Perché tagliando le cipolle ci vengono le lacrime

Basta affettare mezza cipolla per ritrovarsi con gli occhi che bruciano e le guance bagnate. Eppure, finché il bulbo resta intero, non succede nulla. Dietro questo piccolo dramma quotidiano si nasconde una raffinata catena di reazioni chimiche, un enzima scoperto solo ventitré anni fa e un meccanismo di difesa che la pianta ha messo a punto nel corso di milioni di anni. Capire cosa accade davvero, lama dopo lama, aiuta anche a sapere come limitare il fastidio.

Un gesto quotidiano dietro a una piccola tortura

La cipolla è uno degli ingredienti più antichi della cucina mediterranea: la coltivavano già i Sumeri, gli Egizi la consideravano sacra e oggi è alla base di soffritti, sughi, zuppe e insalate. Eppure, malgrado millenni di pratica, nessuno è ancora riuscito a tagliarla senza correre il rischio di lacrimare. Il motivo non sta nella forma del coltello, né nella nostra inesperienza, ma in una difesa chimica che si attiva proprio nel momento in cui rompiamo le cellule del bulbo.

Cosa si nasconde nelle cellule della cipolla

Quando la cipolla è intera e in salute, sembra del tutto innocua. Al suo interno, però, ogni cellula contiene due ingredienti tenuti accuratamente separati: da una parte molecole solforate chiamate amminoacidi sulfossidici, in particolare la S-1-propenil-L-cisteina sulfossido (PRENCSO); dall’altra un enzima, l’alliinasi, racchiuso in compartimenti diversi. Finché le due sostanze non si incontrano, non accade nulla.

La cipolla concentra tutto questo zolfo perché lo assorbe dal terreno: più ne trova, più diventa “pungente” da cruda. È la stessa ragione per cui aglio, porro ed erba cipollina condividono lo stesso effetto irritante.

Anelli di cipolla affettati pronti per la cottura
Quando la lama rompe le cellule, enzima e amminoacidi si incontrano per la prima volta.

La reazione chimica che sprigiona il lacrimogeno

Il taglio rompe le pareti cellulari e mette in contatto enzima e amminoacidi. L’alliinasi trasforma in pochi millisecondi il PRENCSO in un composto instabile, l’acido 1-propensolfenico. Questo acido, di per sé, sarebbe ancora poco aggressivo per gli occhi.

Per anni si è creduto che fosse il prodotto finale della reazione. Solo nel 2002 un gruppo di ricercatori giapponesi della House Foods Corporation, guidato da Shinsuke Imai, ha scoperto un secondo enzima fino ad allora ignorato: la lacrimatory-factor synthase (LFS), letteralmente “sintasi del fattore lacrimogeno”. È questa proteina a convertire l’acido instabile in un gas volatile capace di raggiungere gli occhi.

Il syn-propanetial-S-ossido, il vero responsabile

Il composto che provoca il pianto si chiama syn-propanetial-S-ossido. È una piccola molecola gassosa, leggera e ricca di zolfo, che si diffonde rapidamente nell’aria sopra il tagliere. Quando raggiunge la superficie dell’occhio, reagisce con il sottile film di acqua che riveste la cornea e produce una piccola quantità di acido solforico molto diluito.

Una scoperta giapponese del 2002

Lo studio di Imai e colleghi, pubblicato su Nature nell’ottobre 2002, ha cambiato anche la prospettiva sul miglioramento genetico delle cipolle. Sapere che esiste un enzima specifico responsabile delle lacrime ha aperto la strada a varietà selezionate o, in futuro, modificate per produrre meno LFS senza perdere il caratteristico aroma. L’Allium cepa, la specie a cui appartiene la cipolla comune, si è rivelata così molto più sofisticata di quanto si pensasse.

Perché gli occhi reagiscono così

La cornea è una delle zone più innervate del corpo umano: contiene migliaia di terminazioni del nervo trigemino per ogni millimetro quadrato. Quando il syn-propanetial-S-ossido si scioglie nel film lacrimale e si trasforma in un acido debolissimo, queste fibre nervose interpretano il segnale come una minaccia chimica.

Il cervello attiva allora una risposta automatica: le ghiandole lacrimali producono un fiume di lacrime “riflesse”, diverse da quelle emotive, con il compito di diluire e rimuovere l’agente irritante. È lo stesso meccanismo che entra in gioco con il fumo, il peperoncino spruzzato negli occhi o un granello di sabbia.

Cosa succede al naso e alla bocca

Lo stesso composto, inalato, irrita le mucose nasali e provoca la sensazione pungente che molti chiamano “naso che brucia”. Quando invece mordiamo o assaggiamo cipolla cruda, altri prodotti della reazione, in particolare i tiosulfinati, stimolano i recettori del gusto e del trigemino linguale, generando il caratteristico sapore aggressivo. Cuocendo la cipolla, gli enzimi si denaturano: la reazione si blocca, gli zuccheri caramellizzano e il sapore diventa dolce.

Cipolle dorate fresche di varieta diverse esposte al mercato
Non tutte le cipolle sono uguali: il terreno e la varieta cambiano la quantita di zolfo.

Le cipolle non sono tutte uguali

Non tutte le varietà fanno piangere allo stesso modo. La quantità di syn-propanetial-S-ossido prodotta dipende dalla concentrazione di amminoacidi solforati e dall’attività degli enzimi, due caratteristiche che cambiano con la genetica della pianta, il terreno di coltivazione e il momento della raccolta.

