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La giovane è da sola sul ciglio della strada, poi un senzatetto le corre incontro e le dice: “Torna in auto e chiuditi dentro!”

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Crediamo profondamente che se fai qualcosa di buono, le cose buone ritornano da te.

Però nella società odierna, quella dove ogni volta siamo sempre più occupati, abbiamo sempre meno tempo o, semplicemente, siamo solo più stanchi, non ci preoccupiamo di aiutare gli altri. Per questo motivo la seguente storia ci ha riempito il cuore di gioia, in quanto dimostra veramente che quando uno da, poi riceve.

Facebook / Kate McClure

 

Una sera Kate McClure, del New Jersey, stava conducendo la sua auto verso Filadelfia quando, all’improvviso, la macchina si è fermata. Pensava di riuscire ad arrivare a casa nonostante la spia della riserva fosse accesa, però non andò così.

La donna entrò nel panico, ma decise di scendere e di incamminarsi verso la stazione di servizio più vicina. Lungo il cammino incontrò un senzatetto che le disse di ritornare in auto e di chiudersi dentro.

Kate lo ascoltò e, poco dopo, l’uomo era di ritorno ed aveva con sè un recipiende di benzina. Si trattava di un senzatetto ed aveva speso i suoi ultimi 20 dollari per acquistare il carburante per Kate, ma purtroppo in quel momento la ragazza non aveva con sè soldi contanti e non riuscì a restituirgli subito il denaro.

L’uomo si chiama Johnny Bobbitt Junior, ha 34 anni ed in passato era stato un conducente di ambulanze, mentre ora, da circa un anno, si è ritrovato a vivere per la strada. Era arrivato a Filadelfia per trovare un nuovo lavoro, ma non ci è mai riuscito. Dovette dormire una notte per la strada e quella notte divennero tre settimane, poi mesi, fino ad arrivare ad un anno.

Nonostante la sua difficile esperienza di vita, Johnny, quando ha visto che Kate aveva bisogno di aiuto, non ha dubitato nemmeno un attimo. Con i suoi ultimi 20 dollari ha riempito il recipiente e le ha salvato la giornata.

Ma la storia è solo all’inizio.

Kate decise di restituire il favore all’uomo che l’aveva salvata. La giovane ed il proprio fidanzato andavano tutti i giorni a trovare Johnny e gli davano dei soldi, del cibo ed altre cose utili.

Durante queste settimane, la coppia ha potuto conoscere molte cose riguardo a Johnny ed hanno anche potuto ascoltare la sua storia. Hanno visto le sue foto su Facebook e questo ha fatto scattare in loro un campanello d’allarme.

“Guardavo le foto e pensavo che quella avrei potuto essere io”, ha detto Kate durante un’intervista.

Dopo averlo conosciuto, Kate ed il fidanzato hanno deciso che volevano fare qualcosa di più per aiutarlo a recuperare la propria vita,

Il 10 novembre hanno lanciato una campagna sulla piattaforma di GoFundMe, attraverso la quale è possibile donare del denaro per aiutare quest’uomo. L’obiettivo era quello di raggiungere 10 mila dollari, di modo da pagargli le spese ed una casa in cui vivere per alcuni mesi.

Facebook / Kate McClure

In pochissimo tempo hanno raggiunto 1700 dollari ed hanno deciso di fare una sorpresa a Johnny dandogli la buona notizia; hanno anche portato una bottiglia di champagne per festeggiare.

“Questo ha cambiato la mia vita”, ha detto entusiasta Johnny alla coppia.

La storia di questo uomo generoso ha ben presto fatto il giro del web ed, incredibilmente, a soli pochi dall’apertura, la campagna è stata chiusa in quanto si è raggiunta la notevole somma di 402.811 dollari.

Facebook / Kate McClure

Kate ed il fidanzato sono rimasti senza parole per la grandiosa risposta delle persone che hanno dato una mano al loro nuovo amico a riprendere in mano la propria vita.

In questi ultimi tempi i giornali ed i tg ci danno così tante cattive notizie che una storia come questa ci riempie il cuore di gioia. Questa è la prova concreta che ci fa capire che esiste ancora la possibilità di rendere il mondo un posto migliore.

GoFundMe

La storia di Johnny ci dimostra che la vita può essere imprevedibile e che non dobbiamo mai pensare che le cose brutte succedono solamente agli altri. Dobbiamo imparare a prenderci cura l’uno dell’altro.

Condividi questa commovente storia di speranza!

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Dopo l’incidente in cui sono morte tre persone i pompieri si arrabbiano e sparano acqua su chi filma col telefonino

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Al giorno d’oggi, molto spesso, ci ritroviamo a camminare con la testa china sul telefonino piuttosto che prestare attenzione a ciò che ci succede intorno. E sembra che a livello sociale abbiamo accettato questo atteggiamento come se fosse un qualcosa di naturale. Però, dobbiamo renderci conto che esistono delle situazioni in cui è meglio lasciare lo smartphone in tasca ed agire con rispetto, come per esempio quando ci ritroviamo sul luogo di un incidente.

In Germania, dopo un incidente automobilistico che ha causato la morte di tre persone, in molti si sono fermati per scattare fotografie e per filmare la scena. Poiché non è la prima volta che accade qualcosa del genere, i pompieri si sono stancati e così hanno deciso di fare una cosa per la quale queste persone, in futuro, ci penseranno due volte prima di prendere in mano il proprio telefonino.

Prendere in mano il cellulare quando ci si trova nel luogo dove è appena avvenuto un incidente automobilistico è irrispettoso ed immorale, soprattutto se ci sono delle persone ferite o addirittura morte.

Inoltre, viene ostacolato il lavoro dei soccorritori quando ci sono delle persone in mezzo che filmano e, per questo motivo, i pompieri tedeschi hanno deciso di porre fine allo “spettacolo” una volta per tutte con un’idea inaspettata.

Con la pompa in mano si sono girati verso chi stava filmando ed hanno spruzzato dell’acqua per impedirgli di riprendere e di scattare foto.

Le immagini si sono presto diffuse per tutto il web ed hanno creato diverse polemiche.

Di seguito il filmato:

https://youtu.be/jay4ueppJEc

Pensi che i vigili del fuoco abbiano fatto bene ad agire in questo modo? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Un signore le grida “disgustosa” perché allatta in pubblico. Lei lo zittisce in un modo brillante

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“Doppia morale”, è la principale caratteristica della nostra attuale società, perché se vediamo una donna che mostra delle parti anatomiche su di una rivista, in un programa televisivo o, semplicemente, indossando una camicetta scollata, non succede nulla. Però, se vediamo una madre mentre allatta il proprio bimbo in un luogo pubblico tutti impazziscono, la criticano e la indicano come se stesse commettendo il peggiore dei delitti. Inoltre, non manca nemmeno chi offende e si indigna, come se alimentare un bambino non fosse un gesto naturale.

Come molte altre donne, sfortunatamente, anche Whitney Huntwork ha vissuto quella sgradevole situazione, è stata criticata ed è stata chiamata “disgustosa” solo perché stava allattando il proprio bambino in un luogo pubblico. Un uomo le ha gridato addosso di fronte ad un sacco di gente e, per questo, lei ha deciso che era arrivato il momento di alzare la voce per se stessa e per tutte le madri che sono state giudicate per la stessa ragione. Così, ha risposto attraverso un un post sul proprio profilo di Facebook accompagnando il tutto con una fotografia appositamente provocatoria.

Questo è ciò che ha scritto Whitney dopo essere stata additata e chiamata disgustosa da uno sconosciuto, solamente perché stava allattando il proprio figlio in pubblico.

