Perché sul telefono l’1 sta in alto e sulla calcolatrice no

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Prendi il telefono e apri il tastierino per chiamare: l’1 è in alto a sinistra. Ora apri la calcolatrice sullo stesso telefono: in alto ci sono il 7, l’8 e il 9, e l’1 è finito in basso.

Due tastiere numeriche nello stesso oggetto, una il capovolto dell’altra. Non è una svista dei progettisti: sono due storie diverse che non si sono mai messe d’accordo.

Chi ha messo il 7 in cima alla calcolatrice?

La calcolatrice è la sorella minore delle addizionatrici da ufficio, quelle macchine a manovella con dieci tasti che i ragionieri usavano già nella prima metà del Novecento. Su quelle macchine i numeri partivano dal basso: lo zero sotto, poi 1-2-3, poi su fino al 9. Quando arrivarono le calcolatrici elettroniche, si portarono dietro la stessa disposizione, e con loro i tastierini dei computer.

Perché proprio così? Qui bisogna essere onesti: nessuno ha lasciato scritto il motivo. L’ipotesi più citata è che i numeri crescano salendo, come in un grafico, ma resta un’ipotesi. Di sicuro c’è solo che, quando il telefono a tasti stava per nascere, quella era già la tastiera dei contabili.

Il telefono ha fatto un test, la calcolatrice no

Negli anni Cinquanta il telefono aveva ancora il disco da girare col dito, e sul disco l’1 veniva per primo. Ai Bell Labs, il centro ricerche del sistema telefonico americano, un ex violinista sudafricano di nome John Karlin dirigeva un reparto strano per l’epoca: studiava come le persone usano gli oggetti, prima di costruirli.

Il suo gruppo non si fidò dell’intuito. Prese dipendenti dell’azienda, li mise davanti a prototipi con sedici disposizioni diverse dei tasti (a cerchio, ad arco, su due file, in griglia) e cronometrò quanto ci mettevano a comporre numeri e quanti errori facevano. Tra i concorrenti c’era anche la tastiera delle addizionatrici, col 7 in alto.

Perse. Di pochissimo, una frazione di secondo per numero, ma perse contro la stessa griglia con l’1 in cima. Aveva anche un vantaggio che non serviva cronometrare: le lettere stampate sui tasti (ABC sul 2, DEF sul 3) scorrevano nello stesso verso dei numeri, come sul vecchio disco. Gli abbonati non dovevano reimparare niente.

Il primo telefono a tasti arrivò agli abbonati di due cittadine della Pennsylvania nel 1963. Da lì quella griglia si è presa il mondo: la trovi sul bancomat, sul citofono, sulla cassaforte dell’albergo, sul pannello dell’antifurto.

Il sabotaggio dei fili

Karlin era uno che misurava tutto. Il necrologio del Boston Globe ricorda che studiò perfino la lunghezza giusta del filo della cornetta, con un esperimento che comportò un «gentile sabotaggio» ai danni dei colleghi. A lui si deve anche il passaggio ai numeri di telefono fatti solo di cifre, senza le lettere dei nomi delle centrali. Negli Stati Uniti lo chiamano il padre dell’ergonomia industriale, eppure il suo nome non lo ricorda quasi nessuno.

Gira ancora una leggenda: la tastiera del telefono sarebbe stata capovolta apposta per rallentare chi era abituato alla calcolatrice e non intasare le centrali. I test dei Bell Labs dicono il contrario: la versione scelta era quella più veloce, non quella più lenta.

Se ti interessa come nascono i simboli che tocchi ogni giorno, c’è anche la storia del simbolo di accensione, che è un uno dentro uno zero, e quella dei tasti per riavviare il computer che dovevano restare segreti. E sotto il vetro del telefono, intanto, il touchscreen fa finta di avere dei tasti.

Il trucco per accorgersene domani

Guarda la tastiera del computer, a destra: il tastierino numerico ha il 7 in alto, come le vecchie addizionatrici. Poi guarda il tastierino del bancomat sotto casa: 1 in alto, come il telefono. Chi fa i conti e chi fa telefonate vive da più di sessant’anni su due tastiere opposte, senza accorgersene.

Tranne quando il PIN, a occhi chiusi, non torna.

Fonti

R. L. Deininger, Human Factors Engineering Studies of the Design and Use of Pushbutton Telephone Sets, Bell System Technical Journal, 1960
Boston Globe, John Karlin, industrial psychologist for Bell Labs, 2013

Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2026