Mentre leggi questa riga, una delle tue due narici sta facendo quasi tutto il lavoro. L’altra è mezza chiusa, in pausa, e fra qualche ora si scambieranno i ruoli senza avvisarti.
Puoi controllare adesso: tappa una narice con un dito e respira, poi cambia lato. Una delle due va più liscia dell’altra. Oppure soffia su uno specchio freddo e guarda i due aloni di vapore: quasi mai vengono uguali.
Il medico che cronometrava i nasi
Se ne accorse per primo un medico tedesco, Richard Kayser, nel 1895. Misurava quanto tempo serviva a far passare una certa quantità d’aria attraverso il naso dei suoi pazienti, e notò che il risultato cambiava nell’arco della giornata: prima era più svelto un lato, poi l’altro. Chiamò la cosa ciclo nasale, e il nome è rimasto.
Oggi si registra con sensori sottili infilati nelle narici e lasciati lì per un giorno intero. Un gruppo israeliano ha fatto proprio così e ha visto che da svegli il cambio di turno arriva ogni due ore circa, mentre nel sonno ci mette più del doppio. Nei loro volontari il ciclo c’era in tutti quanti; una revisione firmata dagli otorini dell’Università di Padova è più prudente e parla di sette adulti sani su dieci.
Dentro il naso c’è qualcosa che si gonfia
Il merito è dei turbinati, le pieghe ossee arrotolate che stanno dentro ogni narice. Sono rivestite da un tessuto pieno di vasi capaci di riempirsi di sangue e gonfiarsi come una spugna che si inzuppa, restringendo il passaggio dell’aria. A decidere chi si gonfia è il sistema nervoso autonomo, quello che non puoi comandare: tiene chiuso un lato, aperto l’altro, poi inverte.
L’idea più accreditata è che sia un turno di riposo. La narice a mezzo servizio si riumidifica con calma e rimette in ordine il muco, mentre l’altra si fa tutto il lavoro. Ma qui conviene essere onesti: a Padova scrivono che, dopo oltre un secolo di ricerche, del ciclo nasale si capisce ancora poco. Sul perché, gli studiosi litigano.
Del resto il naso ha parecchi mestieri paralleli: c’è chi sostiene che serva anche a raffreddare il cervello e chi ha provato a collegare il respiro nasale alla memoria.
Stanotte mettiti su un fianco e conta
C’è un secondo fatto, ed è quello che ti riguarda direttamente stasera. Mettiti su un fianco e nel giro di pochi minuti la narice che sta sotto si chiude, quella che sta sopra si apre. Lo avevano già annotato negli anni Venti e le registrazioni moderne lo confermano: da sdraiati sul fianco sinistro passa più aria a destra.
È il motivo per cui col raffreddore ti sembra di respirare peggio appena ti corichi, e per cui girandoti dall’altra parte il naso chiuso cambia lato insieme a te. Non è il raffreddore che si sposta: è il turno che riparte. La stessa posizione, tra l’altro, è una delle cose che entrano in gioco quando si russa.
Se invece una narice resta chiusa sempre dalla stessa parte, giorno e notte, quello non è il ciclo: per una faccenda così serve un medico.
Poi ti giri nel letto, e il naso ricomincia il turno.
Fonti
Pendolino, Lund, Nardello, Ottaviano, The nasal cycle: a comprehensive review, Rhinology Online
Kahana-Zweig et al., Measuring and Characterizing the Human Nasal Cycle, PLoS ONE
Keuning, On the nasal cycle, Rhinology
Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2026