“In qualsiasi momento. Ovunque. Puoi fissare, non mi interessa. Darò da mangiare al mio bambino affamato, qui o là, ancora una volta non mi interessa. Al ristorante? In un negozio? È la sua pappa e ne ho in abbondanza! Un teatro? Un museo? Ma tu sei più concentrato nel cercare di vedermi il seno! Biberon o seno è sempre e solo cibo! Pensi ancora che mi dovrei coprire? Dovresti correre a dirlo a tua madre. Tiri fuori il telefono e mi scatti una foto? Ma sono io il problema? Non vorresti che tutti ci occupassimo degli affari nostri? Questo riuscirebbe a risolvere i problemi. Credi che io sia disgustosa? Potrei dire lo stesso? Pensi che stia giocando per attirare l’attenzione? Ti sbagli, perché vedi, sono solamente preoccupata per il benessere del mio bambino e per il mio!

Con sincerità, la cattiva ragazza che allatta ed il suo cattivo bambino alimentato al seno”.

Facebook / Whitney Huntwork

Le parole di questa madre sono state condivise da quasi 15o mila persone, questo fa pensare che molte donne si siano identificate in lei e pensano che sia giusto esprimere il proprio disagio quando si viene attaccate per il semplice fatto di allattare il proprio bambino.

Speriamo che questo post abbia fatto cambiare idea a molte persone.

Se anche tu sei d’accordo con le parole di Whitney, condividi il suo messaggio con i tuoi amici e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

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Massaggiate questi punti per calmare il vostro bambino quando sta piangendo per il dolore

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La riflessologia è un’arte molto conosciuta e consiste nell’utilizzare dei punti di pressione in tutto il corpo per alleviare il dolore. Molte sono le persone che utilizzano questa tecnica per calmare i propri bambini (specialmente quando essi sono ancora piccolissimi e devono ancora adattarsi al mondo e all’ambiente circostante).

Gli esperti di riflessologia consigliano che prima di iniziare il massaggio, il bambino dovrebbe già essere rilassato per poter favorire il flusso sanguigno, perciò, prima di cominciare a seguire la riflessologia è bene iniziare con un semplice massaggio ai piedi o con un bagno caldo. Una volta finita la fase preliminare si può cominciare con la pratica vera e propria, ora elencheremo le 6 modalità attraverso le quali è possibile far star meglio i nostri bambini:

1) Mal di testa e mal di denti

É cosa risaputa che i bambini hanno spesso dolore alla testa ed ai denti. Se vostro figlio ha questi dolori, è bene massaggiare le punte delle dita! Questo può essere fatto anche se il vostro bambino sta dormendo.

2) Dolori ai seni paranasali (sinusite)

La sinusite può essere molto fastidiosa quando l’infiammazione è seria. Per dare sollievo è auspicabile massaggiare i polpastrelli delle dita dei piedi, applicare una leggera pressione può già essere più che sufficiente per fornire sollievo.

3) Petto (Congestione e problemi di tosse)

Quando il bambino sta attraversando la congestione nel petto. Per dare sollievo è necessario interessarsi all’area che si trova subito sotto le dita dei piedi. Applicate una leggera pressione e massaggiate con un movimento circolare per migliorare la congestione e i problemi di tosse.

4) Plesso solare (complesso di nervi tra stomaco e polmoni)

Per i bambini che hanno coliti, dolori di stomaco, spasmi e difficoltà nella respirazione. Massaggiate il centro del piede (sarebbe il punto arancione dell’immagine). Questa zona è collegata a molti nervi che si trovano tra lo stomaco ed i polmoni.

5) Dolore addominale (superiore e inferiore)

Quando il vostro bambino ha un bruciore di stomaco e/o un indigestione. È bene massaggiare lo spazio che si colloca nella parte centrale del piede, nello specifico la parte gialla dell’immagine se il dolore si colloca nella parte superiore dell’addome o la parte viola se invece il dolore è presente nella parte bassa dell’addome.

6) Problemi al bacino (anche detto Pelvi)

A volte i bambini possono crescere più velocemente in alcune parti del loro corpo piuttosto che in altre; in questo caso è possibile che diversi bambini possano lamentare dolori ai fianchi. Per far star meglio vostro figlio è auspicabile massaggiare il tallone per far fronte a questo problema; massaggiare il tallone può essere anche utile per la stitichezza quando lo stomaco non funziona a dovere.

Le procedure appena descritte hanno il solo scopo di dare sollievo ai dolori, per i problemi veri e propri è sempre necessario consultare un medico. Ciononostante non possiamo che essere convinti del fatto che: applicare la riflessologia nella vita di tutti i giorni ha assolutamente dei risvolti positivi per la salute dei nostri, dato che allevia il dolore.

Hai già provato questa tecnica? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste preziose informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

La tosse ed il catarro scompaiono in una sola notte, con 4 ingredienti da cucina

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Tra i disturbi più fastidiosi e comuni ci sono sicuramente la tosse, l’influenza e tutto ciò che ne deriva, soprattutto in inverno, quando batteri e virus si propagano più rapidamente nei luoghi pubblici come posti di lavoro e scuole e, sfortunatamente, i più colpiti sono i bambini.

Tra i disagi, non possono mancare il naso che cola, gli starnuti, la febbre e la tosse e anche se i medicinali risultano essere molto efficaci, la verità è che quasi sempre portano dei noiosi effetti collaterali come stanchezza, mal di testa, sonnolenza, ecc.

Chiaramente, è sempre bene seguire i consigli del medico, tuttavia, il seguente rimedio naturale potrà essere molto utile ed inoltre non presenta nessun effetto secondario.

I due ingredienti più importanti sono il miele e lo zenzero, i risultati ti sorprenderanno.

Rimedio naturale per combattere la tosse

Ingredienti:

  • 1 cucchiaio di zenzero fresco grattuggiato;
  • 1 cucchiaio di miele biologico;
  • 1 cucchiaio di farina;
  • 1 cucchiaino di olio di oliva;
  • Garza;
  • Nastro adesivo medicale.

Preparazione:

Aggiungi in un contenitore il miele e la farina e mescola bene il tutto.

Dopodiché, aggiungi l’olio di oliva e lo zenzero grattuggiato, tutti gli ingredienti devono essere perfettamente mescolati.

Modo d’uso:

Distribuisci sulla garza il composto e appoggialo sul petto o sulla schiena della persona che ha la tosse e fissalo con il nastro adesivo. Se viene applicato ad un bambino, la garza dovrà essere rimossa dopo un massimo di due o tre ore, mentre un adulto potrà tenerlo per tutta la notte.

Oltre ad essere molto efficace, questo rimedio non ha alcun effetto collaterale, come già accennato però è sempre bene rivolgersi ad un medico nel caso in cui non si dovessero ottenere risultati. Ricorda di non automedicarti, la salute è come il tempo, valgono oro!

Conoscevi già questo rimedio naturale? Se ne conosci degli altri condividili con noi. Non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

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Non applicare in caso di allergie o particolari sensibilità agli ingredienti.

 

Ogni giorno questo procione bussa alla porta di questa signora per chiederle del cibo, il video vi scioglierà il cuore

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Ogni giorno questa signora ha come ospite un simpaticissimo individuo che cerca in tutti i modi di farsi notare; il suo nome è Rocksy ed è un bellissimo procione che visita la casa della signora in cerca di cibo per la sua cucciolata.

