Se tutti usano il navigatore, il navigatore smette di aiutare

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Il navigatore ti fa arrivare prima. Ma se lo accende anche il resto della città, quel vantaggio torna a sparire, e le strade tranquille diventano di colpo un imbuto.

Il motivo è più semplice di quanto sembri. La scorciatoia che l’algoritmo trova per te è la stessa che sta suggerendo, nello stesso istante, alle altre auto intorno a te. Così vi ritrovate tutti nella medesima via stretta, a guardarvi lo specchietto.

Perché la scorciatoia di tutti non è più una scorciatoia

Lo hanno messo alla prova i ricercatori del Cnr di Pisa, insieme all’Università della stessa città. Hanno preso il traffico vero di Firenze, Milano e Roma, ricostruito dai segnali GPS delle auto, e lo hanno rimesso in strada dentro un simulatore. Poi hanno acceso il navigatore a un guidatore alla volta.

Finché lo usa qualcuno, tutto fila. Ma man mano che lo accendono in tanti, le auto smettono di sparpagliarsi. Si incolonnano sulle stesse grandi arterie, come acqua che imbocca sempre lo stesso scarico. A Firenze la fetta di traffico che finisce sui viali principali arriva a raddoppiare.

Non è che l’app abbia sbagliato i conti. Il percorso, preso da solo, resta quello giusto. È la somma che tradisce: ottimizzare il viaggio di ciascuno non regala automaticamente una città più sciolta. Sono due problemi diversi con lo stesso nome.

La cittadina che ha chiuso le strade per difendersi

C’è un posto dove tutto questo è già successo davvero. Si chiama Leonia, è un paese del New Jersey, e nel 2017 il consiglio comunale ha fatto una cosa che sembra uno scherzo: ha sbarrato una sessantina di stradine a chiunque non abitasse lì, nelle ore di punta, con multe salate per i furbi.

Il motivo? Le app di navigazione, per aggirare l’autostrada intasata poco distante, scaricavano fiumi di auto proprio in quelle vie residenziali. La gente non riusciva più a uscire dal vialetto di casa. Un giudice, l’anno dopo, annullò tutto per un cavillo burocratico. Ma il problema di Leonia era reale, e aveva un nome preciso: l’app di quartiere impazzita si chiamava Waze.

E quando guideranno le auto da sole?

Qui arriva il dubbio onesto. Questi non sono conti fatti in strada, ma dentro un computer: niente incidenti, niente cantieri, niente furgone in doppia fila che ti riscrive il quartiere per venti minuti. Gli stessi autori lo scrivono nero su bianco, e chiamano prudenti le loro stime.

Prudenti perché manca il pezzo più inquietante: gli algoritmi imparano dal traffico che loro stessi hanno creato. E l’effetto, dicono, tornerà più forte con le auto che si guidano da sole, dove a seguire il navigatore non sarà più qualcuno. Saranno tutti.

La prossima volta che l’app ti fa svoltare nella viuzza parallela al viale fermo, guardati intorno. Se altre tre auto svoltano con te, l’imbuto non è un grafico.

Sei tu, in coda.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026