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La storia della giornalista di fine ‘800 che si fece internare in manicomio per salvare le pazienti

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“L’ospedale era pieno di topi, il cibo che le davano da mangiare era carne putrefatta ed alcune delle pazienti venivano abusate sessualmente”.

Elizabeth Cochran è nata nel 1864 in una piccola città della Pennsylvania, Stati Uniti. Suo padre morì quando lei era ancora una bambina e per questo dovette aiutare sua madre a mantenere la numerosa famiglia. Nonostante gli orribili canoni dell’epoca, Elizabeth crebbe in una famiglia dove le donne non solo potevano, bensì dovevano trovare un lavoro per non morire di fame.

All’età di 16 anni dovette abbandonare gli studi per trovare un lavoro e si trasferì nella città di Pittsburgh. Un giorno, leggendo il giornale, vide un articolo sessista dal titolo “A cosa servono le ragazze” che la fece irritare al punto di scrivere una lettera al direttore che firmò con lo pseudonimo di “Lonely Orphan Girl”, Orfanella sola. Non riusciva ad accettare il fatto che troppe persone fossero convinte che le donne non erano in grado di fare altro che badare alla casa e crescere i figli. George Madden, il direttore del Pittsburgh Dispatch, rimase talmente impressionato dalla qualità della lettera che decise di offrire un lavoro alla giovane donna.

Ora avrebbe finalmente potuto dimostrare al mondo di che pasta era fatta.

Con il soprannome di Nellie Bly, Elizabeth, scrisse audaci articoli sui diritti delle donne e sui problemi da cui erano afflitte. Agiva in incognito e si mascherava per riuscire ad entrare nelle fabbriche, nei negozi ed in altri luoghi di lavoro, per poi esporre attraverso i suoi pezzi le terribili condizioni in cui le donne erano costrette a lavorare.

La sua “insolenza” ed il fatto che rifiutava di scrivere su “temi femminili” come giardini, pettegolezzi e moda, finì per rompere la relazione tra la donna ed il Pittsburgh Dispatch, ma questo le diede una nuova spinta e la motivò a trasferirsi nella città di New York.

Nel 1887 venne assunta dal New York World, qui ottenne un compito molto speciale, il direttore, Joseph Pulitzer, le chiese di infiltrarsi come paziente all’interno del sanatorio femminile Women’s Lunatic Asylum.

La struttura che si trovava sull’isola di Blackwell, a sud-est di Manhattan, aveva una cattiva fama, nessuno però sapeva esattamente cosa accadesse al suo interno. Si parlava di terribili torture, ma i dipendenti non avevano mai ammesso nulla e nessuno credeva alle povere pazienti.

Nellie Bly accettò l’incarico e si preparò per affrontare 10 giorni presso il sanatorio, ma di fatto non immaginava quello che la stava aspettando.

La struttura ospitava il doppio delle pazienti che avrebbe potuto mantenere, inoltre sia le pazienti che l’edificio non avrebbero potuto essere tenuti in condizioni peggiori. Il cibo era scarso e solitamente i piatti erano composti da pane stantio o crudo, da carne quasi marcia, da brodo e acqua sporca. C’erano topi ovunque. Le pazienti venivano picchiate e all’occorrenza legate dove capitava, inoltre alcune venivano anche abusate sessualmente. Ogni pretesto era buono per punire qualcuno e la più dolce delle punizioni consisteva in secchiate di acqua gelata a qualsiasi ora del giorno o della notte.

Oltre alle pazienti che avevano problemi mentali, Elizabeth incontrò anche donne che non soffrivano di alcuna patologia. Si trattava di persone immigrate, molto povere o di donne che venivano ripudiate dalla propria famiglia; queste donne, chiaramente, soffrivano ancora di più delle altre pazienti.

Con l’aiuto di un avvocato, dopo 10 giorni la donna venne dimessa ed affermò: “È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire”.

La sua inchiesta “Ten Days in a Mad-House” venne pubblicata e destò grande scalpore, al punto che vennero presi dei provvedimenti a riguardo della struttura e furono stanziate delle sovvenzioni per apportare delle migliorie.

La sua carriera continuò e spesso era sotto copertura per difendere i diritti delle donne, questo suo modo di fare giornalismo divenne ben presto un modello di riferimento per molte donne che ambivano ad una brillante carriera giornalistica.

Nellie nel 1890 circumnavigò la Terra in soli 72 giorni, un record assoluto per l’epoca, inoltre divenne un modello di emancipazione femminile per il fatto che fu la prima donna a compiere un viaggio intorno al mondo senza essere sempre accompagnata da uomini.

Nel 1895 si sposò con un milionario e lasciò il giornalismo, ma nel 1904 dopo la morte del marito e per gravi problemi economici riprese a scrivere senza mai perdere la sua passione per i diritti delle donne e dei bambini.

Morì di polmonite a soli 57 anni. Poche settimane prima della sua morte scrisse:

“Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò!”

Un grande esempio da seguire, una donna audace e brillante che ha saputo far fronte ad una mentalità ottusa. Condividi perché la sua storia possa essere conosciuta il più possibile e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Scegli una farfalla e scopri cosa rivela sul tuo subconscio

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Nell’antichità si credeva che la stupenda trasformazione della farfalla era molto simile al viaggio dell’anima di un corpo terreno verso un corpo spirituale.

La farfalla è simbolo di immortalità, di reincarnazione e di resurrezione. È il simbolo della trasformazione totale, rappresenta il bisogno di cambiamento e di maggiore libertà ed allo stesso tempo rappresenta anche il coraggio.

 

Le caratteristiche della tua farfalla preferita potranno rivelare degli aspetti della tua personalità e le tue particolarità sotto l’aspetto emotivo.

Si tratta di un semplice ma inusuale prova basata sul subconscio umano. Semplicemente dovrai scegliere una farfalla nell’immagine qui sotto e scoprire cosa il tuo subconscio può rivelare su di te.

#1

Sei una persona aperta alle cose nuove che possono arrivare nella vita. Ti caratterizzi per essere un individuo onesto ed amorevole, che sa manifestare un interesse autentico nei confronti degli altri. La gente si sente a proprio agio quando sta con te. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#2

Sei una persona interessante e sotto certi punti di vista straordinaria, in quanto sai esprimerti molto bene. Il problema è che in certe occasioni non valorizzi sufficientemente il tuo io interiore. A volte dubiti di te stesso e provi sentimenti di timidezza che ti perseguitano. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#3

Sei una persona passionale ed emotiva. Ti caratterizzi per essere un buon osservatore, logico ed ordinato al quale piacciono le cose fatte per bene. Il tuo focus creativo arriva a sorprendere molta gente, tuttavia, quando c’è bisogno di comunicare con te non risulta essere un’impresa molto facile. Stabilisci degli spazi per calmare la tua mente agitata, farà bene alla tua vita. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#4

Hai paura di esprimere i tuoi sentimenti. Preferisci rimanere in silenzio o meditare. Puoi arrivare ad avere molta paura del fallimento, poiché la maggior parte della tua sicurezza è basata sui tuoi successi e per questa ragione lavori in maniera molto ardua con il rischio di compromettere la tua salute fisica e mentale. La tua sfida principale consiste nell’imparare a riconoscere che sei molto di più dei tuoi successi ed accettare che sei una persona meravigliosa. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#5

In alcune occasioni tendi ad essere un po’ infantile e vulnerabile. Esigi l’attenzione degli altri e, probabilmente, questo significa che non hai potuto esprimere i tuoi sentimenti per molto tempo, motivo per cui non ti senti al comando della tua vita. Prova ad essere una persona più ferma che è in grado di dire e motivare ciò in cui veramente crede, in questo modo le tue esperienze saranno molto più ricche, soddisfacenti e felici. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#6

Risulti essere molto imprevedibile. Alcune volte sei molto attivo, altre l’esatto opposto. Puoi sentirti felice e nel giro di pochi secondi triste. Questo è dovuto alla tua elevata sensibilità, è probabile che in determinate occasioni senti il bisogno di isolarti, di stare lontano dal mondo. Queste pause faranno molto bene alla tua vita, al tuo lavoro, alle tue relazioni con le altre persone e ti aiuteranno a connetterti con la tua vera essenza. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#7

A volte non hai fiducia negli altri ed arrivi a sospettare anche delle persone che ti sono più vicine. Questo atteggiamento porta la gente a stare a debita distanza da te. Ricorda che non è possibile vivere senza avere fiducia negli altri, questo perché rimanere soli comporta difficoltà di sviluppo in qualsiasi ambiente. Dipendiamo dagli altri, pertanto garantire l’onestà è una delle chiavi per avere sane relazioni personali. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

#8

Ti caratterizzi per essere una persona molto socievole che ha bisogno di stare in continuo contatto con la gente, condividendo e realizzando attività o semplicemente conversando. Hai bisogno di costanti emozioni e ti piace vivere intensamente. Ti piacciono le feste ed il divertimento, hai molti amici e ti godi il tempo che trascorri insieme a loro. Ti sei riconosciuto nella descrizione? Condividi con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Ti sei riconosciuto nella farfalla che hai scelto? Facci sapere cos’hai scoperto lasciandoci un commento.

A 40 anni ha completamente cambiato la sua figura senza diete miracolose e racconta i suoi 6 segreti

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Una giovane madre decise di cambiare la propria routine alimentare ed ora è una professionista della salute e dell’alimentazione.

Dicono che la cosa migliore è “cominciare in casa” e questo è ciò che fece. Così ha deciso di cambiare completamente le sue abitudini alimentari e quelle legate all’esercizio fisico, i risultati sono stati abbastanza soddisfacenti. Ora, vuole raccontare i suoi segreti perché chiunque li possa mettere in pratica, o prenderli d’esempio per trovare il proprio nuovo stile di vita.

Belinda Norton è una mamma single, i suoi bambini hanno 10 e 12 anni. Fino ad oggi ha scritto 3 libri che parlano di alimentazione bilanciata e di vita salutare.

Tuttavia, non è sempre stata così. In passato Belinda aveva dei chili di troppo, fino a che ha deciso che non voleva più continuare così ed ha cambiato completamente il suo stile di vita e la sua alimentazione.

 

I suoi consigli

Esercizi cardiovascolari di mattina presto

Secondo Belinda, la cosa ideale è seguire una routine di esercizi cardiovascolari della durata di 30 minuti, senza aver ingerito nessun alimento.

Allenamenti a circuito

Una delle chiavi per raggiungere la forma fisica è quella di fare delle sessioni ripetute, tra le 10 e le 15 volte da uno a tre giorni alla settimana. I circuiti devono comprendere esercizi di velocità ed includere pesi ed allungamenti. I circuiti da 40 minuti aumentano la massa muscolare. Non serve niente di più, ha ribadito Belinda in un’intervista.

Mangiare diverse volte al giorno

Anche se può sembrare curioso, la coach ha detto che: “Le donne, soprattutto, hanno bisogno di mangiare sei volte al giorno per stabilizzare il proprio metabolismo, per questo è molto importante farlo”. La donna afferma che nel caso in cui si salta un pasto, i livelli di zuccheri si alzano e provocano ansietà ed un peggiore stato d’animo che poi si manifesta a livello fisico.