Rocksy e la sua incredibile astuzia

Il bello della vicenda è dato dall’astuzia con la quale Rocksy cerca di farsi notare per ottenere il tanto desiderato premio: ogni giorno raccoglie dalle vicinanze una piccola pietra che poi viene usata per far rumore sulla vetrata. Nel filmato che a breve mostreremo si vede il curiosissimo protagonista che batte energicamente la pietra sulla vetrata della signora al fine di richiamare l’attenzione su di lei. Nessuno sa come abbia imparato a fare questa cosa e forse mai lo sapremo. Fatto sta che questa vicenda ha dimostrato in primis la bellezza della natura e la elevatissima genialità del procione; per secondo c’è da sottolineare l’estrema dolcezza del filmato e l’entusiasmo della signora nel vedere la curiosissima ospite. Fin dal primissimo momento la signora si è dimostrata  più che disponibile a dare una mano a Rocksy (e ai suoi cuccioli) tanto è vero che tutte le mattine lascia una ciotola con del cibo dentro; e quando quest’ultima è vuota, Rocksy glielo fa notare battendo energicamente la porta con il sasso. Ora vi mostreremo il simpaticissimo filmato, buona visione.

Cosa ne pensi della simpaticissima Rocksy? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa bella storia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Le porte degli elfi che aprono un mondo magico ai nostri bambini

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Probabilmente, negli ultimi tempi avrai sentito parlare di un’usanza dalle origini nordiche che è sbarcata nelle case degli italiani, soprattutto in questo periodo in cui si sta avvicinando il Natale. Si tratta della porta degli Elfi.

Gli elfi sono da sempre stati protagonisti di molti racconti fantastici e della narrativa popolare, forse, i più famosi sono quelli che vivono al Polo Nord e lavorano instancabilmente per Babbo Natale. Sembra però che gli elfi non siano incaricati solamente della costruzione dei giocattoli, infatti possono andare anche in “trasferta” nelle case dove vivono i bambini ed attraverso una porticina, la quale collega il nostro mondo con quello magico, possono controllare se i più piccoli si comportano bene, di modo da infomare Babbo Natale.

Chiaramente, nessuno può vedere gli elfi perché stanno molto attenti a non farsi scoprire, però lasciano delle piccole tracce, come per esempio delle impronte davanti alla porticina o, nel caso in cui i bambini si siano comportati particolarmente bene, lasciano dei regali come caramelle o piccoli doni.

Le piccole porte, per molti bambini, risultano essere veramente magiche. Infatti, queste come le porte delle fate, vengono spesso consigliate come aiuto educativo nei bambini che stanno attraversando un periodo difficile, come per esempio un trasloco, una separazione, ecc. Questo perché, per molti, risulta essere un luogo sicuro dove potersi rifugiare per fantasticare o per ritrovare la tranquillità, inoltre permette ai piccoli di affrontare le paure e di esprimere le proprie emozioni ed ai loro genitori di capirle più facilmente.

Oltre a questo, si tratta di tempo di qualità trascorso insieme ai propri genitori, in quanto è anche possibile farsi aiutare dai bimbi a costruire e decorare le porte, dopodiché c’è tutto il discorso della storia, nella quale un genitore può utilizzare la propria fantasia e la propria creatività per stimolare al massimo quella del proprio piccolo.

L’unica regola è quella di posizionare la porticina dell’elfo in un luogo speciale, anche all’esterno, dopodiché non esiste nessun limite, bisogna solamente lasciare spazio alla fantasia ed all’immaginazione. Le porte si possono costruire con i materiali che abbiamo a disposizione in casa e per avere degli spunti si possono trovare fantastiche idee e diversi tutorial su Google.

Oppure su Amazon si possono trovare soluzioni per tutti i gusti a questo link.

Hai mai visto la porta di un elfo? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa bella idea con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Trovano una piccola porta nel bosco e quello che c’è al suo interno li lascia senza parole

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In questo posto c’è qualcosa di magico.

Due bambine stavano giocando in un bosco quando, all’improvviso, videro qualcosa di strano sul tronco di un albero: si trattava di una piccola porta. Curiose come chiunque a quella età, decisero di chiamare i propri genitori perché le accompagnassero a scoprire il mistero. La porticina si poteva aprire e quello che nascondeva era ancora più affascinante. Era come se, tutto ad un tratto, fossero stati catapultati all’interno di una fiaba.

Proprio come quella piccola porta, c’erano un sacco di altri dettagli che facevano pensare che in quel bosco, nascoste nella natura, ci vivessero delle personcine. Le foto che hanno postato sui social network hanno incantato moltissime persone.

Il bosco si trova all’interno del Parco di Overland, in Kansas negli Stati Uniti, molto tempo fa si pensava che fosse abitato dagli gnomi e, per questo motivo, sono state applicate sui tronchi degli alberi delle porte colorate e delle case, di modo che i piccoli omini potessero rimanerci a vivere.

Nessuno ha mai voluto rimuovere queste casette perchè i bambini, ogni volta che le vedono, ne rimangono affascinati ed entuasti e lo stesso accade anche a molti adulti.

Chiunque vada a visitare la foresta, d’abitudine, lascia dei messaggi o delle lettere all’interno delle piccole case; per mantenere viva la tradizione, una donna di  nome Robyn si occupa della manutenzione di tutto e nel corso degli anni ha anche costruito nuove porticine e nuovi dettagli.

Un giorno, Robyn aveva notato che una famiglia aveva lasciato un biglietto nel quale c’era scritto:

“In memoria di Allie Fisher (16/10/08-13/06/13)”

Per questa ragione, la donna ha aggiunto una nuova casetta dedicata esclusivamente alla bimba che è mancata per un tumore cerebrale.

Il video di seguito è in lingua inglese, ma è possibile vedere le bellissime immagini di questo parco incantato:

https://youtu.be/ZLoBWpiOczQ

Esistono diversi luoghi incantati e magici come questo nel mondo ed alcuni si possono trovare anche nel nostro paese.

Li hai mai visitati? Lasciaci un commento e non dimenicare di condividere questa bella storia con in tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina facebook Curiosando si impara.

Secondo gli psicologi di Harvard: i genitori che crescono per bene i loro bambini fanno sempre queste 5 cose

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Non molto tempo fa i bambini erano carichi di energie ed imploravano sempre i genitori per poter uscire a giocare per strada o al parco giochi. Essi passavano gran parte del pomeriggio divertendosi con poco, poiché bastava avere un pallone per poter dar via allo svago e al divertimento e quando il sole cominciava a tramontare capivano subito che dovevano ritornare a casa.

Cosa sta succedendo ora?

Ora purtroppo i tempi sono cambiati. Anche se sono passati pochi anni da allora, i bambini di oggi sembrano provenire da un altro pianeta: essi sono sempre più distratti digitalmente e passano gran parte della giornata chiusi in casa al buio con lo sguardo rivolto verso lo schermo di uno smartphone o di un tablet. Inoltre, i bambini di oggi sembrano aver perso di vista quelle norme comportamentali che fino a poco tempo fa erano legge vera e propria (come parlare con rispetto a chi è più anziano di noi e chiedere qualcosa senza pretenderla a tutti i costi). Cosa possiamo fare per poter risistemare le cose?

La ricerca degli psicologi

Fortunatamente in nostro aiuto arriva uno studio condotto dagli psicologi dell’università di Harvard; essi hanno analizzato scrupolosamente tutte la questione e sono stati in grado di stipulare una lista di 5 cose che accomunano tutti i genitori che crescono adeguatamente i loro figli, ora ve la mostriamo.

