La storia del pad thai: come nacque il piatto thailandese

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Il pad thai è forse il piatto thailandese più famoso al mondo: noodles di riso saltati in padella, dal sapore agrodolce, con arachidi, lime e germogli di soia. Sembra una ricetta antica, tramandata da secoli. E invece la sua storia è molto più recente e sorprendente di quanto immagini: nasce nel Novecento, per volontà di un governo, come simbolo di identità nazionale. Dietro un semplice piatto di spaghetti di riso si nasconde una vicenda fatta di politica, carestie e orgoglio patriottico.

Un piatto molto più giovane di quanto sembri

Quando gustiamo un pad thai tendiamo a immaginarlo come una ricetta della tradizione millenaria thailandese. La realtà è diversa: il piatto, così come lo conosciamo, non faceva parte della cucina del Paese fino agli anni Trenta del secolo scorso. È quindi un piatto giovane, con meno di un secolo di storia.

La sua diffusione non è nemmeno il frutto spontaneo della cucina popolare, ma il risultato di una precisa scelta politica. Per capirla dobbiamo fare un salto nella Thailandia di quegli anni, quando il Paese si chiamava ancora Siam.

La Thailandia degli anni Trenta e un primo ministro nazionalista

Il protagonista di questa storia è Plaek Phibunsongkhram, spesso indicato semplicemente come Phibun, primo ministro salito al potere alla fine degli anni Trenta. Phibun guidò una stagione di forte modernizzazione e nazionalismo, con l’obiettivo di rafforzare l’identità del Paese e l’orgoglio della popolazione per «tutto ciò che è thailandese».

In questo clima, anche il cibo divenne uno strumento politico. Un piatto capace di essere insieme economico, nutriente e riconoscibile come «nazionale» poteva contribuire a costruire un senso di appartenenza condiviso. Il pad thai nacque proprio con questa funzione.

«Noodle is your lunch»: la campagna del governo

Il governo promosse una vera e propria campagna, ricordata con lo slogan «Noodle is your lunch», i noodles come pranzo. L’ente pubblico che si occupava del benessere sociale distribuì carretti gratuiti per la vendita ambulante e diffuse una ricetta standardizzata del nuovo piatto nazionale, così che potesse essere preparato in modo uniforme in tutto il Paese.

Perché puntare proprio sui noodles

La scelta non fu casuale. All’inizio degli anni Quaranta il Siam affrontava difficoltà economiche e una carenza di riso, aggravata da inondazioni. Promuovere piatti a base di noodles, più leggeri in termini di riso rispetto a un piatto tradizionale, aiutava a risparmiare la preziosa materia prima, che poteva così essere destinata all’esportazione. Un obiettivo economico e uno identitario si intrecciavano nello stesso piatto.

Noodles di riso saltati nel wok
I noodles di riso saltati sono il cuore del pad thai — Foto: Augustinus Martinus Noppé / Pexels

Le radici cinesi di un piatto «nazionale»

C’è un’ironia gustosa nella storia del pad thai: il piatto simbolo della thailandesità ha origini, almeno in parte, cinesi. Gli spaghetti di riso saltati in padella derivano infatti da preparazioni portate secoli prima dai commercianti cinesi. All’epoca lo stesso piatto era conosciuto come kway teow, cioè spaghetti di riso saltati, e veniva percepito come cibo di origine straniera.

Fu proprio per «nazionalizzarlo» che venne ribattezzato pad thai, letteralmente «saltato alla thailandese». Il cambio di nome non era un dettaglio: serviva a trasformare un piatto sentito come cinese in un orgoglioso emblema locale, in linea con la politica del governo che in quegli anni cercava di ridurre l’influenza culturale ed economica della comunità cinese.

Da Siam a Thailandia: il piatto come simbolo

Non è un caso che tutto questo avvenga nello stesso periodo in cui il Paese cambiò nome, passando ufficialmente da Siam a Thailandia alla fine degli anni Trenta. La costruzione di una nuova identità nazionale passava anche dalla tavola: un piatto con la parola «thai» nel nome era un piccolo, quotidiano promemoria di appartenenza.

