Il disco bianco che da 160 anni misura quanto è limpida l’acqua

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Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Lo strumento che misura quanto è limpida l’acqua di un lago o del mare è un disco bianco grande come un coperchio di pentola, appeso a una corda. Lo cali giù, guardi a che profondità sparisce, e hai finito.

Costa quasi niente, non ha batterie né schermi, e lo usano ancora oggi in tutto il mondo. Fu inventato più di centosessant’anni fa, e la storia di come è nato è deliziosa.

Un astronomo prestato al mare

Siamo nel 1865, al largo di Civitavecchia. A bordo di una corvetta a vapore c’è un comandante, Alessandro Cialdi, che ha un pallino: vorrebbe riconoscere le correnti del mare da quanto sono trasparenti. Gli serve un modo semplice per misurare quella limpidezza, e chiama la persona giusta al posto sbagliato: Angelo Secchi, un gesuita che di mestiere faceva l’astronomo, direttore dell’osservatorio del Collegio Romano.

Insomma, uno abituato a guardare le stelle si ritrova per una primavera a fissare dischi che scompaiono sott’acqua. Prova un piatto bianco, poi teli dipinti sempre più grandi, e capisce una cosa che vale ancora: più il disco è grande, più a fondo lo vedi. Il nome, poi, glielo tramanda la storia, anche se l’idea di partenza era del comandante.

Come si usa (e come si sbaglia)

Il trucco è che l’occhio umano è un pessimo strumento, se non lo aiuti. Perciò le regole sono poche ma tassative. Fallo a mezzogiorno, mai al tramonto: con il sole basso entra meno luce e il disco sparisce prima, falsando tutto. Mettiti dal lato in ombra della barca, perché dove batte il sole la superficie fa da specchio e ti nasconde il disco quando ancora si vede benissimo. Cala piano, segna dove sparisce, poi risali e segna dove riappare: le due profondità non coincidono mai, e si fa la media. E togliti gli occhiali da sole polarizzati, che ingannano proprio quando la lettura conta di più.

E l’errore più comune di tutti? Confrontare la propria misura con quella di un altro senza sapere che disco ha usato. Un disco più grande arriva più giù, e i numeri non si parlano. È come misurare la febbre a due persone con termometri diversi e stupirsi che non combacino.

Cosa non ti dice

Attenzione a un equivoco diffuso: il disco non misura l’inquinamento. Misura solo la luce che passa. Un’acqua limpidissima ma povera di vita ti dà un numero altissimo, e va benissimo così: da sola quella misura non promuove né boccia nessun lago. Serve piuttosto un’altra cosa preziosa, la pazienza. Perché il suo valore vero salta fuori quando qualcuno ripete la stessa misura, nello stesso punto, per anni e anni.

È così che sul Lago Maggiore, dove i ricercatori calano il disco da decenni, si è visto l’acqua tornare più limpida di prima. È lo stesso occhio paziente che ha visto il Garda rimescolarsi di nuovo in profondità e la lontra tornare nei nostri fiumi. E se ti stai chiedendo perché il disco è proprio bianco, è per la stessa ragione per cui la neve ci appare bianca: rimanda indietro tutta la luce.

Davanti a Civitavecchia funzionava nel 1865. In un lago prealpino funziona ancora, con la stessa corda e lo stesso occhio.

Nessuno ha trovato niente di più semplice.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026

Scheda: Disco di Secchi.