrophorus ed è imparentata con i pesci coltello, i pesci gatto e le carpe, non con le vere anguille.
Quanti volt può generare un’anguilla elettrica?
Le scariche più comuni raggiungono circa 600 volt. La specie Electrophorus voltai, descritta nel 2019, può arrivare fino a 860 volt.
Una scossa di anguilla elettrica può uccidere una persona?
Raramente è letale di per sé per un adulto sano, perché le scariche sono brevissime e a basso amperaggio. Il pericolo maggiore è la perdita di equilibrio in acqua, con rischio di annegamento.
Come fa l’anguilla a non fulminare sé stessa?
Gli organi vitali sono concentrati e isolati nella parte anteriore del corpo, e i tessuti fanno da schermo. L’animale è inoltre fisiologicamente adattato a tollerare tensioni elevate.
Perché si chiama “elettrica” se non è un’anguilla?
Il nome unisce la forma a serpente, simile a quella delle anguille, alla capacità unica di produrre forti scariche elettriche, la sua caratteristica più evidente.
A cosa servono le scariche deboli?
Servono all’orientamento: in acque torbide l’anguilla emette impulsi a bassa tensione che, come un radar, le permettono di percepire ostacoli, prede e altri esemplari.
Per approfondire la biologia di questo pesce straordinario puoi consultare la scheda dedicata di National Geographic.