In portoghese esiste una parola che gli stessi portoghesi considerano intraducibile: saudade. Non è nostalgia, non è malinconia, non è rimpianto. Si avvicina a tutte e tre, ma è qualcosa di più: una sensazione dolce e pungente, un affetto che riguarda persone, luoghi e momenti che mancano. Vediamo da dove arriva, perché ha tanta importanza nella cultura lusitana e perché l’italiano non ha un termine che la copra del tutto.
Saudade: una definizione difficile
I dizionari portoghesi definiscono la saudade come “il sentimento dolceamaro provocato dall’assenza di qualcuno o di qualcosa che si ama”. L’Aurélio, il vocabolario portoghese di riferimento, parla di “lembrança nostalgica e ao mesmo tempo suave de pessoas ou coisas distantes ou extintas”. Significa che il ricordo è triste, ma rimane piacevole: si soffre con tenerezza, non con disperazione.
Lo scrittore Manuel de Melo, nel Seicento, la riassunse così: «Saudade é um bem que se padece, e um mal de que se gosta», un bene di cui si soffre e un male di cui si gusta. Più di trecento anni dopo, questa definizione viene ancora citata come la più precisa.

Da dove viene la parola
L’origine etimologica di saudade è discussa, ma la pista più accreditata risale al latino solitas o solitate, che indica solitudine. Per altri studiosi deriva da salutate, il saluto che si lascia a chi parte. Nei testi del galiziano-portoghese medievale compare già nel Duecento, nelle cantigas dei trovatori, sotto forme come soydade o soidade: un dolore per la lontananza dell’amato.
Il termine si è fissato definitivamente nel XV secolo, quando i marinai portoghesi cominciarono a partire per le grandi rotte oceaniche verso India, Brasile e Africa. Le donne aspettavano sulla riva, i mariti restavano in mare per mesi: saudade diventò la parola di quell’attesa, il sentimento collettivo di una nazione di navigatori.
Una parola davvero intraducibile?
Tradurre saudade non è impossibile, ma è incompleto. In italiano gli equivalenti più vicini sono:
- Nostalgia: cattura la dimensione del passato, ma è più fredda.
- Mancanza: registra l’assenza, ma non il piacere agrodolce del ricordo.
- Struggimento: si avvicina nell’intensità, ma è più drammatico, più sofferto.
- Rimpianto: implica un giudizio negativo sul passato che la saudade non ha.
Nessuna di queste parole, da sola, restituisce la combinazione di gentilezza, dolcezza e dolore propria della saudade. Per questo i traduttori la lasciano spesso in originale, come si fa con hygge danese o komorebi giapponese.
Saudade per chi non c’è più
In portoghese si può provare saudade per una persona viva e lontana, ma anche per chi è morto. In questo secondo caso il sentimento è il modo in cui i portoghesi continuano a frequentare i propri cari assenti: pensare a loro, ricordare i loro gesti, sorridere per i loro vizi. È un modo per non lasciarli andare del tutto, senza precipitare nel lutto.
Saudade e fado: la colonna sonora della malinconia
La saudade è inseparabile dal fado, il genere musicale tradizionale del Portogallo nato nei quartieri di Lisbona e dichiarato Patrimonio Immateriale dell’UNESCO nel 2011. Il fado canta quasi esclusivamente storie di partenze, di mare, di amori perduti, di paesi natali lontani. La voce della fadista, accompagnata dalla chitarra portoghese e dalla viola, dà corpo a un’emozione che le sole parole non basterebbero a trasmettere.

