Kakapo: stagione record con oltre 100 pulcini in Nuova Zelanda

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Per uno dei pappagalli più rari del pianeta è arrivata la notizia più bella possibile: nel 2026 il kakapo ha vissuto la stagione riproduttiva più ricca da quando esistono i registri, con oltre cento pulcini nati. Per una specie che conta poche centinaia di individui al mondo, è un balzo che gli esperti aspettavano da decenni.

Una buona notizia che arriva dalla Nuova Zelanda

Il kakapo è un pappagallo unico, e la sua storia recente è stata spesso fatta di numeri preoccupanti. Per questo il bilancio della stagione 2026 ha il sapore di una piccola impresa: la popolazione, ancora oggi ferma intorno ai 235 individui in natura, ha visto nascere così tanti pulcini da poter immaginare, per la prima volta da molto tempo, una crescita reale e duratura.

Che animale è il kakapo

Il kakapo (Strigops habroptilus) è un pappagallo notturno e incapace di volare, endemico della Nuova Zelanda. È il pappagallo più pesante del mondo: i maschi possono superare i due chili. Ha un piumaggio verde muschio che lo mimetizza perfettamente nel sottobosco, un disco facciale che ricorda quello di un gufo e abitudini tranquille e curiose che lo hanno reso una vera e propria icona della conservazione.

Proprio l’incapacità di volare, però, lo ha reso estremamente vulnerabile ai predatori introdotti dall’uomo, come ratti, gatti ed ermellini. È per questo che oggi tutti i kakapo vivono su poche isole prive di predatori, dove vengono monitorati uno per uno.

Pappagallo verde mimetizzato nel sottobosco
Il kakapo è il pappagallo più pesante del mondo ed è incapace di volare. Foto: Bl∡ke / Pexels.

I numeri della stagione record

Secondo i dati diffusi dal programma di conservazione neozelandese, nel 2026 hanno nidificato 78 femmine e il conteggio dei pulcini ha superato quota cento, arrivando a un totale di 106 nati. Il precedente primato risaliva al 2019, quando i pulcini erano stati 73. In una specie così piccola, una nuova generazione di queste dimensioni può rappresentare quasi la metà dell’intera popolazione: ecco perché si parla di un risultato storico.

Per i dettagli ufficiali e gli aggiornamenti sul conteggio si può consultare il resoconto della radio pubblica neozelandese RNZ.

Perché proprio quest’anno

Il segreto si chiama rimu. Questo albero tipico delle foreste neozelandesi produce bacche solo in alcune annate particolarmente abbondanti, e il kakapo lega la propria riproduzione proprio a questi cicli. Quando il rimu offre frutti in quantità, le femmine trovano cibo a sufficienza per affrontare la nidificazione: più bacche significano più kakapo. Il 2026 è stato un anno di grande fruttificazione, e gli uccelli hanno risposto con un’ondata di nidi.

Foresta verde della Nuova Zelanda
La riproduzione del kakapo dipende dalle bacche dell'albero di rimu. Foto: Donovan Kelly / Pexels.

Dove vivono oggi i kakapo

La riproduzione avviene su tre isole prive di predatori: Whenua Hou, di fronte a Rakiura (l’isola di Stewart), e due aree nella regione del Fiordland. Su questi territori protetti ogni animale è seguito con cura, spesso dotato di trasmettitori che consentono ai biologi di monitorare spostamenti, accoppiamenti e salute. È un lavoro paziente, fatto di controlli notturni e interventi mirati quando un uovo o un pulcino è in difficoltà.

Un corteggiamento davvero particolare

Il kakapo ha un sistema riproduttivo raro tra i pappagalli, basato sul cosiddetto lek: i maschi si radunano in arene e gareggiano per attirare le femmine. Per farsi sentire, il maschio gonfia il corpo come un pallone ed emette un richiamo profondo e ritmico, una specie di “boom” che può propagarsi per chilometri nella notte. Le femmine percorrono anche lunghe distanze per raggiungere il pretendente scelto.

Quando un pulcino diventa “adulto”

C’è una nota di prudenza dietro l’entusiasmo. I pulcini non vengono conteggiati come individui adulti finché non raggiungono i 150 giorni di vita e l’indipendenza. La fase più delicata, infatti, è la crescita: alcuni piccoli possono non farcela. Per questo i biologi parlano di stagione record ma continuano a seguire da vicino ogni nuovo nato, pronti ad assistere quelli più fragili.

Perché questa notizia conta davvero

Il caso del kakapo dimostra che la conservazione, quando è costante e ben organizzata, funziona. Decenni di lavoro su isole protette, monitoraggio individuale e gestione attenta della riproduzione hanno trasformato una specie sull’orlo del baratro in un simbolo di speranza. Non è ancora una vittoria definitiva, ma è il tipo di progresso che può cambiare il destino di un animale.

Storie come questa ci ricordano quanto siano sorprendenti gli adattamenti del mondo animale. Se ti appassionano le specie capaci di sfidare le aspettative, leggi anche la talpa nuda, il roditore che sfida cancro e dolore.

Isola protetta ricoperta di foresta
Tutti i kakapo vivono oggi su poche isole prive di predatori. Foto: Mark Direen / Pexels.

Domande frequenti

Quanti kakapo esistono al mondo?

La popolazione in natura si aggira intorno ai 235 individui. È per questo che ogni nuova nascita ha un peso enorme per la sopravvivenza della specie.

Quanti pulcini sono nati nel 2026?

Il conteggio ha superato i cento, arrivando a un totale di 106 pulcini nati: il risultato migliore mai registrato, superando il precedente primato di 73 pulcini del 2019.

Perché il kakapo non vola?

Si è evoluto in un ambiente privo di predatori terrestri, dove volare non era necessario. L’arrivo di animali introdotti dall’uomo ha però reso questa caratteristica un grave svantaggio.

Perché la riproduzione dipende dal rimu?

Il kakapo lega la nidificazione alla fruttificazione abbondante dell’albero di rimu, che avviene solo in alcune annate. Quando ci sono molte bacche, le femmine hanno cibo a sufficienza per riprodursi.

Dove vivono i kakapo oggi?

Su tre isole neozelandesi prive di predatori: Whenua Hou, vicino all’isola di Stewart, e due aree nel Fiordland. Lì ogni animale è monitorato dai biologi.

La specie è ormai salva?

Non ancora. È un grande passo avanti, ma i pulcini vengono considerati adulti solo dopo i 150 giorni e la popolazione resta piccola. Il monitoraggio continua senza sosta.