Allontanarsi dall’alcol

Belinda rivela che durante i primi dieci giorni del cambiamento di routine è indispensabile un’alimentazione sana e che l’alcol rimanga fuori, o quasi. La donna afferma che: “L’alcol va bene per un venerdì sera o per un’occasione speciale, però bisogna cercare di evitarlo per il resto della settimana. Le persone tendono a dimenticare la grande quantità di zucchero che è contenuta nel vino. Rimpiazzalo con un bicchiere di acqua e vedrai i risultati!”

Addominali

“Se ciò che vuoi veramente è un ventre piatto, devi fare molta attenzione a ciò che bevi ed a ciò che mangi, altrimenti tutti questi esercizi non daranno risultati”, ha detto Belinda. Secondo lei, i migliori esercizi sono quelli che “lavorano su entrambi i lati ed il plank con il peso sulle gambe”. A differenza degli addominali classici, il plank serve a rinforzare altre zone del corpo come la schiena, le braccia ed i glutei.

Non farsi limitare dalla bilancia

Normalmente, durante un cambiamento di abitudini, la bilancia diventa più un’ossessione che un alleato, se ci saliamo costantemente, più volte al giorno, significa che sta nascendo l’ossessione di vedere risultati. Per Belinda, la cosa più corretta è quella di pesarsi una volta al giorno, sempre alla stessa ora, nudi o con pochi vestiti, di modo da conoscere i nostri progressi una volta terminata la settimana.

Cosa ne pensi dei consigli di Belinda? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

“L’Angelo del dolore” e la commovente storia che nasconde la tomba più famosa

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È impressionante quello che possiamo arrivare a fare in nome dell’amore.

William Wetmore era uno scultore statunitense nato a Salem in Massachusets il 12 febbraio del 1819. Durante la sua vita si dedicò anche alla poesia, fu editore e critico d’arte. Si laureò al Collegio ed alla scuola di legge di Harward, ma la sua vera passione era sempre stata l’arte e per questo decise di abbandonare presto la professione di avvocato. Nel 1850 si trasferì definitivamente a Roma.

Nel 1894 realizzò con le sue stesse mani la scultura di un angelo, la scolpì con il dolore nell’anima e con le lacrime agli occhi, in quanto la preziosa scultura era dedicata all’amata moglie defunta.

Questo angelo venne chiamato “L’Angelo del dolore” e si trova ancora oggi nel cimitero acattolico di Roma, conosciuto anche come cimitero degli inglesi o del Testaccio. All’epoca la chiesa cattolica vietava di seppellire in luoghi consacrati i non cattolici ed in quanto rifiutate, queste persone che potevano essere protestanti, piuttosto che ortodosse o morte per suicidio, venivano seppellite fuori dalle mura della città o ai margini più estremi.

Attualmente sotto L’Angelo del dolore riposano i resti della coppia e quelli del piccolo figlio morto a soli sei anni.

La scultura venne terminata nel 1894. William adorava la sua sposa e questo fu il miglior modo che trovò per dimostrarle tutto il suo amore. L’angelo divenne tanto famoso che finì per ispirare innumerevoli repliche. Di fatto è diventato un modello di monumento funebre utilizzato in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti.

Una delle copie più famose si trova nel Campus dell’Università di Stanford, in California, questa fu realizzata in memoria di Henry Clay Lathorp e donata al fratello Jane Lathorp Stanford, per simboleggiare il dolore della perdita alla famiglia che ha fondato la famosa università.

“L’Angelo del dolore” in onore della moglie, Emelyn Eldredge Story, fu l’ultimo lavoro realizzato da William, morì solo un anno dopo averlo terminato.

Oltre alle diverse riproduzioni in giro per il mondo, esistono anche dei gruppi musicali che hanno reso omaggio all’Angelo del Dolore riproducendolo sulle copertine di alcuni album, tra questi: Once dei Nightwish, Evanescence EP degli Evanescence, Embossed Dream in Four Acts degli Odes of Ecstasy e The Edges of Twilight dei The Tea Party.

William ha saputo curare ogni più piccolo dettaglio e non esiste alcun dubbio che i due veri e grandi amori del talentuoso scultore furono l’adorata sposa e l’arte.

La scultura riflette oltre all’amore, tutto il dolore che William provò nel perdere l’amata Emelyn. Siamo convinti che anche agli angeli sia piaciuta questa meravigliosa creazione. L’artista e sua moglie ora riposano insieme e, probabilmente, il loro amore ha saputo vincere anche la morte.

L’hai mai vista dal vivo? Lasciaci un commento e condividi se questa bella storia ti ha commosso, il grande talento di quest’uomo merita di essere condiviso. Non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Un innocente tatuaggio diventa una tragedia. Sua madre avverte tutti i genitori

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I Gulliver sono una famiglia inglese che è composta da Martin, Sylvia ed i figli Sebastian di 9 anni e Madison di 7; quest’estate hanno deciso di fare un viaggio in Egitto per potersi godere un piacevole periodo di vacanza. Purtroppo però, durante il loro soggiorno non tutto è filato per il verso giusto.

All’inizio della seconda settimana di vacanza, la mamma, Sylvia Gulliver di 43 anni, è stata portata in ospedale per un’infezione della cistifellea. La donna è riuscita a recuperare completamente la salute, ma solo dopo essere rimasta in ospedale per due interi giorni.

Come premio per essersi comportati bene mentre la mamma era ricoverata in ospedale, il padre, Martin Gulliver, ha deciso di regalare ai propri figli un tatuaggio temporaneo all’henné. L’hotel quattro stelle nel quale soggiornavano offriva questo tipo di servizio e non sembrava ci fosse nulla per cui i tatuaggi avessero potuto nuocere ai bambini.

Appena finito il tatuaggio, Sebastian aveva subito cominciato a lamentare prurito e glielo tolsero immediatamente, mentre Madison sembrava non avere nessun tipo di problema. Tuttavia, dopo essere rientrati in Inghilterra, la pelle sotto al tatuaggio della piccola aveva cominciato ad irritarsi ed a formare vesciche; il giorno successivo sembrava come se il braccio fosse ustionato.

La bambina è stata portata immediatamente all’ospedale dove hanno trattato le lesioni, hanno dovuto rimuovere alcune vesciche per poter curare la pelle. Così, si è scoperto che, effettivamente, la pelle della piccola aveva subito delle ustioni chimiche dovute ad una sostanza colorante che solitamente viene aggiunta all’henné: la Para-fenilendiammina (PPD). Questo elemento chimico viene usato legalmente nelle tinte per capelli ed il suo utilizzo e le quantità permesse vengono regolamentati per legge, però nel caso dei tatuaggi all’henné, le quantità di PPD che vengono aggiunte sono solitamente molto superiori a quelle permesse.

Secondo Martin Gulliver, sua figlia è stata molto forte durante tutto il processo, però i medici credono che la pelle della bimba possa tardare un paio d’anni prima di recuperare completamente. Ora, entrambi i genitori mettono in guardia su questo tipo di tatuaggi: “non vale la pena rischiare”.

Il direttore generale della CTPA, Cosmetic, Toiletry and Perfumery Associationnel del Regno Unito, il Dottor Christopher Flower sostiene che: “Quando si applica sulla pelle un tatuaggio temporaneo all’henné, il PPD può causare ustioni chimiche e reazioni allergiche. L’henné non è mai nero, bensì ha un colore che va tra il caffé e l’arancione. Qualsiasi tatuaggio temporaneo di colore scuro deve essere trattato con cautela”.

Oltre al dolore ed al gonfiore che possono essere provocati dalla reazione ad un tatuaggio all’henné nero, esiste un reale rischio di sviluppare sensibilità al PPD. Questo significa che se si dovesse entrare nuovamente in contatto con questa sostanza, anche dopo anni, potrebbe verificarsi una seria reazione allergica. Questo è ciò che è successo a Julie McCabe, la quale è morta nel 2012 a causa di una reazione allergica ad una tinta per capelli. Cinque anni prima del decesso, la donna aveva avuto una reazione allergica ad un tatuaggio all’henné nero; da lì, ogni volta che utilizzava tinte per capelli soffriva di forti pruriti e reazioni cutanee. Tragicamente, l’ultima volta che ha utilizzato una tinta ha avuto un forte shock anafilattico.

Con questo non si vuole creare panico, bensì generare una consapevolezza sui potenziali pericoli che si possono correre facendosi un tatuaggio temporaneo all’henné nero, soprattutto sugli effetti che può avere sulla pelle dei più giovani e dei più sensibili. La prossima volta che decidi di farti fare un tatuaggio all’henné, controlla il colore del materiale che viene utilizzato e ricorda che sarebbe meglio non permettere ai bimbi piccoli di farne.

Ti è successo qualcosa del genere con questo tipo di tatuaggi? Raccontacelo nei commenti. Condividi questa importante informazione con i tuoi amici e con i tuoi familiari, potrebbe evitare di imbattersi in situazioni terribili, come quello che è accaduto a questa piccola bimba. Non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Come aprire il chakra del cuore ed attirare l’amore che meriti

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Secondo la credenza buddista, i chakra del corpo rappresentano i grandi centri di energia che sono vincolati a diversi aspetti.

Tutti i chakra hanno la stessa importanza, in quanto ciò che veramente fa la felicità di un individuo è il corretto equilibrio tra di loro. Se alcuni chakra sono chiusi, gli altri cercheranno di essere più attivi per riempirne la mancanza e, per questo, non ci sarà un equilibrio spirituale.

Nonostante questo, l’Anahata ha una particolare importanza, perché si tratta del chakra dell’amore. Se questo è chiuso, non saremo capaci di amare disinteressatamente e non raggiungeremo mai una connessione d’amore reciproca.

Questo chakra, il quarto, è associato al colore verde e si trova giusto all’altezza del cuore. Per aprirlo puoi realizzare tutti questi esercizi fisici, mentali e spirituali.

Aggiungi del verde nella tua vita

Come già detto l’Anahata è associato al colore verde. Per questo, un buon modo per attivare questo chakra è attraverso la natura.

Prova, per esempio, a fare degli esercizi di yoga all’aria aperta. Oppure esci a fare una passeggiata in un parco. Connettiti con la natura, è un grande primo passo per aprire il tuo chakra.

Puoi anche aggiungere delle piante nella tua vita. Se hai un giardino, fai un orto o pianta dei fiori. Se vivi in un appartamento piccolo, alcune piante da interno faranno sì che l’energia verde ti contagi.

Riconciliati con te stesso

Esiste una frase che può sembrare un cliché, però in realtà è super vera: se non ami te stesso, non potrai amare nessun altro.

Devi praticare l’esercizio di riconciliarti con la persona che sei. Le cose che sono accadute, sono successe per un motivo. Smetti di incolparti per le cose che non sono andate come speravi: ci sono un sacco di cose ancora più belle che ti aspettano, se solo hai il desiderio e l’intenzione di trovarle.

