Il pino della Calabria che era già vecchio quando nacque Dante

Aggiornato il

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

Condividi l'articolo

C’è un pino in Calabria che era già un albero adulto quando Dante non era ancora nato, e vivo quando Carlo Magno diventava imperatore. Ha più di milleduecento anni, e sappiamo contarli: è il più vecchio d’Europa di cui si conosca l’età per certo.

Si chiama Italus e cresce aggrappato a una parete di roccia nel Parco del Pollino, dove il fuoco non arriva e i boscaioli non si arrampicano. Ha la cima secca e una sola striscia di corteccia ancora viva. Uno di quegli alberi che sembrano finiti, e invece resistono.

Scheletro di pino loricato morto in piedi sulla cresta di Serra delle Ciavole, nel Parco Nazionale del Pollino
Uno scheletro di pino loricato sulla cresta di Serra delle Ciavole, il versante dove cresce Italus: qui il legno morto resta in piedi per secoli. Foto: Potito m. petrone / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

Come si conta l’età di un albero cavo?

Qui c’è il problema che rende tutto affascinante, e ti spiega perché di solito diciamo “contare gli anelli” e sbagliamo. Italus, al centro del tronco, il legno non ce l’ha più: è marcito, sparito. Contare gli anelli dal fusto ti fa perdere secoli, e ti fa sempre dire meno del vero, mai di più.

Allora i ricercatori dell’Università della Tuscia, insieme ai tecnici del Parco, hanno fatto una cosa a cui non pensi: sono scesi alle radici. Lì il legno affiora dal terreno, ed è vecchissimo. L’hanno datato al radiocarbonio, l’hanno cucito insieme agli anelli del tronco, e il conto è tornato. Il seme di Italus ha messo radici intorno all’anno 789, quando qui comandavano i Longobardi e i Franchi.

È lo stesso principio per cui gli anelli degli alberi ci raccontano il clima del passato. Ogni annata scrive una riga. Le buone larghe, le cattive strette.

Un pino che ha annotato una tempesta del cielo

E qui succede la cosa più bella. Intorno all’anno 993 il Sole scagliò contro la Terra un’ondata di particelle così violenta che gli alberi di tutto il mondo, quell’anno, la registrarono nel loro legno come un picco preciso. Una firma lasciata dal cielo.

I ricercatori sono andati a cercare quella firma dentro Italus, anello per anello. E l’hanno trovata. Un pino della Calabria si è annotato una tempesta solare di mille anni fa e se l’è tenuta lì, dentro due millimetri di legno. Non è solo poesia: quel picco è come una data stampata, e permette di ancorare la sua storia senza margini di dubbio.

E non è nemmeno l’unico

Le montagne del Sud si stanno prendendo tutti i primati di vecchiaia degli alberi, e il motivo è sempre lo stesso: rocce impervie, terra povera, nessuna convenienza a tagliare. Poco distante, in Aspromonte, cresce la quercia più vecchia mai datata al mondo: l’hanno chiamata Demetra, e mette meno di mezzo millimetro di legno all’anno. Per studiarla è servito un bisturi, tanto sono sottili i suoi anelli.

Un’onestà è d’obbligo, però. Italus è il più vecchio datato, non per forza il più vecchio in assoluto: a certi olivastri sardi e a certi tassi si attribuiscono età anche maggiori, ma sono stime, senza le prove del laboratorio. Come per lo squalo della Groenlandia, il record si sposta quando migliora il metodo, non quando si trova un vecchio più vecchio.

Il nome gliel’hanno dato al Parco, pescando dalla storia calabrese: Italo era un antico re di queste terre. Dove sia esattamente l’albero, però, non l’hanno mai scritto. Chi lo cerca sulla mappa non lo trova, e forse è giusto così.

Da quel seme dell’anno 789, Italus non si è spostato di un metro. Ha solo continuato a scrivere una riga all’anno.

Il legno è ancora lì.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026