Il disco di Secchi è un disco bianco di 30 centimetri di diametro, calato in acqua legato a un cavo graduato: la profondità a cui sparisce alla vista è la misura della trasparenza. Il protocollo ISPRA per i laghi italiani prescrive esattamente quel diametro. Il metodo ha 161 anni.
Costa quanto un coperchio di pentola.
Lo strumento nasce fra il 20 aprile e i primi di giugno del 1865, davanti a Civitavecchia, a bordo della corvetta a vapore Immacolata Concezione della Marina Pontificia. L’idea era del comandante Alessandro Cialdi, che voleva riconoscere le correnti marine dalla loro limpidezza. A metterla alla prova fu Angelo Secchi, gesuita e direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano, cioè un astronomo prestato al mare per una primavera, come ricostruisce Jaime Pitarch sulla rivista Oceanography nel 2020.
La misura si fa fra le 10 e le 14, dal lato in ombra
Cinque passaggi, ciascuno con la sua ragione. Hänninen e Sahlstén, che nel 2024 hanno rifatto le misure di Secchi con una replica del disco originale e le hanno pubblicate su Frontiers in Marine Science, indicano cielo sereno e acqua calma.
Primo. Scegli una giornata serena e le ore centrali, fra le 10 e le 14. Quando il sole sta basso entra in acqua molta meno luce e il disco sparisce prima: la stessa acqua, misurata alle 18, ti restituisce un numero più piccolo.
Secondo. Mettiti sul lato in ombra della barca o del pontile. Il riflesso della superficie illuminata funziona da specchio e ti nasconde il disco quando è ancora perfettamente visibile.
Terzo. Cala il disco lentamente. Il protocollo ISPRA vuole un cavo segnato ogni 0,5 metri fino a 10 metri e ogni metro oltre i 10, perché più in fondo il mezzo metro non aggiunge nulla.
Quarto. Annota la profondità a cui il disco scompare, poi risali finché non ricompare e annota anche quella. Le due letture non coincidono quasi mai. La pratica corrente è prendere la media delle due.
Quinto. Togliti gli occhiali da sole. Hänninen e Sahlstén sconsigliano esplicitamente le lenti polarizzate, che distorcono la percezione proprio alle profondità maggiori, dove la lettura conta di più.
L’errore più comune è confrontare numeri presi con dischi diversi
Il diametro conta. Secchi lo sapeva benissimo: nel 1865 usò anche un telo dipinto di 237 centimetri proprio per capire quanto contasse la dimensione, e un disco più grande resta visibile più a fondo. Confrontare la tua misura con quella di qualcun altro ha senso solo se lo strumento è lo stesso.
Sul diametro dei dischi del 1865 le fonti non concordano. La tabella completa delle misure che ricorrono in letteratura è qui sotto.
| Disco | Diametro | Contesto | Fonte |
|---|---|---|---|
| Disco di maiolica bianca | 43 cm | il disco del 1865 secondo Pitarch | Pitarch 2020 |
| Disco di maiolica bianca | 45 cm | lo stesso disco secondo la ricostruzione del 2024 | Hänninen e Sahlstén 2024 |
| Telo dipinto | 237 cm | prova sull’effetto del diametro, 1865 | Pitarch 2020 |
| Replica usata in mare | 42 cm | rimisurazione del 2023 | Hänninen e Sahlstén 2024 |
| Disco bianco metallico | 30 cm | monitoraggio dei laghi italiani | protocollo ISPRA |
Le prime due righe descrivono lo stesso oggetto e non coincidono: è il genere di dettaglio che si consuma in centosessant’anni di citazioni di seconda mano.
Quando il disco non ti dice niente
Se vedi il disco appoggiato sul fondo, la misura non esiste: hai misurato la profondità del fondale. Con il cielo coperto o l’acqua increspata dal vento la lettura diventa arbitraria. Rimanda a domani. In un torrente dopo un temporale il numero cambia di ora in ora, e una misura singola non descrive nulla.
Un valore di riferimento aiuta. Nel rapporto CIPAIS sul Lago Maggiore curato dal CNR-IRSA di Verbania, la trasparenza media annua del 2022 alla stazione di Ghiffa è risultata di 7,9 metri, contro i 6,9-7,2 metri del triennio 2019-2021. Il minimo si è registrato a maggio, con 4 metri, in coincidenza con i valori più alti di clorofilla: più fitoplancton, meno luce che passa. È la stessa diffusione della luce per cui la neve appare bianca.
Cosa non è vero
Che il disco misuri l’inquinamento. Misura solo la luce. Nel protocollo ISPRA la trasparenza è uno degli elementi fisico-chimici generali a sostegno degli elementi biologici previsti dall’allegato V della direttiva 2000/60/CE: da sola non classifica un lago. Un’acqua limpidissima e povera di vita può dare un numero altissimo.
Che Secchi abbia inventato il disco da 30 centimetri. Il diametro standard si è assestato dopo, su indicazione di François-Alphonse Forel, come ricostruisce Pitarch nel 2020: Secchi lavorava con dischi molto più grandi. E l’idea di partenza, secondo la stessa fonte, era di Cialdi.
La serie storica resta comunque compito degli enti di controllo, che ripetono la misura ogni mese nello stesso punto per decenni: è così che si è visto il Garda tornare a rimescolarsi in profondità e la lontra tornare nei fiumi italiani.
Davanti a Civitavecchia il disco funzionava nel 1865. In un lago prealpino funziona ancora, con la stessa corda e lo stesso occhio. Nessuno ha trovato niente di più semplice.
Fonti
- Jaime Pitarch, «A Review of Secchi’s Contribution to Marine Optics and the Foundation of Secchi Disk Science», Oceanography, 2020
- Hänninen e Sahlstén, «Re-evaluation of Padre Secchi’s visual method for modern oceanography», Frontiers in Marine Science, 2024
- ISPRA, protocollo per il campionamento dei parametri chimico-fisici a sostegno degli elementi biologici in ambiente lacustre
- CIPAIS, «Ricerche sull’evoluzione del Lago Maggiore. Aspetti limnologici», rapporto sulla campagna 2022 (CNR-IRSA Verbania)
Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2026.