Non puoi amare se non ti accetti anche per le cose che non ti piacciono di te stesso . Metti una mano sul tuo cuore e di a te stesso: “Io ti amo. Io ti accetto per come sei. Sei importante. La tua vita conta“.

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Vivi il presente

Più in là del dolore che hai provato, o dei tuoi timori per il futuro, devi riuscire a focalizzarti sul presente. Questo ti permetterà di lasciare andare le cose brutte e ad imparare a godere del qui e ora.

Una buona idea che arriva dalla gemmoterapia, è quella di portare sempre con noi un quarzo rosa e una tormalina, ideali per mantenere le energie bilanciate. Se puoi, portale vicino al cuore.

Un’altra idea è quella di fare uno sport e nel tempo in cui lo pratichi ti devi concentrare al 100% su di esso. Nuotare, andare in bici o correte possono essere delle buone opzioni: ti aiuteranno a concentrarti sul qui e ora.

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Ama molto

La cosa più importante per sbloccare il chakra dell’amore è amare molto. Prova a fare del volontariato, un’attività solidale, o semplicemente andando a trovare un familiare che sta passando un brutto periodo.

Quando non hai paura di darti agli altri, con amore puro e disinteressato, l’amore ti ritorna indietro e su questo non ci sono dubbi.

Ama in modo incondizionato e non temere di ricevere amore in cambio, è l’esercizio fondamentale per sbloccare il tuo Anahata.

Non dobbiamo avere mai paura dell’amore e di amare, cosa ne pensi di questi preziosi consigli? Lasciaci un commento e condividi questa guida con le persone che ami, non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Anche se in molti dicono il contrario, queste sono le 7 cose che non dovrai mai fare ad un neonato

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Essere madre è una delle esperienze più belle e soddisfacenti che possono esistere, però è anche un’esperienza stancante e complicata in molti sensi; di fatto, nessuno nasce sapendo come si fa.

Il costante bombardamento di consigli che una mamma, che lo sia per la prima volta o meno, riceve sulla cura dei propri figli possono essere opprimenti e lo sono ancora di più quando i bambini sono neonati. Bisogna saper prendere le opinioni per ciò che sono, ovvero per opinioni. Quello che per una mamma ha funzionato con il proprio bambino potrebbe non funzionare per te, ogni bimbo è diverso, però le sue necessità di base sono le stesse in funzione di una crescita e di uno sviluppo corretto.

Con questo non stiamo dicendo che sia facile, però con un po’ di pratica e un po’ d’aiuto extra andrà sicuramente per il meglio. Per questo motivo, di seguito puoi trovare le 7 cose che non devono mai essere fatte ad un neonato. Prendi nota.

1# Ignorarlo

I neonati non piangono per rabbia. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà, il pianto è l’unico mezzo di comunicazione che conoscono.

È importante stare molto attenti e imparare a differenziare un pianto dall’altro, in quanto sarà diverso dipendentemente dalla necessità. Puoi anche aiutarti prestando attenzione alle espressioni facciali del tuo bebè per capire perché sta piangendo.

Ti hanno mai detto di ignorare il tuo piccolino perché tanto gli passerà da solo? Probabilmente si! Il problema è che un bambino che si sente ignorato prova angoscia e la esprime nel modo migliore che può, ovvero piangendo.

A nessuno piace essere ignorato, nemmeno ai neonati. Si tratta di un essere umano, uno piccolo, indifeso e totalmente dipendente dai suoi genitori, però è un essere umano, uno che merita lo stesso rispetto che merita qualsiasi adulto.

2# Lasciarlo piangere fino a che si addormenta

Questa frase, purtroppo molto comune, è fortemente legata al punto precedente; un neonato non piange perché gli piace farlo, ricorda che è il suo unico modo di esprimersi.

Coloro che sostengono questa teoria, argomentano le proprie motivazioni dicendo che devono imparare a dormire da soli, ad essere indipendenti, a gestire le proprie emozioni ed a calmarsi. Se per un adulto può essere difficile gestire le proprie emozioni, credi che per un neonato possa essere più facile?

Durante il primo anno di vita, gli esseri umani sviluppano il loro senso di fiducia nel mondo. Per questo motivo se le necessità di un neonato non vengono soddisfatte, lui non potrà imparare a fidarsi né delle relazioni, né del mondo, né di sé stesso.

Se questo non bastasse per convincerti, devi sapere che quando un neonato è stressato libera cortisolo, un ormone che provoca la morte neuronale. La reattività ad uno stress disordinato può anche essere stabilita come un modello di vita, non solo a livello cerebrale attraverso il sistema di risposta allo stress, bensì anche a livello fisico attraverso il nervo vago che può colpire più sistemi.

3# Scuoterlo

Che sia per gioco, o peggio ancora, per frustrazione, non devi mai scuotere il tuo bebè e non è permettere a nessun altro di farlo. Questo potrebbe causare una patologia chiamata Sindrome del bambino scosso, si tratta di un trauma a livello cerebrale causato dallo scuotimento che determina una azione lesiva dovuta dalle brusche accelerazioni e decelerazioni a cui vengono sottoposti l’encefalo, i vasi cerebrali e tutti i tessuti. Questo tipo di trauma può causare cecità, perdita dell’udito, disordini del linguaggio, emorragie, ritardi mentali, danni al collo ed alla spina dorsale ed addirittura nei casi più gravi può causare la morte.

4# “Si abitua male a prenderlo sempre in braccio”

Non ascoltare chi ti dice così!

Ha trascorso i primi nove mesi della sua vita nel ventre materno, al sicuro ed al calduccio. A cos’altro dovrebbe abituarsi se non a stare tra le braccia della propria madre? Un neonato ha bisogno di sentirsi al sicuro e questo lo otterrai tenendolo tra le tue braccia.

Fino a 18 mesi di età è indispensabile che il bambino senta l’affetto per mezzo del contatto corporeo, questo rinforzerà il legame affettivo tra di voi.

Questo contatto è molto importante, basti pensare che una separazione di solo tre ore tra il neonato e chi si prende cura di lui potrebbe causare un deficit di memoria. Inoltre, riduce l’attività dei recettori della serotonina e dell’ossitocina.

5# Picchiare il neonato

La violenza non è la soluzione né il modo per insegnare cosa è giusto e cosa non lo è. Noi adulti abbiamo la responsabilità di guidarli e di insegnargli con affetto come funziona questo mondo che per loro è tutto una novità. È sufficiente spiegare loro le cose con fermezza, ricorrere alla violenza, che sia fisica o verbale, non dovrebbe mai essere un’opzione.

Comportarsi in modo violento nei loro confronti gli insegnerà solamente che è possibile correggere una persona attraverso la violenza, perché “è per il suo bene“. Inoltre, ti obbediranno per la paura delle botte e non perché avranno imparato cosa è giusto e cosa no.

6# Farlo dormire a pancia in giù

La postura che gli esperti raccomandano per evitare la Sindrome della morte in culla dei neonati è quella supina, a pancia in su. Anni fa si pensava che far dormire il bambino a pancia in giù diminuisse i rischi di soffocamento, si credeva che in questo modo il neonato potesse espellere meglio i gas e che in caso di rigurgito si sarebbe evitata l’asfissia. In seguito, si è scoperto che, al contrario, questa posizione non fa altro che aumentare il rischio di soffocamento.

7# Lasciarlo solo

Nonostante qualcuno possa sostenere che è un bene lasciarli soli, perché in questo modo impareranno ad essere indipendenti, il risultato è esattamente l’opposto. Un neonato che viene lasciato solo per un lungo periodo di tempo diventa una persona bisognosa e con grandi ferite emotive; è molto probabile che provi una sensazione di insicurezza per tutta la vita. La paura e l’angoscia di rimanere soli la esprimono piangendo.

Speriamo che questi 7 consigli possano aiutare a risolvere alcuni dubbi e ricorda che nessuno nasce sapendo già come fare il mestiere del genitore. Chiedere un po’ di aiuto in caso di difficoltà è la cosa migliore che si possa fare.

Lasciaci la tua opinione e condividi queste preziose informazioni, non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

L’importanza dei padrini nella vita dei piccoli

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Zii, nonni, cugini, eccetera, sono membri della famiglia che non abbiamo scelto, però cosa dire dei padrini? Senza dubbio, queste persone hanno un ruolo molto importante nella vita dei nostri figli, è per questo motivo che quando è il momento di doverli scegliere, non è così facile, in quanto sappiamo che rimarranno nella nostra vita per sempre e che in quella dei nostri figli avranno un ruolo fondamentale. Inoltre, su di loro ricade una responsabilità molto preziosa: i nostri bambini.

Nel caso in cui entrambi i genitori dovessero venire a mancare, è responsabilità dei padrini prendersi cura dei bambini. Per questo motivo, in quanto genitori, dovremo sempre volere il meglio per i nostri piccoli e prestare moltissima attenzione in questa importante scelta. Dovremo cercare di scegliere tra le persone che sentiamo più vicine e che apprezziamo di più, coloro che reputiamo responsabili e che abbiano la capacità di seguire e di amare i nostri figli, nonostante sappiamo benissimo che nessuno potrà farlo come noi, ma qualcosa di simile dovrà pur esistere.

I padrini sono quelle persone che, per tradizione, scegliamo per battezzare i nostri piccoli; una coppia che non per forza deve avere qualche vincolo familiare, ma che di fatto deve avere per noi dei buoni valori e che dovrà sapere come prendersi nostro figlio se sarà necessario.

Che ruolo svolge un padrino?

I padrini devono garantire che i propri figliocci sviluppino la loro vita sotto il rispetto del cristianesimo, devono guidare i piccoli verso il sentiero della speranza e della fede, questo secondo il punto di vista religioso.

Tuttavia, i padrini sono molto più di questo, sono come dei secondi genitori che devono essere a disposizione per aiutare ed appoggiare i piccoli durante le diverse tappe della vita; infanzia, adolescenza ed adultità. Le azioni e gli atteggiamenti dei padrini che sapranno segnare l’infanzia dei piccoli, insieme a quelle dei genitori, determineranno il tipo di adulto che sarà.

Chi viene scelto per essere padrino dovrebbe provare una felicità enorme, inoltre dovrebbe sentirsi anche molto fortunato ed elogiato, però deve anche sapere che questo ruolo comprende anche molte responsabilità.

In quanto genitori dobbiamo prendere molto sul serio la scelta dei padrini per i nostri figli, non bisogna farlo solo per amicizia, per mantenere una promessa o perché ci sentiamo obbligati. Bisogna prestare attenzione a tutte le caratteristiche per determinare se saranno all’altezza di un ruolo tanto importante, perché i nostri figli meritano il meglio. Inoltre, queste persone devono avere la nostra completa fiducia e devono mostrarsi felici di accettare questo tipo di responsabilità, di essere una parte fondamentale nella vita dei nostri figli.

Come identificare il padrino ideale?

I padrini ideali solitamente sembrano persone per bene, persone colte, educate e responsabili. Persone che si assumono le conseguenze, che sanno ascoltare, sostenere, che non abbandonano quando qualcosa non va e che cercano sempre di darti il consiglio più giusto o, semplicemente, una spalla su cui appoggiarti.