Cipolle dolci e cipolle “piangenti”

Le cipolle bianche e gialle italiane, le rosse di Tropea o le cipolle di Cannara tendono a essere piuttosto pungenti. Le varietà cosiddette “dolci”, come la Vidalia statunitense o la Walla Walla, crescono in suoli poveri di zolfo: contengono meno PRENCSO e quindi liberano meno gas irritante. Sono molto apprezzate da chi ama le cipolle crude in insalata, ma si conservano meno a lungo proprio perché lo zolfo è anche un conservante naturale.

I 7 trucchi più efficaci per non piangere in cucina

Buona parte dei rimedi popolari ha un fondamento scientifico, perché agisce su uno dei tre fattori chiave: la velocità della reazione, la diffusione del gas o il contatto con gli occhi.

Il freddo come alleato

Mettere la cipolla in frigorifero per almeno mezz’ora prima di tagliarla rallenta gli enzimi: l’alliinasi e la LFS lavorano molto più lentamente a basse temperature. Si possono produrre meno lacrime senza modificare il sapore del piatto finale.

Acqua, ventilazione e affilatura

Tagliare sotto una cappa accesa o vicino a una finestra aperta disperde il gas prima che raggiunga il viso. Bagnare il coltello e la cipolla riduce la quantità di syn-propanetial-S-ossido che evapora, perché parte si scioglie nell’acqua. Usare una lama molto affilata, infine, fa la differenza: un coltello che taglia in modo netto rompe meno cellule rispetto a uno che schiaccia, riducendo la quantità di enzimi liberati.

Il mito del pane in bocca: funziona davvero?

Tenere una fetta di pane fra i denti mentre si affetta è uno dei rimedi più diffusi. La spiegazione scientifica esiste, anche se l’effetto è modesto: respirando in parte dalla bocca, una porzione del gas viene catturata dalla mollica umida prima di salire verso gli occhi. Funziona in modo simile a respirare con la bocca aperta o a indossare occhiali ben aderenti, un metodo decisamente più efficace e adottato da molti chef.

Quando lacrimare diventa un problema

Il pianto da cipolla è del tutto innocuo: passa in pochi minuti e non lascia conseguenze. In rari casi, però, persone con occhio secco cronico, congiuntivite allergica o portatori di lenti a contatto possono avvertire un fastidio molto più intenso. Se la lacrimazione si accompagna a bruciore prolungato, visione annebbiata o arrossamento che dura ore, è bene consultare un medico o un oculista, perché potrebbero esserci infiammazioni preesistenti aggravate dall’esposizione.

Mani che affettano cipolla con coltello affilato vista dall alto
Una lama molto affilata rompe meno cellule e libera meno gas irritante.

La cipolla nella storia e nella scienza

Le proprietà irritanti della cipolla erano note ben prima della chimica moderna. I medici del Medioevo la usavano per “schiarire la testa”, spesso facendone annusare il succo. In tempi più recenti i composti solforati prodotti dal genere Allium sono stati studiati anche per i loro effetti sulla salute cardiovascolare e per la loro azione antibatterica naturale, sebbene gli effetti reali nei piatti quotidiani siano modesti rispetto alle dosi sperimentali.

Per chi cucina spesso, intanto, può essere utile sapere che la stessa molecola che ci fa piangere è anche parte dell’aroma che amiamo: senza zolfo, niente soffritto. Se vi interessano i meccanismi nascosti dietro ai gesti di ogni giorno, può piacervi anche il nostro articolo su come il corpo umano produce calore come una stufa.

Domande frequenti

Perché alcune persone non piangono mai tagliando le cipolle?

Dipende soprattutto da quanto sono sensibili le terminazioni del trigemino sulla cornea, una caratteristica individuale. Anche la postura, la distanza dal tagliere e l’abitudine a respirare con la bocca incidono sul fastidio percepito.

Le cipolle rosse fanno piangere meno di quelle bianche?

Non c’è una regola assoluta legata al colore. Conta molto di più la varietà e il terreno di coltivazione: alcune cipolle rosse sono molto pungenti, altre piuttosto dolci. In media le bianche tendono a essere più miti delle dorate.

Tagliare la cipolla sott’acqua funziona?

Sì, è uno dei metodi più efficaci, perché il syn-propanetial-S-ossido si scioglie in acqua e non raggiunge gli occhi. L’inconveniente è pratico: tagliare immerso in una bacinella è scomodo e rovina la consistenza degli anelli.

I bambini soffrono di più o di meno?

Tendono a soffrire di più perché hanno occhi più vicini al tagliere e mucose più sensibili. È meglio tenerli lontani durante il taglio, soprattutto se si lavorano grandi quantità di cipolle.

Gli occhiali da nuoto sono davvero il rimedio migliore?

Per chi cucina molte cipolle al giorno, sì. Creando una camera stagna intorno agli occhi, impediscono al gas di entrare in contatto con la cornea e annullano del tutto la lacrimazione.

Cuocere la cipolla elimina ogni effetto irritante?

Praticamente sì. Il calore distrugge gli enzimi alliinasi e LFS, quindi la reazione che produce il lacrimogeno non avviene. Per questo le cipolle stufate o caramellate hanno un gusto dolce e non fanno piangere chi le mangia.

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