1) Si preoccupano della qualità del tempo passato con i propri figli

Sicuramente passare molto tempo in famiglia è di per sé una buona cosa. Ciononostante non è solo questo ciò che importa; la cosa fondamentale è la qualità del tempo, perciò appare inutile un genitore che stia 5 ore con il figlio davanti all’xbox o alla playstastion. Per qualità del tempo si intende andare a pescare, leggere un racconto prima di andare a dormire, parlare con i propri figli per chiedere come è andata la giornata ecc.

2) I figli devono vedere nella figura del genitore un modello morale al quale ispirarsi

I genitori devono essere degli esempi per i propri figli e non degli amici. Il nostro ruolo è quello di mentore e non quello di assecondare i loro desideri. I bambini dovranno imparare da noi cosa sia l’umiltà, l’onestà, l’impegno, il rispetto e via dicendo. Fin dalla tenera infanzia è bene far presente a loro quando commettono degli errori per fargli capire come ci si deve comportare veramente. Se non adempiamo ai nostri doveri chi lo farà per noi?

3) Insegnare ai  bambini che bisogna trattare bene gli altri per poter socializzare con loro

Nulla piove dal cielo in nostro aiuto. Se i nostri figli vogliono fare amicizia con i loro coetanei è bene che essi tengano a mente le tipiche norme di comportamento, in altre parole “non fare agli altri ciò che non vuoi che venga fatto a te“. Dato che l’amicizia è una cosa fondamentale è bene fargli conoscere il rispetto, la premura per il prossimo e la gentilezza.

4) Incoraggiare i bambini ad apprezzare ed a mostrare gratitudine

Un bambino che non è stato viziato guarda gli altri come se fossero di pari importanza, perciò quando egli riceverà qualcosa da qualcuno saprà mostrare gratitudine apprezzando il bel gesto. Chi sa apprezzare e mostrare gratitudine vive meglio, è più sano, è più felice e sarà più predisposto ad aiutare, in modo tale da trasmettere il proprio benessere agli altri. In altre parole così facendo il nostro bambino crescerà con degli amici che sapranno apprezzare se stessi e e le altre persone.

5) Insegnare al bambino a vedere il “grande disegno

È bene che i bambini sappiano che le azioni del presente possono avere un grande peso sul futuro. È auspicabile perciò che il bambino sappia accorgersi che c’è sempre un grande disegno dietro le piccole cose. Insegniamo a nostro figlio che l’empatia è un grande strumento per poter allargare il proprio cerchio di conoscenze, più amici si hanno, più cose si imparano e meglio si sta.

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Il pubblico lo chiama “grassone”. Però guarda quando inizia a ballare

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Non si dovrebbero giudicare le persone dall’aspetto e questo ci viene insegnato fin da bambini, ma nonostante ciò il mondo è pieno di pregiudizi.

John Lindo è abituato al fatto che gli altri abbiano dei preconcetti su di lui.

È un uomo corpulento e grande e non ha l’aspetto che, solitamente, ha un ballerino.

Solitamente, se sentiamo nominare la parola ballerino, il più delle volte la nostra mente pensa ad una persona in perfetta forma fisica, ben allenata e senza nemmeno un grammo in più di grasso.

Questo, però, non è il caso di John Lindo. Lui è un uomo corpulento e grande, con alcuni chili in più sul girovita. Per via del suo aspetto, Jhon, ha dovuto combattere molte volte contro i pregiudizi. La gente non riesce a credere che sia un eccellente ballerino.

Ha vinto delle competizioni

Di fatto, John, balla lo swing dal 1992, ha gareggiato a livello professionale ed ha vinto diverse competizioni.

Quando John e la sua compagna di ballo sono saliti sulla pista da ballo, durante la competizione di swing dell’anno 2008, si è potuta sentire tra il pubblico mormorante la parola “grassone”.

Si sono posizionati al primo posto senza problemi

Quando John e Deborah Szekely hanno iniziato a ballare, sono rimasti tutti senza parole. Vincono su tutti gli altri partecipanti senza problemi e la sensazione di allegria che trasmette John è davvero meravigliosa. Il luccichio nei suoi occhi dice tutto. Questa storia è un autentico promemoria: “Non bisogna mai giudicare un libro solo per la sua copertina”. Meraviglioso!

La performance della coppia vince su tutte le altre in gara. Alla fine si può vedere che il pubblico è entusiasta.

Guarda il bellissimo video!

 

La storia di John ci insegna che non è possibile valutare una persona solamente per la sua apparenza. Dovremmo cercare di avere meno pregiudizi nei confronti degli altri e di dare più fiducia al prossimo, potrebbe sorpenderci!

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Il nemico silenzioso che sta minacciando le nostre famiglie

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Il mondo contemporaneo (o industrializzato) ha comportato grandi cambiamenti nella sfera sociale ed individuale: l’uomo è diventato più produttivo, eppure si sente sempre più povero. Il nostro tempo diventa sempre più occupato e così cronometrato (per il lavoro ed altro) come se avessimo quasi perso quella spontaneità e quella genuinità che un tempo ci guidava verso quelle piccole azioni quotidiane che ora ci sembrano solamente un lusso come avere il tempo e le energie per poter seguire passo dopo passo la crescita dei nostri bambini, passare più tempo in famiglia o con i nostri amici, dar sfogo alla nostra creatività, coltivare uno o più hobby ecc. In altre parole non siamo più i protagonisti delle nostre stesse vite, e tutto questo sta diventando un qualcosa di stressante e destabilizzante per noi stessi e per le nostre famiglie.

L’essere umano non è fatto per vivere una vita senza senso

Quando si diventa una sorta di automa (o un robot) noi stiamo dando pochissima importanza alla vita stessa. Vivere una vita senza alcun obbiettivo reale può comportare problemi di non facile risoluzione ed i campanelli d’allarme sono già più che evidenti: in primis l’aumento della popolazione che è colpita da stress cronico, dalla depressione o da altri disturbi psichiatrici. Per secondo punto invece troviamo la trasmissione degli effetti negativi di questi (stress, depressione, ecc) alle persone che ci stanno attorno perché se non si prendono precauzioni il malessere potrebbe dilagare. Secondo voi questa è vita o semplice sopravvivenza?

Anche i nostri figli potrebbero pagarne le conseguenze

Diverso tempo fa pubblicai un articolo dove parlavo della tragedia che stava affliggendo i bambini di oggi (qui il link dell’articolo) elencando una moltitudine di pericoli che qui non prenderò in esame per non essere ripetitivo. Comunque sia, una grossa parte di responsabilità viene proprio dal fatto che abbiamo perso di vista le cose più importanti della vita e l’abbiamo rimpiazzate con altre cose di dubbio valore (o non le abbiamo rimpiazzate affatto). Con il tempo sempre più scarseggiante con il quale i genitori devono fare i conti quando si tratta si seguire i propri figli, ecco che subentra in loro “aiuto” un prodotto del mondo industrializzato: lo smartphone, ovvero uno strumento così multifunzionale che non basterebbero neanche 100 pagine per poter elencare tutto ciò che fa.

La domanda che dovremmo porci ora è la seguente: se lasciamo che i nostri figli passino i momenti più “divertenti” della loro vita grazie a questo strumento (ribadisco strumento e non giocattolo) cosa penseranno poi di noi e del nostro ruolo? Forse arriveranno alla conclusione che siamo solamente degli erogatori di soldi e non dei genitori (inutile dire che tutto questo metterebbe a rischio il concetto stesso di famiglia).

