«Desinare»: il verbo dimenticato per mettersi a tavola

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C’è una parola elegante e un po’ antiquata che i nostri bisnonni usavano al posto di “pranzare”: desinare. Oggi la incontriamo quasi solo nei romanzi dell’Ottocento, eppure racchiude una storia sorprendente che la lega al francese, all’inglese e persino all’idea di digiuno. Scopriamo insieme il significato e l’origine di questo verbo dimenticato.

Che cosa significa «desinare»

Il verbo desinare significa “consumare il pasto principale della giornata”, che un tempo si teneva a mezzogiorno o nel primo pomeriggio. In pratica corrisponde al nostro “pranzare”. Ma la parola funziona anche come sostantivo: “il desinare” indicava proprio il pranzo, il pasto in sé.

Si tratta di un termine oggi considerato letterario o desueto, cioè caduto in disuso nella lingua parlata. Lo si trova ancora in espressioni un po’ ricercate o nei testi classici, dove conserva un sapore antico e raffinato. Dire “andiamo a desinare” ha un tono ben diverso dal più prosaico “andiamo a mangiare”.

L’origine: rompere il digiuno

La parte più affascinante di questa parola è la sua etimologia. Desinare deriva dal latino parlato disieiunare, formato dal prefisso dis- e dal verbo ieiunare, cioè “digiunare”. Il significato originario, quindi, era “interrompere il digiuno”, “rompere l’astinenza dal cibo” dopo le ore della notte o del mattino.

È un’immagine molto concreta: il primo pasto della giornata era visto come il momento in cui si spezzava il lungo digiuno del riposo. Da questa idea semplice e universale sono nate parole in mezza Europa, che oggi sembrano lontanissime tra loro ma condividono la stessa radice.

Vecchio dizionario aperto su un tavolo di legno
«Desinare» sopravvive soprattutto nei vocabolari e nei testi classici.

Cugini in tutta Europa

Lo stesso verbo latino disieiunare ha dato origine al francese dîner, cioè “cenare” o “pranzare”, e a déjeuner, la colazione o il pranzo dei francesi. E non solo: l’inglese dinner (il pasto principale) discende proprio dal francese dîner, quindi dalla stessa radice del nostro desinare.

C’è di più. L’idea di “rompere il digiuno” è la stessa che troviamo nell’inglese breakfast, la colazione, dove break significa “rompere” e fast “digiuno”. Insomma, italiani, francesi e inglesi usano parole diverse ma nate tutte dallo stesso concetto: mettersi a tavola vuol dire, letteralmente, interrompere un digiuno.

Un parente italiano: il digiuno

Anche la parola italiana digiuno viene dal latino ieiunium, la stessa radice presente in desinare. È curioso pensare che il verbo per indicare il pasto e il sostantivo che indica l’astinenza dal cibo siano, in fondo, imparentati. La lingua conserva memorie che spesso dimentichiamo.

Desinare nella letteratura italiana

Se oggi la parola ci suona antica è anche perché la incontriamo soprattutto nei grandi autori del passato. La usarono, in varie forme, scrittori come Boccaccio e Manzoni, che la impiegavano con naturalezza per descrivere la vita quotidiana dei loro personaggi. Nei Promessi sposi, per esempio, il momento del desinare scandisce la giornata con un ritmo familiare al lettore ottocentesco.

Leggere questi testi ci ricorda quanto la lingua italiana sia cambiata in pochi secoli: parole che erano di uso comune sono diventate rare, mentre altre sono entrate a far parte del nostro vocabolario di tutti i giorni. Per una definizione precisa e attestata puoi consultare la voce «desinare» sul Vocabolario Treccani.

Antica biblioteca con libri rilegati
La parola compare in autori come Boccaccio e Manzoni.

Perché è caduta in disuso

Con il passare del tempo, “desinare” è stato progressivamente sostituito da “pranzare” e “mangiare”, parole più immediate e diffuse. Sono cambiate anche le abitudini: il pasto principale non è più necessariamente quello di mezzogiorno, e con esso è mutato il modo di chiamarlo. Le parole seguono la vita di chi le usa, e quando le abitudini cambiano alcune espressioni scivolano lentamente nel dimenticatoio.

Questo non significa che siano parole “sbagliate” o inutili: al contrario, recuperarle può arricchire il nostro modo di esprimerci e ci mette in contatto con la storia della lingua. Molte culture, del resto, hanno termini preziosi legati al momento del pasto: pensiamo alla parola spagnola sobremesa, che indica le chiacchiere a tavola dopo aver mangiato.

Altre parole della tavola cadute in disuso

Il desinare non è l’unica parola legata al cibo che il tempo ha reso rara. Un tempo si diceva “asciolvere” per indicare la prima colazione, altro verbo oggi quasi scomparso. Anche “merenda” e “cena” hanno storie interessanti, mentre “companatico” indicava tutto ciò che si mangiava insieme al pane. Sono parole che disegnano una mappa affettiva della giornata, scandita dai suoi momenti conviviali. Riscoprirle è come sfogliare un piccolo album di famiglia della lingua italiana.

Come usarla oggi

Nulla vieta di riportare in vita “desinare” nel linguaggio quotidiano, magari con un pizzico di ironia. Invitare qualcuno “a desinare” dà un tono ricercato e affettuoso, adatto a un’occasione speciale. È un piccolo modo per custodire una parola che racconta secoli di storia e che lega la nostra tavola a quella di mezza Europa.

Domande frequenti

Che cosa significa esattamente «desinare»?

Significa consumare il pasto principale della giornata, tradizionalmente quello di mezzogiorno. Corrisponde al moderno “pranzare” e può essere usato anche come sostantivo, “il desinare”, cioè il pranzo.

Da dove deriva la parola?

Deriva dal latino parlato disieiunare, che significava “rompere il digiuno”. L’idea originaria era quella di interrompere l’astinenza dal cibo dopo le ore del riposo.

È imparentata con l’inglese «dinner»?

Sì. L’inglese dinner deriva dal francese dîner, che a sua volta viene dallo stesso verbo latino disieiunare. Hanno quindi la stessa radice del nostro desinare.

La parola è ancora corretta in italiano?

Sì, è perfettamente corretta, ma è considerata letteraria o desueta. Si usa raramente nel parlato quotidiano e la si incontra soprattutto nei testi classici.

Perché non si usa più molto?

È stata sostituita da termini più comuni come “pranzare” e “mangiare”, anche perché sono cambiate le abitudini legate ai pasti. Le parole seguono i mutamenti della vita di chi le usa.

Che legame c’è con la parola «digiuno»?

Entrambe derivano dalla radice latina ieiunium, cioè digiuno. È curioso che il verbo per il pasto e il sostantivo per l’astinenza dal cibo siano linguisticamente imparentati.

Tavola apparecchiata in stile rustico
Invitare «a desinare» dà un tono ricercato all’ora del pranzo.