Italus, il pino del Pollino: 1.229 anni datati nel 2017

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Italus, un pino loricato (Pinus heldreichii) che cresce a 1.900 metri sul versante sud di Serra delle Ciavole, nel Parco Nazionale del Pollino, aveva almeno 1.229 anni quando è stato campionato nel 2017: lo ha stabilito lo studio di Gianluca Piovesan e colleghi pubblicato su Ecology nel 2018.

La scena è meno solenne di quanto sembri. Due carotatori a mano da cinque millimetri, un versante di roccia troppo ripido perché ci arrivi il fuoco, e un albero che al centro del tronco non ha più legno. Il gruppo dell’Università della Tuscia lavora con i tecnici del Parco. Il pino ha la cima secca e la corteccia ridotta a una striscia viva che sale lungo un solo lato: in dendrocronologia si chiama strip-bark, ed è il segno che un albero ha smesso da tempo di ingrossarsi in tondo.

Contare gli anelli non basta.

Scheletro di pino loricato morto in piedi sulla cresta di Serra delle Ciavole, nel Parco Nazionale del Pollino
Uno scheletro di pino loricato sulla cresta di Serra delle Ciavole, il versante dove cresce Italus: qui il legno morto resta in piedi per secoli. Foto: Potito m. petrone / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

Il tronco era cavo, così hanno datato le radici

Le quattro carote estratte dal fusto fra 0,5 e 1,5 metri di altezza si fermavano tutte prima del centro: mancavano fra 205 e 227 anelli, secondo il protocollo che lo stesso gruppo ha pubblicato su MethodsX nel 2018. Riempire quel vuoto con il tasso medio di accrescimento portava a una nascita fra il 727 e il 749 d.C., cioè a un’età fra 1.268 e 1.290 anni.

Una stima, non una misura.

Allora sono scesi alle radici. Cinque carote prelevate dall’apparato radicale scoperto, in due campagne diverse, hanno restituito legno abbastanza antico da essere datato al radiocarbonio: il campione più vecchio è stato collocato all’884 d.C. con un margine di dodici anni. Incrociando la serie del fusto con quella delle radici, l’età minima di Italus nel 2017 risulta di 1.229 anni, con germinazione intorno al 789 d.C.

Le misure di spettrometria di massa con acceleratore sono state fatte al CEDAD dell’Università del Salento, a Lecce. Gianluca Quarta e colleghi, su Radiocarbon, nel 2019 hanno stretto il calcolo: fra 1.201 e 1.247 anni nel 2017, con probabilità del 95,4%. Il numero tondo che circola sui giornali, 1.230, sta dentro quell’intervallo. Ma resta un’età minima: l’albero può essere più vecchio, non più giovane.

Gli anelli di Italus hanno registrato la tempesta solare del 993

Qui la storia diventa d’archivio.

Fra il 993 e il 994 d.C. la Terra fu investita da un flusso eccezionale di particelle solari, che negli anelli degli alberi di quegli anni lascia un picco netto di carbonio-14. Fenomeni del genere si chiamano eventi di Miyake, dalla ricercatrice giapponese Fusa Miyake che ne individuò il primo nel 2012 nei cedri del Giappone. Quarta e colleghi lo hanno cercato dentro Italus, misurando il radiocarbonio anello per anello, e lo hanno trovato.

Un pino della Calabria ha annotato una tempesta del cielo di mille anni fa e l’ha tenuta lì, dentro due millimetri di legno.

Il picco serve anche a un altro scopo: è un punto fisso di calendario, e permette di ancorare la cronologia dell’albero senza margini di incertezza. È lo stesso principio per cui gli anelli degli alberi funzionano come archivio climatico: ogni anomalia datata altrove diventa una firma riconoscibile qui.

In Aspromonte cresce la quercia più vecchia mai datata

Italus non è un caso isolato. Le montagne del Sud italiano sono diventate il posto dove si spostano i primati di longevità arborea, e il motivo è sempre lo stesso: pareti rocciose, suoli poveri, accrescimenti minimi, nessuna convenienza a tagliare.

Il record è recente.

Nel 2020 lo stesso gruppo ha datato cinque roveri (Quercus petraea) nel Parco Nazionale dell’Aspromonte: il più antico, battezzato Demetra, ha 934 anni con un margine di 65 ed è la latifoglia più antica mai datata al radiocarbonio, secondo l’Ecological Society of America. Demetra mette 0,4 millimetri di legno all’anno. Per campionarla sono serviti uno stereoscopio e un bisturi, perché gli anelli esterni erano troppo sottili per un carotaggio normale. È lo stesso massiccio riconosciuto Geoparco UNESCO.

Come per lo squalo della Groenlandia, i record di longevità si spostano appena migliora il metodo di datazione, non appena si trova un individuo più vecchio. La tabella completa dei primati italiani è qui sotto.

Albero Specie Luogo Età accertata Fonte
Italus Pinus heldreichii (pino loricato) Serra delle Ciavole, Parco Nazionale del Pollino almeno 1.229 anni nel 2017 Piovesan et al., Ecology, 2018
Italus (ricalcolo) Pinus heldreichii Serra delle Ciavole, Pollino 1.201-1.247 anni nel 2017 (95,4%) Quarta et al., Radiocarbon, 2019
Demetra Quercus petraea (rovere) Parco Nazionale dell’Aspromonte 934 ± 65 anni Piovesan et al., Ecology, 2020
Rovere più giovane del gruppo studiato Quercus petraea Parco Nazionale dell’Aspromonte 570 ± 45 anni Piovesan et al., Ecology, 2020
Michele e Norman Fagus sylvatica (faggio) Parco Nazionale del Pollino circa 620 anni Ecological Society of America, 31 agosto 2020

Il nome lo hanno scelto al Parco. «Italus ci è venuto naturale, abbiamo attinto alla storia della nostra regione, la Calabria», ha spiegato Carmelo Pizzuti all’ANSA il 30 ottobre 2019, riferendosi al re enotrio Italo. La posizione esatta dell’albero non è mai stata pubblicata. Chi lo cerca sulla mappa non lo trova.

Cosa non è vero

Che Italus sia l’albero più vecchio d’Europa in assoluto. È il più vecchio datato. Agli olivastri sardi e ai tassi britannici si attribuiscono due o tremila anni, ma quelle cifre circolano come stime, spesso senza margine d’errore dichiarato e senza una pubblicazione che le sostenga. Nel titolo del loro articolo su Ecology, Piovesan e colleghi hanno scritto «oldest dated tree», e la parola in mezzo pesa. Le stime non sono date.

Che per conoscere l’età di un albero basti contare gli anelli. Su Italus il conteggio diretto era impossibile per la cavità centrale, e il risultato è arrivato solo combinando dendrocronologia e radiocarbonio su fusto e radici, come descritto passo per passo nel protocollo su MethodsX. Sugli alberi cavi il metodo classico da solo sbaglia di secoli, e sbaglia sempre per difetto.

Torniamo a Serra delle Ciavole. Nel 789, l’anno in cui quel seme è germinato, Carlo Magno era re dei Franchi e mancavano undici anni all’incoronazione imperiale. Da allora Italus non si è spostato di un metro e ha continuato a scrivere: un anello all’anno, quando l’annata lo permetteva, e niente quando non lo permetteva.

Il legno è ancora lì.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2026