La famiglia 2.0

In ultima analisi perciò la famiglia diventerebbe fittizia poiché col tempo verrebbero meno i legami di affetto e di fiducia reciproca. La nuova “famiglia” che nascerà dalle ceneri di quella vecchia verterà su un semplice patto di convivenza, dove il fulcro di tutto girerà intorno ai soldi e non più alla multidimensionalità che la vita stessa comporta. Tematiche come l’educazione familiare, le gioie quotidiane ed il semplice star bene insieme verrebbero percepite come arcaiche, obsolete e, soprattutto, non necessarie poiché non ci sarà più tempo e spazio per tutto questo. La nuova famiglia non avrà più come obbiettivo quello di crescere e vivere serenamente ma bensì quello di sopravvivere, niente di più e niente di meno.

I problemi (o il problema se lo vediamo come un tutt’uno) che ho appena descritto sono solo una parte delle cose che ci affliggono nella vita di tutti i giorni. Ciononostante penso che tutto questo sia già un buon punto di partenza per metterci in discussione; facciamolo per noi stessi, per i nostri figli e per tutte le persone che ci stanno a cuore. Vi linkiamo un articolo molto interessante che potrebbe piacervi molto (qui il link); buona lettura.

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Una bambina di 4 anni scompare, ma dopo 9 giorni il cane chiede di essere seguito e questo è ciò che hanno trovato

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Questa è la storia della piccola Karina Chikitova, una bimba siberiana che, a soli quattro anni, si è persa insieme al proprio cane Naida nella grande Taiga siberiana, una regione russa la cui grandezza è quasi pari a quella dell’India.

Era il mese di agosto e la famiglia Chikitova, come ogni estate, si trovava ad Olom in vacanza. Il padre di Karina era uscito per un’escursione, ma a sua insaputa la bimba decise di seguirlo; Nel frattempo, la nonna che si trovava a casa era convinta che la piccola fosse sotto la custodia del proprio papà.

Quando si accorsero della sua scomparsa cominciarono immediatamente le ricerche, ma i giorni passavano e di Karina e del suo cane Naida non c’era alcuna traccia. Ovviamente, la disperazione aveva preso il sopravvento, perché nessuno poteva immaginare come una bimba così piccola potesse sopravvivere all’interno della foresta, con le gelide temperature notturne, senza cibo ne acqua e, come se non bastasse, con la minaccia di animali selvatici, come lupi e orsi.

Dopo ben nove giorni dalla scomparsa, il cane fece ritorno a casa. Fu un duro colpo, perché all’inizio tutti pensarono che si trattasse di un cattivo segno, forse Karina non era più in vita. Tuttavia, il cane riuscì a catturare l’attenzione di tutti e fece in modo che i soccorritori lo seguissero nella foresta. Incredibilmente, dopo ulteriori tre giorni di ricerche, riuscirono a ritrovare la piccola, infreddolita, disidratata, affamata, stanca, ma fortuntamente viva.

La piccola è stata trasportata in ospedale dove ha raccontato di essersi alimentata con delle bacche e di aver bevuto l’acqua del fiume. Mentre per riuscire a combattere il freddo c’era il suo amico fedele Naida, il quale ogni notte la riscaldava con il suo calore. Inoltre, il bravo cane si preoccupava anche di tenere alla larga orsi e lupi. Quando la piccola è ucita dall’ospedale ed ha potuto riabbracciare Naida, la prima cosa che gli ha detto è stata: “Perché te ne sei andato e mi hai lasciata sola?”

Al tempo i genitori hanno ricevuto molte critiche sui social network, ma dicono che la cosa importante è che la loro piccolina sia tornata a casa sana e salva. La madre afferma che Karina è serena ed ha un carattere molto forte, ride, scherza e gioca con gli altri bambini. Le uniche cose che la infastidiscono sono: le fotografie e le persone che le fanno domande sulla propria esperienza.

In onore di Karina e di Naida è stata esposta una statua all’interno dell’aeroporto di Jakutsk, in Russia.

Fortunatamente questa storia incredibile ha avuto un lieto fine, soprattutto grazie all’aiuto del fedelissimo amico Naida. Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Sembra un vestito normale, però guarda quando si allarga l’inquadratura

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Jennifer Lopez si è sempre contraddistinta per offrire ai propri fans degli spettacoli sorprendenti e di qualità. È un’artista che sa imporsi sul palco e che riesce a trasmettere la sua grande energia a tutto il suo pubblico ed i suoi spettacoli riscuotono sempre un grande successo.

Anche se quest’artista cerca sempre di essere creativa, di impressionare con il proprio abbbligliamento e con le proprie performance, in questa occasione è riuscita a lasciare tutti senza parole.

Questa volta è stato il suo abito a far impazzire il pubblico, anche se all’apparenza non sembra avere nulla di straordinario.

Durante la trasmissione televisiva americana American Idol, J.Lo ha saputo mostrare tutto il suo talento ed a conquistare milioni di cuori, ma ciò che ha lasciato tutti senza parole è stato il suo meraviglioso abito bianco.

Prova a guardare il video per capire come è riuscita a stupire tutti gli spettatori.

Nel video Jennifer Lopez interpreta “Feel The Light”:

Lei è davvero bellissima ed il suo vestito sembra uscito direttamente da una fiaba. A te è piaciuto? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

La malattia di Lyme. Il mostro invisibile che tutti dovrebbero conoscere…

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Un batterio abile e con un basso profilo, che si nasconde, muta e confonde, si espande in tutto il mondo e finisce per influenzare la qualità della vita delle persone.

Paola Ribadeneira aveva la malattia di Lyme, ma non lo sapeva. Sono dovuti trascorrere quattro anni e mezzo ed ha dovuto essere visitata da più di trenta medici, prima di scoprire cosa la stesse ucccidendo. Come lei, migliaia di persone nel mondo soffrono per colpa di questo batterio che la comunità medica ha soprannominato “il grande imitatore“.

Si nasconde, muta, confonde. A volte porta la maschera di una sindrome da affaticamento molto severa. Altre, finge di essere fibromialgia, lupus, encefalite, meningite o sclerosi multipla. Si traveste anche da depressione, Alzheimer, deficit di attenzione o ansia. Può essere tutto e niente. Sparisce per mesi e ritorna con la forza di mille eserciti.

Si tratta di una patologia sottodiagnosticata, si stima che negli Stati Uniti, all’anno, almeno 300 mila persone vengono contagiate, mentre in Europa il numero è di 100 pazienti ogni 100 mila abitanti. Nonostante sia caratteristica di queste due zone, il cambiamento climatico, la globalizzazione ed i trasporti delle merci, hanno consentito la sua espansione in regioni dove non si era mai visto prima, come per esempio l’America Latina.

Tutto è iniziato nel 2013. Paola, di nazionalità colombiana, viveva tra il Regno Unito ed il Ghana e, senza rendersene conto, venne morsa da una zecca. C’erano dei giorni in cui si sentiva stanca e svogliata, ma gli esami medici non avevano rilevato nulla. Era appena uscita da una gravidanza e per questo le dicevano che la sua condizione era del tutto normale. Dopodiché, i sintomi peggiorarono, ma sfortunatamente questa misteriosa malattia si era sovrapposta ad altre patologie che avevano avuto la priorità. Infatti, la donna ha dovuto sottoporsi ad una mastectomia e, dopo qualche tempo, ad una isterectomia. Infine ha superato anche la malaria e, quanto si è liberata di tutti questi mali, è riuscita a sentire più chiaramente i messaggi che le stava inviando il proprio corpo.

