È considerato il marsupiale più raro del mondo: ne restano meno di 150 esemplari in natura. Eppure il potoroo di Gilbert non è condannato all’estinzione. In Australia un gruppo di ricercatori sta usando le più avanzate tecniche di analisi del DNA per dargli una possibilità concreta di sopravvivere. Ecco una buona notizia che arriva dall’altra parte del mondo.
Chi è il potoroo di Gilbert
Il potoroo di Gilbert (Potorous gilbertii) è un piccolo marsupiale australiano che pesa poco più di un chilogrammo e ha l’aspetto di un incrocio tra un canguro in miniatura e un grande topo. Ha zampe posteriori robuste per saltare, un muso allungato e un pelo bruno e morbido. Vive solo in una piccola area del sud-ovest dell’Australia Occidentale, vicino alla città di Albany.
È un animale notturno e riservato, che trascorre le giornate nascosto nella fitta vegetazione. La sua alimentazione è quasi unica nel suo genere: si nutre soprattutto di funghi ipogei, cioè funghi che crescono sottoterra, simili a piccoli tartufi. Questi funghi possono costituire fino al novanta per cento della sua dieta.
Un ritorno dal passato
La storia del potoroo di Gilbert è già di per sé una piccola meraviglia. Per oltre un secolo la specie fu considerata estinta: non se ne avevano notizie dalla metà dell’Ottocento. Poi, nel 1994, un gruppo di ricercatori lo riscoprì per caso in una riserva naturale della zona di Two Peoples Bay. Era come ritrovare un fantasma della natura che tutti credevano scomparso per sempre.
Quella riscoperta trasformò immediatamente il piccolo marsupiale in un simbolo della conservazione australiana. Ma salvarlo davvero si sarebbe rivelato molto più difficile che ritrovarlo.

Perché rischia l’estinzione
Le minacce che pesano sul potoroo di Gilbert sono molte e si sommano tra loro. La prima è la ristrettezza del suo habitat: vivendo in un’area piccolissima, la specie è vulnerabile a qualsiasi evento improvviso. Nel 2015 un grave incendio distrusse gran parte del suo territorio, mettendo a rischio quasi l’intera popolazione in un colpo solo.
A questo si aggiungono i predatori introdotti dall’uomo, come gatti e volpi selvatiche, e le malattie. Ma esiste un pericolo più sottile e invisibile: la scarsa diversità genetica. Con così pochi individui rimasti, gli animali sono spesso imparentati tra loro, e questo indebolisce la popolazione, rendendola più fragile di fronte alle malattie e ai cambiamenti dell’ambiente.
La buona notizia: il DNA in soccorso
È proprio sul fronte genetico che arriva la novità più incoraggiante. I ricercatori australiani stanno sequenziando il DNA dei potoroo superstiti per capire quanto siano imparentati tra loro e quali individui abbiano il patrimonio genetico più prezioso da preservare. È una sorta di albero genealogico molecolare, ricostruito leggendo direttamente il codice della vita.
Grazie a queste informazioni è possibile pianificare gli accoppiamenti in modo intelligente, favorendo l’incontro tra esemplari geneticamente più distanti. In questo modo si aumenta la diversità genetica della popolazione e si riduce il rischio che difetti ereditari indeboliscano le nuove generazioni. È una strategia chiamata “soccorso genetico”, che sta dando risultati promettenti in tutto il mondo.
Popolazioni di riserva
Oltre al lavoro sul DNA, gli scienziati hanno creato popolazioni “assicurative”: piccoli gruppi di potoroo trasferiti su isole prive di predatori e in aree recintate protette. Se una catastrofe dovesse colpire la popolazione principale, questi gruppi garantirebbero comunque la sopravvivenza della specie. È come tenere copie di sicurezza di un file prezioso in luoghi diversi.

Un modello per altre specie
Il caso del potoroo di Gilbert è importante non solo per l’animale in sé, ma per il metodo che sta contribuendo a mettere a punto. Le tecniche di analisi del DNA applicate alla conservazione stanno diventando sempre più accessibili e potrebbero aiutare molte altre specie a rischio, dai piccoli mammiferi agli anfibi.
Non è l’unico segnale positivo che arriva dal mondo della natura. Un’altra storia recente e incoraggiante è quella del giaguaro che rinasce in Messico, con un aumento del 30% in quattordici anni: la prova che, quando scienza e volontà si incontrano, i risultati arrivano.
Cosa possiamo imparare
La vicenda del potoroo di Gilbert ci ricorda due cose. La prima è che l’estinzione non è sempre inevitabile: con conoscenza, pazienza e risorse è possibile invertire la rotta. La seconda è che la biodiversità è come una rete, in cui ogni filo conta. Anche un piccolo marsupiale che mangia funghi sottoterra ha un ruolo nel suo ecosistema, ad esempio diffondendo le spore dei funghi di cui si nutre.
Per approfondire lo stato di conservazione delle specie a rischio in tutto il mondo puoi consultare la Lista Rossa dell’IUCN, l’organizzazione internazionale che valuta il pericolo di estinzione di piante e animali.
Uno sguardo al futuro
Nessuno può ancora dire con certezza che il potoroo di Gilbert sia definitivamente salvo. La popolazione resta piccola e la strada è lunga. Ma per la prima volta gli strumenti a disposizione degli scienziati sono all’altezza della sfida. E ogni cucciolo che nasce con un patrimonio genetico più sano è un passo nella direzione giusta.
Domande frequenti
Quanti potoroo di Gilbert esistono ancora?
Se ne stimano meno di 150 in natura, un numero che lo rende il marsupiale più raro del mondo. Esistono inoltre alcune popolazioni protette su isole e in aree recintate.
Dove vive questa specie?
Vive esclusivamente in una piccola area del sud-ovest dell’Australia Occidentale, vicino alla città di Albany, in ambienti di fitta vegetazione costiera.
In che modo il DNA aiuta a salvarlo?
Analizzando il genoma degli esemplari, i ricercatori capiscono quanto siano imparentati e possono pianificare accoppiamenti che aumentino la diversità genetica, rendendo la popolazione più forte e sana.
Che cosa mangia il potoroo di Gilbert?
Si nutre quasi esclusivamente di funghi che crescono sottoterra, simili a piccoli tartufi. Questi funghi possono rappresentare fino al 90% della sua dieta.
Perché era considerato estinto?
Non se ne avevano tracce dalla metà dell’Ottocento e per oltre un secolo si pensò fosse scomparso. Fu riscoperto per caso nel 1994.
Il potoroo è imparentato con i canguri?
Sì. Appartiene allo stesso grande gruppo dei marsupiali saltatori e ha zampe posteriori robuste, anche se è molto più piccolo e ha abitudini diverse.
