Pizza margherita: è davvero nata per la regina?

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La pizza margherita è il simbolo gastronomico dell’Italia nel mondo: pomodoro, mozzarella e basilico, i tre colori della bandiera in un disco di pasta. La leggenda racconta che sia nata nel 1889 per omaggiare la regina Margherita di Savoia. Ma è davvero andata così? Tra storia documentata, dubbi degli studiosi e un pizzico di mito, ecco la vera vicenda della pizza più famosa di sempre.

La leggenda della regina Margherita

La storia che tutti conoscono è semplice e seducente. Nel giugno del 1889 la regina Margherita di Savoia si trovava a Napoli con il re Umberto I. Stanca della cucina raffinata di corte, avrebbe voluto assaggiare il piatto del popolo: la pizza. Per l’occasione venne chiamato il pizzaiolo più rinomato della città, Raffaele Esposito, della pizzeria Brandi.

Esposito avrebbe preparato tre pizze diverse. Quella che conquistò la sovrana era condita con pomodoro, mozzarella e basilico: rosso, bianco e verde, i colori del tricolore italiano da poco unificato. In onore della regina, il pizzaiolo l’avrebbe battezzata “margherita”. A testimoniare l’episodio ci sarebbe una lettera di ringraziamento firmata dalla Casa Reale, ancora oggi conservata ed esposta.

Pizza margherita con pomodoro, mozzarella e basilico
La margherita unisce pomodoro, mozzarella e basilico. Foto: Johnny Rizk / Pexels

Che cosa dicono gli storici

La narrazione è affascinante, ma diversi studiosi invitano alla prudenza. Il documento più citato, la cosiddetta lettera di ringraziamento del 1889, è stato messo in discussione: alcune analisi ne hanno contestato la grafia e i dettagli formali, sollevando il sospetto che possa trattarsi di un attestato ricostruito o quantomeno meno solido di quanto si creda.

Soprattutto, gli storici fanno notare un dettaglio decisivo: una pizza condita con pomodoro, mozzarella e basilico esisteva già prima del 1889. Ricettari e testimonianze precedenti descrivono una “pizza alla mozzarella” molto simile a quella che oggi chiamiamo margherita. In altre parole, il pizzaiolo Esposito non avrebbe inventato nulla di radicalmente nuovo: avrebbe semmai dato un nome regale a una combinazione già diffusa tra i napoletani.

Una ricetta più antica del suo nome

Già nella prima metà dell’Ottocento i cronisti che descrivevano la Napoli popolare elencavano le pizze più comuni, tra cui versioni con pomodoro e formaggio. La grande novità del pomodoro, arrivato dalle Americhe e a lungo guardato con sospetto, era ormai entrata stabilmente nella cucina napoletana. La margherita, insomma, sarebbe il punto d’arrivo di un percorso lungo, più che il lampo di genio di una singola serata.

Le origini popolari della pizza napoletana

Per capire la margherita bisogna fare un passo indietro. La pizza, intesa come pane condito e cotto in forno, ha radici antichissime, ma la pizza napoletana moderna nasce tra il Settecento e l’Ottocento come cibo di strada dei ceti più poveri. Era economica, saziante e si poteva mangiare camminando: la perfetta soluzione per i lazzari, i venditori e gli operai della città.

Le pizzerie e i banchetti ambulanti vendevano le pizze “a otto”, cioè a credito da saldare entro otto giorni, segno di quanto fosse un alimento legato alla sopravvivenza quotidiana. Le condizioni più diffuse erano poverissime: aglio, olio e origano nella marinara, oppure il celebre abbinamento con il pomodoro.

Pizzaiolo che prepara la pizza napoletana
I tre colori richiamano la bandiera italiana. Foto: Shameel mukkath / Pexels

Il significato dei tre colori

L’idea che la margherita rappresenti la bandiera italiana è ciò che ha reso questa pizza un’icona patriottica. Il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella e il verde del basilico vennero letti come un omaggio all’Italia unita, in un momento storico in cui il sentimento nazionale era forte. Che la coincidenza cromatica sia stata cercata o casuale, ha contribuito in modo decisivo al mito.

