Cento bandicoot tornano liberi in Australia: la rinascita di un marsupiale che si credeva perduto

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Cento bandicoot fasciati orientali sono stati liberati il 10 maggio 2026 sull’isola di Phillip, in Australia. Per una specie che soltanto vent’anni fa era considerata estinta in natura, è una notizia che restituisce fiducia: la combinazione di reintroduzione, controllo dei predatori e recupero genetico può ribaltare un destino che sembrava già scritto.

Una specie data per persa, oggi di nuovo libera

Il bandicoot fasciato orientale (Perameles gunnii) è un piccolo marsupiale notturno tipico delle praterie del sud-est dell’Australia. Per oltre un secolo è stato vittima della distruzione del proprio habitat e dei predatori introdotti dai coloni europei, in particolare la volpe rossa e il gatto domestico inselvatichito. Nel 1989, dopo una progressiva sparizione, gli esperti dichiararono la sottospecie del Victoria ufficialmente estinta in natura.

La nuova liberazione, avvenuta a maggio 2026, segna invece una fase opposta della storia: un atto di restituzione della specie ai luoghi che le erano stati sottratti. I 100 esemplari sono stati rilasciati nella riserva di Milawul, sulla parte occidentale di Phillip Island, un’area protetta a circa 140 km da Melbourne.

Bandicoot fasciato in habitat naturale
Il bandicoot fasciato orientale, marsupiale notturno tipico delle praterie australiane. Foto: Pexels.

Chi è il bandicoot fasciato orientale

Si tratta di un marsupiale di taglia ridotta, lungo 27-35 cm a cui si aggiunge una coda di circa 8 cm, con un peso che varia tra 600 grammi e 1 kg. Il manto grigio-brunastro presenta tre o quattro bande pallide sul dorso, da cui prende il nome. Vive di notte, scavando piccole buche per cercare insetti, larve, tuberi e bulbi.

La sua presenza nelle praterie è un indicatore di buona salute dell’ambiente: scavando il terreno alla ricerca di cibo, infatti, il bandicoot favorisce l’aerazione del suolo e la dispersione dei funghi micorrizici, contribuendo alla rigenerazione di un ecosistema oggi fra i più rari dell’Australia.

Le ragioni della scomparsa

Quando gli europei arrivarono nel XIX secolo, le praterie native del Victoria furono trasformate per l’agricoltura e l’allevamento di pecore. Le siepi spinose, i recinti e i campi di grano sostituirono i pascoli di tussock, lasciando ai bandicoot porzioni di territorio sempre più piccole e isolate.

A questo si aggiunse l’arrivo dei predatori invasivi. La volpe rossa, introdotta intorno al 1850 a fini venatori, e il gatto inselvatichito si rivelarono cacciatori implacabili: il marsupiale, evolutosi senza difese contro mammiferi così agili, non aveva strategie efficaci di sopravvivenza. Negli anni Sessanta, in molte aree, era già diventato estremamente raro.

Il programma di salvezza, vent’anni di lavoro

Dal 2004 ha preso avvio l’Eastern Barred Bandicoot Recovery Team, una collaborazione fra ricercatori, zoologi, fondazioni e amministrazioni statali. Il piano prevedeva la riproduzione in cattività, il rilascio in aree libere da predatori e l’integrazione genetica con esemplari provenienti dalla Tasmania, dove la specie era sopravvissuta in popolazioni isolate.

Oggi la popolazione totale supera i duemila esemplari distribuiti in santuari protetti. La nuova liberazione del 2026 punta a costituire una popolazione stabile e autosufficiente di almeno 500 individui ripartiti in cinque aree differenti, una rete di sicurezza pensata per resistere a malattie, eventi climatici estremi e fluttuazioni naturali.

Prateria australiana habitat marsupiali
Le praterie native, ambiente ideale dei bandicoot, sono fra gli ecosistemi più rari d’Australia. Foto: Pexels.

Phillip Island, l’isola scelta come rifugio

Phillip Island è stata scelta per diverse ragioni. È un’isola, quindi naturalmente isolata dai predatori della terraferma; ospita praterie native ancora in buono stato; e dispone di un’amministrazione locale coinvolta nella tutela ambientale, anche grazie alla nota colonia di pinguini minori che richiama ogni anno migliaia di turisti.

L’area di Milawul, in particolare, era stata bonificata negli anni precedenti dalle volpi e dai gatti inselvatichiti: una condizione indispensabile per dare ai nuovi arrivati una concreta possibilità di sopravvivenza.

Il salvataggio genetico: una “mescolanza” tra Victoria e Tasmania

Una delle innovazioni più interessanti del progetto è il cosiddetto genetic rescue, ovvero il recupero genetico. Quando una popolazione si riduce a pochi individui, la variabilità del DNA crolla e si verifica la “consanguineità”, con conseguenti malformazioni e ridotta fertilità. Per evitare questo collo di bottiglia, gli esperti hanno incrociato i bandicoot del Victoria con esemplari della Tasmania, separati geograficamente da più di diecimila anni.

«È un caso potente di recupero genetico», ha dichiarato Andrew Weeks, ricercatore di Cesar Australia, sottolineando come il mescolamento delle due linee abbia restituito alla popolazione una variabilità sufficiente a guardare al futuro con realismo.

Quanto è costato e chi ha pagato

Il programma di reintroduzione a Phillip Island è stato sostenuto con 2,5 milioni di dollari australiani provenienti dal Right Now Climate Fund, un fondo di iniziativa privata pensato per investire in soluzioni concrete a favore della biodiversità e del clima. Le organizzazioni coinvolte includono l’Odonata Foundation e Cesar Australia, oltre alle agenzie governative del Victoria.

Il dato che cambia tutto: la fauna “Lazzaro”

Il bandicoot fasciato orientale entra così nella sempre più nutrita lista di animali “Lazzaro”, specie un tempo considerate estinte e poi tornate, grazie a sforzi di conservazione, a popolare territori e habitat. In Australia, dove negli ultimi due secoli si è registrato un alto numero di estinzioni di mammiferi, queste storie hanno un valore simbolico importante.

Paesaggio australiano costiero protetto
Phillip Island, l’area scelta per la nuova reintroduzione di 100 esemplari. Foto: Pexels.

Una buona notizia, ma non un punto d’arrivo

I biologi sono cauti: il successo iniziale dell’operazione dipenderà dalla capacità dei bandicoot di riprodursi nei mesi successivi e dalla tenuta delle misure di protezione. Volpi e gatti continueranno a rappresentare la minaccia principale, mentre l’urbanizzazione di Phillip Island richiederà compromessi continui fra turismo, agricoltura e conservazione.

Tuttavia, dopo anni di notizie negative sulla biodiversità, vedere cento piccoli marsupiali correre di nuovo libera nella vegetazione costiera australiana è un’immagine che vale più di molte cifre. Ricorda che la natura, se aiutata, ha ancora una straordinaria capacità di ricominciare.

Maggiori dettagli sul programma di reintroduzione e sul recupero genetico nelle note di Zoos Victoria, Eastern Barred Bandicoot.

Per altre buone notizie sulla rinascita di specie a rischio, leggi sono nati 8 diavoli della Tasmania: una nuova speranza per la specie.

FAQ: domande frequenti sulla rinascita del bandicoot

1. Perché il bandicoot fasciato orientale era stato dichiarato estinto in natura?

La sottospecie del Victoria era stata dichiarata estinta in natura nel 1989 a causa della scomparsa dell’habitat di prateria nativa e della pressione di predatori invasivi come la volpe rossa e i gatti inselvatichiti.

2. Dove vive oggi questa specie?

Vive in aree protette del Victoria, in Australia, in piccole isole libere da predatori e in santuari recintati. Phillip Island è uno dei luoghi più recenti in cui è stata reintrodotta.

3. Cos’è il “salvataggio genetico”?

È una strategia che consiste nell’incrocio mirato fra popolazioni di una stessa specie geneticamente distanti, in modo da aumentare la variabilità del DNA e ridurre i rischi della consanguineità.

4. Quali predatori minacciano ancora il bandicoot?

I principali sono la volpe rossa e i gatti inselvatichiti. I cani randagi e i rapaci notturni possono rappresentare ulteriori pericoli per giovani esemplari.

5. Quanti bandicoot sono stati liberati a Phillip Island?

Sono 100 gli esemplari rilasciati il 10 maggio 2026 nell’area protetta di Milawul, con l’obiettivo di costruire nei prossimi anni una popolazione di almeno 500 individui distribuiti in più zone.

6. Come si può sostenere progetti come questo?

Si può contribuire donando alle fondazioni coinvolte (Odonata Foundation, Cesar Australia), partecipando a iniziative di volontariato sul campo o sostenendo politiche pubbliche di tutela degli habitat nativi.