Oggi il ramen è uno dei simboli più amati della cucina giapponese, servito in locali specializzati in tutto il mondo. Eppure le sue radici affondano in Cina, e la sua trasformazione in piatto nazionale del Giappone è una storia fatta di immigrazione, dopoguerra e una geniale invenzione che ha cambiato per sempre il modo di mangiare. Ecco come è nata la ciotola fumante che conquista milioni di persone.
Che cos’è il ramen
Il ramen è una zuppa di noodle, cioè di tagliatelle di grano servite in un brodo saporito e arricchite da numerosi ingredienti. Non è un piatto unico e immutabile, ma una vera famiglia di ricette che cambia di regione in regione e quasi di locale in locale. Alla base ci sono però quattro elementi che ne definiscono l’identità: il brodo, il condimento aromatico, i noodle e le guarnizioni.
I noodle del ramen sono particolari: vengono preparati con una soluzione alcalina chiamata kansui, che conferisce all’impasto il caratteristico colore giallastro, la consistenza elastica e il sapore inconfondibile. È proprio questo dettaglio a distinguere il ramen dagli altri tipi di pasta in brodo.
Le origini cinesi
Nonostante sia considerato giapponese a tutti gli effetti, il ramen ha origini cinesi. La stessa parola sembra derivare dal cinese lamian, che significa “tagliatelle tirate a mano”, la tecnica con cui l’impasto viene allungato e ripiegato più volte fino a ottenere fili sottili.
Furono i cuochi e gli immigrati cinesi a portare in Giappone le zuppe di noodle di grano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. All’epoca il piatto veniva chiamato shina soba o chuka soba, cioè “soba cinese”, per distinguerlo dai tradizionali noodle giapponesi di grano saraceno.

I porti d’ingresso del nuovo piatto
Le città portuali furono le prime a conoscere queste zuppe. La Chinatown di Yokohama, in particolare, è spesso indicata come una delle culle del ramen in Giappone. Da lì il piatto si diffuse nei chioschi e nelle bancarelle, dove veniva servito caldo e a basso prezzo, conquistando soprattutto i lavoratori delle aree urbane.
Tra i locali storici viene spesso citato un ristorante aperto nel quartiere di Asakusa, a Tokyo, all’inizio del Novecento: secondo molti racconti fu uno dei primi a proporre il ramen in una forma riconoscibile come quella attuale.
Il ruolo decisivo del dopoguerra
La vera esplosione del ramen avvenne dopo la Seconda guerra mondiale. Il Giappone uscì dal conflitto stremato e affamato, e la farina di grano importata, spesso proveniente dagli Stati Uniti, divenne un alimento accessibile e diffuso. Le zuppe di noodle, economiche e nutrienti, erano perfette per sfamare la popolazione.
Le bancarelle di ramen si moltiplicarono nelle città, diventando un punto di ritrovo popolare e un simbolo di ripartenza. Mangiare una ciotola fumante per strada divenne un’abitudine quotidiana per milioni di persone, e il piatto cominciò a perdere la sua etichetta di “cibo straniero” per diventare a tutti gli effetti giapponese.

L’invenzione che cambiò tutto: il ramen istantaneo
Nel 1958 una piccola rivoluzione segnò la storia di questo piatto. L’imprenditore Momofuku Ando mise a punto il primo ramen istantaneo, fatto di noodle precotti ed essiccati che bastava ricoprire di acqua bollente per ottenere una zuppa pronta in pochi minuti.
Pochi anni dopo, nel 1971, arrivò anche la versione in tazza, pensata per essere consumata ovunque senza bisogno di stoviglie. Il ramen istantaneo ebbe un successo planetario e portò il nome di questo piatto in tutto il mondo, diventando uno degli alimenti confezionati più venduti di sempre. Ancora oggi è sinonimo di pasto rapido ed economico in moltissimi Paesi.
Le grandi varietà regionali
Una delle ragioni del fascino del ramen è la sua incredibile varietà. Ogni regione del Giappone ha sviluppato la propria versione, riconoscibile soprattutto dal tipo di brodo e di condimento:
- Shoyu: a base di salsa di soia, dal sapore deciso, tipico dell’area di Tokyo.
- Shio: condito con il sale, è il più leggero e limpido.
- Miso: nato nell’isola settentrionale di Hokkaido, ricco e corposo grazie alla pasta di soia fermentata.
- Tonkotsu: tipico del sud del Giappone, con un brodo denso e cremoso ottenuto facendo bollire a lungo le ossa di maiale.
Gli ingredienti che fanno la differenza
Sopra ai noodle e al brodo trovano posto le guarnizioni, che completano il piatto: fette di carne di maiale cotta a lungo, germogli di bambù fermentati, alga nori, cipollotto fresco, uovo marinato dal tuorlo morbido. Ogni cuoco custodisce le proprie ricette e i propri equilibri, ed è per questo che in Giappone esistono veri appassionati pronti a fare la fila per una ciotola del loro locale preferito.

Da cibo popolare a fenomeno mondiale
Negli ultimi decenni il ramen è diventato molto più di un piatto: è un fenomeno culturale. In Giappone esistono musei dedicati, classifiche dei migliori locali e una vera arte della preparazione che richiede anni di apprendistato. Fuori dai confini nipponici, le ramen-ya hanno aperto in tutte le grandi città del mondo, Italia compresa, trasformando una zuppa nata per sfamare in un’esperienza gastronomica ricercata.
La storia del ramen, in fondo, è un perfetto esempio di come la cucina viaggi e si trasformi: un piatto arrivato dalla Cina, adattato dal Giappone e poi restituito al mondo intero. Se ti incuriosisce la gastronomia giapponese, puoi leggere anche il nostro articolo sulla Giornata internazionale del sushi, e approfondire la storia del piatto sulla voce dedicata dell’Enciclopedia Britannica.
Domande frequenti
Il ramen è giapponese o cinese?
Le origini sono cinesi: il piatto deriva dalle zuppe di noodle portate in Giappone dagli immigrati cinesi. Nel tempo il Giappone lo ha però trasformato e adottato come piatto nazionale.
Da dove viene la parola “ramen”?
Deriva con ogni probabilità dal cinese lamian, che significa “tagliatelle tirate a mano”, la tecnica con cui si lavora l’impasto.
Quando è stato inventato il ramen istantaneo?
Nel 1958, grazie a Momofuku Ando. La versione in tazza arrivò nel 1971 e rese il piatto famoso in tutto il mondo.
Quali sono i tipi principali di ramen?
I più noti sono shoyu (salsa di soia), shio (sale), miso e tonkotsu (brodo di ossa di maiale), ognuno tipico di una zona del Giappone.
Perché i noodle del ramen sono gialli?
Per via del kansui, una soluzione alcalina aggiunta all’impasto che dona ai noodle colore, elasticità e il loro sapore caratteristico.
Perché il ramen si diffuse così tanto dopo la guerra?
Perché la farina di grano importata era economica e abbondante, e le zuppe di noodle erano un cibo nutriente e a basso costo, ideale per il Giappone del dopoguerra.