La storia del Parmigiano Reggiano: 900 anni di sapore

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C’è un formaggio che si prepara oggi quasi esattamente come nove secoli fa. Il Parmigiano Reggiano non è solo il “re dei formaggi” delle tavole italiane: è un prodotto la cui ricetta affonda le radici nel Medioevo, nato tra i monasteri dell’Emilia e capace di attraversare intatto guerre, carestie e rivoluzioni gastronomiche. Ripercorrere la sua storia significa raccontare mille anni di pazienza, latte e sapienza artigiana.

Un formaggio con quasi mille anni di storia

Le origini del Parmigiano Reggiano si collocano intorno al XII secolo, in un territorio compreso tra le attuali province di Parma, Reggio Emilia, Modena e parte di Bologna e Mantova. Fu qui che, nel cuore della Pianura Padana, si mise a punto un modo di trasformare grandi quantità di latte in una forma durevole, capace di conservarsi a lungo senza guastarsi.

Non si trattava di un dettaglio da poco. In un’epoca senza frigoriferi, poter contare su un alimento nutriente e a lunghissima conservazione rappresentava una vera assicurazione contro la fame. Il formaggio a pasta dura diventava così una riserva di cibo e, allo stesso tempo, una merce di valore da vendere e scambiare.

Il ruolo decisivo dei monaci

A dare impulso a questa produzione furono soprattutto i monaci benedettini e cistercensi. I loro monasteri possedevano vaste terre, allevavano bovini e disponevano di qualcosa di prezioso: il sale delle saline vicine e l’organizzazione necessaria per gestire caseifici di grandi dimensioni.

Furono probabilmente le comunità religiose a perfezionare la tecnica di ridurre il volume del latte e di produrre forme sempre più grandi, adatte a lunghe stagionature. La ricerca della conservazione portò naturalmente verso un formaggio a pasta dura, poco umido e ricco di sapore, che poteva viaggiare e resistere per mesi.

Forma di Parmigiano Reggiano tagliata a scaglie
Il Parmigiano Reggiano nasce con un metodo rimasto quasi immutato da nove secoli. (Foto: Castorly Stock / Pexels)

La testimonianza di Boccaccio

Che il “parmigiano” fosse già celebre nel Trecento lo dimostra una fonte letteraria d’eccezione. Nel Decameron, scritto intorno al 1348, Giovanni Boccaccio immagina il paese di Bengodi, una terra fantastica dell’abbondanza, dove esiste “una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato” sulla quale vivono persone che non fanno altro che preparare maccheroni e ravioli.

È una citazione straordinaria: significa che, già nel Medioevo, questo formaggio era così conosciuto e apprezzato da poter diventare simbolo stesso della ricchezza gastronomica. E, dettaglio curioso, lo si immaginava già grattugiato sulla pasta, esattamente come facciamo oggi.

Perché si chiama così

Il nome unisce i due territori storici della sua produzione: Parma e Reggio Emilia. Per secoli il formaggio fu conosciuto semplicemente come “parmigiano” o “formaggio di Parma”, ma le zone di origine coinvolgevano anche Modena e i territori vicini. Nel corso del Novecento la denominazione ufficiale ha fissato l’unione dei due nomi, per riconoscere e tutelare l’intera area di produzione.

Attenzione a non confonderlo con il “parmesan” che si trova in molti Paesi: quest’ultimo è spesso un’imitazione industriale che non ha nulla a che vedere con il prodotto originale, la cui ricetta e il cui disciplinare sono rigidamente regolati.

Come nasce una forma, ieri e oggi

La cosa più affascinante del Parmigiano Reggiano è che il metodo è rimasto quasi immutato. Si utilizza latte crudo di vacca, munto due volte al giorno; quello della sera riposa una notte e viene in parte scremato, poi si unisce a quello della mattina. Il latte viene scaldato in grandi caldaie di rame a forma di campana rovesciata, si aggiunge il caglio e la massa viene rotta finemente e cotta.

La cagliata così ottenuta viene raccolta, divisa in due forme gemelle, pressata e immersa in una soluzione di acqua e sale per l’unica salatura. Poi comincia la parte più lunga: la stagionatura, che dura come minimo un anno e può proseguire per due, tre anni o anche di più. Solo pochi ingredienti, ma un’enorme sapienza artigiana. Chi ama scoprire le storie dietro i grandi piatti emiliani può leggere anche il nostro approfondimento sul ragù alla bolognese.