Il mal di testa che la stava accompagnando da sette mesi avrà pur dovuto avere una spiegazione, proprio come tutti gli altri malesseri che sono comparsi insieme a lui, come le scosse elettriche diffuse in tutto il corpo, la nausea, l’intorpidimento di un lato del viso, la depressione e l’irritabilità. Ha sofferto di attacchi molto forti, ha studiato e fatto richerche per anni, ha raccolto tutte le sue conoscenze ed è arrivata alla conclusione di essere affetta dalla malattia di Lyme, le mancavano solamente degli esami specifici per averne la conferma. All’epoca viveva in Ghana e decise di fare un viaggio in Italia (nazione d’origine del marito), dove le avrebbero potuto fare tutte le prove mediche necessarie.

Paola racconta:

“Ho trovato un laboratorio a Bologna. Mi ha accompagnata mia suocera. È stata un’odissea. Lei, già anziana, mi aiuta a portare la cartella di 200 pagine con tutta la mia storia clinica. Cammino per tre minuti e poi devo sedermi, il mio cuore non pompa abbastanza sangue. Sento che sto per svenire. Mi prendono dei campioni di sangue e li mandano in germania per farli analizzare”

Cosa è la malattia di Lyme?

La malattia di Lyme è stata scoperta nel 1977 dal dottor Willy Burgdorfer. In Connecticut, negli Stati Uniti, ci sono più di 50 pazienti che presentano una strana eruzione cutanea e che lamentano dolori articolari. Burgdorfer vuole scoprire quali siano le cause e scopre che le responsabili di tutto sono le zecche. Anche se i casi negli Stati Uniti vengono riportati da questo momento, in Europa esistono degli articoli che descrivono dei sintomi molto simili dal 1883.

La zecca è una specie di piccolo vampiro. Si attacca alla pelle e succhia sangue fino a che non è soddisfatta. La sua bocca secerne una specie di anestetico, di modo che la vittima non si accorga della sua presenza. Durante il tempo in cui sta attaccata, i batteri che ha nello stomaco possono spostarsi nel corpo del suo ospite ed è proprio in quel momento che un essere umano viene infettato.

Nel mordere, il parassita provoca una ferita che è anche conosciuta come “occhio di bue“: si tratta di un anello di colore rosso, seguito da un anello più chiaro e da un altro rosso. Questo è il segnale che dovrebbe farci capire che è il momento di correre dal medico, tuttavia, tra il 40 ed il 60% delle persone, non ricorda di averlo avuto, forse perché il suo organismo non l’ha sviluppato o perché si trovava in una zona del corpo in cui non era visibile.

Wikipedia / Hannah Garrison

Anche se è più probabile essere contagiati per mezzo di una zecca, esistono anche altre possibilità: “La malattia è stata trasmessa anche attraverso altri insetti”, spiega a Cromos la neurologa statunitense Elena Frid, esperta di disturbi autoimmuni indotti da infezioni. E continua dicendo: “Tra questi, tafani, ragni, pulci, pidocchi… La malattia può anche essere trasmessa dalla madre al bambino che porta in grembo e potrebbe anche esistere la possibilità che possa essere trasmessa sessualmente, ma al momento non ci sono sufficienti prove scientifiche”.

Il batterio che provoca la malattia ha una forma a spirale e questo gli permette di attraversare zone viscose, proprio come se fosse una vite. Lì, si protegge dagli antibiotici, ai quali ci vogliono settimane o addirittura mesi per arrivare. Durante questo tempo può colpire tutto, dal sistema nervoso fino al sistema immunitario, non ne esiste nessuno che si possa salvare.

La malattia di Lyme, di solito, proviene da zone boschive o erbose, dove vivono topi e cervi. Negli Stati Uniti, queste aree abbondano specialmente nel nord/est, nella zona occidentale bagnata dal Pacifico e negli stati più a nord della regione centrale superiore.

Le zecche sono piccole e risultano difficili da vedere. Gli esemplari immaturi, o ninfe, hanno più o meno le dimensioni di un seme di papavero e gli adulti quelle di un seme di sesamo.

Poiché le zecche sono difficili da individuare ed è facile che i loro morsi passino inosservati, è importante conoscere ed essere consapevoli dei sintomi della malattia di Lyme. Di fatto, molte persone che contraggono questa malattia non ricordano di essere stati morsi da una zecca. La buona notizia è che non tutti i morsi di zecca scatenano la malattia di Lyme.

Segni e sintomi

La malattia di Lyme può colpire diversi sistemi dell’organismo, come il sistema nervoso, le articolazioni, la pelle ed il cuore. I sintomi di questa malattia, solitamente, si sviluppano in tre fasi:

In generale, il primo segno di infezione è un’eruzione cutanea di forma circolare che appare dopo una o due settimane dopo aver contratto l’infezione. Anche se si ritiene che questo sia tipico dell’infezione, molte persone non la sviluppano.

L’eruzione cutanea, solitamente, ha un aspetto carattestico che ricorda un “occhio di bue”, con un punto circolare rosso al centro e circondato da un anello di pelle più chiara che a sua volta è circondato da un’ulteriore anello rosso che si espande verso l’esterno. Può anche avere l’aspetto di un anello di un rosso intenso che si estende. La parte interessata può essere calda al tatto e, solitamente, non prude e non fa male. Questo tipo di eruzione cutanea può essere difficile da identificare in persone che hanno la pelle scura o nera, in quanto può essere scambiato per un semplice ematoma.

Questa macchia sulla pelle tende a scoparire nel giro di un mese.

Insieme all’eruzione cutanea, i malati possono prentare sintomi simil influenzali, come linfonodi ingrossati, affaticamento, mal di testa e dolori muscolari. Anche senza un trattamento, questi sintomi iniziali possono scomparire da soli. Però, in alcune persone l’infezione si può estendere in altre parti del corpo.

Avevi già sentito parlare di questa malattia? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste importanti informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Non ho più tempo da perdere, è ora di andare avanti

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Non ho più tempo da perdere con le cose che non mi fanno stare bene, la vita è troppo corta per essere sprecata in attività futili e dannose. Possiamo passare una parte della nostra giovinezza senza sapere cosa fare di noi stessi e magari potremmo sbagliare più e più volte. Ma prima o poi arriverà quel momento in cui dovremo rendere conto a noi stessi, quel momento in cui dovremo tirare le somme di ciò che abbiamo fatto e/o non fatto, e di ciò che siamo diventati, nel bene e nel male. È arrivato il momento di allontanarmi dai soliti errori, dalle cattive compagnie, dalle cattive abitudini e dai futili pensieri che hanno attanagliato la mia mente per molto tempo, anzi, troppo tempo.

Noi siamo il frutto delle nostre scelte, fatte e non fatte

Potremmo dare un nome alla fase successiva: rinascita, maggiore consapevolezza di sé, amor proprio, o magari, semplicemente, mettere la testa a posto; ma in fin dei conti non importa più di tanto il nome che daremo a questo processo. Ciò che conta veramente sono l’esperienza e la presa di coscienza di quest’ultima. Molte persone vagano senza una meta perché non si sono mai prese la briga di fare dietro front per vedere il sentiero che hanno intrapreso (più o meno consapevolmente) e ciò che hanno seminato. Se non cambiamo senso di marcia continueremo a farci stramazzare al suolo dal continuo ripetersi degli stessi sbagli.

