L’Odissea è uno dei racconti più longevi della cultura occidentale: quasi tremila anni dopo la sua composizione continua a ispirare libri, film e videogiochi. Ma che cos’è davvero questo poema, chi lo ha scritto e perché il viaggio di Ulisse parla ancora a noi? Ecco la storia dietro il mito.
Che cos’è l’Odissea
L’Odissea è un poema epico greco composto da 24 libri e circa dodicimila versi. Racconta il lungo viaggio di ritorno di Ulisse (in greco Odisseo, da cui il titolo) verso l’isola di Itaca, al termine della guerra di Troia. Insieme all’Iliade, è considerata l’opera fondativa della letteratura occidentale.
Mentre l’Iliade racconta la guerra, l’Odissea racconta il dopoguerra: il desiderio di tornare a casa, gli ostacoli del cammino e il valore della memoria e dell’identità. Per questo è spesso definita il primo grande romanzo di viaggio della storia.
Chi era Omero
La tradizione attribuisce l’Odissea e l’Iliade a Omero, poeta greco vissuto probabilmente tra l’VIII e il VII secolo a.C. In realtà sappiamo pochissimo di lui: non conosciamo con certezza né dove nacque né se sia mai esistito come singola persona.
Gli studiosi discutono da secoli della cosiddetta «questione omerica»: i due poemi sono opera di un unico autore geniale oppure il risultato di una lunga tradizione orale, tramandata di generazione in generazione dai cantori e poi messa per iscritto? Oggi molti ritengono che i poemi nascano da una tradizione orale collettiva, poi fissata in forma stabile.

La trama in breve
Il poema si apre dieci anni dopo la fine della guerra di Troia. Ulisse è l’unico dei suoi compagni a non essere ancora tornato a casa: trattenuto lontano da divinità e avversità, è dato ormai per disperso. A Itaca la moglie Penelope e il figlio Telemaco resistono all’assedio dei Proci, i pretendenti che vogliono impadronirsi del regno.
La narrazione alterna il racconto delle peripezie di Ulisse a quello della situazione a Itaca, fino al ritorno finale dell’eroe e alla riconquista della sua casa.
Un racconto non lineare
Una delle grandi novità dell’Odissea è la struttura narrativa: la storia non procede in ordine cronologico. Buona parte delle avventure più celebri viene raccontata da Ulisse stesso, come un lungo flashback, davanti al popolo dei Feaci. È una tecnica sorprendentemente moderna.
Le avventure più famose
Molti episodi dell’Odissea sono diventati simboli universali, entrati nel linguaggio comune anche di chi non ha mai letto il poema.
Il ciclope Polifemo
Ulisse e i compagni finiscono nella grotta di Polifemo, gigante con un solo occhio. Per fuggire, l’eroe lo acceca dopo averlo ubriacato e si presenta con il falso nome «Nessuno», così che il ciclope non possa farsi aiutare. È l’emblema dell’astuzia che vince la forza bruta.
Circe, le Sirene e Scilla
La maga Circe trasforma i compagni in porci; le Sirene ammaliano i naviganti con il loro canto; i mostri Scilla e Cariddi custodiscono uno stretto insidioso. Per ascoltare le Sirene senza perdersi, Ulisse si fa legare all’albero della nave: un’immagine potente del desiderio e del limite.

Perché Ulisse è un eroe diverso
A differenza degli eroi guerrieri dell’Iliade, Ulisse non vince soprattutto con la spada, ma con l’intelligenza. Il suo epiteto più celebre è «polytropos», cioè «dai molti espedienti». È curioso, resiliente, capace di adattarsi: qualità che lo rendono vicino alla sensibilità contemporanea.
Il suo viaggio è anche una metafora della crescita interiore: affrontare le prove, resistere alle tentazioni e non perdere di vista la meta. Non a caso «odissea» è diventata una parola comune per indicare un percorso lungo e travagliato.
L’eredità dell’Odissea nei secoli
L’influenza del poema sulla cultura europea è enorme. Dante colloca Ulisse nell’Inferno della Divina Commedia, dandone un ritratto memorabile come eroe della conoscenza. Nel Novecento James Joyce costruisce il suo capolavoro, «Ulisse», ricalcando la struttura del poema in una sola giornata a Dublino.
Se ti appassionano le parole e i concetti che la Grecia antica ci ha lasciato, puoi leggere anche il nostro approfondimento su meraki, la parola greca per fare le cose con l’anima.
L’Odissea oggi, tra cinema e nuove riletture
Il mito continua a tornare. L’interesse del pubblico per l’Odissea si riaccende a ogni nuova rilettura cinematografica o teatrale: segno che le domande poste dal poema, sul ritorno, sull’identità e sul senso del viaggio, restano attualissime. Per approfondire testo e struttura puoi consultare la voce dedicata su Wikipedia.

Domande frequenti sull’Odissea
Chi ha scritto l’Odissea?
La tradizione la attribuisce a Omero, poeta greco vissuto probabilmente nell’VIII secolo a.C. Molti studiosi ritengono però che il poema derivi da una lunga tradizione orale poi messa per iscritto.
Qual è la differenza tra Iliade e Odissea?
L’Iliade racconta episodi della guerra di Troia, l’Odissea narra il viaggio di ritorno di Ulisse dopo la guerra. La prima è un poema di guerra, la seconda un poema di viaggio.
Chi è Ulisse?
Ulisse, o Odisseo, è il re di Itaca e protagonista del poema. È celebre per l’astuzia e l’ingegno, più che per la sola forza fisica.
Quanto è lungo il poema?
L’Odissea è composta da 24 libri, per un totale di circa dodicimila versi.
Perché usiamo la parola «odissea»?
Per estensione, la parola indica un viaggio o una vicenda lunga, difficile e piena di ostacoli, proprio come il ritorno di Ulisse.
Ulisse esiste davvero?
Ulisse è un personaggio letterario. Alcuni luoghi del poema hanno ispirato ricerche geografiche, ma il viaggio va inteso come racconto mitico e simbolico, non come cronaca storica.