Persone alle quali dovranno piacere i tuoi bambini anche quando non lo saranno più, che gli trasmetteranno empatia e che sapranno avere con loro una connessione speciale.

Devono essere persone fedeli e leali, qualcuno su cui si possa contare, non solo quando le cose vanno bene.

Tuttavia, è risaputo che la chiesa richiede determinate caratteristiche e se coloro che hai scelto non rispettano queste condizioni, non avrai altre opzioni che scegliere qualcun altro.

Un altro punto molto importante e che devi considerare è che i padrini devono avere alcuni interessi o valori in comune con te, chiaramente, questo non determina il fatto che siano adatti o meno al ruolo, però sarebbe bene che queste persone condividano alcuni tuoi aspetti, di modo che possano trasmettere ai piccoli qualche cosa che gli avresti trasmesso anche tu.

Scegli una persona di cui ti fidi totalmente, devi esserne sicuro, perché, nel caso in cui dovesse capitarti qualcosa, lascerai nelle sue mani l’integrità dei tuoi figli.

Regala ai tuoi figli un padrino che possa aiutarli a diventare persone che amano vivere e che amano la vita, così come coloro che li circondano, è una delle migliori eredità che puoi lasciare loro.

Se conosci qualcuno che sta per scegliere il padrino per il proprio figlio, condividi queste informazioni, lo aiuteranno a prendere la decisione più giusta.

Qual è stata la tua esperienza? Lasciaci un commento e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Stava pulendo la casa ed ha trovato qualcosa di suo marito che l’ha distrutta

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Quando il vero amore tocca la nostra anima, è per sempre. Nonostante gli ostacoli e le sfide a cui il destino ci sottopone, bisogna cercare di andare avanti e di trovare sempre una soluzione. Bisogna sempre riuscire a dare una parola di conforto alla persona che abbiamo scelto di avere al nostro fianco, bisogna stare con questa persona anche quando la vita ci mette alla prova, tenderle una mano, saperla ascoltare ed appoggiare, però, soprattutto, bisogna esserci nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, fino alla fine.

Helen ha dovuto convivere ed affrontare ogni giorno una sfida molto ardua, ha dovuto cercare quotidianamente la strategia migliore per rimanere a fianco di Edward, il suo amato sposo. Un ex-marinaio al quale, all’età di 75 anni, hanno diagnosticato il Morbo di Alzheimer. La tristezza e la paura che questa malattia ha portato con sé, li stava separando poco a poco, tuttavia, lei ha sempre lottato spalla a spalla con suo marito, in quanto lo amava troppo e desiderava mantenere la promessa che gli fece sull’altare: “fino a che la morte non ci separi”.

Col passare dei mesi Edward peggiorava sempre di più ed anche se lei cercava di nascondere la tristezza, lui lo sapeva, nonostante la malattia non poteva dimenticare l’espressione di Helen quando era afflitta.

Ogni notte, prima di andare a letto, Helen oltre ad accertarsi che tutte le uscite della casa fossero ben chiuse,  appendeva anche dei cartelli sulle porte interne, questo nel caso in cui Edward avesse avuto bisogno di qualcosa mentre lei stava dormendo. Ogni cartello specificava la stanza: porta del bagno, cucina, camera di Alice (tua figlia) ed altri luoghi della casa.

Edward in diverse occasioni era perso, come se si trovasse in un’altra dimensione, aveva lo sguardo fisso nel vuoto e certe volte aveva avuto degli attacchi di demenza, durante i quali perdeva la ragione. Però Helen riusciva a farlo tornare alla realtà, gli raccontava degli aneddoti del passato in cui erano insieme e felici, gli raccontava dei figli che avevano avuto e dei meravigliosi nipoti che andavano a trovarli ogni fine settimana; gli raccontava di come si erano innamorati e di quanto ancora lei lo amasse ed Edward nel suo sguardo rifletteva tristezza, ma allo stesso tempo gratitudine.

Un pomeriggio, quando tutto sembrava andare bene, Helen decise di uscire per delle commissioni; Hedward stava guardando la tv e prima di andarsene la donna gli diede un bacio sulla fronte. Al ritorno il marito non era dove lo aveva lasciato, lo aveva cercato in camera, in cucina ed anche nella stanza della figlia, dopodiché, proprio nel momento in cui la disperazione stava per prendere il sopravvento, lo vide in giardino perso nei suoi ricordi. Poteva stare tranquilla, c’era la figlia che si stava prendendo cura di lui, così si mise a sistemare la casa. Quando cominciò a pulire il bagno si accorse della presenza di una busta, nell’aprirla e nel vedere il contenuto non poté fare a meno di trattenere le lacrime. Edward le aveva scritto una lettera che la lasciò completamente senza parole.

Queste sono le parole del marito:

“Per la mia adorata sposa Helen:

Lei che passa ore a scrivere cartelli perché non mi perda nella mia stessa casa, approfitto del fatto che stai dormendo, sei così bella, proprio come nel giorno in cui ti ho conosciuta.

Ti scrivo questa lettera per dirti, nel caso in cui domani stesso dovessi dimenticare il tuo viso o quanto ti amo, che sono pieno di paura per sapere che questo potrebbe succedere in qualsiasi momento, un giorno o l’altro la mia mente non potrà più tornare da questo andirivieni di pensieri e, alla fine, non saprò nemmeno cosa mi accadrà intorno e, forse, presto potrei anche andarmene. Ma prima di dimenticare, voglio che tu sappia quanto ti amo, voglio che tu sappia che dal primo momento in cui ti ho vista alla festa del paese mi sono innamorato di te, che ammiro veramente la forza con cui lotti al mio fianco ogni giorno e, soprattutto, quanto sei stata abile nel riuscire a farmi innamorare in così tante occasioni e con la stessa intensità della prima volta. Non ti sei mai arresa e questo amore mio non sai quanto lo ammiro, ho amato le pazzie che hai fatto al mio fianco, come quella volta in cui ci siamo messi le scarpe alla rovescia, ricordo di quanto ci facevano male i piedi, ma anche le risate a crepapelle. In questi momenti in cui ho dimenticato cose tanto semplici, tu hai trovato la maniera per farmi sorridere. Grazie!

Grazie per completare le frasi durante le nostre conversazioni, quelle nelle quali in molte occasioni mi perdo, però, soprattutto, grazie per ricordarmi sempre che formiamo una meravigliosa famiglia, nella quale ho molti nipoti di cui, purtroppo, a volte dimentico i nomi che tu sai sussurrarmi all’orecchio con tanta dolcezza. Grazie per essere la mia forza, per sostenermi, per non lasciare mai che mi arrenda e per non arrenderti mai, grazie per calmarmi, per capirmi e per prenderti cura di me in questo modo.

Solo se domani già non sarò capace di ricordare ed arriverò a dimenticare tutto ciò che siamo, ricorda mia adorata che ti amo moltissimo, anche quando la mattina dimentico il tuo nome o il mio. Helen, grazie! Nel caso in cui domani non potrò più dirtelo, ricorda sempre che ti amerò fino al mio ultimo respiro e, oltre la morte.

Sempre tuo, Edward”

 

Dopo aver letto le parole di Edward, anche tu ti sei ritrovato con un fazzoletto in mano? Questa lettera è semplicemente meravigliosa e ci dimostra dove può arrivare l’amore, quello vero!

Ti ha fatto commuovere la storia di Helen ed Edward? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa dolce storia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Viva l’amore!

Come lavorare meno potrebbe risolvere veramente tutti i nostri problemi

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Secondo l’autore Rutger Bregman: lavorare meno ore alla settimana potrebbe combattere il rischio di incidenti e cambiamenti climatici; secondo alcuni (inoltre) se si dovessero seguire queste semplici linee guida potremmo vedere la tanto attesa parità di genere (uomo e donna).

La previsione dell’economista più influente del 20esimo secolo: nel 2030 le persone lavoreranno 15 ore alla settimana

John Maynard Keynes: l’ideatore del New Deal (la svolta economica che risollevò il mondo dopo la crisi di Wall Street)

Intorno al 1930 l’economista John Maynard Keynes ha tenuto una convegno in Spagna intitolato Possibilità economica per i nostri nipoti. A quel tempo la crisi di Wall Street aveva messo in ginocchio l’economia di molti paesi; i risparmi delle persone comuni andarono scemando e molti si suicidarono. La previsione di Keynes fu molto profetica e alquanto curiosa: entro 100 anni le persone lavoreranno molto meno (circa 15 ore alla settimana) e questo porterà ad un aumento considerevole della qualità della vita per le persone (Keynes stimò un aumento del 400% rispetto a quello presente nel 1930). La sfida del futuro secondo l’economista sarà quella riguardante l’utilizzo del tempo libero.

Ora come ora le persone lavorano almeno 40 ore alla settimana, riuscite a immaginare (veramente) la profezia che Keynes ha comunicato?

Alcune prove a sostegno della teoria Keynesiana

Quello che si sta cercando di dire è che bisogna lavorare meno ma meglio, perciò non è importante il monte ore ma l’utilità marginale che ogni singola ora di lavoro potrebbe apportare. Nei notevoli esperimenti di Henry Ford e W.K. Kellogg è stato scoperto che la produttività abbinata alle lunghe ore di lavoro non è esente da critiche riguardanti la fruttuosità: nel 1980 i dipendenti della Apple sfoggiarono una t-shirt con la scritta “amo lavorare 90 ore alla settimana”; fin qui nulla di eclatante voi direte eppure il bello deve ancora venire: analisi successive dimostrarono che se ogni lavoratore avesse lavorato di meno (circa la metà) la Apple avrebbe potuto lanciare il rivoluzionario Macintosh (già) un anno prima.

Lavorare di meno vuol dire consumare di meno e meglio: il tempo libero è la nostra vera ricchezza

Ci sono molte (altre) teorie che affermano che lavorare 40 ore alla settimana (o più) sia controproducente. Si stima che il tempo ideale ( per ora) sia quello di 6 ore al giorno; non è un caso che nei paesi più ricchi le persone (almeno quelle più istruite) lavorino meno ore rispetto agli altri. Secondo molti economisti lavorare di meno potrebbe portare il mondo a risolvere molti dei suoi problemi.

Veniamo all’aspetto psicofisico: lavorare meno implica avere più tempo per poter occuparsi delle cose che più ci piacciono, chi l’ha detto che le cose piacevoli sono futili?

In un recente sondaggio condotto dalle ricercatrici tedesche si è arrivato a stabilire come deve essere la giornata ideale: lavorare è importante ma bisogna avere anche il tempo per potersi dedicare ad altre attività come socializzare, mangiare, allenarsi fisicamente e tanto altro. Un aspetto curioso che si è potuto notare è la scoperta del misticismo riguardante la vera utilità del Pil (prodotto interno lordo); molti stati usano questo indice per misurare il benessere della popolazione, inutile dire però che il Pil in realtà non è all’altezza di tale compito (poiché tiene conto solamente della situazione economica-commerciale).