Siate gli eroi di voi stessi

So che è difficile cambiare, ma fidatevi se vi dico che è molto più difficile il contrario (ovvero non fare niente), specialmente quando ci rendiamo conto che c’è qualcosa che non va. Le sfide sono fatte per essere superate e noi non siamo altro che il risultato di tutto questo percorso: ciò che abbiamo fatto  ha determinato ciò che siamo ora e ciò che stiamo facendo determinerà ciò che saremo. Non dobbiamo cambiare per compiacere i desideri di qualcuno, dobbiamo cambiare per noi stessi e per le persone che ci amano veramente. In fondo migliorarsi equivale al massimo gesto di amor proprio: quello stesso amore che a volte ci può far male (nel farci notare i nostri sbagli ed i nostri errori) come se fosse un’amara medicina, ma che allo stesso tempo curerà i nostri mali e ci porterà ad un livello successivo, ovvero il posto che realmente meritiamo di occupare. Siate gli eroi di voi stessi ed andate avanti, conquistate la felicità, quella vera.

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Una bambina di 8 anni viene trattenuta a scuola perchè in punizione. Quando la madre scopre il castigo rimane senza parole

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Quando lasciamo i nostri figli a scuola, speriamo sempre che vengano seguiti da adulti seri che sappiano fare il proprio lavoro e che sappiano che il bene dei piccoli va sempre al primo posto.

Tuttavia, una punizione ci può stare quando il bambino si comporta male, anche se speriamo che non capiti con troppa frequenza. Nessun genitore vorrebbe ricevere una chiamata dall’insegnante nella quale viene informato che il proprio figlio non si è comportato bene.

Conni Ramstad è la mamma di una bambina di 8 anni di nome Alegra ed un giorno ha ricevuto una chiamata dalla scuola, nella quale veniva informata che la piccola si era comportata male. La donna ha raccontato al “The Denver Channel” che al principio si era molto arrabbia con la figlia perché l’aveva delusa e si sentiva come tradita.

Le dissero che sua figlia aveva minacciato un altro studente e non era di certo così che Connie l’aveva cresciuta ed educata.

Quando arrivò a scuola, però, si dovette ricredere e rimase veramente senza parole. In primo luogo, Alegra non aveva minacciato nessuno, di fatto, stava coraggiosamente cercando di difendersi dopo essere stata vittima di bullismo da parte dello studente in questione.

Inoltre, non avevano sottomesso la bambina ad una punizione normale, bensì, la piccola si trovava rinchiusa in una stanzetta che aveva tutto l’aspetto di un carcere ed era letteralmente terrorizzata. Informarono la madre che Alegra aveva pianto per ore e nessuno era andato a consolarla o a carlmarla, a quel punto la donna decise di scattare una foto alla bimba di modo da avere le prove di quello stava accadendo.

Quella stanza viene chiamata “stanza di detenzione“, la quale in realtà è una vera e propria cella che non arriva nemmeno a misurare 3 metri quadrati. Indipendente dal fatto che Alegra fosse responsabile o meno, non è mai un bene se in una scuola viene rinchiuso un bambino.

Alegra, quel giorno, ha pianto per diverse ore e per tre giorni non è voluta uscire di casa per via del trauma subito. Dopo questi fatti, Connie ha deciso di cambiare scuola alla piccola Alegra ed ora sta valutando la possibilità di presentare una denuncia nei confronti della scuola.

L’avvocato della famiglia ha dichiarato: “Vedo una possibile privazione dei diritti civili. Questo non è il modo di trattare un bambino!”

Cosa ne pensi del fatto che questa scuola, per insegnare l’educazione, rinchiuda i bambini in una stanzetta? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa storia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

La felicità ai tempi dei social

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Sia ben chiaro; il problema in sé non sono né i social e neanche la tecnologia, il vero problema è il nostro rapporto con essi: attribuire più importanza di quanto essi meritano può creare un paradosso di non poco conto. Immaginiamo cosa succederebbe se gran parte delle nostre attività giornaliere fosseroi dettate dalla presenza assillante del mondo virtuale: gli smartphone ed i social sarebbero presenti in posti e momenti dove, normalmente, non dovrebbero stare come a tavola all’ora di pranzo, al lavoro, per strada mentre passeggiamo e ci accingiamo ad attraversare le strisce pedonali e chi più ne ha, più ne metta.

Lo step successivo del problema

Tutto questo però è solamente una parte del problema, il livello successivo comincerà in un secondo momento. Ormai inconsapevoli di quanto sia cambiata la nostra quotidianità, noi cercheremo di condividere ogni momento possibile su internet; il motivo di tutto questo è che abbiamo dato più importanza al senso di piacere che si prova quando si riceve un Like, piuttosto che a concetti come privacy e vita privata. Aggiungendo il fatto che ormai tutti stanno su Facebook, si aggiunge un problema insormontabile: abbiamo sostituito i luoghi di interazione sociali (come piazze, bar, locali, pizzerie, ristoranti e quant’altro) con Facebook stesso. Non abbiamo più bisogno di andare fuori a cercare perché dentro casa abbiamo già tutto ciò di cui abbiamo bisogno, o almeno questo è quello che molti credono.

Un cortometraggio interessante: la felicità ai tempi di Facebook

Bando alle ciance, vorrei condividere con voi un piccolo cortometraggio che spiega meglio di qualunque altra cosa il concetto di felicità ai tempi dei social, buona visione.

Premessa finale

Facebook (come tante altre piattaforme) ha reso possibile la comunicazione con tantissime persone ed i suoi benefici sono indiscutibili, ciononostante è bene non dimenticare il resto della nostra vita per non rischiare di dare più importanza ad una cosa piuttosto che ad un’altra. La nostra sconfitta la si può constatare nelle piccole occasioni che abbiamo perso come le passeggiate al mare mai fatte, i corsi di nuoto mai intrapresi o abbandonati, il libro che non abbiamo mai voluto comprare o leggere, le uscite in famiglia, le scampagnate e chi più ne ha più ne metta. La vita è ricca, non cerchiamo di impoverircela.

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Dopo questo esperimento sociale 27 giovani hanno deciso di cambiare i propri regali di Natale. Tu li cambieresti?

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Molto spesso, tutti noi, tendiamo a dare per scontata la presenza delle persone che amiamo. Abbiamo come la convinzione che non potranno mai andarsene dalla nostra vita e, proprio per questo motivo, capita di dedicare loro troppo poco tempo, o di non esprimere al meglio i nostri sentimenti nei loro confronti.

Il Natale, solitamente, è un momento dell’anno durante il quale si dedica un pensiero in più ai propri cari, in quanto, attraverso i regali vorremmo renderli felici. E così, cominciamo a scervellarci per trovare il dono perfetto, quello che si avvicina di più ai gusti della persona in questione e che gli potrà strappare un sorriso.

Di fatto però, non ci rendiamo conto che le cose materiali non potranno mai sostituire un forte abbraccio o un “ti voglio bene”.

Questo esperimento sociale che è stato fatto a Madrid nel novembre del 2016 potrebbe farci riflettere su quello che davvero conta per noi nella vita, proprio come è accaduto ai 27 protagonisti del seguente filmato.

Tutti i ragazzi che hanno partecipato all’esperimento non erano a conoscenza delle domande a cui li avrebbero sottoposti, il filmato è in lingua spagnola, ma è sottotitolato in italiano.

Prova anche tu a rispondere alle tre domande:

Tutti i ragazzi, alla fine, hanno cambiato idea sul proprio regalo di Natale e tu lo cambieresti? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questo esperimento sociale con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

7 segnali per capire quando bisogna staccare la spina ed iniziare a riflettere su noi stessi

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Quante volte ti è capitato di sentirti un po’ stanco e senza forze? Sicuramente questa fase l’abbiamo passata tutti più di una volta. Questo articolo è concepito per tutte quelle persone che si trovano (o si sono trovate) in un vicolo cieco: strematei e senza una via di uscita. Con la mente un po’ offuscata cerchiamo di andare avanti, non si sa più per cosa o per chi, ma continuiamo ad andare avanti, forse in cerca di una risposta o forse no.