Questo intreccio tra cibo e identità nazionale spiega perché la margherita, più di qualsiasi altra pizza, sia diventata ambasciatrice dell’Italia nel mondo. Il racconto della regina, vero o abbellito che sia, ha dato alla ricetta un’aura che nessuna campagna pubblicitaria avrebbe potuto costruire.

La margherita oggi: un patrimonio tutelato

La pizza napoletana ha ottenuto riconoscimenti importanti a tutela della sua autenticità. Esistono disciplinari che definiscono con precisione gli ingredienti e il metodo: impasto a base di farina, acqua, sale e lievito, lunga lievitazione, cottura velocissima in forno a legna ad altissima temperatura. Per la margherita “verace” sono indicati pomodoro, mozzarella (di bufala campana o fior di latte), basilico fresco e olio d’oliva.

L’arte del pizzaiuolo napoletano è stata inoltre iscritta tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità, segno che dietro un disco di pasta c’è un sapere antico, fatto di gesti, tempi e materie prime che si tramandano di generazione in generazione.

Pizza margherita cotta nel forno a legna
La cottura in forno a legna è parte dell’arte del pizzaiolo napoletano. Foto: Sobee Berly / Pexels

Mito o realtà? Una verità di mezzo

Allora la pizza margherita è davvero nata per la regina? La risposta più onesta è: in parte. L’episodio del 1889 è probabilmente avvenuto, ma è stato ingigantito nel tempo, e quasi certamente non rappresenta l’atto di nascita della ricetta, che già esisteva. Quello che possiamo dire con certezza è che il nome “margherita” si è legato a quella combinazione di ingredienti e che la storia della sovrana ne ha decretato la fama eterna.

È un destino che la margherita condivide con molti piatti italiani, sospesi tra documenti, leggende e orgoglio campanilistico: lo abbiamo visto raccontando, per esempio, la storia della carbonara, un’altra ricetta avvolta da racconti contrastanti.

Per approfondire la vicenda e le diverse versioni puoi leggere la voce sulla pizza margherita e la sua storia.

Curiosità sulla margherita

Attorno alla pizza più famosa del mondo ruotano molte piccole curiosità. La pizzeria napoletana legata alla leggenda della regina è ancora oggi in attività e mostra con orgoglio l’attestato reale. Il 17 gennaio, giorno di sant’Antonio Abate, è considerato in modo informale la festa del pizzaiolo. E la margherita, nella sua semplicità, è spesso usata dagli esperti come metro di giudizio: una buona margherita, dicono, rivela in pochi ingredienti tutta la bravura di chi la prepara.

Domande frequenti sulla pizza margherita

Chi ha inventato la pizza margherita?

La tradizione attribuisce la “creazione” al pizzaiolo Raffaele Esposito nel 1889, ma gli storici ritengono che una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico esistesse già: Esposito le avrebbe dato il nome della regina più che inventarla.

Perché si chiama margherita?

Il nome richiama la regina Margherita di Savoia, in onore della quale, secondo la leggenda, la pizza sarebbe stata preparata e battezzata durante un soggiorno reale a Napoli nel 1889.

I tre ingredienti rappresentano davvero la bandiera italiana?

Il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella e il verde del basilico sono stati letti come un omaggio al tricolore. Non è certo che la scelta fosse intenzionale, ma questa interpretazione ha reso la pizza un simbolo nazionale.

La storia della regina è documentata?

Esiste un attestato di ringraziamento attribuito alla Casa Reale, ma la sua autenticità è stata messa in dubbio da alcuni studiosi. La verità più probabile è una via di mezzo tra fatto storico e leggenda costruita nel tempo.

Qual è la differenza tra margherita e marinara?

La marinara è più antica e povera: pomodoro, aglio, origano e olio, senza formaggio. La margherita aggiunge la mozzarella e il basilico, rendendo la ricetta più ricca.

La pizza napoletana è protetta da un riconoscimento ufficiale?

Sì. Esistono disciplinari che ne definiscono ingredienti e metodo, e l’arte del pizzaiuolo napoletano è stata inserita tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità.