Soffice, dorato, profumato di vino dolce: lo zabaione è una delle creme più antiche e amate della tradizione italiana. Bastano tre ingredienti, tuorli, zucchero e un vino liquoroso, ma dietro questa semplicità si nasconde una storia fatta di leggende, conventi, corti rinascimentali e un santo diventato protettore dei pasticceri. Scopriamo da dove arriva davvero questo dolce al cucchiaio.
Che cos’è lo zabaione
Lo zabaione, chiamato anche zabaglione, è una crema spumosa ottenuta montando a bagnomaria tuorli d’uovo e zucchero con un vino aromatico, tradizionalmente il Marsala. La cottura dolce e costante fa sì che il composto si gonfi e diventi vellutato, senza che le uova si rapprendano. Si serve tiepido, da solo in una coppa, oppure come accompagnamento a biscotti, frutta e dolci da forno.
È un dessert “povero” negli ingredienti ma ricco di gusto, e proprio per questo si è diffuso in tantissime varianti regionali, dalla cucina di casa fino all’alta pasticceria.
Un’origine contesa
Come accade spesso con i grandi classici, anche lo zabaione ha più di una città pronta a reclamarne la paternità. Le ipotesi principali si concentrano tra il Piemonte e l’Emilia, ma non mancano richiami al Veneto e alla Toscana. La verità è che una crema di uova, zucchero e vino è talmente intuitiva da poter essere nata, in forme simili, in luoghi diversi.
La leggenda di Torino e di frate Pasquale
La tradizione più nota lega lo zabaione a Torino e alla figura di San Pasquale Baylón, frate francescano spagnolo vissuto nel Cinquecento e oggi considerato il protettore dei cuochi e dei pasticceri. Secondo il racconto, il frate avrebbe consigliato alle donne che gli chiedevano aiuto per mariti poco vigorosi una ricetta ricostituente a base di uova, zucchero e vino. Da “San Baylón” sarebbe poi derivato, per storpiatura dialettale, il nome “sambajon”, come ancora oggi si chiama lo zabaione in piemontese.
La pista emiliana e il capitano Baglioni
Un’altra ipotesi sposta le origini in Emilia, a Reggio Emilia, e tira in ballo un condottiero, Giovan Paolo Baglioni. Si narra che le sue truppe, a corto di provviste, improvvisarono un cibo energetico mescolando ciò che trovavano nelle fattorie: uova, zucchero e vino. Dal cognome Baglioni deriverebbe il termine “zabaglione”. È una storia suggestiva, anche se difficile da provare.

Dalle corti rinascimentali alla tavola di tutti
Al di là delle leggende, è certo che creme a base di uovo e vino circolavano già nelle cucine rinascimentali, dove erano apprezzate come alimenti corroboranti e adatti ai convalescenti. La combinazione di proteine, zuccheri e alcol veniva considerata nutriente e ricostituente, quasi un rimedio prima ancora che un dessert.
Con il tempo lo zabaione passò dalle corti e dalle spezierie alle case comuni, complice la semplicità della ricetta. Nell’Ottocento era già un dolce diffuso in gran parte d’Italia, spesso preparato per ridare forze a chi era debole o malato.
Il segreto sta nella tecnica
La difficoltà dello zabaione non sta negli ingredienti, ma nella cottura. Il composto va lavorato a bagnomaria, con il recipiente che non tocca l’acqua bollente, mescolando con una frusta senza mai fermarsi. Il calore deve essere dolce e graduale: troppo alto, e le uova si cuociono a grumi; troppo basso, e la crema non si gonfia.
La regola delle proporzioni
La ricetta classica segue un equilibrio facile da ricordare: per ogni tuorlo, un cucchiaio di zucchero e mezzo guscio d’uovo di vino. Questa semplicità mnemonica ha aiutato lo zabaione a sopravvivere intatto attraverso le generazioni, tramandato a voce di madre in figlia ben prima che venisse scritto nei ricettari.

Marsala, Moscato e le varianti regionali
Il vino è l’anima dello zabaione e ne determina il carattere. Il Marsala dona una nota calda e ambrata ed è oggi il più usato, soprattutto nelle versioni da pasticceria. In Piemonte si predilige il Moscato, più fresco e profumato. Altrove si usano vini passiti, lo Sherry o persino spumanti, ognuno con una sua personalità.
Esistono poi versioni fredde, montate con panna per renderle più stabili e spumose, perfette come farcitura di torte e semifreddi. Lo zabaione è anche un grande alleato dei dolci al cucchiaio, dei gelati e dei biscotti secchi, in un dialogo che ricorda quello tra altri grandi classici della nostra pasticceria, come la storia del maritozzo dall’antica Roma a oggi.
Curiosità sullo zabaione
Il legame con San Pasquale Baylón è così radicato che in alcune zone lo zabaione viene ancora chiamato scherzosamente la “crema di San Pasquale”. Il santo, proclamato patrono dei cuochi nell’Ottocento, è spesso raffigurato proprio in cucina.
Curioso anche il destino del nome all’estero: lo “zabaglione” è entrato nei menù dei ristoranti di tutto il mondo come sinonimo di eleganza italiana, talvolta storpiato in mille modi ma sempre riconoscibile. Approfondimenti storici e linguistici sono disponibili su fonti autorevoli come l’enciclopedia Treccani.

Un dolce che racconta l’Italia
Poche preparazioni riassumono lo spirito della cucina italiana come lo zabaione: ingredienti umili, una tecnica imparata con la pratica, tante storie locali che si intrecciano e un risultato capace di mettere d’accordo tutti. Che lo si chiami zabaione, zabaglione o sambajon, resta uno di quei sapori che attraversano i secoli senza invecchiare mai.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra zabaione e zabaglione?
Nessuna sostanziale: sono due nomi della stessa crema. “Zabaglione” è una variante grafica e dialettale, diffusa soprattutto fuori dal Piemonte e all’estero.
Quali sono gli ingredienti dello zabaione classico?
Tuorli d’uovo, zucchero e un vino aromatico, di solito Marsala o Moscato. La ricetta tradizionale prevede un tuorlo, un cucchiaio di zucchero e mezzo guscio di vino a porzione.
Perché si chiama zabaione?
Le ipotesi sono varie: una lo collega a San Pasquale Baylón, da cui il piemontese “sambajon”; un’altra al condottiero Baglioni di Reggio Emilia, da cui deriverebbe “zabaglione”.
Lo zabaione si mangia caldo o freddo?
Tradizionalmente si serve tiepido, appena montato. Esistono però versioni fredde, alleggerite con panna, usate per farcire torte e semifreddi.
Si può fare lo zabaione senza alcol?
Sì, sostituendo il vino con succo d’arancia, latte o altre bevande aromatiche. Il sapore cambia, ma la tecnica di cottura a bagnomaria resta la stessa.
Da dove viene davvero lo zabaione?
Non esiste una risposta certa. Le ipotesi più accreditate indicano il Piemonte e l’Emilia, ma creme di uova e vino erano diffuse in tutta Italia fin dal Rinascimento.