La storia della salsa Worcestershire: un errore diventato leggenda

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È una bottiglietta che quasi tutti abbiamo visto almeno una volta in cucina o al bar: la salsa Worcestershire, dal nome così difficile da pronunciare che molti la chiamano semplicemente “salsa inglese”. Dietro quel sapore intenso e inconfondibile si nasconde una storia curiosa fatta di un barile dimenticato, di un errore fortunato e di ingredienti sorprendenti. Ecco come è nata una delle salse più famose del mondo.

Che cos’è la salsa Worcestershire

La salsa Worcestershire è un condimento liquido, scuro e leggermente denso, dal gusto complesso: agrodolce, salato e profondamente saporito, con quella nota “umami” che rende difficile smettere di usarla. Bastano poche gocce per insaporire carni, zuppe, salse e persino cocktail: è un ingrediente fondamentale, per esempio, del celebre Bloody Mary.

Il nome deriva dalla contea inglese del Worcestershire, e più precisamente dalla città di Worcester, dove la salsa venne prodotta per la prima volta nella prima metà dell’Ottocento.

Ingredienti insospettabili

Quello che stupisce di più, scoprendo la ricetta, è la presenza di un ingrediente inatteso: le acciughe. La salsa nasce infatti dalla fermentazione di pesce, insieme ad aceto, melassa, tamarindo, aglio, cipolla, spezie e zucchero. È proprio la lenta fermentazione delle acciughe a regalare quel gusto umami così profondo.

Ingredienti da cucina: aceto, spezie e condimenti scuri
Il gusto umami della salsa nasce dalla fermentazione delle acciughe insieme a spezie e aceto. (foto: taha balta / Pexels)

Un’eredità che viene da lontano

L’idea di una salsa a base di pesce fermentato non era nuova. Già gli antichi romani producevano il garum, un condimento ottenuto dalla fermentazione delle interiora di pesce, molto amato e usato praticamente ovunque. La Worcestershire può essere vista, in un certo senso, come una lontana cugina ottocentesca di quelle antiche salse di pesce.

La leggenda del barile dimenticato

La storia più celebre sull’origine della salsa riguarda due farmacisti di Worcester, John Wheeley Lea e William Henry Perrins, i cui cognomi compaiono ancora oggi sulla celebre etichetta: Lea & Perrins.

Un primo tentativo fallito

Secondo il racconto tradizionale, intorno al 1835 un nobiluomo di ritorno dai suoi viaggi avrebbe chiesto ai due farmacisti di ricreare una salsa che aveva assaggiato in Oriente. Lea e Perrins prepararono la miscela, ma il risultato fu deludente: il sapore era così forte e sgradevole che decisero di abbandonare i barili in cantina e di dimenticarsene.

Barili di legno usati per la fermentazione degli alimenti
Furono proprio i mesi trascorsi nei barili in cantina a rendere la salsa così saporita. (foto: MART PRODUCTION / Pexels)

La fermentazione fa il miracolo

Passarono mesi, forse anni. Quando i due farmacisti ritrovarono i barili e li riaprirono, si prepararono a buttare tutto. Prima di farlo, però, assaggiarono di nuovo il contenuto. Con loro sorpresa, il lungo riposo aveva trasformato completamente la salsa: la fermentazione aveva ammorbidito gli spigoli e sviluppato un aroma ricco e armonioso. Quello che sembrava un fallimento era diventato un capolavoro.

È una storia che ricorda come tanti piatti nascano per caso o addirittura per errore, proprio come accade in molte tradizioni gastronomiche italiane.

Dal fallimento al successo mondiale

Convinti del potenziale della loro salsa, Lea e Perrins iniziarono a commercializzarla nel 1837. Il successo fu rapido: la salsa venne imbottigliata, esportata e servita a bordo delle navi e nei transatlantici, diffondendosi in tutto l’Impero britannico e poi nel resto del mondo. La forma della bottiglia e l’etichetta color crema divennero un marchio riconoscibile ovunque.

Salsa scura densa versata da una bottiglia in cucina
Poche gocce di salsa Worcestershire bastano per insaporire carni, zuppe e cocktail. (foto: MART PRODUCTION / Pexels)

Perché il nome è così difficile

Uno dei motivi della fama della Worcestershire è, paradossalmente, proprio la difficoltà del suo nome. In inglese si pronuncia all’incirca “wustesher”, ben lontano da come lo leggeremmo in italiano. Questa complessità ha reso comune, nel nostro Paese, l’abitudine di chiamarla semplicemente “salsa inglese”, anche se in commercio esistono numerose varianti e imitazioni.

Come si usa in cucina

La salsa Worcestershire si usa sempre con parsimonia: è un esaltatore di sapore, non un condimento da versare in abbondanza. Poche gocce bastano per dare profondità a spezzatini, arrosti, hamburger e marinature. È ottima anche nelle uova strapazzate, nel sugo di carne e, naturalmente, nei cocktail come il Bloody Mary e il Caesar. Se ti appassionano le origini dei sughi e dei condimenti, ti consigliamo la lettura della storia del ragù alla bolognese, tra leggenda e verità.

Per approfondire la storia e la definizione ufficiale di questo condimento puoi consultare la voce dedicata sull’Enciclopedia Britannica.

Domande frequenti sulla salsa Worcestershire

Di cosa è fatta la salsa Worcestershire?

Gli ingredienti principali sono aceto, melassa, zucchero, sale, tamarindo, cipolla, aglio, spezie e, soprattutto, acciughe fermentate, che le regalano il caratteristico gusto umami.

Chi ha inventato la salsa Worcestershire?

La ricetta commerciale nasce a Worcester, in Inghilterra, grazie ai farmacisti John Lea e William Perrins, che iniziarono a venderla nel 1837 con il marchio Lea & Perrins.

Perché si chiama “salsa inglese”?

In Italia viene spesso chiamata così perché il nome originale, legato alla contea inglese del Worcestershire, è difficile da pronunciare per chi non parla inglese.

La salsa Worcestershire contiene pesce?

Sì. La ricetta tradizionale prevede acciughe fermentate, quindi non è adatta a chi segue una dieta vegetariana o vegana, salvo scegliere versioni specifiche prive di pesce.

Come si conserva la salsa Worcestershire?

Grazie all’aceto e al processo di fermentazione si conserva a lungo. Dopo l’apertura è preferibile tenerla in un luogo fresco e asciutto o in frigorifero, sempre ben chiusa.

In quali piatti si usa più spesso?

Si usa per insaporire carni, arrosti, hamburger, zuppe, sughi e marinature, oltre a essere un ingrediente classico di cocktail come il Bloody Mary.