Altri rischi derivanti dal lavorare troppo

Partendo dal presupposto che gran parte delle attività produttive deturpano (direttamente o indirettamente) l’ambiente, appare abbastanza chiaro immaginare cosa potrebbe succedere se si continuasse a produrre con questi ritmi; produrre meno vuol dire preservare l’ambiente e le risorse presenti in esso, i paesi che hanno deciso di far lavorare di meno i cittadini hanno riscontrato oltre al miglioramento delle condizioni ambientali la nascita di un nuovo tipo di benessere: quello del tempo (libero) a disposizione di ogni persona.

Lavorare troppo stanca la mente portando le persone a compiere sempre più errori, nei paesi dove si lavora di più è possibile notare che ci sono molti più incidenti (dentro e fuori dal posto di lavoro); lavorare meno (e meglio) vuol dire anche far fronte al pericolo appena descritto.

I paesi con le più grandi disparità economiche e sociali sono quelle dove bisogna lavorare per più ore

I motivi sono abbastanza chiari: lavorare meno vuol dire combattere la disoccupazione, il “modello ideale” è quello dove ci sono 2 lavoratori che lavorano per mezza giornata (piuttosto che uno che lavora una giornata intera), a parità di ore, la produttività è decisamente più alta dove il carico di lavoro è egualmente distribuito tra i 2 dipendenti impedendo ad uno dei 2 di andare in “sovraccarico”.

I paesi dove il carico delle ore è distribuito equamente riconoscono una condizione di parità tra i sessi: l’uomo e la donna hanno lo stesso ammontare di tempo libero perciò sono in grado di dividersi i lavori domestici (come cucinare, lavare, stirare ecc)

I paesi dove si lavora per più tempo sono gli stessi che conoscono le più alte disparità economiche: lavorando più ore l’utilità della singola ora cala e perciò anche il compenso del lavoratore (per ora), in altre parole il povero per poter sopravvivere deve lavorare almeno 10 ore al giorno.

 

Com’è la situazione globale?

Molti paesi si rifiutano (ancora) di accettare questa cosa: il sogno di poter lavorare meno ore è stato calpestato quasi ovunque. A quei tempi Keynes fu oggetto di attacchi politici ed insulti, c’è chi gli dava del pazzo o del bugiardo; ora sappiamo benissimo che gli insulti e lo scetticismo erano alquanto infondati; l’economista britannico aveva visto la leggera controtendenza che stava toccando il mondo durante gli inizi del 900 (dove alcuni lavoratori hanno potuto conseguire un netto miglioramento delle proprie condizioni lavorative con il conseguente miglioramento produttivo).

Chi lo sa; magari la profezia di Keynes si avverrà (veramente) in un futuro non molto lontano, forse è arrivato il momento di prepararsi al cambiamento.

 

Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo? Lasciaci un commento con la tua opinione e non dimenticare di condividerlo con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like alla pagina Curiosando si impara.

Mamma, capisci i miei capricci: sono il mio primo passo verso la mia intelligenza emotiva

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I capricci sono un insieme di lacrime, muco, grida e rabbia che ci lascia perplesse ed addirittura ci frustra come madri. Sappiamo che può essere esasperante cercare di calmare la nostra piccola creatura arrabbiata, però il modo in cui gestiamo questa esplosiva situazione, segnerà il futuro emotivo del nostro bambino.

Qualcosa di cui si stupiscono molte famiglie è il carattere peculiare che mostrano diversi bambini fin dalla più tenera età. Attira l’attenzione il fatto che si differenzino tanto dagli altri bambini e dagli stessi fratelli. Un’altra cosa comune che di solito ci si chiede è da chi avranno ereditato questo carattere quasi indomabile.

Esistono alcuni aspetti che è necessario chiarire fin dal principio. La personalità di un bambino dipende da molti fattori, il contesto in cui cresce e l’interazione con gli altri sono elementi chiave. Tuttavia, esiste un fattore genetico che dobbiamo cercare di accettare e capire. Ogni bambino è unico ed ha il proprio carattere. Questo lo potremo vedere fin dai primi mesi di vita, in base al suo modo di alimentarsi e di riposare.

Non bisogna cercare di trovare una ragione del perché nostro figlio fa così tanti capricci. Semplicemente, gestisci, comprendi e canalizza. Si tratta di un compito che, di certo, non avevamo previsto, però di fatto, ognuno di noi è in grado di essere un abile architetto del mondo emotivo dei propri figli che in alcune occasioni è davvero esplosivo.

I capricci cominciano presto e devono essere gestiti quanto prima

Un bambino o una bambina possono iniziare a mostrare i capricci a partire dal primo anno di vita. Di fatto, saranno intensi fino ai 4 anni. È in questa tappa che il cervello dei più piccoli inizia a maturare, ad entrare in contatto in modo più intimo con ciò che li circonda per esigere il proprio spazio, le proprie cose e necessità.

Il fatto di non riuscire o di non ottenere, li fa esplodere. Sperimentare questo tipo di frustrazione è davvero doloroso per i nostri piccoli e nel caso in cui non agiamo in maniera saggia, intuitiva e paziente durante questa prima tappa, che va da 1 anno fino ai 4 anni, il problema può complicarsi negli anni successivi.

I capricci non devono mai essere ignorati

È importante ricordare due termini chiave:

  • I capricci non vanno ignorati: non serve a nulla farlo piangere, gridare e dare calci ai mobili fino a che non si stanca. Ciò che otteniamo in questo caso è che si senta ancora più frustrato.
  • Non dobbiamo intensificare i capricci, ovvero, rispondere gridando aumenta ancora di più la carica emotiva in entrambe le parti, in noi e nei nostri figli.

Dobbiamo avere ben chiaro un aspetto, dal primo anno fino ai 3 anni, i nostri figli non sono coscienti di ciò che accade loro. Si sentono sopraffatti dal loro mondo emotivo e pensano che ciò che gli succede non ha soluzione.

Ricorda sempre che queste esplosioni di rabbia sono un “cattivo modo” per dirti che gli sta succedendo qualcosa che deve capire.

Calma, sono qui con te e lo risolviamo senza alzare la voce

Sia il bambino che noi, in quanto genitori, dobbiamo capire che crescere consiste anche nell’accettare le frustrazioni ed il dolore che esse comportano.

Non sempre potranno ottenere ciò che vogliono e questo lo devono capire fin dal primo anno. Quando il tuo bambino fa i capricci non allontanarti da lui e non dirgli nemmeno di calmarsi con un grido. Con voce tranquilla, lo inviteremo a calmarsi. Un’espressione ed una voce tranquilla creano un clima adeguato per far sì che le emozioni si rilassino. Fino a che il bambino non avrà smesso di piangere, non potremo parlare con lui, così che l’ideale è metterci alla loro altezza e fargli vedere che siamo lì per impedire che si facciano del male. Se il capriccio viene fatto in un luogo pubblico, cerca di portarlo in un posto più tranquillo dove potete rimanere soli perché si sfoghi con calma.

Non è mai troppo presto per educare l’intelligenza emotiva

By Kyle Flood from Victoria, British Columbia, Canada (Waaah!) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons
Tra il primo anno ed i 4 anni si apre il momento più importante per gettare le basi di un’autentica Intelligenza Emotiva.

I bambini hanno bisogno di capire i propri limiti, ciò che possono o non possono fare. Quanto prima lo capiscono maggiore sicurezza avranno nella loro vita quotidiana.

Non avere paura di dire un “NO” al momento giusto, una cosa tanto semplice può evitarci problemi in seguito.
Sii coerente con le regole e non le rompere mai.
Utilizza dei cartoncini con disegni. In ogni cartoncino disegneremo un’emozione: rabbia, paura, tristezza… È necessario che i bambini imparino quanto prima ad identificare le emozioni negative per sapere come canalizzarle.
Per questo gli spiegheremo che si può fare con ogni emozione. “Se provo rabbia devo spiegarlo a voce alta perché mi sento così”. Imparare a comunicare le emozioni in prima persona è un qualcosa di molto utile che possiamo incoraggiare fin dalle prime tappe in modo semplice ed elementare.

In conclusione, sappiamo che ogni bambino è un mondo e che alcuni possono diventare molto esigenti. Tuttavia, ricorda il segreto sta nell’avere pazienza, essere sempre vicini con affetto e capire che l’educazione emotiva di un bambino inizia dal primo giorno in cui lo tieni in braccio.

E tu come gestisci i capricci dei tuoi bimbi? Lasciaci un messaggio e non dimenticare di condividere con altri genitori e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Tutte le relazioni durature hanno successo per queste 10 ragioni

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Prima di sposarsi, l’editore di Quartz, Mark Manson, voleva sapere quali fossero le chiavi per far sì che una relazione funzioni. Per questo motivo, ha postato diverse domande sulla propria pagina web ed il risultato è stato migliore di quello che poteva aspettarsi. Hanno risposto ben 1500 persone e la maggior parte ha descritto i seguenti 10 aspetti:

1# Scegli perché vuoi stare con lui o con lei

In alcune occasioni, la pressione da parte di amici o familiari, il fatto di sentirci dei “perdenti” perché siamo single, o volere che qualcuno riempia il vuoto che lascia la solitudine, ci può portare ad iniziare una relazione.

Però, farlo per uno di questi motivi è un grande errore. L’unica cosa che ti deve incoraggiare è molto semplice: è perché ti piace stare con lui o con lei.

2# Avere aspettative realistiche

Un altro sbaglio è pensare che andrà sempre tutto bene. Che ogni giorno proveremo le stesse cose per il nostro partner.

È molto importante saper accettare gli alti ed i bassi di una relazione. Ci saranno giorni nei quali non vorresti nemmeno vederlo ed altri in cui non potrai fare a meno di stargli vicino.

Di fatto, la persona che ci fa innamorare è la stessa che ci induce a sentire gli stati più estremi di rabbia, odio, indifferenza. Lo amiamo e questo fa uscire il meglio di noi, però, in alcune occasioni, anche il peggio.

3# Quando si perde il rispetto non rimane più nulla

Ci sono moltissime cose che bisogna fare per per far sì che una relazione funzioni, però la più importante è senza dubbio il rispetto. Se arrivi a mancare di rispetto, sarà impossibile recuperare. A partire da lì, non sarà mai più la stessa cosa.

4# Bisogna parlare di tutto, soprattutto delle cose brutte

Se c’è qualcosa che non ti piace nel carattere del tuo partner, o se ha fatto qualcosa che ti ha infastidito, diglielo. Per continuare ad essere te stesso, per dargli il meglio di te, deve sapere quasi tutto. Ciò che ti piace, ma anche ciò che non ti piace.

Se nascondi cose come queste, il tuo comportamento sarà condizionato ed, in alcune circostanze, l’altra persona non saprà nemmeno a cosa è dovuto il tuo atteggiamento.

5# Mantieni i tuoi spazi

Avere un partner non significa che bisogna condividere ogni singolo interesse o momento di svago.