Questo stato d’animo che ho appena descritto è più comune di quanto si possa pensare; ciononostante a volte nemmeno ce ne accorgiamo di essere caduti in una sorta di loop infinito dove noi non siamo più interamente consapevoli di essere piombati in un momento di stallo. Per quanto possiamo sforzarci di andare avanti e seguire la nostra strada, appare inevitabile che prima o poi ci imbatteremo in un ostacolo che ci sembrerà impossibile da superare. Possiamo paragonare tutto questo ad una persona che cerca di avanzare tra il fango e le macerie che si trovano sulla propria strada, col passare del tempo i suoi piedi diventeranno sempre più pesanti ed i suoi sforzi, seppur grandi, appariranno in gran parte inutili o controproducenti per se stessa ed una volta che avrà terminato le forze, cadrà sotto il peso insormontabile della pioggia e del fango che la faranno stramazzare al suolo.

Come superare momenti del genere?

Nessuno vuole in realtà finire in questo modo e dato che meritiamo di superare anche momenti del genere è bene prendere determinate contromisure; la cosa migliore da fare in questo caso è riposare e riflettere su ciò che stiamo facendo. Dobbiamo immedesimarci nei panni di un’atleta che deve portare a termine un certo esercizio: se si è in grado si va avanti, altrimenti ci si riposa e si ritorna in sesto per poi riaffrontare ciò che deve essere affrontato. Prima di fare tutto questo è bene riflettere e capire quando staccare la spina e prenderci un momento per noi stessi affinché possiamo riprepararci.

Ecco 7 segnali per capire quando bisogna fermarsi:

1) Ogni giorno ci si stanca sempre di più

Questo non succede perché la giornata successiva è più difficile, bensì perché ci siamo arrivati più stanchi del solito. Se non si prendono seri provvedimenti si rischia, a lungo andare, di non avere più energia neanche per svegliarsi come si deve.

2) Abbiamo difficoltà a concentrarci

La mancanza di concentrazione nelle attività che stiamo svolgendo è un chiaro segnale che ci dice che abbiamo bisogno di riposare. Trascurare questo segnale può aprire le porte all’insorgere di altre problematiche di diverso genere che esamineremo nei punti successivi.

3) Colmare la propria stanchezza grazie all’utilizzo di sostanze eccitanti

Caffeina, alcool, fumo, zucchero e chi più ne ha più ne metta. Potremmo ingannare il nostro corpo per un po’, ma è imperativo non prendere alla leggera la situazione: a forza di tirare il filo prima o poi si romperà.

4) Pensare sempre e solo al lavoro

Come uno sprinter che si appresta a raggiungere la meta anche noi cerchiamo di pensare a nient’altro che alla fine del percorso. Il fatto però è che lo sprinter deve concentrarsi tanto, ma per un lasso di tempo già prestabilito, noi invece quanto tempo dobbiamo vivere in questo modo? La vita non è solamente lavoro e pensare il contrario porterà a conseguenze inaspettate e disastrose.

5) Si è sempre di cattivo umore

Inevitabilmente i primi 3 punti non possono che portare anche ad essere di cattivo umore. Se ci trasformiamo troppo è bene prendersi una pausa per riposare e riflettere, probabilmente abbiamo sbagliato su molte cose.

6) Abbiamo sempre più difficoltà a ricordare le cose

La stanchezza e lo stress possono impedirci di ricordare anche le informazioni più semplici e importanti. Se il tutto diventa quasi invalidante e fastidioso è imperativo prendere dei provvedimenti.

7) Commettiamo sempre più errori

Chi si trova in uno stato di profondo stress tende a commettere errori di diverso genere; per carità tutti sbagliamo però a tutto c’è un limite. Se ci capita di commettere errori in modo ripetitivo e la situazione tende ad essere quasi cronica, vuol dire che è arrivato il momento di rifletterci su.

Stare fermi e non far niente sono 2 cose completamente diverse: quasi sempre fermarsi e pensare a se stessi risulta essere più utile rispetto a correre all’impazzata o alla cieca. Prendersi cura di se stessi è un atto d’amore verso la propria vita ed il proprio percorso, dobbiamo avere cura di noi poiché il primo aiuto che dobbiamo ricevere proviene proprio da noi stessi.

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Una donna trova un cane abbandonato con sei cuccioli. Ma quando si avvicina vede spuntare una manina

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Abbiamo sentito diverse storie di persone che salvano la vita degli animali che si trovano in situazioni di pericolo. Però, a volte, può anche accadere il contrario. Tutti noi sappiamo che i cani sono i nostri migliori amici e anche quando non hanno la fortuna di crescere in un ambiente sereno, trovano sempre il modo per dimostrare amore nei confronti delle persone.

L’istinto materno degli animali è molto forte. Inoltre, i cani sono tra le specie più intelligenti ed amorevoli che esistono al mondo. Loro ci capiscono facilmente, sanno quando siamo tristi, felici o se, semplicemente, abbiamo solo bisogno di un po’ d’affetto.

 

Questa è la storia della cagnolina Way che aveva da poco partorito sei bellissimi cuccioli. Però, per una cagnolina che vive per strada, non sempre è facile essere anche una madre. C’è poco cibo e gli altri cani, o le persone cattive, possono essere un pericolo per i piccoli cuccioli.

Un cane con un cuore d’oro

Come già detto, la piccola Way è un cane randagio, ma nonostante questo ha mostrato di avere un grandissimo cuore e non solo per i suoi piccolini. Era pieno inverno quando una donna argentina di nome Alejandra Griffa era nella sua casa e verso le 6 di mattina sentì un grido provenire dalla strada. Così, decise di uscire per vedere cosa stesse accadendo. Ma, una volta arrivata vicino al nascondiglio dove si trovava la cagnolina con i suoi cuccioli, vide qualcosa che la lasciò senza parole.

Un neonato

Accanto ai cuccioli di Way c’era un bambino di un mese. La madre lo aveva abbandonato al freddo, ma Way l’aveva trovato e accolto nella propria famiglia. La cagnolina proteggeva il bimbo proprio come se fosse uno dei suoi cuccioli. Per tutta la notte, lo ha tenuto vicino al proprio corpo per mantenerlo al caldo.

Alejandra portò subito il bambino in ospedale dove le dissero che non era in pericolo di vita.

Per fortuna, Way era lì per prendersi cura del bimbo proprio come se fosse uno dei suoi figli. Non sappiamo cosa sia accaduto a Way dopo questo fatto, però speriamo che abbia trovato una famiglia amorevole dove venga trattata tanto bene, quanto lei ha fatto con il bimbo.

Il piccolo era rimasto all’aperto per tutta la notte ed i medici hanno affermato che se non fosse stato per Way sarebbe sicuramente morto.

Le autorità hanno trovato la madre del bimbo, la quale è affetta da una forte depressione. Secondo la CNN, la donna è stata arrestata ed ha ricevuto aiuto psicologico.

Nel seguente video l’intervista ad Alejandra Griffa in lingua spagnola, dove viene ripresa anche la piccola Way mentre allatta i suoi cuccioli e viene coccolata da tutto il vicinato.

https://youtu.be/BVuN4RWmQ_Y

I cani non smettono mai di sorprenderci! Lasciaci un commento su questa storia a lieto fine e non dimenticare di condividdere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.