Distribuito ai venditori di strada e reso familiare a milioni di persone, il pad thai divenne rapidamente parte del paesaggio urbano e del gusto comune. Da imposizione dall’alto si trasformò in autentica passione popolare.

Ciotola di pad thai con germogli di soia e gamberetti
Tamarindo, salsa di pesce e arachidi danno il classico sapore agrodolce — Foto: UNDO KIM / Pexels

Che cosa c’è dentro un pad thai

Al di là della storia, il successo del pad thai si spiega anche con il suo equilibrio di sapori. Alla base ci sono i noodles di riso, saltati con una salsa che unisce il gusto acidulo del tamarindo, quello salato della salsa di pesce e la dolcezza dello zucchero di palma. È il classico incontro agrodolce della cucina del Sud-est asiatico.

A completare il piatto si aggiungono spesso uovo, tofu, gamberetti essiccati, germogli di soia freschi, erba cipollina e una generosa spolverata di arachidi tritate. A tavola non manca quasi mai uno spicchio di lime da spremere all’ultimo, per una nota fresca e vivace.

Come si prepara, in breve

La preparazione richiede un ingrediente fondamentale oltre a quelli in dispensa: la velocità. I noodles vengono ammollati e poi saltati a fiamma vivace nel wok insieme agli altri ingredienti, in modo che tutto si cuocia in fretta e resti fragrante. Non a caso è un piatto perfetto per la cucina di strada, dove ogni porzione si prepara in pochi minuti davanti agli occhi del cliente.

Cucina di strada thailandese con wok fumante
Il pad thai è nato come cibo di strada economico e veloce — Foto: UNDO KIM / Pexels

Dal carretto di strada al mondo intero

Da quei primi carretti governativi, il pad thai ha percorso una strada lunghissima. Oggi è uno dei piatti thailandesi più ordinati nei ristoranti di tutto il pianeta ed è diventato un vero ambasciatore della cucina del Paese, al pari del sushi per il Giappone. La sua storia ricorda per certi versi quella di altri piatti «popolari» diventati simboli, come il ramen, nato dall’incontro tra Cina e Giappone.

Se vuoi verificare i dettagli storici, anche la rivista Smithsonian Magazine ha raccontato la sorprendente vicenda politica dietro questo piatto.

Un piatto che racconta la storia

La prossima volta che ordinerai un pad thai, saprai di avere davanti molto più di un piatto di noodles. C’è la storia di un Paese che cercava se stesso, di una carestia trasformata in opportunità e di un’identità costruita anche a colpi di ricette. La cucina, in fondo, è sempre anche un racconto di popoli, e il pad thai ne è un esempio perfetto.

Domande frequenti

Il pad thai è un piatto antico?

No. Contrariamente a quanto si pensa, il pad thai è un piatto del Novecento: iniziò a diffondersi negli anni Trenta e Quaranta, promosso dal governo thailandese, e non fa parte di una tradizione millenaria.

Chi ha «inventato» il pad thai?

La sua diffusione è legata al primo ministro Plaek Phibunsongkhram, detto Phibun, che ne fece un piatto nazionale nell’ambito di una campagna di modernizzazione e nazionalismo, distribuendo una ricetta standard e carretti per la vendita di strada.

Perché il governo promosse proprio i noodles?

Per motivi economici e identitari. In un periodo di carenza di riso, promuovere i noodles aiutava a risparmiare riso da destinare all’esportazione. Al tempo stesso un piatto «thai» rafforzava il senso di appartenenza nazionale.

Il pad thai ha origini cinesi?

In parte sì. Deriva da spaghetti di riso saltati portati dai commercianti cinesi, un tempo chiamati kway teow. Fu ribattezzato «pad thai» proprio per trasformarlo in un simbolo della cucina thailandese.

Quali sono gli ingredienti tipici?

Noodles di riso, tamarindo, salsa di pesce e zucchero di palma per la salsa agrodolce, più uovo, tofu, gamberetti essiccati, germogli di soia, arachidi tritate e lime.

Perché il pad thai è così famoso nel mondo?

Grazie al suo equilibrio di sapori agrodolci e alla praticità della cucina di strada, è diventato uno dei piatti thailandesi più diffusi a livello internazionale, un vero ambasciatore della cucina del Paese.