Non importa ciò che accade, o quanto tu possa essere convinto che sia la persona della tua vita, devi conservare i tuoi spazi. Non abbandonare i tuoi interessi, i tuoi  amici, o i tuoi hobby. Solo rimanendo te stesso ti valorizzerà sempre come fosse il primo giorno.

6# Sostienilo di fronte ai cambiamenti

Con gli anni cambiamo in 1000 modi differenti. Possono cambiare le nostre ragioni, possiamo acquisire un’altra tendenza per quanto riguarda la politica, uno stile diverso nel vestire, o cambiare i nostri gusti musicali.

Capita a tutti, così che quando succederà al tuo partner non pensare che non sia più la persona di cui ti sei innamorato. Devi appoggiarlo, di fatto è solamente una versione più matura della stessa persona.

7# Non lasciare che la tua nobiltà si perda nei litigi

Esistono molte cose brutte di cui discutere. Però, la cosa peggiore che si può fare è trattare il proprio partner con disprezzo, o approfittare dell’occasione per litigare su qualcosa di cui si era già discusso ma che non è stato sistemato.

Le discussioni sono un qualcosa di negativo, facciamo in modo che il nostro atteggiamento non le renda ancora peggiori.

8# Fare del buon sesso

Non esiste nulla al mondo che possa connettere due persone come il sesso. Quando facciamo l’amore mostriamo il nostro lato più intimo, più sensuale e, sicuramente, il più vero. Con questo creiamo una connessione unica che è essenziale fuori e dentro al letto.

9# L’arte di saper perdonare

Avete discusso e, alla fine, tu hai avuto ragione. Ora, l’ultima cosa che devi fare è continuare a ripetere quanto si fosse sbagliato o quanto tu avessi ragione.

È già passato. Lascialo respirare e goditi il tempo che potete trascorrere insieme.

10# Uniti dalle piccole cose

Dettagli, parole o momenti che condividi solamente con lui o con lei. Sono le vostre piccole cose. Quelle che, anche se sembrano stupidaggini, faranno sì che con il passare degli anni possiate essere sempre più uniti.

Cosa ne pensi di questi 10 aspetti? Qual è il tuo consiglio in base alla tua esperienza? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Un’infermiera non poteva sopportare di vedere la sofferenza di un bebè prematuro ed ha fatto ciò che nessuno osava fare

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Quando nasce un bambino è sempre un avvenimento che riempie di allegria la famiglia del nuovo arrivato, vedere quel dolce visino provoca in tutti noi i più teneri sentimenti.

Forse per questo ci risulta tanto doloroso e triste vedere un neonato così fragile ed innocente che soffre.

Il seguente video mostra la storia di un bimbo nato prematuro che ha lottato contro il dolore e contro tutti i peggiori pronostici.

Tutto è cominciato quando sua madre, Sarah, ha sviluppato una grave patologia che alla 27° settimana di gravidanza le ha provocato un insufficienza multiorgano, la quale ha messo la sua vita e quella del suo piccolino in serio pericolo.

I medici hanno deciso che la migliore alternativa per far sopravvivere il bambino era quella di farlo nascere con un parto cesareo di emergenza, solo in questo modo avrebbe avuto l’opportunità di lottare per la propria vita.

Il bimbo, di nome Connor, era talmente piccolo alla sua nascita che pesava solamente 950 grammi; la sua vita non avrebbe potuto cominciare in un modo più difficile.

Appena nato, Connor, è stato portato all’Unità di Terapia Intensiva Neonatale, dove a causa del suo fragile stato di salute ha attirato l’attenzione di un’infermiera di nome Gween.

Nonostante le diagnosi dei medici, dopo poco tempo Sarah è riuscita a guarire completamente dalla sua malattia; non appena ha potuto alzarsi è corsa subito dal suo bambino e non si è più mossa dal suo fianco. Nel frattempo, il padre del piccolo si era preso cura di lui in ogni momento.

Ciò che i neogenitori non sapevano era che quando andavano a casa per riposare, Gween stava particolarmente attenta alle esigenze di Connor, lo seguiva con tanta cura e con tanto amore.

La donna non riusciva ad agire con indifferenza e freddezza, come può capitare a chi ha visto tanti casi simili, bensì era disposta a fare di tutto perché il piccolo potesse farcela e si impegnò molto perché potesse recuperare. Aveva anche cucito per lui alcuni vestitini fatti su misura.

Lei confessa che non sopportava vederlo soffrire e si rifiutava di perdere le speranze, ogni giorno si preoccupava instancabilmente per la sua salute.

Quando i genitori di Connor hanno saputo che c’era un’infermiera che stava facendo di tutto per lui, sono rimasti a bocca aperta e non avrebbero potuto essere più grati nei confronti di qualcuno che si occupava in maniera tanto speciale del loro piccolo e debole bambino.

Grazie alle cure dell’equipe di medici, Connor è riuscito a recuperare completamente la propria salute ed a lasciare l’ospedale per andare a casa con mamma e papà. Adesso è un bimbo grande, però i suoi genitori non hanno dimenticato il gesto di Gwenn e non vogliono che nemmeno Connor dimentichi ciò che ha fatto quella donna così speciale che lo ha aiutato a sopravvivere dopo essere arrivato in questo mondo in un modo così fragile. Così che hanno deciso di fare una bellissima sorpresa alla dolce infermiera.

Di seguito il video in inglese della meravigliosa sorpresa, non servono le parole per capire l’emozione che prova l’infermiera quando scopre il suo regalo, ti consigliamo di preparare i fazzoletti.

Questo donna ha agito con dedizione e con uno spirito degni di ammirazione, condividi il suo grande esempio e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

“Questa lettera è per mio padre, l’uomo che mi ha creato e non mi ha voluto”

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L’abbandono di un padre è uno dei sentimenti più difficili da affrontare e che poche persone riescono a superare.

Ti raccontiamo la storia di Mary.

Un giorno la madre di Mary stava sistemando la stanza della figlia ed in fondo ad un armadio ha trovato una lettera… Questa lettera l’aveva scritta Mary ed era destinata a suo padre, quando la madre l’ha letta è scoppiata in lacrime ed ha pianto per giorni interi, dopodiché ha deciso di condividerla nel web. Di seguito puoi leggere il contenuto della lettera:

“Non sai quante volte ho chiesto di te, soprattutto adesso che sto crescendo e vedo che tutti i miei amici hanno una mamma ed un papà, ed io, io ho solo la mamma. Mi chiedo ogni notte perché mi hai abbandonato e perché non mi hai voluto amare, perché non ti sei fatto coraggio e non hai voluto assumerti le tue responsabilità, perché sei voluto fuggire e mi hai lasciato con quella frase che devo sempre ripetere: ‘non ho il papà‘.

Non puoi nemmeno immaginare come ci si sente. Non puoi immaginare quante volte ho avuto bisogno di te e quante volte ti ho odiato, però ho imparato che ad odiarti non guadagno nulla, per questo ti ho scritto questa lettera.

Papà:

Sinceramente so molto poco di te. Non ho voluto sommergere mamma con domande senza senso, senza senso perché non cambia nulla sapere molto, poco o niente di te. Inoltre, credo che questo sarebbe come sminuire la mamma e dare importanza a te e credo che, sinceramente, lei ne meriti nettamente di più. Ha saputo svolgere molto bene entrambi i ruoli, rimarresti sorpreso nel vedere quanto grande è, anche se so che lo sai fin troppo bene.

A volte penso che voglio rivendicare qualcosa, che voglio dirti che ti odio e che sei il peggior padre che mi sia potuto capitare, però no, non è così. Non dirò mai che ti dovresti vergognare per la tua mancanza di amore nei miei confronti. Voglio dirti che ti ho perdonato e l’ho fatto con il cuore.

Perdono la tua assenza che, alla fine, non ha fatto altro che farmi diventare una persona più forte, più indipendente, più perseverante e, naturalmente, più coraggiosa. Ti perdono perché, in tutta sincerità, posso dirti che anche se ho sentito di aver bisogno di te, non mi sei mai mancato.

C’è stato qualcuno a fianco della mamma che ha saputo prendere perfettamente il tuo posto: il nonno. Lui ha partecipato insieme a me ad ogni ricorrenza ed ho sempre detto con orgoglio che lui era la mia seconda migliore scelta, la migliore che Dio avesse potuto darmi. Lui era già padre e per questo non gli è risultato complicato educarmi ed insegnarmi, lo ha fatto abbastanza bene.

Sai, è un grande uomo ed ha un cuore enorme, tanto enorme che non ha mai parlato male di te, nemmeno una volta. Anche se, pensandoci bene, non ha mai parlato ne bene ne male di te, perché tu non hai voluto fare parte della nostra vita, quindi in quale caso avrebbe dovuto parlarne? Parlare di qualcuno che ha scelto di essere assente, in nessun caso!

Lui mi ha insegnato ad essere una persona grata e gentile, a saper condividere quel poco che ho con gli altri. Mi ha insegnato a lottare per i miei sogni, a non arrendermi mai, ad alzarmi dopo ogni caduta ed a non smettere mai di sorridere. Mi ha insegnato ad essere forte, a non soffrire per le cose insignificanti ed a sapere apprezzare i miei valori. A non sentirmi mai ne di meno ne di più. Semplicemente ad essere me stessa ed a non smettere mai di credere nei miei ideali.

Papà, probabilmente non meriti di essere chiamato così, però questo non posso essere io a determinarlo, bensì sarà la vita stessa. Ti perdono! L’avermi spinta così lontana da te mi ha fatto trovare nuovi percorsi. Persone meravigliose che mi fanno sentire realmente amata e che non mi hanno mai fatto sentire la tua mancanza. Un esempio è la nonna, colei che mi ha insegnato ad essere una persona rispettosa e degna di fiducia. Lei mi ha insegnato il valore della lealtà, la lealtà verso me stessa e nei confronti delle persone che amo. Ad essere fedele, soprattutto quando si tratta dei miei sentimenti. A parlare sempre con sincerità, perché le menzogne sono la cosa più brutta che possa esistere. Lei mi rimproverava e da lei ho capito il significato di castigo, non sai quando le sia grata per questo, mi ha reso una persona migliore, una persona che non ferisce gli altri e che si preoccupa per il benessere di coloro che la circondano.

Ti perdono tutto, perché so che grazie a loro diventata la persona che sono, una grande persona che si sforza ogni giorno per essere migliore. Ho raggiunto molti successi e con essi sono riuscita a determinare che, alla fine, non mi sei mancato poi così tanto. Mi hai fatto rendere conto del tipo di uomo che voglio, non solamente per me, ma anche come padre dei figli che spero di avere un giorno, i quali sono sicura che non ti chiameranno mai nonno.

Ti perdono papà, lo faccio perché il tuo abbandono ed il dolore che mi hai fatto provare in alcuni momenti mi hanno resa invincibile. Perché grazie a te ho imparato a perdonare, ho imparato a perdonarti!

Con la tua partenza non mi hai rovinato la vita, la mia vita è continuata, ha seguito il suo corso, sono apparse persone meravigliose che mi hanno insegnato quanto è bello vivere. Non posso dire che la mia vita sia stata brutta solo perché tu non ci sei stato, al contrario, è stata estremamente felice. Così che puoi stare tranquillo, continua con la tua vita in pace e non tormentarti per me, perché io ti ho perdonato.