Grandi caldaie di rame per la produzione del formaggio
La lavorazione del latte avviene ancora in grandi caldaie di rame. (Foto: Castorly Stock / Pexels)

Il segreto della stagionatura

Durante i mesi di riposo, le forme vengono conservate in grandi magazzini su scaffalature di legno, girate e controllate periodicamente. È in questa fase che il formaggio sviluppa il suo aroma inconfondibile e la caratteristica granulosità. Un esperto, il “battitore”, verifica la qualità di ogni forma battendola con un martelletto e ascoltandone il suono: un metodo antico che consente di individuare eventuali difetti interni senza aprirla.

Un patrimonio da proteggere

Oggi il Parmigiano Reggiano è un prodotto a denominazione di origine protetta, il che significa che può fregiarsi di questo nome solo se prodotto in una zona geografica ben definita e seguendo un disciplinare severo. I puntini che compongono la scritta impressa sulla crosta sono un vero e proprio marchio di garanzia contro le imitazioni. Per conoscere ogni dettaglio del suo metodo di lavorazione è possibile consultare il sito ufficiale del Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Questa tutela non è solo un fatto commerciale: protegge un sapere collettivo tramandato per generazioni e legato in modo indissolubile al suo territorio, ai suoi allevamenti e persino ai foraggi con cui vengono nutrite le vacche.

Forme di Parmigiano Reggiano durante la stagionatura
La lunga stagionatura sviluppa aroma e granulosità inconfondibili. (Foto: Castorly Stock / Pexels)

Un formaggio così prezioso da finire in banca

C’è un dettaglio che stupisce chi lo scopre per la prima volta: in Emilia il Parmigiano Reggiano è considerato una garanzia bancaria a tutti gli effetti. Alcuni istituti di credito del territorio custodiscono nei propri magazzini decine di migliaia di forme, accettate come pegno per concedere prestiti ai produttori. Le forme maturano lentamente nei caveau climatizzati, aumentando di valore con la stagionatura, mentre i caseifici ricevono la liquidità necessaria per lavorare.

È un sistema ingegnoso che affonda le radici in decenni di collaborazione tra banche e mondo agricolo, e che dà la misura di quanto questo formaggio sia un bene solido e duraturo. Poche cose raccontano meglio il suo valore: una forma di Parmigiano Reggiano è, letteralmente, come denaro che stagiona.

Molto più di un condimento

Grattugiato sulla pasta, a scaglie con un filo di aceto balsamico o gustato da solo, il Parmigiano Reggiano è entrato a far parte dell’identità gastronomica italiana. Ricco di proteine e altamente digeribile proprio grazie alla lunga stagionatura, è apprezzato in tutto il mondo. Ma la prossima volta che ne assaggerete una scaglia, provate a pensare che state gustando una ricetta praticamente identica a quella che, nove secoli fa, prendeva forma nei caseifici dei monasteri emiliani.

Domande frequenti sul Parmigiano Reggiano

Quanti anni ha la ricetta del Parmigiano Reggiano?

Le sue origini risalgono intorno al XII secolo, circa novecento anni fa. Il metodo di produzione è rimasto sostanzialmente immutato nei suoi passaggi fondamentali.

Chi ha inventato il Parmigiano Reggiano?

Non esiste un singolo inventore. Il merito viene attribuito soprattutto ai monaci benedettini e cistercensi dell’Emilia, che nel Medioevo perfezionarono la tecnica per produrre un formaggio a lunga conservazione.

Perché si chiama Parmigiano Reggiano?

Il nome unisce le città di Parma e Reggio Emilia, cuore storico della produzione, che coinvolge anche Modena e parte delle province di Bologna e Mantova.

Qual è la differenza con il “parmesan”?

Il “parmesan” è spesso un’imitazione industriale prodotta fuori dalla zona d’origine e senza rispettare il disciplinare. Il Parmigiano Reggiano è invece un prodotto a denominazione di origine protetta.

Quanto dura la stagionatura?

La stagionatura minima è di dodici mesi, ma spesso prosegue per ventiquattro, trentasei mesi o oltre, sviluppando aromi sempre più intensi.

È vero che Boccaccio parla del parmigiano?

Sì. Nel Decameron, del 1348, Boccaccio descrive una montagna di formaggio parmigiano grattugiato nel favoloso paese di Bengodi, segno di quanto fosse già celebre nel Trecento.