La grande Amália Rodrigues, regina del fado nel Novecento, riassunse il rapporto fra l’uno e l’altro così: «Il portoghese inventa la saudade perché non sa stare senza il fado, e il fado esiste perché c’è la saudade». Si tiene insieme una nazione intera in una rima.
Il giorno della saudade
Il 30 gennaio in Brasile si celebra il Dia da Saudade, giornata nazionale dedicata al sentimento per eccellenza della cultura lusofona. La data scelta cade tra Capodanno e Carnevale, ovvero tra due momenti di intensa nostalgia per chi è lontano da casa o per i tempi passati. La giornata è stata ufficializzata in Brasile, ma ricorre anche in molte comunità portoghesi all’estero.
La saudade nel cervello
Negli ultimi anni la psicologia ha cominciato a interessarsi a questa emozione complessa. Alcuni studi descrivono la saudade come una forma di nostalgia restaurativa: un meccanismo che mantiene attivi i legami con persone e luoghi assenti, rafforza il senso di identità e ha effetti positivi sull’umore, simili a quelli che la psicologia anglosassone associa al concetto di nostalgia di Constantine Sedikides.
In altre parole, provare saudade fa bene: tiene viva la memoria affettiva e attenua la sensazione di vuoto. Non è un sentimento da curare, ma una risorsa emotiva.
Saudade in letteratura
I grandi autori portoghesi hanno girato intorno alla saudade per secoli. Luís de Camões, nei Lusiadi, descrive il dolore dolce della distanza che separa l’eroe Vasco da Gama dalla patria. Fernando Pessoa, nel Novecento, scrive che la saudade è “la poesia del fado”, e la fa diventare un sentimento metafisico, quasi un’idea filosofica. Eça de Queirós la usa per raccontare gli emigrati portoghesi a Parigi, divisi tra due mondi.
Anche fuori dal Portogallo la parola ha avuto fortuna. Vinicius de Moraes, in Brasile, la rende l’anima della bossa nova; Caetano Veloso ne fa un cardine della tropicália; in Italia, Roberto Vecchioni le ha dedicato una canzone, Saudade, registrata nel 1995.

Come si pronuncia
In portoghese europeo si dice «sau-DA-de», con la “u” appena accennata e l’accento sulla seconda sillaba. In portoghese brasiliano il suono è più morbido e cantato. La forma plurale, saudades, si usa spesso anche al singolare: «tenho saudades de ti», “ho saudade di te”, che equivale a “mi manchi” ma con un peso emotivo più denso.
Espressioni quotidiane
- Que saudade!: che mancanza, che bei ricordi.
- Matar saudades: “uccidere la saudade”, cioè rivedere finalmente qualcuno o tornare in un luogo.
- Saudade apertada: una mancanza stretta, dolorosa.
- Bater uma saudade: provare una fitta di nostalgia improvvisa.
Perché ci interessa
Sapere che esiste saudade aiuta a riconoscere un’esperienza che tutti facciamo, ma che in italiano fatichiamo a nominare. Sentirsi sospesi tra il bene di avere amato e il vuoto della distanza non è debolezza: è un’emozione precisa, con un nome preciso, in una delle lingue più diffuse del pianeta. Per chi viaggia, per chi emigra, per chi guarda vecchie foto, la saudade diventa un compagno discreto, e a volte un dono.
Domande frequenti sulla parola saudade
Saudade è solo portoghese o si usa anche in altre lingue?
È nata in portoghese e nel galiziano. Da lì è entrata in spagnolo dell’America Latina, in capoverdiano, in lingua dei coloni di Goa e di Macao. In Brasile è una delle parole identitarie più sentite.
Si può tradurre con “nostalgia”?
Solo in parte. La nostalgia si rivolge al passato; la saudade può rivolgersi anche al presente (chi è semplicemente lontano) e al futuro (chi si teme di non rivedere).
Esiste un verbo collegato?
Sì: saudar, salutare. La radice comune rimanda al saluto che si lascia a chi parte e al ricordo che resta.
Perché è considerata “intraducibile”?
Perché racchiude in un solo termine sfumature emotive che le altre lingue scompongono in due o tre parole diverse. Tradurla significa sempre perdere qualcosa.
La saudade è un’emozione triste?
È un’emozione mista. Contiene dolore e tenerezza, dispiacere e gratitudine. Per i portoghesi è dolce-amara: si soffre, ma con piacere.
Cosa significa “ter saudades de alguém”?
Letteralmente “avere saudade di qualcuno”. In italiano si traduce con “mi manchi”, ma il portoghese ha una sfumatura più profonda, perché chi parla mostra anche la dolcezza del ricordo, non solo l’assenza.
Approfondimento esterno: la voce saudade sul vocabolario Treccani. Se le parole intraducibili ti incuriosiscono, leggi anche hiraeth, la parola gallese per la nostalgia di una casa a cui non si può tornare.