Spero davvero che tu abbia saputo dare una svolta alla tua vita e che tu possa essere tanto felice quanto lo sono io. Ti perdono per essere l’uomo che mi ha generato, ma che non mi ha cresciuto e nemmeno voluto.

Sinceramente: tua figlia.”

La madre di Mary, con il consenso della figlia, ha condiviso questa bellissima lettera per tutte quelle persone che hanno vissuto questa situazione, condividi e cerchiamo di fare arrivare queste parole meravigliose a più persone possibili.

Cosa ne pensi di ciò che ha scritto questa giovane ragazza? Lasciaci un commento e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Un fotografo ha trascorso 12 giorni con gli indigeni dell’Amazzonia. Ha catturato 10 foto impressionanti

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Lo sviluppo tecnologico che l’umanità ha raggiunto è eccezionale. Dalla rivoluzione industriale del XVIII secolo fino agli attuali progressi della scienza, la nostra conoscenza e comprensione dell’universo sono aumentate in un modo che solo fino a poco tempo fa era inimmaginabile. Tutto questo ha portato con se il benessere ed il miglioramento della qualità della vita, diverse malattie sono state eliminate e l’aspettativa di vita è molto più lunga rispetto a qualsiasi altro momento storico.

Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica. Per riuscire a mantenere il rapido ritmo di questo trepidante consumismo, il quale porta con se la civilizzazione occidentale, abbiamo distrutto le nostre risorse ed abbiamo danneggiato la natura in modo irreparabile.

Probabilmente, è proprio questa la ragione per cui ci sorprende il fatto che esistano ancora persone, in diverse zone remote del mondo, che nonostante siano a conoscenza della civilizzazione occidentale e dello sviluppo tecnologico, hanno deciso di rimanere alla larga da tutto questo per condurre una vita a contatto con la natura, di certo più austera, ma forse più felice.

Pete Oxford

Le seguenti immagini sono state scattate dal noto fotografo britannico Pete Oxford durante una spedizione che è durata 12 giorni nella più profonda foresta amazzonica dell’Ecuador.

Qui ha potuto incontrare la tribù Huaorani, una popolazione Amerinda che vive nella foresta, principalmente nella zona del Curaray, nei pressi del Rio Napo. Gli individui che costituiscono la tribù sono all’incirca 2500 e parlano lo waorani, una lingua isolata.

Pete Oxford

I compiti che devono svolgere i componenti della tribù hanno una chiara distinzione in base al sesso. Mentre le donne si occupano dei lavori domestici, della raccolta di frutti e dell’educazione dei figli, gli uomini vanno a caccia per procurare cibo.

Pete Oxford

La loro dieta è composta principalmente da frutta e da carne di scimmia, per questo motivo trascorrono molto tempo sui rami degli alberi, al punto che i piedi di alcuni di loro si sono adattati alla perfezione per facilitare l’arrampicata e l’aderenza.

Pete Oxford
Pete Oxford

Utilizzano lunghe cerbottane e lance di legno per cacciare le loro prede; oltre alle scimmie cacciano anche tucani, pecari e maiali selvatici, inoltre catturano pappagalli per tenerli come animali da compagnia.

Pete Oxford
Pete Oxford

Anche se la tribù vive in una zona isolata, ha contatti con il mondo moderno ed esiste un contatto periodico; questo accade, soprattutto, per vendere artigianato ai turisti e per acquistare alcune provviste.

Pete Oxford

Il fotografo ha dichiarato che: “Negli ultimi tempi c’è stata una grande riduzione del numero di culture indigene e dell’esperienza che sono riusciti ad accumulare nel corso del tempo. Le persone sono sempre più simili tra loro e questo fattore è molto preoccupante. Una delle cose che mi danno più allegria nella vita, è poter trascorrere del tempo con persone che davvero non somigliano a me!” 

E continua dicendo: “Mi rendo conto del fatto che agli occhi dei componenti di questa tribù io ero un estraneo. Però, nonostante questo mi hanno accolto molto calorosamente e non hanno esitato a condividere con me tutto ciò che avevano!

Pete Oxford

Il valore di queste fotografie non è radicato solo nella loro bellezza, bensì anche nel fatto che sono una fonte di conoscenza di un incredibile modo di vedere la vita al quale, forse, non siamo abituati, ma non per questo risulta essere meno valido.

Pete Oxford

Speriamo solo che questa ed altre tribù che hanno deciso di vivere in completa sintonia con la natura, vengano rispettate.

Pete Oxford

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20+ foto antiche terrificanti che non oserai riguardare 2 volte

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A molte persone piace guardare i film dell’orrore, in quanto hanno un qualcosa di coinvolgente e forse questo è dovuto alle scariche di adrenalina provocate dagli spaventi di una bella storia di paura.

Il genere horror, al giorno d’oggi, non è più un esclusiva delle case cinematografiche, infatti esistono un’infinita di videogiochi che riguardano questo tema e di pagine internet che trattano di fenomeni paranormali, storie del terrore e altri contenuti da brivido.

Di seguito una serie di fotografie antiche e terrificanti:

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Se queste foto d’altri tempi ti hanno colpito, non dimenticare di condividerle con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagine Facebook Curiosando si impara.

 

Siamo i tuoi genitori, non i tuoi servi

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Tutti i bambini fanno i capricci. Pedate, grida, pianti e lamentele sono abbastanza comuni durante l’infanzia. Molti genitori cercano di frenare questo comportamento concedendo ai propri figli tutto ciò che vogliono.

Credono, erroneamente, che facendo così riusciranno a calmarli. Per disgrazia, accade proprio il contrario: questa abitudine porta i bambini a pensare che i propri genitori siano dei servi che possono maneggiare a piacimento.

La società è sempre più esigente sia con i genitori che con i figli. Si vende una falsa idea di perfezione lavorativa, economica e familiare. Capita spesso che i bambini, fin da molto piccoli, siano iscritti a mille attività extrascolastiche. Nemmeno se lo volessero, avrebbero il tempo per annoiarsi o per fermarsi un attimo a giocare.

Questo è dovuto alla competitività che obbliga gli adulti ad essere sempre meglio degli altri. I genitori sono più concentrati sul successo dei propri figli, piuttosto che sul cercare di dare una buona educazione basata sull’armonia, sul rispetto e sul tempo da dedicare al gioco.

Sii il suo genitore, non il suo schiavo

Bisogna tenere presente che un bambino ha bisogno di tempo per non fare nulla. Ha la necessità di annoiarsi, pensare e giocare. Deve imparare a cadere, ad alzarsi ed al fatto che i propri genitori non possono prestargli attenzione in qualsiasi istante. È l’unico modo per far sì che il suo sviluppo emotivo sia corretto e che sia in grado di affrontare determinate circostanze nella propria vita.

In questa era di tecnologia e di competitività, la maggior parte dei genitori vuole solamente delle agevolazioni per i propri figli. La paura che il bambino subisca un trauma per dover fare delle cose che non vuole fare; compiere doveri per loro; compiacere qualsiasi tipo di desiderio o, semplicemente, non permettergli di avere nessun tipo di responsabilità, sono fattori da tenere in conto.

Se vengono trattati così, finiranno per pensare che il mondo reale sia come in casa. Che di fronte a qualsiasi capriccio, le persone fuori concederanno ciò che desiderano. Diventeranno adulti tossici che non saranno in grado di avere relazioni e che allontaneranno tutti coloro che gli staranno vicino. Questo perché non sapranno riconoscere relazioni sane.

Cosa posso fare per evitare che questo accada

Per evitare che tuo figlio ti tratti come un servo, devi seguire una serie di passi. Può essere un po’ difficoltoso al principio. È normale che alcuni genitori si sentano impotenti di fronte all’idea che i propri figli crescano. Vedere come si allontanano e come cominciano a fare le cose da soli, genera nostalgia e tristezza.

Nonostante questo, bisogna pensare al meglio per loro e per il loro futuro.

“L’infanzia ha certi modi di vedere, di pensare, di sentire, del tutto speciali;
niente è più sciocco che volere sostituire ad essi i nostri!”
– Jean Jacques Rousseau –

Parla con tuo figlio

Però non farlo durante un capriccio. Il bambino non capirà le tue ragioni mentre sta gridando e piangendo. Aspetta che si tranquillizzi e poi parla con lui. Digli in maniera assertiva che si è comportato male e che non puoi permetterlo. Se continua comportandosi così, nessuno vorrà più giocare con lui.

Cambia il verbo

Di fronte ad un capriccio molti genitori accusano i propri figli di “essere cattivi”. Questo è un qualcosa di ingiusto e negativo, in quanto se viene ripetuto troppo spesso, il bambino finirà per avere problemi. Al posto di dirgli “sei” cattivo, sarebbe meglio dirgli “quello che hai fatto non va bene“. È il suo comportamento ad essere pessimo, non lui.

Dagli delle responsabilità

Insegnali a realizzare differenti lavori di casa. Dipendentemente dalla sua età può imparare a fare determinate cose. Così, diventerà autosufficiente ed in più si sentirà utile. Quanto prima imparerà a far fronte al mondo, meglio lo farà. Aiutare in casa porta sempre benefici.

Potrebbe interessarti la Tavola delle faccende domestiche per i bambini a seconda dell’età

Non esigere troppo

Ricorda che è un bambino. Non è il momento adatto per affrontare i problemi degli adulti. Deve avere a disposizione il suo tempo per rilassarsi e per giocare. Se così non fosse, potrebbero apparire dei problemi relazionati con lo stress e l’ansia.

Permettigli di esprimere le sue emozioni

Non c’è nulla di male nel provare emozioni. Imparare a gestire i propri sentimenti è fondamentale nell’educazione, ovviamente quando viene fatto in una maniera corretta. Insegna a tuo figlio ad esprimere la sua tristezza, la sua allegria ed i suoi malumori. Non dimenticare di spiegargli che lo deve fare sempre con rispetto, senza insultare né gridare.

 

I 7 rimedi casalinghi più efficaci della nonna per dormire meglio

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Riuscire a dormire ed a riposare bene per tutta la notte, per molti può essere un’impresa non da poco. Alcuni non dormono bene perché hanno dei bambini piccoli, altri per ansia ed altri ancora perché, probabilmente, hanno un’alimentazione che non va troppo d’accordo con il ciclo del sonno.

Di fatto, esistono un milione di fattori che possono aiutarci a conciliare il sonno ed altrettanti che, al contrario, ci fanno rimanere svegli fino all’alba.

