Il castagno dell’Etna che ha il giro vita da Guinness

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Sul fianco dell’Etna, a Sant’Alfio, c’è un castagno così largo che per abbracciarlo non basterebbe una classe intera mano nella mano. Per il Guinness dei primati è l’albero vivente con il giro più ampio del pianeta, nella categoria degli alberi a più tronchi.

Si chiama Castagno dei Cento Cavalli e non è un modo di dire. Lo scorso marzo due botanici delle università di Palermo e di Catania hanno tirato un metro a nastro attorno alla sua base, come un sarto con un cliente molto robusto. Il risultato è finito nell’archivio ufficiale del Guinness: il giro completo del castagno è quasi uguale al perimetro di un campo da pallavolo.

Un albero o tre alberi?

Chi arriva davanti al recinto di legno resta un po’ perplesso. Non vede un tronco gigante, ma tre grandi fusti nodosi che salgono da terra a poca distanza l’uno dall’altro, sotto una chioma che sembra unica. Paiono tre alberi vicini, e per secoli qualcuno lo ha pensato davvero.

A chiudere la questione sono state le analisi genetiche degli ultimi anni: i tre fusti hanno lo stesso identico patrimonio genetico e nascono dalla stessa ceppaia. È un solo individuo, cresciuto da una sola castagna, che il tempo ha spaccato in pezzi.

Un tempo era molto più intero. Il pittore francese Jean-Pierre Houël, che girò la Sicilia nel Settecento, lo disegnò e lo descrisse nel suo libro di viaggio, e nei resoconti di quegli anni il suo giro era perfino più largo di oggi: il più grande mai documentato per un albero, secondo il Guinness. Poi ci si sono messi il vulcano e i vandali, e in tempi recenti anche una minuscola vespa che fa ammalare i castagni.

Chi erano i cento cavalli?

Il nome viene da una leggenda che a Sant’Alfio si racconta ancora. Una regina di nome Giovanna, a caccia sull’Etna con cento cavalieri, fu sorpresa da un temporale violento. Tutti, cavalli compresi, trovarono riparo sotto le fronde del castagno, e lì la regina passò la notte. Su quale Giovanna fosse, le versioni non vanno d’accordo: c’è chi dice d’Angiò e chi d’Aragona, e nessun documento racconta quella notte.

La storia vera del nome è più lenta, ma ha il suo fascino da romanzo d’archivio. Una studiosa dell’Università di Catania ha seguito le tracce dell’albero nei documenti a partire dalla fine del Cinquecento. Prima compare come un castagno enorme lodato in una poesia, poi entra nei racconti della cultura pastorale dell’Etna, finché a metà Settecento il nome «dei Cento Cavalli» diventa ufficiale.

Ed è proprio nel 1745 che arriva un provvedimento pubblico per proteggerlo, insieme ad altri castagni giganti del bosco di Carpineto. Quasi tre secoli fa, in pratica, in Sicilia qualcuno aveva già inventato l’idea di albero monumentale.

Quanti anni ha davvero?

Qui le cose si complicano. Le stime più prudenti gli danno almeno duemila anni: era già un albero adulto prima che Roma diventasse un impero. Altri botanici si spingono molto più in là. Il punto è che nessuno lo ha mai datato con il carbonio, quindi un’età certa, oggi, non esiste.

Per avere un termine di paragone basta guardare a nord. In Calabria, sul Pollino, vive un pino che era già vecchio quando nacque Dante, e il castagno dell’Etna, se le stime reggono, ha quasi il doppio dei suoi anni. Del resto il vulcano ha un talento per le piante fuori dal comune: dall’altra parte della montagna, a Bronte, i pistacchi si raccolgono un anno sì e uno no.

C’è un ultimo dettaglio che i visitatori di solito non conoscono. Nel Settecento il naturalista Giuseppe Recupero, nella sua opera sull’Etna, raccontava che sotto le fronde del castagno qualcuno si era costruito una casetta. Oggi la casetta non c’è più. I cento cavalli, invece, ci starebbero ancora.

Fonti

Guinness World Records, Greatest circumference of a living tree (multiple trunks)

S. G. Pulvirenti, Storia, mito e leggenda del castagno (prima che fosse) dei Cento Cavalli, Università di Catania

Balarm, Tra leggende, storia dell’arte e la casetta nel tronco: il Castagno dei Cento Cavalli

Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2026