Di seguito 7 rimedi naturali che possono aiutarci a dormire meglio:

  • Noce moscata: è considerata un sedativo naturale ed è sufficiente assumerne 1/8 o 1/4 di cucchiaino mescolato con del miele ed accompagnato da un bicchiere di acqua, per facilitare la deglutizione, prima di andare a dormire. Si raccomanda di assumere le dosi consigliate, in quanto la noce moscata può anche avere effetti allucinogeni.
  • Cannella e banana: questi due alimenti insieme hanno un grande potere sedativo ed aiutano a conciliare il sonno. Il rimedio consiste nel preparare un tè del tutto naturale utilizzando una banana e 1/2 cucchiaino di cannella. Facciamo bollire dell’acqua in una pentola ed aggiungiamo una banana, alla quale dovremo lasciare la buccia e tagliare le estremità. Lasciamo cuocere per 10 minuti a fuoco lento, dopodiché lasciamo riposare per alcuni minuti e travasiamo l’acqua con l’utilizzo di un colino. Aggiungiamo la cannella all’acqua filtrata e beviamo il nostro tè 40 minuti prima di andare a letto.
  • Zafferano: questa spezia, se consumata regolarmente, aiuta a combattere i disturbi del sonno. Aggiungi 1/4 cucchiaino di zafferano in una tazza di tè o di latte tiepido ed assumilo 15/20 minuti prima di andare a dormire.
  • Infuso di mele: la mela ha moltissimi benefici e tra questi ha anche delle proprietà rilassanti. Per questo motivo un rimedio molto efficace per combattere i disturbi del sonno è quello di assumere una tisana di mele prima di andare a dormire. Fai essiccare la buccia di una mela, preferibilmente biologica, al sole oppure in forno. Una volta essiccata aggiungila in una pentola con mezzo litro di acqua e fai bollire a fuoco lento per una decina di minuti. L’infuso si può bere anche freddo e si può addolcire con del miele.
  • Tè di valeriana con noce moscata: prendi una tazza di acqua calda, aggiungi mezzo cucchiaio di valeriana ed un pizzico di noce moscata. Lascia riposare per una quindicina di minuti e bevilo prima di andare a dormire.
  • Infuso di lattuga: anche se può sembrare strano, la lattuga contiene la lattucina che possiede effetti sedativi. Per preparare questo infuso hai bisogno di 100 grammi di foglie di lattuga, lavale bene e tagliale a piccoli pezzi, dopodiché aggiungile in una pentola di acqua bollente e lascia sul fuoco per circa 20 minuti. Ritiralo e fallo raffreddare, puoi aggiungere anche un po’ di miele per addolcire. Bevilo 10 minuti prima di andare a dormire.
  • Aceto di mele e miele: potrebbe sembrare una strana combinazione, ma di fatto funziona davvero. Assumi un cucchiaio di questi due ingredienti mescolati prima di andare a dormire.

Ricordiamo che anche se si tratta di rimedi casalinghi, alcuni prodotti naturali hanno proprietà molto forti che potrebbero non andare d’accordo con alcuni tipi di patologie o con medicinali. Pertanto, nel dubbio, è bene consultare il proprio medico prima di cominciare ad assumerli con frequenza.

Hai già provato alcuni di questi rimedi contro l’insonnia? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Ti ha punto qualcosa e non sai cosa è? Qui ti diciamo come identificare le 8 punture più comuni

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L’esposizione alle temperature estive aumenta la probabilità che un insetto ci punga. In molte occasioni confondiamo le punture di altri insetti con quelle delle zanzare e, solitamente, tendiamo a non dargli più di tanta importanza. Tuttavia, è bene sapere cosa ci ha punto per poter trattare al meglio la zona interessata.

Ti presentiamo le 8 punture più comuni che dovremmo saper riconoscere per trattarle in maniera corretta:

Puntura di zanzara

Queste punture hanno l’aspetto di bolle arrossate. Sono sottocutanee ed il prurito è localizzato. Queste punture, solitamente, non richiedono molte cure, pertanto si consiglia di spalmare una crema specifica, oppure lenitivi naturali come aloe vera o tea tree oil e massaggiare la pelle per contrastare il prurito.

Se la puntura dovesse procurare effetti collaterali secondari come dolori alle articolazioni, febbre, infiammazione delle ghiandole o altro, è bene consultare un medico.

Puntura di pulce

Le punture delle pulci, di solito, si verificano in gruppi di tre o quattro e sono caratterizzate da piccoli rigonfiamenti rossi sulla pelle intorno alla puntura, i quali generano un intenso prurito.

Le indicazioni da seguire sono: lavare la parte interessata con acqua e sapone. Dopodiché è possibile applicare una borsa di ghiaccio per calmare il prurito e delle creme a base di calamina o all’idrocortisone. Bisogna evitare di grattarsi per non generare possibili infezioni.

Punture di cimici da letto

Le cimici da letto hanno una puntura molto insidiosa; ma di fatto ogni persona reagisce in maniera differente a queste punture. Alcuni non notano nemmeno la loro presenza, altri invece possono essere addirittura allergici e arrivare ad avere delle eruzioni sulla pelle molto grandi che causano prurito intenso ed a volte anche dolore.

Se risulta che sei allergico alle cimici da letto, presta attenzione alle lesioni cutanee, potrebbe verificarsi la formazione di vesciche, gonfiori, prurito intenso e dermatite.

Per far fronte a questi piccoli insetti, si raccomanda particolare cura dell’igiene personale. Bisogna lavare con frequenza le parti del corpo interessate con acqua e sapone. Però, se il prurito ed i rigonfiamenti sulla pelle non scompaiono nel giro di qualche giorno, si consiglia di consultare un medico.

Puntura di ragno

La maggior parte delle punture di ragno sono inoffensive.

Nel caso in cui ti dovesse mordere un ragno, si raccomanda di lavare la zona interessata con acqua e sapone. Dopodiché applica un po’ di ghiaccio per lenire il prurito. Nel caso in cui la puntura dovesse provocare dolore, oppure l’infiammazione persiste, è consigliabile consultare un medico e dove possibile è utile conservare l’esemplare per mostrarlo.

Puntura di zecca

Le zecche sono dei parassiti che vivono principalmente sui cani o su altri animali. La loro puntura è molto pericolosa sugli umani, in quanto può trasmettere diverse malattie molto serie. Tra le più comuni ci sono la febbre emorragica Congo-Crimea e la Malattia di Lyme.

Se ti ha morso una zecca devi provvedere immediatamente ad estrarla con delle pinze facendo molta attenzione che non rimanga la testa. Afferrala saldamente e tira delicatamente verso l’alto, di modo da rimuoverla dalla pelle. Evita di usare rimedi tradizionali come l’utilizzo di olio, petrolio o calore. Una volta estratta, lava bene la zona interessata con acqua e sapone. Dopodiché, è bene consultare un medico il prima possibile, in quanto le malattie trasmesse dalle zecche hanno un’incubazione minima di 48h. Se non ti senti sicuro o hai dei dubbi sulla rimozione si consiglia di farla estrarre dal proprio medico per non peggiorare la situazione.

Puntura di formica

Le formiche rosse, attraverso le punture, trasmettono il veleno alla pelle della persona. Il veleno causa alla pelle irritazione ed infiammazione ed inoltre provoca prurito. È molto probabile che la puntura provochi una vescica, non bisogna romperla. Per curare i sintomi è bene farsi consigliare una pomata appropriata dal medico o in farmacia.

Puntura di scorpione

Le specie di scorpioni che abbiamo in Italia non sono particolarmente pericolose per l’uomo e la puntura, solitamente, è paragonabile a quella di una vespa. Bisogna comunque prestare molta attenzione ai sintomi, in quanto possono presentarsi prurito, gonfiore, dolori intensi ed aumento della temperatura cutanea e nei casi più gravi e rari, possono causare reazioni allergiche.

Bisogna mantenere la calma e cercare di calmare il dolore con del ghiaccio (da non applicare direttamente sulla pelle, bensì deve essere avvolto in un panno preferibilmente di cotone) dopodiché contattare un medico o la guardia medica perché possano consigliare un antidolorifico. Nel caso in cui venisse punto un bambino si potrebbero riscontrare dei fastidi di maggiore intensità.

Infine, se dovessero presentarsi sintomi come nausea, vertigini, spasmi muscolari, o difficoltà respiratorie bisogna portare la persona urgentemente al pronto soccorso.

Puntura di vespa o ape

Queste punture sono solitamente molto dolorose, questo è dovuto al fatto che il pungiglione dell’insetto rimane nella pelle. Di per sé non è un veleno pericoloso, a meno che il soggetto punto non sia allergico. In questo caso è bene recarsi subito al pronto soccorso.

Per prima cosa, bisogna verificare che il pungiglione non sia rimasto nella pelle. Nel caso in cui ci fosse bisogna estrarlo con una pinzetta. Dopodiché, applicare del ghiaccio potrebbe essere utile per calmare il dolore ed il prurito, questi sintomi dovrebbero scomparire in un paio di giorni. Anche l’aceto di mele potrebbe essere un ottimo rimedio naturale per ridurre l’infiammazione ed il gonfiore, inoltre aiuta a neutralizzare il veleno.

Condividi con i tuoi amici e con i tuoi familiari questa utile guida, così anche loro sapranno come agire contro le punture di questi insetti.

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Fonte: Lavozdelmuro

L’uomo che ha salvato 669 bambini dall’Olocausto non ha idea che loro sono intorno a lui, guarda la sua reazione

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Tra il 1938 ed il 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, un uomo britannico di nome Nicholas Winton ha fatto qualcosa di veramente indescrivibile. Mettendo a rischio la propria vita decise di andare a Praga per salvare dei gruppi di bambini ebrei che si trovavano in pericolo a causa dei nazisti che avevano già occupato la città.

Riuscì ad organizzare la fuga dalla Cecoslovacchia di ben 669 bambini, garantendo loro un passaggio sicuro verso l’Inghilterra ed un alloggio una volta arrivati a destinazione. Dopodiché, come un vero eroe per ben 50 anni ha mantenuto nascosto il suo segreto, fino a quando la moglie non ha trovato in soffitta un vecchio album di immagini, documenti e nomi dei bambini che aveva salvato.

Nel 1988, lo stesso anno in cui la moglie venne a conoscenza del grande gesto, decise di organizzare, all’insaputa del marito, una manifestazione durante la quale un oratore descrisse nei dettagli l’impresa dell’uomo. Nicholas rimase sorpreso nel sentire che stavano rivelando la propria storia e si commosse molto quando scoprì che le persone che si trovavano sedute al suo fianco erano alcuni dei bambini che aveva portato in salvo.

Nel 2009, uno speciale convoglio con a bordo 22 dei 669 bambini, che Winton salvò, con le loro famiglie è partito da Praga per raggiungere Londra, rifacendo lo stesso tragitto che aveva fatto 70 anni prima per portare in salvo i bambini.

Nel 2010, Nicholas Winton, è stato nominato Eroe britannico dell’Olocausto. È morto il 1° luglio 2015 all’età di 106 anni.

Di seguito puoi vedere il video della manifestazione, nel momento in cui Nicholas si rende conto che le persone che lo circondano sono proprio i bambini che è riuscito a salvare. Il video è inglese ma le immagini valgono più di mille parole, per cui ti consigliamo di preparare i fazzoletti.

Condivi il gesto di questo grande uomo che, purtroppo, ancora oggi rimane sconosciuto a molti e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.